| La denuncia dei gestori Fegica-Cisl, cosi' e' concorrenza sleale Si tratta delle ''pompe bianche'', grazie a particolari condizioni di mercato hanno prezzi piu' bassi di quelli praticati sulla rete tradizionale | |||||||||||||||||||||
Roma, 24 feb. - (Adnkronos) - Negli ultimi tre anni in Italia hanno aperto 4 mila nuovi distributori di benzina con un'inversione di marcia rispetto alle chiusure previste dalla riforma del settore. A segnalare il boom e' la Fegica-Cisl, una delle tre sigle dei sindacati di settore che sottolinea il forte aumento delle 'pompe bianche', i benzinai senza marchio che vendono a prezzi scontati ''facendo concorrenza'' ai gestori tradizionali. Secondo alcune stime le 'pompe bianche' sono arrivate a 1.500-2.000, con una quota di mercato di circa il 7%. La maggior parte è di proprieta' di piccoli operatori privati che sempre piu' spesso optano per non apporre neanche i colori e le insegne di aziende petrolifere note. Questo fenomeno, definito appunto delle ''pompe bianche'', e' in espansione i tratta di impianti che hanno buoni erogati in virtu' dei prezzi piu' bassi'' grazie a particolari e contingenti condizioni di mercato favorevole, che consentono a questi impianti di vendere i carburanti con prezzi al pubblico sensibilmente piu' bassi di quelli -sottolinea la Fegica-Cisl- praticati sulla rete tradizionale. E' un fenomeno preoccupante che si inquadra in quello piu' ampio di una crescita del numero di impianti. ''Mentre fino a qualche anno fa le chiusure superavano le aperture, negli ultimi anni il saldo si e' invertito'' rileva Alessandro Zavalloni, Segretario nazionale della Fegica-Cisl. Tra il 2003 e il 2005, infatti, ''sono stati aperti circa altri 4mila distributori'' rileva il sindacato nonostante la riduzione prevista nella riforma varata dal ministro dell'Industria Pierluigi Bersani nel 1998. Fino al 2002, rileva il sindacato, ''per effetto della ristrutturazione della rete concertata fra gestori e compagnie petrolifere sono stati chiusi circa 6.000 punti vendita''. Una situazione ''paradossale'' che puo' essere spiegata con il fatto che le compagnie petrolifere riforniscono questi impianti 'senza marchio' su un mercato parallelo extrarete. Un circuito, spiega Zavalloni, ''che raggiunge livelli di sconto sul prezzo di acquisto per il retista privato anche cinque volte piu' favore di quello praticato ai gestori comunemente conosciuti: oltre 150 euro ogni mille litri, contro i 35 concessi ai gestori, costretti dalla legge a rifornirsi in esclusiva da una specifica compagnie petrolifera''. Per fare un esempio, gli operatori 'retisti' che si sono approvvigionati da questo canale extra vendendo poi sulla rete, hanno ottenuto margini 3,5 volte superiori a quelli dei gestori. E all'extrarete puo' rifornirsi anche la grande distribuzione organizzata. Il problema, secondo la Fegica-Cisl e' che le compagnie petrolifere che gestiscono sia la rete tradizionale che l'extra rete, ''per conquistare i contratti con i retisti privati e collocare il prodotto, preferiscono spostare i costi industriali fissi -stoccaggio, logistica, trasporti e i margini di guadagno- solo sulla rete tradizionale, dove sono protette dall'esclusiva, penalizzando gestori ed i consumatori che da loro si riforniscono''. Ma dove si trovano in Italia i distributori 'senza marchio'? Dalla mappa tracciata dalla Fegica-Cisl emerge che il regno delle ''pompe bianche'' e' nel Lazio, nella provincia di Viterbo dove circa un terzo dei distributori sono a basso costo. Si tratta di piccoli e medi retisti privati che riescono a vendere carburanti a prezzi sensibilmente ridotti rispetto a quelli praticati dalle compagnie petrolifere. Questo fenomeno inizio' nel 1994 quando due piccoli retisti privati cominciarono a praticare 100 lire di sconto. L'esempio fu seguito anche da altri retisti, innescando una reazione a catena che ha moltiplicato il numero delle ''pompe bianche''. Le aziende titolari dei distributori che applicano questa politica di bassi prezzi sono cinque e gli impianti dove si possono acquistare carburanti con forti sconti sono cinquanta. I retisti spiegano che sono prezzi possibili per il ''contenimento dei costi di gestione, l'acquisto diretto dei carburanti e la riduzione dei margini ai gestor. Lavorando sulla quantita' venduta si riescono a ridurre i prezzi al consumo e tutti ne trovano vantaggio''. Ma di quanti impianti si compone oggi la rete in Italia? L'ultima stima dell'Unione Petrolifera riportava 22.400 punti vendita, di cui 21.334 con il marchio delle compagnie associate, mentre gli Uffici Tecnici della Finanza (Utf) ne comunicano complessivamente 24.571. Ma navigando nei siti delle otto compagnie che corrispondono ai nove marchi presenti sul mercato e sommando i dati dichiarati si arriva a 21.600 impianti definiti genericamente con marchio. Si tratta di marchi ''storici'', poi ci sono anche altre compagnie che operano sulla rete come la Ies con circa 300 punti vendita e Repsol. | |||||||||||||||||||||
13 mar 2011
Benzina: 4 mila distributori in piu' in 3 anni, boom dei 'senza marchio'
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