13 mar 2011

Berlusconi: "I pm che sbagliano paghino" Fini: "Nessuna dittatura dei magistrati

Berlusconi: "I pm che sbagliano paghino"
Fini: "Nessuna dittatura dei magistrati"

Il premier torna a parlare della riforma: "Spiegatela, testo organico ed equilibrato". E ancora: " Io eroico, temerario e un po' matto". Il presidente della Camera replica al Cavaliere. Cauta apertura al testo del governo ("Non è ad personam") ma ribadisce il no al processo breve e dice: "Non si cambia a colpi di maggioranza". Bersani: "Dialogo è parola fumosa. Noi siamo in Parlamento"

ROMA - Sulla giustizia "non faremo forzature, ci sarà invece l'impegno ad adeguare il nostro Paese a quanto avviene negli Usa, in Francia, in Gran Bretagna". Silvio Berlusconi torna a parlare della riforma varata dal Consiglio dei ministri nei giorni scorsi, e lo fa intervenendo per telefono ad una convention del Pdl in corso a Torino. "Non è una riforma ad personam nè una riforma contro i magistrati - sottolinea il premier- è una riforma necessaria negli interessi degli italiani", e, ricorda, "non si applica ai processi in corso". I pm, dice ancora il premier, sono cittadini come gli altri: "Se sbagliano, è giusto che paghino".

Berlusconi: "Spiegare la riforma, testo organico ed equilibrato". Il presidente del Consiglio si dice sereno. "Fin dal primo momento che decidemmo di scendere in campo, nel 1994, quindi prima che cominciasse la persecuzione giudiziaria nei miei confronti eravamo convinti che la riforma della giustizia fosse una componente fondamentale di quella rivoluzione liberale che avevamo in mente", spiega il premier. "Il centrodestra è più coeso e determinato a rispettare il contratto con gli elettori: si è liberato di una minoranza statalista, laicista, giustizialista che - continua Berlusconi - aveva come primo obiettivo quello di bloccare la nostra azione riformatrice".

Invita i suoi a spiegare la riforma agli italiani, perché, dice, "prevedo che ci sia un'offensiva intensissima da parte di tutti i magistrati di sinistra" e da parte "di tutta la gente di sinistra per far credere agli italiani che questa sia una riforma contro i giudici e a favore di Berlusconi": è questo l'appello lanciato. E ribadisce: "E' un testo equilibrato che toglie ogni alibi a chi, nell'opposizione, ha già, come al solito, pronunciato il no preventivo prima ancora di leggere questo testo. Voglio dirlo con chiarezza, non c'è alcuna norma 'ad personam', salva Berlusconi. E' una riforma organica, in un sistema che ha mostrato molti difetti di funzionamento, così come ha più volte certificato anche l'Ue". Sulla responsabilità civile, tema caldissimo del dibattito in corso, attacca: "I pm sono cittadini come gli altri, se sbagliano devono pagare".

Il Cavaliere si autoelogia: "Sono coraggioso, temerario, forse anche un po' eroico e matto e ho detto 'variamo subito questa importante riforma e lo abbiamo fatto nel Consiglio dei ministri di giovedì".

L'opposizione? Sconsolante. Ed è "piazza continua". E non risparmia attacchi all'opposizione: sull'emergenza immigrazione, in un momento come questo, "con alle porte un possibile esodo biblico dal nord Africa verso di noi e verso l'Europa, ci sarebbe bisogno di una forte coesione nazionale e invece le nostre opposizioni stanno davvero offrendo ancora una volta uno spettacolo sconsolante". La sinistra, poi, ha coniato lo slogan 'Piazza continua'. "Passano da una manifestazione all'altra. Sperano di dare la spallata al Governo che non sono riusciti a dare in Parlamento", dice, intervenendo questa volta, sempre per telefono, a una manifestazione della Dc del sottosegretario Giuseppe Pizza.

