07 feb 2013

PARETI DI VETRO PER ARIANNA HUFFINGTON E BRANSON (VIRGIN) FA RIUNIONI AL MARE Libri, foto dei figli e disordine: viaggio negli uffici dei potenti


LinkedIn: diteci dove lavorate. Risponde anche Cameron

C'è una ricetta universale per trasformare al meglio il posto dove lavoriamo? No, ognuno ha le sue preferenze, un diverso concetto di comfort, personali criteri di organizzazione. E che cosa racconta di noi la stanza, il poster, i fiori o il guantone da boxe che teniamo vicino al computer? Poco o molto, dipende. Di sicuro però incuriosisce, perché apre una porta sul nostro privato, mette a nudo piccoli e grandi tic, umanizzandoci, rendendoci ancora più diabolici o magari banali. Insomma: dimmi che scrivania (o suo surrogato) hai e ti dirò chi sei.
Ecco dunque il primo motivo del notevole interesse verso l'iniziativa di LinkedIn, famoso social network a sfondo professionale che sul tema «Dove lavoro» ha invitato a twittare (@LinkedIn-#thisiswhereIwork) immagini, spiegazioni e varie umanità in tema, dando ai followers l'illusione di guardare da un virtuale buco della serratura. Il tutto con una più o meno implicita domanda di fondo: pensate che l'ambiente possa incidere sulla qualità di quello che fate?

Su Linkedin gli uffici dei potentiSu Linkedin gli uffici dei potenti    Su Linkedin gli uffici dei potenti    Su Linkedin gli uffici dei potenti    Su Linkedin gli uffici dei potenti    Su Linkedin gli uffici dei potenti


E a rispondere, forse in un impeto di web-democrazia, diversi personaggi famosi a cominciare dal premier inglese David Cameron che manda una foto in camicia bianca con gemelli d'ordinanza mentre parla allo stesso telefono (non particolarmente tecnologico) da cui ha fatto i complimenti post-rielezione a Obama. Di dietro lo scorcio d'un tavolo con la fotografia di famiglia, in allegato il tour virtuale della residenza di Downing Street 10.

E i commenti? «Bello studio - dice uno - anche se non è facile arrivarci e tantomeno restarci a lungo. Ma siccome non è nemmeno facile essere sempre sinceri, chi vorrebbe davvero un ufficio così?».

Una particolare, condivisibile idea sul migliore posto di lavoro è quella di Richard Branson, ossia mr. Virgin, che posta una propria immagine con un allegro gruppo sulla spiaggia di Necker, la sua celebre isola nelle Vergini. «Il mio ufficio è stare in mezzo alla gente, viaggiando o stando anche qui con questa meravigliosa vista sull'oceano. Non sono il tipo che si chiude a chiave in una stanza. Molto più creativo stare in un ambiente come questo, magari con una buona tazza di tè: dettaglio fondamentale».

Con una tale premessa chiaro che Richard abbia messo in preventivo qualche risposta sarcastica. Tipo questa d'una pittrice: «Anche a me piace stare all'aperto a dipingere in mezzo alla gente. È stupendo, però mi manca il finale cui terrei: vendere qualcosa. Potete darmi qualche consiglio?». O come quella di un'impiegata: «Grande cosa quegli stupendi spazi. Peccato che il mio ufficio sia più o meno grande quanto una boccia per pesci rossi... Però amo lo stesso il mio lavoro». 
Evidente che un colpo di genio non contempli indirizzi o orari precisi e possa arrivare anche facendo footing, cambiando canale, portando a pascolare il cane, o chiacchierando con il parrucchiere. Detto questo pare scontato che nel posto dove lavoriamo in media per almeno cinque giorni la settimana undici mesi l'anno ci si debba sentire, come minimo, a nostro agio.


La dinamica e ormai ricchissimaArianna Huffington, fondatrice dell'omonimo gruppo potrebbe scialare sugli agi ma non è il tipo da strafare, come da foto, nel suo ufficio di New York: molti libri, foto delle figlie, computer in perenne connessione. «È una stanza piccola ma completamente trasparente e mi permette di guardare da una parte sulla Broadway e dall'altra sulla redazione. E ovviamente tutti possono guardare dentro». «Metta qualche libro in più sulla sua scrivania» appunta con ironia qualcuno: il che rivolto a una reginetta della lettura online non suona particolarmente melodioso.

Foto e storie con agganci anche sentimentali. C'è T. Boone Pickens, finanziere texano che sottolinea con amore il disordine sulla ultratrentennale scrivania, il costante collegamento-video con Bloomberg, la scatola di legno regalatagli da un suo compagno d'università poi diventato campione di football nei Dallas Cowboys. L'ultima cosa che pare preoccuparlo è che in quell'ufficio siano entrati ma puntualmente usciti milioni di dollari. 

Ma c'è anche chi, comeGijs Van Wulfen, a capo di Fourth, società che innova prodotti e servizi, trova che la migliore versione d'un posto di lavoro sia che assomigli il più possibile a casa propria. Il suo ufficio ha un soffitto alto, un sopralzo con strumenti tecnici e alla base una ludica scrivania Tic-Tac-Toe (tris, zeri e ics), comode poltrone in pelle dove conversare e una scenica vetrata da dove si vede un grande albero che cambiando le foglie ricorda il passare delle stagioni. E fa dimenticare che si è lì per lavorare.

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