Nell'atto che solleva il conflitto è sparito l'argomento della parentela con l'allora presidente egiziano
| |
| Ilda Boccassini (Emblema) |
Alla Procura che l'11 maggio, per guadagnare tempo in vista del possibile processo di primo grado, aveva chiesto alla giudice dell'udienza preliminare (fissata a tempo di record per il 27 giugno) di disporre già sin da ora della trascrizione integrale di 1.300 telefonate intercettate, la gup Maria Grazia Domanico ha infatti obiettato che nella richiesta dei pm Ilda Boccassini, Pietro Forno e Antonio Sangermano c'è un «errore materiale»: la richiesta non può essere accolta con la procedura che i pm proponevano, e comunque il giudice valuta che essa non possa essere avviata subito (come sempre i pm premevano), ma che la questione debba essere discussa «nel contraddittorio tra le parti» (dunque anche con gli avvocati dei tre imputati) e rinviata quantomeno «alla data dell'udienza preliminare», se non al suo esito.
Pur nello stringato provvedimento, due ordini di motivi sembrano evidenti. Il primo è che i pm chiedevano di anticipare subito la trascrizione completa delle intercettazioni (operazione puramente tecnica di solito invocata dalle difese nel corso dei dibattimenti, priva di contenuto valutativo ma molto faticosa e lunga, destinata a impegnare almeno due o tre consulenti per qualche mese di lavoro) in base al secondo comma dell'articolo 392, che però richiama l'incidente probatorio e in esso prevede che il pm o l'indagato «possano chiedere una perizia che, se fosse disposta nel dibattimento, ne potrebbe determinare una sospensione superiore ai 60 giorni». Ma la giudice scrive che questo dei pm va considerato un «mero errore materiale», giacché la norma di riferimento sarebbe dovuta essere invece il settimo comma dell'articolo 268, che disciplina le operazioni di intercettazione e prevede che «il giudice dispone la trascrizione integrale delle registrazioni osservando le forme, i modi e le garanzie previsti per l'espletamento delle perizie».
La seconda ragione suona piuttosto di opportunità. In procedimenti con decine o centinaia di persone oggetto di richieste di rinvio a giudizio (come nelle recenti maxioperazioni di 'ndrangheta del pm Boccassini) è ormai comune, e perfettamente in linea con esigenze di economia e poi di speditezza processuale, che la trascrizione delle intercettazioni venga effettuata molto prima del dibattimento e anche prima dell'udienza preliminare, perché è scontato che qualcuno dei tantissimi indagati sarà alla fine rinviato a un giudizio nel quale il Tribunale si gioverà di un notevole risparmio di tempo, se si troverà già pronte le trascrizioni. Ma con tre soli imputati e un'udienza fissata già tra poco più di un mese, in teoria non può essere escluso che ci siano proscioglimenti o richieste di riti alternativi, esiti che priverebbero di senso un'anticipata trascrizione di migliaia di intercettazioni.
E proprio mercoledì la Corte Costituzionale ha fissato al 6 luglio, benché i ruoli sembrassero già pieni fino a ottobre, la decisione sull'ammissibilità o meno del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera contro il Tribunale di Milano per sostenere che competente a giudicare il presidente del Consiglio per i reati di concussione e prostituzione minorile dovesse essere il Tribunale per i reati ministeriali e non il Tribunale ordinario di Milano. Uno dei motivi per i quali il ricorso fu approvato si basava sulla presunzione che Berlusconi avesse esercitato le sue funzioni per tutelare i rapporti internazionali quando il 27 maggio telefonò in Questura a Milano dicendo (con una «convinzione giusta o sbagliata che fosse», sostennero dalla maggioranza) che Karima El Mahroug era nipote dell'allora presidente egiziano. Una parentela inesistente. «Ma a quel riferimento non si fa cenno nel ricorso. Evidentemente le parole in libertà pronunciate in Parlamento non possono essere messe per iscritto negli atti formali perché imbarazzerebbero le stesse istituzioni. Imponendo quella falsa verità la maggioranza ha svilito la Camera», commenta la capogruppo Pd nella Giunta per le autorizzazioni Marilena Samperi.
Nessun commento:
Posta un commento