Voto favorevole (con lo scarto di 12 deputati) al conflitto di attribuzione sul caso del processo a Berlusconi per le frequentazioni con la minorenne marocchina. Montecitorio rinvia il tutto alla Consulta che dovrà decidere la competenza. I Liberal Democratici e l'ex Mpa Misiti votano assieme al Pdl, Lega e "Responsabili"
ROMA - Sì al conflitto di attribuzione per provare a togliere il processo ai giudici di Milano. In aula 314 voti a favore e 302 voti contrari. Presenti in aula, al gran completo, anche i ministri del governo (Umberto Bossi e Giulio Tremonti, Angelino Alfano, Renato Brunetta, Gianfranco Rotondi e Mara Carfagna, assieme a Mariastella Gelmini, Stefania Prestigiacomo, Paolo Romani, Giorgia Meloni, Saverio Romano, Maria Vittoria Brambilla, Franco Frattini e il titolare della Difesa, Ignazio La Russa). Mentre fuori Montecitorio 1 divampa la protesta democratica pdl-Lega-Responsabili strappano un sì al conflitto d'attribuzione sul caso del processo a Berlusconi per le sue frequentazioni con l'allora minorenne marocchina. Per il Pd una vittoria di strettissima misura, con uno scarto "reale" di soli tre voti. Grazie, dunque, proprio ai Lib-Dem che hanno votato a favore.L'obiettivo, raggiunto da parte della maggioranza, era quello di chiedere alla Consulta di pronunciarsi sulla competenza del tribunale dei Ministri per il processo che vede coinvolto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sottraendolo a quella dell'autorità giudiziaria di Milano.
I due deputati liberaldemocratici, Daniela Melchiorre e Italo Tanoni, che oggi sono stati ricevuti dal premier a Palazzo Grazioli, hanno votato a favore; al loro voto si è unito quello dell'ex Mpa Aurelio
Misiti. Proprio questi tre voti, dicono i democratici, sono stati determinanti per la vittoria della maggioranza. "I Liberal Democratici assumeranno le determinazioni inerenti la loro linea politica solo con l'esito della direzione del partito, convocata per giovedì prossimo".A chiarirlo, in riferimento al voto dell'Aula della camera di quest'oggi, è Italo Tanoni, coordinatore nazionale dei Liberal Democratici. "Il voto di oggi si configura, pertanto, come una valutazione prettamente tecnica in ordine ad una richiesta di elevazione di un conflitto di attribuzione nei confronti dell'Autorità giudiziaria e - sottolinea il deputato - non investe scelte che riguardano i temi di politica generale del Paese".
Durissima la presa di posizione delle opposizioni. Per Dario Franceschini 2, capogruppo del Pd, "questa è un'altra pagina davvero vergognosa. E' straordinario vedere i banchi del governo così pieni - ha aggiunto - e un ministro degli Esteri che, in piena crisi internazionale, passa le sue giornate a votare in Aula processi verbali e oggi il conflitto di attribuzione". "I 330 voti Berlusconi se li è sognati. Non c'era la registrazione del voto, ma visto che noi dell'opposizione eravamo 312 e ci sono stati 12 voti di scarto, loro erano 314", ha spiegato. Dunque, ha insistito il capogruppo Pd alla Camera, "quello di 330 deputati è un miraggio che il premier pensa di raggiungere ma, come tutti i miraggi, si allontana".
I tre parlamentari Lib-Dem, subito dopo il voto hanno cominciato a parlare tra di loro, sempre più isolati dai colleghi delle opposizioni. "Finalmente - ha commentato un deputato del centrosinistra - hanno gettato la maschera. Alcune volte infatti non votano, altre votano con l'opposizione e adesso hanno deciso di schierarsi con il centrodestra. Vediamo quanto questa volta tengono ferma la loro posizione...". Prima che esprimessero il loro voto, deputati del Terzo Polo avevano provato a convincerli a schiacciare la lucina verde, così come il resto del centrosinistra, ma loro, imperterriti, prima hanno coperto con la mano la spia luminosa per non far vedere cosa votavano, poi, invece, non hanno più avuto alcuna remora nel far capire la loro reale intenzione.
A difendere il sì al conflitto d'attribuzione è sceso in campo prima il vicepresidente della Camera, Antonio Leone: "Il voto favorevole serve e servirà a difendere le prerogative della Camera". A dargli manforte è arrivato Marco Regazzoni, capogruppo del Carroccio alla Camera: "Dodici voti sono dodici voti e la maggioranza è la maggioranza. L'opposizione predica bene e razzola male. Era così anche nei precedenti governi". E poi, in ultimo è intervenuto il leader del Carroccio, Umberto Bossi: "Dodici voti di scarto bastano". Il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, si mostra soddisfatto per l'esito del voto: "La maggioranza cresce e continuerà a crescere" ha commentato. Secondo i calcoli fatti nel Pdl, infatti, con i due nuovi 'ingressi' di oggi, i voti a favore del governo dovrebbero essere 323: in realtà, però, si continua a conteggiare tra le fila della maggioranza Antonio Gaglione, che, sempre assente nelle ultime votazioni, non si è mai schierato ufficialmente a favore del governo. Quanto al voto di oggi, sempre secondo fonti Pdl, alla maggioranza sarebbero mancati i voti di 7 assenti.
"Il fatto che il Parlamento faccia causa alla magistratura fa oggettivamente ridere, è una forzatura operata dalla maggioranza e che è andata male anche dal punto di vista dei numeri perché hanno avuto solo pochi voti di scarto", ha detto il capogruppo di Fli alla camera, Italo Bocchino, riferendosi al voto dell'aula di Montecitorio. "Non ci sono le condizioni per il prosieguo della legislatura, sono molto meglio le elezioni anticipate - ha aggiunto Bocchino - Berlusconi ha deciso di sostituire una componente politica raccattando deputati qua e là: ne può recuperare anche altri 30 ma il problema resta". I deputati che hanno cambiato casacca? "sono mossi da alti ideali legati alla storia delle Poste italiane", ha concluso Bocchino riferendosi al caso di Maria Grazia Siliquini confluita in Fli e poi tornata nel Pdl di recente nominata nel Cda delle Poste.
E Rosi Bindi, presidente del Pd, aggiunge: "Non hanno stravinto, ma hanno avuto i voti sufficienti per offendere l'intelligenza umana, oltre al Parlamento, le leggi e la Costituzione".
A sorpresa, c'è lo scetticismo di Niccolò Ghedini, avvocato del premier e deputato Pdl: "Il voto dell'aula della Camera provocherà una sospensione del processo a milano contro il premier? Tanto i giudici fanno come sempre quello che vogliono". E sul fatto che l'esito del voto potrebbe influire sul processo, Ghedini risponde secco: "Se ne discuterà in udienza" . E a chi gli chiede se la Camera potrebbe sollevare, come sostenuto da indiscrezioni di stampa, una questione di improcedibilità nei confronti del premier, da parte della magistratura, l'avvocato di Berlusconi risponde: "non ne so nulla".
Nessun commento:
Posta un commento