13 mag 2014

1977: quell'articolo premonitore di Camilla Cederna su Silvio Berlusconi

Uno splendido pezzo di una grande firma de "L'espresso". Che aveva già capito tutto dell'ex Cavaliere, agli albori della sua ascesa

1977: quell'articolo premonitore   di Camilla Cederna su Silvio Berlusconi
Il 9 maggio Silvio Berlusconi ha cominciato a scontare la pena per frode fiscale con il "servizio sociale" per gli anziani della Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Ma continua a dominare le tribune elettorali, convinto di un destino da «padre della patria» e dei risultati di Forza Italia. Inarrestabile, come è sempre stato. Ecco gli albori della sua ascesa descritti da Camilla Cederna sul numero de "l'Espresso" del 10 aprile 1977: un articolo in cui del personaggio si capiva già tutto.

In un ambiente di lusso, saloni uno via l'altro, prati di moquet­te, sculture che si muovono, pelle, mo­gano e palissandro, continua a parlare un uomo non tanto alto, con un faccino tondo da bambino coi baffi, nem­meno una ruga, e un nasetto da bam­bola. Completo da grande sarto, leg­gero profumo maschio al limone. Men­tre il suo aspetto curato, i suoi mo­dini gentili, la sua continua esplosione di idee piacerebbero a un organiz­zatore di festini e congressi, il suo no­me sarebbe piaciuto molto a C.E. Gadda. Si chiama infatti Silvio Ber­lusconi.



Un milanese che vale miliar­di, costruttore di smisurati centri resi­denziali, ora proprietario della stu­penda villa di Arcore dove vissero Gabrio Casati e Teresa Confalonieri (con collezione di pittori lombardi del '500, e mai nessun nudo per non offendere la moglie, religiosissima), quindi della villa ex Borletti ai margi­ni del parco di Milano. Allergico alle fotografie («magari anche per via dei rapimenti», spiega con un sorriso ironico solo a metà) è soddisfattissimo che nessuno lo rico­nosca né a Milano né in quella sua gemma che considera Milano 2. Sic­come è la sua prima intervista, è fe­lice di raccontarmi la sua vita felice. Media borghesia, il papà direttore di banca che, a liceo finito, non gli dà più la mancia settimanale; ma lui non si dispera, perché, mentre studia leg­ge, lavora in vari modi: suonando Gershwin o cantando le canzoni fran­cesi alle feste studentesche.

Non solo, ma fra un trenta e lode e l'altro, fa il venditore di elettrodomestici, e la sua strada è in salita: da venditore a venditore capo a direttore commer­ciale. Dopo la sua tesi di laurea sul­la pubblicità (il massimo dei voti) ini­zia la sua vera attività entrando suc­cessivamente in due importanti impre­se di costruzione. A venticinque anni crea un com­plesso di case intorno a piazza Piemonte, ecco quindi la fortunatissima operazione di Brugherio, una lottizza­zione destinata al ceto medio basso, mille appartamenti che van via subi­to; e preso dal piacere di raccontare, ogni tanto va nel difficile, dice "con­gesto", macrourbanistica, architettura corale, la connotazione del mio carat­tere è la positività, "natura non facit saltus".

Il suo sogno sarebbe esser ri­cercato in tutto il mondo per fare cit­tà, e "chiamiamo il Berlusconi" do­vrebbe essere l'invocazione di terre desiderose di espandersi. Di Milano 2, l'enorme quartiere residenziale nel Comune di Segrate, parla come di una donna che ama, completa com'è di ogni bellezza e comfort, e centomila abitanti, che a dir che sono soddisfatti è dir poco. Lui legge tutte le novità di architet­tura e urbanistica, qualche best-seller ogni tanto, rilegge spesso "L'utopia" di Tommaso Moro, sul quale vorreb­be scrivere un saggio. Si ritiene l'anti­tesi del palazzinaro, si ritiene un pro­gressista, è cattolico e praticante, ha votato Dc; e «se l'urbanistica è quel­la che si contratta fra costruttori e potere politico, la mia allora non è ur­banistica». Grazie, e vediamo cosa dicono gli altri di lui. Lo considerano uno dei maggiori speculatori edilizi del nostro tempo che, valendosi di grosse protezioni va­ticane e bancarie, vende le case e pren­de i soldi prima ancora di costruirle, lucrando in proprio miliardi di inte­ressi. Si lega prima con la base dc (Marcora e Bassetti), poi col centro, così che il segretario provinciale Mazzotta è il suo uomo.

