Da Chicago a San Francisco è tempo di "social dining", servizi online che organizzano incontri culinari tra estranei. C'è chi cerca l'amicizia e chi punta al business, ma le regole sono le stesse: niente smartphone e ognuno paghi per sé
Il menu tecnologico è un mix di Facebook, LinkedIn, Groupon e MeetUp. Quello vero, invece, può variare tra un sushi, un pollo al curry, un'impepata di cozze o un hamburger a due piani. Tutto parte dalla rete per poi allontanarsene, al punto che una delle poche regole del gioco è "via gli smartphone, disconnettiamoci tutti". Si presenta così il 'social dining', pranzi o cene organizzati al computer con l'obiettivo di allargare la propria rete sociale. Negli Stati Uniti il fenomeno è già tendenza, trainato da due startup che incarnano alla perfezione le diverse motivazioni che spingono a sedersi a tavola con degli estranei.
Il primo esempio è Grubwithus 1, servizio nato dalla fantasia di due buongustai americani, Eddy Lu e Daishin Sugano. Poco dopo il college, i due decidono di trasferirsi a Chicago per aprire una pasticceria. Qui si scontrano con le difficoltà tipiche del vivere in una nuova città: pochi amici, nessuno con cui uscire la sera, cene tristi e solitarie. Così arriva l'idea: creare un social network per favorire incontri reali di fronte alla cosa più reale che ci sia: il cibo. Il progetto ottiene il sostegno dell'incubatrice per startup Y Combinator e di altri venture capitalist, mettendo da parte un gruzzolo di 1,6 milioni di dollari. Così, ad agosto dell'anno scorso, Grubwithus fa il suo esordio nel cuore dell'Illinois.
Da allora il servizio non ha fatto altro che crescere, conquistando l'attenzione di siti specializzati
Il costo si aggira attorno ai 25 dollari, con uno sconto del 30 per cento sui vari menu. Il sito premia i più veloci e i coraggiosi, quelli che non temono di ritrovarsi da soli a tavola: il primo posto, infatti, è il più economico di tutti, mentre gli altri (auto)invitati pagano 50 centesimi in più a ogni prenotazione. Ciascuno può scegliere se fornire o meno una breve presentazione di sé, tanto per dare agli altri la possibilità di farsi un'idea dei propri commensali.
A cena valgono poche e semplici regole: arrivare puntali, togliere di mezzo i telefoni cellulari e soprattutto gli smartphone ("altrimenti che ci sei venuto a fare?", incalzano i cofondatori), parlare di tutto ma sempre nel rispetto delle differenze religiose, politiche, etiche e così via. I drink si pagano alla romana, mentre il resto è già stato saldato al momento della prenotazione. L'etichetta vieta anche di pagare da bere a un commensale in particolare: i gesti di generosità sono ammessi solo se diretti all'intero tavolo, anche se in questo caso c'è il rischio di fare la figura dello spaccone. La seduta è tolta dopo circa due ore: i camerieri ricevono l'istruzione di servire le varie portate a un ritmo costante, così che non ci ritrovi a casa né troppo presto, né troppo tardi.
"Oggi gli utenti che utilizzano Grubwithus sono circa 10.000", ha spiegato Eddy Lu nel corso di una presentazione a New York. "A grandi linee possono essere divisi in tre gruppi: professionisti e consulenti in cerca di compagnia durante un viaggio di lavoro, persone che si sono appena trasferite in città e gente che desidera farsi nuovi amici e – perché no – dare una mano a Cupido". In ogni caso – ha precisato il cofondatore – "si tratta di persone che si rivolgono a noi per uno scopo sociale, non per questioni di business".
La frecciatina, qui, è per un'altra startup, LetsLunch.com 2, che da gennaio a oggi ha fatto incontrare a tavola centinaia di persone nell'area della Silicon Valley. Il principio è lo stesso di Grubwithus, ma i presupposti sono completamente diversi. Innanzitutto ci si conosce a pranzo per una durata approssimativa di 45 minuti. Già questo fa presagire la natura dei partecipanti: donne e uomini in carriera (o aspiranti tali) che non hanno tanto tempo da perdere e vogliono trovarsi solo con le persone "giuste" al momento giusto.
Anche in questo caso l'idea appartiene a un duo di giovani imprenditori, Alain Raynaud e Syed Shuttari, entrambi di base a San Francisco. Poiché gli incontri non sono casuali, occorre completare un profilo utilizzando le informazioni del proprio account LinkedIn, Twitter o Hacker News (Facebook è escluso perché ritenuto troppo 'pop'). Tutti questi dati, insieme, formano il 'karma' virtuale della persona, ossia il suo livello di reputazione in una scala da 0 a 10. A determinare chi pranzerà con chi è un algoritmo: di solito, ci si incontra con utenti di reputazione simile, per poi proseguire nella scalata o calare a picco a seconda dei giudizi dei propri commensali.
Eh già, perché - a differenza del più rilassante Grubwithus - LetsLunch richiede ai suoi accoliti di votare la persona con cui si è appena diviso il companatico. Sono questi giudizi, poi, a determinare l'andamento di un utente nella lunch-parade del sito: solo chi ha un punteggio alto può sperare di sedersi a tavola con uno dei VIP di LetsLunch (veterani dell'industria, investitori, angeli del business).
A metà strada tra i due servizi ci sono opzioni ancora in divenire, come ad esempio LunchTree 3, fondato alla fine del 2010 da Jesse Spaulding con il triplice obiettivo di "parlare di innovazione, farsi contatti, godersi un pranzo". Per adesso, il grande vincitore è il cibo, ancora una volta celebrato come linguaggio capace, alla lunga, di unire.
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