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6 gen 2011

Cina, il Quotidiano del Popolo si prepara ad andare in Borsa

L'OPERAZIONE

Il Partito comunista offre azioni del sito Internet, in utile grazie ai banner. Dalla quotazione 100 milioni di euro, in vista un riassetto per tutti i media statali di Pechino  


MILANO - Il "People's daily" online, la versione web dello storico quotidiano del Partito comunista cinese, si prepara con un'improvvisa svolta mercatistica a quotarsi in Borsa. L'ortodossia anti-capitalistica  -  in un paese dove il Pil cresce a ritmi del 10% l'anno  -  è un ricordo del passato. Pecunia non olet. E così Pechino  -  come ha anticipato ieri China Daily  -  ha dato il semaforo verde al collocamento del sito che dal '97 detta la linea del Comitato centrale al paese. Obiettivo: trasformarlo in uno dei maggiori colossi informativi della rete. 
La svolta non arriva del tutto imprevista. Le sirene del mercato avevano sedotto già da tempo le colonne virtuali del "Quotidiano del Popolo" (http://english. peopledaily. com. cn/). Sul lato destro della home page campeggiano ancora falce e martello, in testa alle quotidiane "News of the Communist party of China".

Al fianco del Tazebao versione 2.0 sono però spuntate da anni le pubblicità della Coca-Cola o (come accadeva ieri) delle guide turistiche americane della Lonely Planet. Lo sbarco sul listino è però un passaggio carico di valori simbolici. La Pravda cinese  -  la cui versione cartacea vende ogni giorno tra i 3 e i 4 milioni di copie  -  dovrebbe piazzare sul mercato di Shanghai 40 milioni di azioni a un prezzo tra i 15 e i 20 yuan. I 100 milioni di euro incassati dall'operazione verranno utilizzati per rafforzare la struttura del giornale online allargandone l'utenza oltreconfine.

Il collocamento, sostengono gli analisti politici locali, dovrebbe fare da apripista a una raffica di quotazioni delle attività editoriali ancora in mano al partito comunista cinese, destinata a rivoluzionare il mondo dei media di Pechino. Il piano quinquennale 2011-2015 del Comitato centrale (ormai a metà strada tra un manifesto ideologico e un business plan aziendale) prevede "una riforma complessiva dell'informazione statale", ha detto ieri a China Daily Pi Shun, analista a Citic Securities. Sul listino potrebbero arrivare altri 10 siti controllati a vario titolo dal governo tra cui Xinhuanet. com e Cntv. cn. "Le aziende editoriali come le altre ex realtà pubbliche hanno bisogno di riforme e più apertura al mercato per potere essere davvero competitive a livello internazionale", ha spiegato Shun.

Mao Tze-Tung  -  che nel 1948 fu tra i fondatori del Quotidiano del popolo  -  forse storcerebbe il naso. Ma ormai siamo in un altro millennio. L'organo online dell'ortodossia comunista cinese è uno dei pochissimi giornali in rete con i bilanci in attivo (nel 2009 ha guadagnato 2,5 milioni di euro su 21,6 di fatturato, ma i profitti potrebbero arrivare già quest'anno a quota 10 milioni). Il web però ha bisogno di investimenti pesanti. E in nome dell'internazionalizzazione del "verbo" di Pechino, gli eredi del grande traghettatore  -  con pragmatismo  -  si turano il naso e cedono alle leggi del mercato. Pensiero ed azione, era il motto nell'800 di un rivoluzionario come Giuseppe Mazzini. Oggi i tempi sono cambiati. E anche i rivoluzionari. Il loro motto è pensiero e azioni. Quelle che si comprano e vendono in Borsa. 

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