08 apr 2013

Stipendi parlamentari, retromarcia di Grillo: "Vanno bene seimila euro al mese"

In campagna elettorale i candidati M5S si impegnavano a prendere la
retribuzione di 2500 euro netti al mese e di rendicontare tutte le
spese. Ma il leader difende l'impossibilità di giustificare ogni
singola voce della diaria aggiuntiva di 3500 euro mensilidi TOMMASO
CIRIACO


ROMA - Arriva il giorno in cui va in scena il Beppe Grillo che non ti
aspetti. Pronto, a sorpresa, a fissare a 6 mila euro netti al mese uno
stipendio equo per i parlamentari a Cinque Stelle. Pronto,
soprattutto, a esigere trasparenza, senza però reclamare scontrini o
ricevute anche per le famose caramelle o per un caffé. Summit con i
parlamentari nel casale alle porte di Roma, venerdì scorso. "Ragazzi -
dice il Fondatore - l'importante è essere presenti in Parlamento, fare
il proprio lavoro onestamente e in modo trasparente. Io non ho mai
eccepito sugli stipendi, ma solo sui vitalizi!". Tradotto, anche la
diaria dei parlamentari è equa e non si tocca.

Riavvolgiamo il nastro. In campagna elettorale lo slogan grillino
promette stipendi parlamentari da 2.500 euro al mese. Un dato reale,
che non tiene però conto della diaria di 3.500 al mese. A quella - a
onor del vero - i grillini non avevano mai promesso di rinunciare. Ma
si erano impegnati a rendicontare ogni spesa, in nome della massima
trasparenza.

Torniamo al casale della periferia romana. Alcuni deputati - "i più
radicali sono i giovani, i senatori sono più riflessivi", sbuffa uno
dei presenti - sollevano il problema: se le spese non raggiungono i
3500 euro, potremmo restituire la parte eccedente. Si scatena la
discussione. Un paio di parlamentari si oppongono: "Ragazzi, non
scherziamo! Se la mettiamo così finisce che dobbiamo portare anche gli
scontrini delle gomme da masticare e dei caffè.
Così non ne usciamo, diventa un lavoro. E noi un lavoro da
parlamentare già l'abbiamo...". Applausi, voci che si confondono.
Tocca al Capo indicare la via d'uscita, un placet alla diaria senza
perdersi dietro ad eccessi contabili. E senza restituire la parte
eccedente.

La questione, in realtà, è da tempo sotto la lente d'ingrandimento di
un gruppo di lavoro grillino a Montecitorio e resta in bilico, visto
che i più radicali continuano a invocare la scure per limitare le
retribuzioni. La soluzione dovrà arrivare entro il 27 aprile, quando
ai parlamentari sarà accreditato il primo stipendio. Un compromesso
potrebbe obbligare tutti i "cittadini" cinquestelle a indicare i
capitoli di spesa - dal cibo all'alloggio - senza indugiare sulle
singole voci di spesa. E nemmeno sulle singole ricevute.

Resta invece intatto l'impegno sottoscritto in campagna elettorale
sulla paga base, che per i grillini risulterà dimezzata: da 10 mila a
5 mila euro lordi al mese (circa 2500 netti). I soldi fatti
risparmiare allo Stato potrebbero finire in un fondo indennità, dove i
grillini più "radicali" vorrebbero far confluire anche la parte
eccedente della diaria. Anche qui, però, il nodo non è stato ancora
sciolto. Per il fisco l'autoriduzione potrebbe non contare,
"gonfiando" ingiustamente il reddito dei parlamentari e mettendone a
repentaglio anche alcuni benefici fiscali, come le detrazioni per chi
mantiene famiglie numerose.

In attesa di sciogliere il rebus, il movimento fa i conti con l'ala
più inquieta. Fra i parlamentari meno allineati c'è Fabrizio Bocchino.
Il senatore sceglie Facebook per rivendicare la "dialettica" interna:
"Alcuni parlamentari vorrebbero più dialogo con il centrosinistra,
mentre altri vorrebbero essere più attendisti". Bocchino precisa di
non fare il tifo per un'alleanza con il Pd o per una fiducia ai
democratici. Ma reclama "il dialogo sull'elezione del Colle o sulla
formazione di un governo a 5 stelle". Grillo, intanto, sul blog
descrive uno scenario da incubo: "Una fine come la Grecia a medio
termine non si può escludere".

Prima di votare per il Colle, i Cinquestelle daranno il via alla
campagna di "occupazione" delle aule parlamentari. Lo faranno al
termine di ogni seduta - fin da domani - per ottenere l'insediamento
delle commissioni. Per rafforzare la battaglia si pensa anche a un
inedito flash mob in piazza Montecitorio.

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