IL CASO
L'analisi ironica della scrittrice Chiara Moscardelli, una anti-Bridget Jones in salsa italiana, scatena sui social network la discussione su questa categoria di donne: quelle che alla fine riescono a sposare il principe azzurro. "L'esempio fulgido è Kate, ma il classico resta Marina La Rosa..."
ROMA - Il prototipo planetario è Kate Middleton 1: "Colei che più di tutte ce l'ha fatta. Esempio fulgido che ha studiato fin da adolescente come accalappiare il vero principe. E ci è riuscita". Un'operazione talmente brillante da meritarle l'appellativo di "gatta morta" per eccellenza. Perché in queste ultime settimane, in libreria come sui social network, impazza il dibattito su questo concetto ironico-sociologico. Applicabile alla ragazza (o alla donna) che dicendo poco, concedendo quasi nulla e suscitando desiderio di protezione riesce a far capitolare lo scapolo d'oro di turno. Mettendo in un angolo le signore e signorine di altro genere.
FOTO Sono loro le gatte morte? 2
A fare da capofila a questa sorta di movimento anti-gatte morte è Chiara Moscardelli. Una trentottenne che vive a Milano e che ha pubblicato, per Stile libero Extra di Einaudi, un libro che - soprattutto sul web - sta facendo discutere. Il titolo, del resto, è accattivante, e non lascia spazio a dubbi: Volevo essere una gatta morta. Una storia autobiografica, raccontata con stile leggero e divertito: le disavventure di una donna che per tutta la vita vede infrangersi i suoi sogni d'amore. Proprio a causa di quella razza specialissima di sue simili: "Una categoria poco conosciuta, nascosta, silenziosa ma micidiale. Nessuna dietrologia, nessuna complicazione. Hanno una vita serena perché hanno un unico scopo: il matrimonio". Risultato: una vittoria certa.
Con queste premesse non sorprende che il libro abbia suscitato un ampio dibattito online. Che potremmo riassumere in una sorta di slogan: "Anti-gatte morte di tutto il mondo, unitevi". Ecco come l'ideologa di questa crociata racconta la sua esperienza.
Chiara, ci racconta come è nata la passione internettiana per la sua analisi dell'universo femminile?
"Dopo aver pubblicato il libro ho aperto una fan page su Facebook e dopo quattro giorni avevo già 700 adesioni. Da qui è nato un passaparola, in tanti mi hanno scritto per solidarizzare con me. Merito del titolo del libro, che ha subito attirato tantissimo".
Cosa le dicono?
"Mi consolano, soprattutto. Mi dicono di non arrendermi, mi fanno complimenti. Tande donne. Ma anche uomini, devo dire: mi dicono che sono rimasti colpiti dalla mia ironia, dal mio modo di vedere le relazioni tra i due sessi".
Qualche potenziale principe azzurro si è fatto avanti?
"Finora no, ma non dispero: nelle donne il successo, così come negli uomini il potere, è un elemento di attrazione. Per adesso, comunque, nulla. La realtà è che noi non gatte morte siamo quelle romantiche, che inseguiamo l'amore; loro invece pensano solo al matrimonio".
E' stata contattata da qualche vera gatta morta?
"Online no. Ma una mia amica che lavora in una libreria, che aveva consigliato a una ragazza il mio libro, se l'è visto restituire: 'Non posso, io sono davvero una gatta morta', le ha detto la cliente".
Oltre all'inarrivabile Kate Middleton, ci fa qualche altro esempio di tipo umano gatta morta?
"Il caso di scuola è quello di Marina La Rosa, nel primo Grande Fratello: non ha concesso nulla fino all'ultimo, passava le giornata sdraiata languidamente sul divano. Un classico".
Lei nel libro se la prende col personaggio di Bridget Jones...
"Perché è interpretata da un'attrice magra che è ingrassata e tutti sappiamo che tornerà magrissima. E perché si trova a dover scegliere tra due uomini entrambi bellissimi e ricchissimi: che grande disgrazia!".
E la Julia Roberts di Pretty Woman, che alla fine accalappia il milionario e splendido Richard Gere?
"No, lei secondo me non è una gatta morta. E' una che dice chiaramente quello che pensa, non recita un ruolo. Lei mi piace".
Nessun commento:
Posta un commento