3 apr 2011

Brachino, il porno e la tv di servizio


«Non lo fo per piacer mio, ma per far piacere a Dio»: Claudio Brachino ha l'aria complice di quelle bisnonne che ricamavano la famosa scritta sul camicione da notte, per assolvere sì a un principio morale, ma anche per indirizzare la concupiscenza dei mariti nel talamo nuziale in modo che quei birboni non andassero a soddisfarla altrove.


Per il ritorno di «Top Secret», in attesa di qualche speciale sulle nozze di William e Kate, si è parlato di pornografia: non per mostrare qualche nudo, figuriamoci!, ma per approfondire il discorso, per offrire un'inchiesta sulle «luci e ombre di un mondo del quale tutto si vede, ma poco si sa» (Rete4, giovedì, ore 21,15). Al grido di «no al voyeurismo, sì all'informazione» il direttore di Videonews e conduttore di «Domenica 5» si è soffermato a lungo su Moana Pozzi e John Holmes, morto di Aids dopo aver esercitato nel settore, ci ha spiegato come funziona il mercato a Budapest, «la fabbrica del porno», dove opera come produttore Rocco Siffredi. E poi naturalmente ha intervistato Franco Trentalance (nomen omen, visto che gli vengono attribuiti più di «diecimila incontri sessuali»), ha invitato in studio Eva Henger, scortata però dal sociologo Francesco Alberoni e dalla psicologa Vera Slepoj. E mentre Eva raccontava di come si è affrancata dal mondo di Riccardo Schicchi, Alberoni spiegava che il porno è un prodotto a scadenza: «È un genere che finirà presto, esiste solo se c'è la proibizione di mostrare l'atto sessuale». Ma i due non si sono intesi e, poco dopo, hanno iniziato a litigare (forse il momento più interessante di tutta la lunga trasmissione). Anche la Slepoj non ci ha risparmiato le sue perle di saggezza: «Nella pornodiva c'è sempre l'io morale, una problematica che rimane e che può diventare anche dolorosa». Morale non orale.


Brachino tende a parlare più degli intervistati e impasta un po' le parole, ma ci tiene che la sua sia tv di servizio (per una sera anche di servizietti).

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