10 mar 2011

Caro petrolio, Confindustria "Così rallenta la ripresa"

ROMA - In Italia "si osservano segnali più decisi di accelerazione" della ripresa economica, "anche se rimane ampio il divario di crescita con le altre nazioni". Ma, indica Confindustria, in questo scenario "si sono inseriti nuovi fattori di rischio". Come "lo shock rappresentato dal rincaro delle materie prime ed in particolare del petrolio" che "rischia di rallentare sensibilmente la ripresa nei paesi avanzati". Un prezzo a 115 dollari al barile "può comportare un minor livello del Pil italiano di circa lo 0,7% in due anni a parità di altre condizioni". Lo ha spiegato il direttore generale di Viale dell'Astronomia, Giampaolo Galli, in una audizione alla Camera.

Produzione industriale in calo. La produzione industriale a gennaio, secondo l'Istat, torna in negativo: l'indice ha registrato un calo dell'1,5% rispetto a dicembre, mentre ha segnato un aumento dello 0,6%, considerando il dato corretto per gli effetti di calendario, rispetto a gennaio del 2010 (+3,8% il grezzo). La diminuzione arriva dopo due mesi in positivo.

La Bce e i rischi di inflazione. La Banca centrale europea ribadisce le preoccupazioni per l'aumento dell'inflazione nell'Eurozona, che secondo Francoforte è "ampiamente riconducibile al rincaro delle materie prime". Nel bollettino mensile di marzo la Bce aggiunge che "i rischi per le prospettive sui prezzi sono orientati verso l'alto" e che "è fondamentale che la recente 
accelerazione non generi pressioni inflazionistiche generalizzate a medio termine".

L'istituto di Francoforte rileva un "notevole aumento" dei prezzi petroliferi negli ultimi tre mesi. "I disordini politici in medio oriente e in nord africa hanno portato a temere che fattori geopolitici potessero minacciare la sicurezza degli approvvigionamento - osserva la Bce - e questo ha esercitato ulteriori spinte al rialzo sulle quotazioni".

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