Altro suo punto di riferimento è il Psi, cioè Craxi, che vuoi dire Tognoli, cioè il sindaco. E qui viene contraddetta la sua avver­sione verso l'urbanistica come com­promesso tra politici e costruttori. La società di Berlusconi è la Edilnord, fondata nel '63 da lui e da Ren­zo Rezzonico, direttore di una società finanziaria con base a Lugano, liqui­data nel '71 per segrete ragioni.

Vie­ne fondata allora la Edilnord centri residenziali con le stesse condizioni della compagnia di prima: lo stesso capitale sociale (circa 10 mila dollari), la stessa banca svizzera che fa i pre­stiti (la International Bank di Zurigo), ed ecco Berlusconi procuratore gene­rale per l'Italia. Nel '71 il consiglio dei Lavori Pub­blici dichiara ufficialmente residenzia­le la terra di Berlusconi (comprata per 500 lire al metro quadralo nel '63 e venduta all'Edilnord per 4.250). Da Segrate (amministrazione di sinistra prima, poi socialista e dc) vengono concesse all'Edilnord licenze edilizie in cambio di sostanziose somme di da­naro. Umberto Dragone, allora capo del gruppo socialista nel consiglio di Milano, pensa che l'Edilnord abbia pagato ai partiti coinvolti il 5-10 per cento dei profitti (18-19 miliardi) che si aspettava da Milano 2. (Qualche ap­partamento arredato pare sia stato da­to gratis ad assessori e tecnici dc e socialisti. Certo è che questo regalo lo ha avuto un tecnico socialista che vive lì con una fotomodella).

«II silenzio non ha prezzo, ecco il paradiso del silenzio », era scritto sul­la pubblicità di questa residenza per alta e media borghesia. Ma il silen­zio da principio non c'era. L'aero­porto di Linate è lì a un passo, ogni 90 secondi decollava un aereo, intol­lerabili le onde sonore, superiori a 100 decibel. Così l'Edilnord si muove a Roma, manovrando i ministeri, per ottenere il cambio delle rotte degli aerei. Approfittando della vicinanza di un ospedale, il San Raffaele, diretto da un prete trafficone e sospeso a divinis, don Luigi Maria Verzé, manda ai vari ministeri una piantina in cui la sua Milano 2 risulta zona ospedaliera e la cartina falsa verrà distribuita ai piloti (con su la croce, simbolo in­ternazionale della zona di rispetto), così le rotte vengono cambiate spo­stando l'odioso inquinamento da ru­more da Milano 2 alla sezione nord-est di Segrate che per anni protesterà invano: e il prezzo degli appartamen­ti viene subito triplicato.

Altre notizie. Berlusconi sta metten­do in cantiere la sua nuova Milano 3 nel Comune di Basiglio a sud della città, con appartamenti di tipo "fles­sibile", cioè con pareti che si sposta­no secondo le esigenze familiari. In settembre comincerà a trasmettere dal grattacielo Pirelli la sua Telemilano, una televisione locale con dibattiti sui problemi della città, un'ora al giorno offerta ai giornali (egli possiede il 15 per cento del "Giornale" di Monta­nelli). «Troppi sono oggi i fattori ansiogeni», dice, «la mia sarà una tv ottimista». Staff di otto redattori, più tecnici e cameramen, quaranta perso­ne in tutto. E pare che in questo suo progetto sia stato aiutato dall'amico Vittorino Colombo, ministro delle Po­ste e della Tv. Berlusconi aveva anche pensato di fondare un circolo di cultura diretto da Roberto Gervaso; la sua idea pre­ferita però era quella di creare un movimento interpartitico puntato sui giovani emergenti, ma per adesso vi ha soprasseduto. Gli sarebbe piaciuto anche diventare presidente del Milan, ma la paura della pubblicità lo ha trattenuto. Massima sua aspirazione sa­rebbe infine quella di candidarsi al Parlamento europeo. Ci tiene anche a coltivare al meglio la sua figura di padre, cercando di avere frequenti contatti coi suoi figlioletti. Quel che deplora è che dalle ele­mentari di adesso sia stato esiliato il nozionismo: a lui le nozioni, in qualsiasi campo, hanno giovato moltis­simo. Camilla Cederna

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