Secondo l'accusa, nella centrale venivano bruciati rifiuti, anche pericolosi, al posto di biomasse
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| Sigilli all'impianto Riso Scotti Energia (Milani) |
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| Angelo Dario Scotti |
LE ACCUSE - Secondo le indagini condotte dal Corpo forestale, nell'impianto, insieme alla lolla, si bruciavano anche rifiuti di varia natura (tra cui legno, plastiche, imballaggi e fanghi di depurazione di acque reflue) con concentrazioni di inquinanti (soprattutto metalli pesanti) superiori ai limiti consentiti dalla legge. Un traffico di 40.000 tonnellate di rifiuti urbani e industriali non regolarmente trattati, provenienti da impianti di smaltimento in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Tutto ciò era possibile grazie ai falsi certificati rilasciati da laboratori di analisi chimiche compiacenti, per un giro d'affari di almeno 28 milioni di euro, grazie anche agli incentivi statali che questo genere di impianti riceve.
TANGENTI - Stando agli sviluppi dell'inchiesta, per evitare di restituire allo Stato 7 milioni di euro percepiti indebitamente attraverso la fasulla produzione di energia pulita, la società Riso Scotti Energia avrebbe pagato mazzette a funzionari compiacenti del Gestore dei Servizi Energetici di Roma. Angelo Dario Scotti sarebbe stato a conoscenza delle tangenti pagate. Giorgio Radice, presidente del Cda di Riso Scotti Energia, arrestato a novembre, interrogato dagli inquirenti, avrebbe ammesso di aver pagato tangenti con il pieno avallo e sostegno di Angelo Dario Scotti. In particolare, ha raccontato, da quanto si è saputo, di avere pagato complessivamente 115 mila euro (100 mila a Franco Centili e 15 mila a Andrea Raffaelli, due funzionari del G.S.E. arrestati), spiegando anche al momento del suo arresto restava da pagare a Centili l'ultima tranche di 15 mila euro.
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