Fini: "Nessuna dittatura di giudici o magistrati". Sulla "dittatura della magistratura" citata da Berlusconi - che ieri parlando di riforma della giustizia ha riferito un'espressione di Tocqueville per spiegarne lo spirito - si esprime anche Gianfranco Fini. In Italia "non c'è una dittatura né dei giudici né magistrati", ha detto il presidente della Camera, commentando a Skytg24 le dichiarazioni del premier. Il leader di Fli ha stigmatizzato anche la riflessione del presidente del Consiglio secondo il quale se la riforma varata dal Cdm giovedì scorso fosse stata fatta nel '94 non ci sarebbe stata Tangentopoli: "Che significa? che un sistema di corruzione non sarebbe stato svelato? È evidente che se per Tangentopoli si intende un sistema diffuso di corruzione, voglio trovare qualcuno che dica che sarebbe stato meglio tenerlo nascosto. Se invece si intende che alcuni imputati sono stati poi assolti questa è un'altra cosa".

Fini ha quindi spiegato che sono certe espressioni del premier, insieme ad alcuni punti ancora poco chiari del provvedimenti, ad indurre alla "cautela" sulla riforma della giustizia. Anche se il presidente della Camera fa in qualche modo un'apertura al testo Alfano: "Non è ad personam il testo uscito dal Consiglio dei ministri ed è la ragione per cui io condivido la posizione di chi ha detto in Parlamento, senza pregiudizi, si discuta e vediamo di che cosa si tratta". Respinge invece l'ipotesi del processo breve, quella sì una norma ad personam per salvare il premier dai suoi processi: "La norma transitoria del processo breve è una norma ad personam - ha detto Fini - perché cancellando i processi in essere favorisce Silvio Berlusconi. La riforma va fatta per tutelare le parti lese, non gli imputati".

Quanto al dibattito sulla modifica della Costituzione, dopo aver espresso apprezzamento per le manifestazioni di ieri in tutta Italia, il leader di Fli avverte: "Io non sono tra quelli che dicono che la Costituzione è intangibile. Chi lo dice non conosce i lavori dell'Assemblea Costituente. La Costituzione può essere modificata. Il problema è se cambiarla a colpi di maggioranza. La mia opinione è nota: occorre uno sforzo per avere maggioranze condivise. Il che non vuol dire unanimità, o potere di veto dell'ultimo partito".

Bersani e il dialogo "fumoso". "Sento parlare di dialogo, ma dialogo è una parola fumosa, e se devo fumare fumo il 'toscano'". Così risponde Pierluigi Bersani alle proposte di dialogo di Berlusconi sulla giustizia. "Io dico una cosa precisa - ha sottolineato -, e cioè che c'è il Parlamento, noi siamo lì e discutiamo lì ". Il leader del Partito Democratico ha detto di non essere d'accordo "sui contenuti di questa riforma per un motivo molto semplice: perché porta in mano alla maggioranza e al governo un pezzo essenziale dell'esercizio della giustizia, e questo non va bene".

Casini al Pd: "Trattate a viso aperto". "E' un errore dare un alibi a Silvio Berlusconi. Se il premier vuole fare pasticci o approvare provvedimenti ad personam non possiamo togliergli le castagne dal fuoco, ma abbiamo il compito di andare a vedere cosa c'è nella riforma della giustizia". Lo ha detto Pierferdinando Casini rispondendo a una domanda dei giornalisti che gli chiedevano di commentare la battuta di Pierluigi Bersani. "Quando parliamo di responsabilità dei magistrati o di separazione delle carriere - ha aggiunto il leader dell'Udc - tanti italiani sono d'accordo. Anche per questo se il Pd prende cappello e va sull'Aventino commette un errore politico".

Ma il giudizio del leader dell'Udc sulla riforma è severo: "è una grande operazione di depistaggio politico messa in campo da un ex governo, da un esecutivo che sta vivacchiando, che punta sulla publicità", ha detto Casini. "Abbiamo il dovere di verificare se le carte di Berlusconi sono truccate", continua il leader Udc. "Deve essere però chiaro che la riforma costituzionale della giustizia non consente alla maggioranza di portare avanti parallelamente leggi ad personam su un altro tavolo".

"Naturalmente - ha proseguito Casini - rispetto anche chi fa errori politici, ma il nostro comportamento sarà diverso. Se poi vediamo in corso d'opera che Berlusconi usa la giustizia solo per risolvere i problemi suoi, come del resto è possibile, saremo noi a prendere cappello. A lui l'onere della prova. Noi non possiamo non discutere un provvedimento generale sulla giustizia che sta a cuore - ha concluso - anche a molti italiani che non votano Berlusconi".

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