17 gen 2011

Bersani: «Ora Fiat rispetti gli impegni» Camusso: «Vedremo se fare ricorso»

DOPO IL REFERENDUM A MIRAFIORI

La leader Cgil: «I veti allo sciopero possono arrivare sino alla Corte Costituzionale»

Pier Luigi Bersani (Eidon)
Pier Luigi Bersani (Eidon)
MILANO - «Ora la Fiat rispetti i suoi impegni e investa». È l'esortazione di Pier Luigi Bersani dopo il risultato del referendum a Mirafiori sull'accordo azienda-sindacati. Il segretario del Pd chiede anche che entro un anno per la Fiat si trovino nuove regole di rappresentanza. «C'è stata una scelta precisa che va rispettata e c'è stato un dissenso. Tuttavia siamo in presenza di temi che non si possono affrontare con l'accetta. Si trovi il modo entro un anno, cioè all'avvio del nuovo meccanismo, di avere nuove regole per la partecipazione e per la rappresentanza. Non è possibile che ognuno faccia da sé come irresponsabilmente chiede il governo», ha aggiunto Bersani. «Abbiamo davanti dodici mesi in cui fissare nuove regole che ricompongano una frattura che dev'essere saldata». Secondo il segretario del Pd, «dopo il referendum di Mirafiori non dovrebbe essere difficile per ogni osservatore onesto riconoscere che il Partito democratico è la forza politica che ha letto meglio la situazione vedendone la complessità e proponendo un punto di equilibrio positivo».

CAMUSSO - La partita alla Fiat di Mirafiori non è affatto chiusa. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ospite su Rai 3 a In mezz'ora, ha detto che «valuteremo se ricorrere alla magistratura», ma questo «non basta: una clausola che impedisce a un lavoratore di partecipare a uno sciopero è un tema che sicuramente arriva sino alla Corte Costituzionale» perché «siamo di fronte a diritti che non sono disponibili né a un'impresa né a un sindacato». Comunque, prosegue, «non è sufficiente dire che ricorreremo alla magistratura» perché «non si può affidare la rappresentanza sindacale» alla magistratura. Il 46% di no al referendum di Mirafiori mi «ha stupito», perché era un «voto così condizionato, così costretto che non permetteva ai lavoratori di decidere» ma c'è stato «l'orgoglio, la capacità di reazione dei lavoratori» ha poi aggiunto il segretario generale della Cgil. Quanto all'esito, «ho pensato che saremmo stati più vicini al risultato di Pomigliano (36% no). Il risultato ha stupito me come tutti, anche se avevamo colto un po' di nervosismo dell'azienda».

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