11 giu 2014

"Il superamento del test di Turing è una bufala". Tutti contro l'università di Reading

NO, non c'è stato nessun superamento del test di Alan Turing: è
l'accusa che sta prendendo forza sul web, contro l'annuncio
dell'università di Reading e del docente Kevin Warwick. Le polemiche e
i dubbi sono sbarcati anche sulla pagina di Wikipedia (inglese)
dedicata a Eugene Goostman. Questo è il nome del software russo che,
secondo l'università, avrebbe superato il famoso testdurante un
esperimento pubblico presso la Royal Society di Londra, come riportato
da tutte le principali testate d'informazione mondiali.

L'accusa è che Warwick abbia barato, deformando le regole del test a
proprio vantaggio. Warwick ha affermato che "per la prima volta è
stato superato il test di Turing" perché un software (Eugene Goostman)
è riuscito a farsi scambiare per un essere umano dal 33 per cento
degli analizzatori, durante una chat di cinque minuti. E che secondo
Turing - il famoso scienziato di cui si celebrano questo mese i 60
anni dalla morte - era sufficiente superare quota 30 per cento per
superare il test. Il problema è che Turing non l'hai mai detto, almeno
in modo esplicito. In realtà, l'idea di Warwick deriva
dall'interpretazione del famoso saggio di Turing, del 1950, Computing
Machinery and Intelligence, dove si legge: "Credo che entro
cinquant'anni sarà possibile programmare computer in grado di
partecipare al Gioco dell'imitazione (come Turing chiamava il test,
Ndr.) così bene che un interrogante medio non avrà più del 70% di
possibilità di operare la corretta identificazione (capire se è un
uomo o una macchina, Ndr) dopo cinque minuti di domande".

Più che superamento del test, bisognerebbe insomma parlare di
previsione che si avvera (anche se con una quindicina di anni di
ritardo). Secondo problema: già in passato ci sono stati software in
grado di ingannare gli interlocutori più del 30 per cento delle volte.
Cleverbot ha raggiunto quota 56 per cento. Ma Warwick, già
nell'annuncio, metteva le mani avanti dicendo che solo ora il sorpasso
è stato verificato in modo indipendente e scientifico.

Si parla di 300 conversazioni, con i cinque software che hanno
partecipato al test (ma solo Eugene l'ha superato), 30 giudici tra cui
il guru dell'intelligenza artificiale Aaron Sloman. A verificare i
risultati è stato poi John Barnden, dell'università di Birmingham. Si
può obiettare però che il test abbia un vizio all'origine, per una
scelta degli sviluppatori di Eugene: attribuirgli la personalità di un
ragazzo di 13 anni, ucraino. In questo modo - come ammesso da loro
stessi - è stato possibile giustificare facilmente, agli occhi dei
giudici, alcuni errori nell'inglese e una generale insensatezza della
conversazione.

Una cosa è certa: il risultato ottenuto da Eugene non implica che un
software possa essere, davvero e generalmente, scambiato per un essere
umano. Anzi: c'è stata la paradossale conferma che ci riesce solo in
certe condizioni e limiti e solo per una minoranza di casi. Sulle
critiche al test ha inciso anche la fama di Warwick, che spesso in
passato ha fatto dichiarazioni roboanti e poco credibili, come riporta
The Register una delle poche testate che ha messo subito in dubbio i
risultati del test. Tra l'altro, Warwick si è definito il primo cyborg
al mondo, per il semplice fatto di avere impiantato sotto pelle un
chip. "Ma a questo punto sono cyborg tutti i nostri cani e gatti che
hanno un microchip", ha obiettato Paolo Attivissimo, il noto
divulgatore informatico ecacciatore di bufale, anche lui tra i primi a
denunciare le lacune del test.

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