Sambuco: «Il calo delle quotazioni spesso è più lento degli aumenti»
Con l'avvicinarsi della conclusione delle lunghe vacanze natalizie e con il maxi-rientro alle porte, i prezzi dei carburanti restano vicini ai massimi dell'anno. E questo malgrado le quotazioni del greggio si siano raffreddate rispetto alle settimane passate. La benzina verde arriva a costare 1,481 euro al litro, mentre per il diesel il prezzo alla pompa è arrivato a 1,365 euro circa. Le associazione dei consumatori, Adusbef e Fedeconsumatori in testa, denunciano però prezzi ancora più alti, soprattutto al Sud, dove le loro rilevazioni indicano "la sfrenata corsa della benzina", che in alcune zone supera 1,5 euro al litro. Il salasso per gli automobilisti alla pompa, sempre secondo i consumatori, nel 2010 è stato decisamente sensibile: per la benzina nell'anno appena terminato, visto l'aumento di 18 centesimi al litro, gli italiani hanno speso 1,51 miliardi in più rispetto al 2009; per il gasolio la spesa incrementale negli ultimi 12 mesi è stata addirittura di 3,3 miliardi di euro e l'aumento al litro ha toccato i 22 centesimi. Cifre enormi, che per inciso hanno anche fruttato quasi mezzo miliardo di entrate in più per l'Erario, viste le accise che gravano sui carburanti. I gestori sottolineano che, secondo i loro dati, non risulta nessuna speculazione: l'andamento degli ultimi mesi, ha comunicato la Figisc-Confcommercio, ha seguito "unicamente le oscillazioni del mercato internazionale, senza ulteriori aumenti".
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| Roberto Sambuco, Mr. Prezzi |
Cosa intende, che non servono più gli interventi puntuali che pure lei, in passato, ha attuato con successo come nel caso delle telecomunicazioni?
«Dipende. Vede nel caso della corsa a mettere i cartelli con degli sconti completamente inventati si deve intervenire con delle regole precise per vietare questa finzione. Dovremo permettere di comunicare solo il prezzo praticato. Diverso è il tema della vischiosità».
Perché?
«In questo caso l'unica strada per arrivare a dei risultati è rendere trasparente un settore opaco. Come fare? Rispolverando tutte le liberalizzazioni che in qualche maniera sono state vanificate da alcune regioni: dunque l'apertura di nuovi impianti, anche senza gestore come sta avvenendo in altri Paesi, la liberalizzazione degli orari piuttosto che delle attività connesse non-oil come bar, tabacchi, edicole e tavole calde. In un certo senso potremmo dire che questa è la madre di tutte le liberalizzazioni proprio perché tocca molti aspetti del commercio. In una parola ci vuole più concorrenza».
Lei in sostanza sta dicendo che andrebbe ritrovato lo spirito originario della Bersani?
«Sì, credo che quella fosse in buona parte una riforma positiva. Dunque al tavolo con tutti gli esponenti della filiera petrolifera che ad aprile aveva dato dei buoni risultati va aggiunto un tavolo con gli enti locali per far saltare molti dei tappi che frenano il sistema».
Questo intervento sarebbe positivo anche per il carovita?
«Riprendiamo il dato dell'inflazione di due giorni fa: di per sé non è preoccupante perché siamo al di sotto della media europea. In teoria è un elemento perfino positivo perché uno dei punti che caratterizzerà uno scenario post-crisi è una dinamica attiva dei prezzi. Ma la verità è che a questi livelli quel numero dice poco. Per essere capito e diventare un elemento di lettura dello stato di salute del Paese va associato ad altri indici. Innanzitutto a quello dei consumi».
Che però languono...
«Infatti e bisogna aggiungere che l'indice della produttiva industriale cresce ma non come dovrebbe. E questo ci dice che l'aumento allo stato attuale non è virtuoso: c'è il rischio che inefficienze e margini perduti dalle aziende si scarichino tramite sui cittadini».
Dunque secondo la sua lettura i prezzi corrono il rischio di diventare un elemento di trasmissione della crisi dai settori meno concorrenziali alle famiglie?
«Sta accadendo questo. Ma mi permetta di fare un ulteriore passo in avanti: tutti questi vanno poi a nutrire quello più importante, l'indice della fiducia. E la mia analisi è che gli italiani hanno una grande voglia di avere fiducia ma non hanno elementi a disposizione sufficienti per trasformarla in atteggiamenti virtuosi, cioè in consumi e investimenti. Ed è qui che l'attivazione delle riforme potrebbe dare un doppio effetto: quello sui prezzi e la concorrenza e quello socio-psicologico sulla fiducia».
Abbiamo chiuso il cerchio: le riforme. Dove e come intervenire?
«Facciamo degli esempi. Martedì è stato molto importante il richiamo del ministro Paolo Romani sull'Rc auto. Lì accadono cose scandalose. È inaccettabile che un ragazzo del Sud non possa acquistare un'automobile perché la polizza costa migliaia di euro. È necessario intervenire in Parlamento. Altro tema è quello dei farmaci dove va liberalizzata tutta la fascia dei farmaci C. Della benzina abbiamo già parlato».
Sembra una guerra contro le lobbies...
«È più un intervento sul sistema: nel '98 la liberalizzazione del commercio fu fatta bene ma ebbe un grande nemico nel nuovo assetto federalista della Bassanini. Intendiamoci: il federalismo è importante ma in questo caso le regioni non hanno dato buona prova di sé perché intervenendo con burocrazie e vincoli vari hanno mantenuto lo status quo ante liberalizzazione a tutto svantaggio dei cittadini. Per questo dobbiamo tornare a un tavolo con gli enti locali».
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