12 feb 2013

La scelta del Papa allunga il mandato di Caffarra

I riflessi sulla Curia di Bologna dopo la decisione del Santo
Padre.Tutto lascia pensare che la città non avrà presto il nuovo
arcivescovo

BOLOGNA - È stata l'ultima visita ad limina di papa Ratzinger quella
che nei primi giorni di febbraio ha portato i vescovi dell'Emilia
Romagna da Benedetto XVI. Li guidava il cardinale Carlo Caffarra nella
sua veste di presidente della Conferenza episcopale della regione.
Sabato 2 l'arcivescovo di Bologna ha dipinto per il Papa il quadro di
un territorio che da sempre ha uno stretto rapporto con la Chiesa e
che nella primavera scorsa ha patito, in alcune zone-chiave, la
tragedia del terremoto.

COSA CAMBIA - E oggi, alla luce dell'improvviso annuncio di Ratzinger
di volere scendere a fine mese dal soglio di Pietro, la visita assume
un significato straordinario. Quante volte le strade di Caffarra si
sono intrecciate con quelle del Papa tedesco! È stato Benedetto XVI a
dargli la porpora, il 24 marzo 2006, nel primo Concistoro dopo
l'elezione e pur in presenza in diocesi di un altro cardinale,
l'arcivescovo emerito Giacomo Biffi: sola eccezione, insieme con
quella di Stanislaw Dziwisz (super-segretario di papa Wojtyla) per
Cracovia. È stato ancora Benedetto XVI a considerare Caffarra a Roma
per un incarico importante in Curia; e non ha mancato, infine, di
venire in Emilia nel giugno scorso per recare conforto ai terremotati.
Una visita-lampo nel Modenese, a Carpi e a Rovereto di Novi. Un segno
della sensibilità di Benedetto XVI, accompagnato lì dal nostro
arcivescovo.

GLI INCONTRI - Da ultimo, il congedo di fatto del Papa dalla faticosa
ma preziosa incombenza di verificare di persona ogni cinque anni lo
stato di salute delle diocesi di tutto il mondo. È toccata all'Emilia
Romagna. Prima Bologna, sabato 2; poi tutte le altre diocesi, lunedì
4, con l'arcivescovo di Modena-Nonantola Antonio Lanfranchi, che ha
introdotti i singoli pastori. Due lunghi incontri, di oltre un'ora,
nei quali il Papa ha ascoltato la situazione delle singole diocesi.
Una realtà, quella dell'Emilia Romagna, di 2.700 parrocchie per una
popolazione di poco più di 4 milioni e 100 mila abitanti. 3.200 i
sacerdoti, non abbastanza. E tuttavia con qualche timido segno di
vitalità nei seminari, evidenziati dai vescovi nella visita ad limina.
Nel quadro dell'attenzione del Papa per la Chiesa della regione va
messa in evidenza anche la nomina, recentissima, di monsignor Ernesto
Vecchi, ausiliare emerito, ad amministratore apostolico di
Terni-Narni-Amelia

LA SCELTA DEL PAPA - A distanza di una settimana tutti i partecipanti
alla visita esprimono sorpresa e rammarico per il passo del Papa, pur
nel rispetto di una decisione, certamente sofferta, che apre una
drammatica situazione nuova per la Chiesa. Lo stesso Giovanni Paolo II
si era sempre rifiutato di valutare una tale eventualità, pur negli
ultimi anni diventati un vero e proprio calvario. E adesso? Caffarra
compie 75 anni il 1° giugno e, in base alle norme canoniche, metterà
l'incarico a disposizione del nuovo Papa. Si pensava che Benedetto XVI
avrebbe invitato l'arcivescovo a restare ancora qualche mese, forse
fino al 2014; in altri casi, Ratzinger ha quasi sempre seguito la
linea di un avvicendamento non protratto nel tempo, a differenza di
Wojtyla. I tempi con ogni probabilità si allungheranno. Qualche
settimana per l'elezione del nuovo Papa; i cambi inevitabili in Curia,
a cominciare dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, oltre tutto già
ampiamente fuori età a 78 anni abbondanti; un minimo di presa d'atto
delle situazioni più urgenti, e la nomina a Bologna non è fra queste.

L'ARCIVESCOVO DI BOLOGNA - Tutto lascia pensare che la città non avrà
il nuovo arcivescovo presto, motivo certamente di soddisfazione per i
fedeli che da anni apprezzano e amano Caffarra. Sarà un Conclave
tribolato, perché non sembra emergere sulla carta un'indicazione
chiara come aveva lasciato presagire il Sacro Collegio di Wojtyla. Al
momento gli elettori sono 118, ma si ridurranno presto a 116 per il
compimento di 80 anni e il passaggio fuori età dell'ucraino Lubomyr
Husak e del tedesco Walter Kasper. È agli sgoccioli l'arcivescovo
emerito di Torino Severino Poletto, fuori dal 18 marzo. Poi il
messicano Juan Sandoval Iniguez, dal 28 marzo. Gli italiani sono 28,
molti di più di quelli del Conclave di Ratzinger; ma ben 18 di curia
ed è molto probabile che l'orientamento sia per un vescovo
residenziale, un pastore abituato a misurarsi e a soffrire giorno per
giorno con i drammi della povertà e le fatiche della evangelizzazione,
il che porta in teoria ancora una volta a un Papa non italiano. Anche
se il peso degli italiani sarà decisivo, se più o meno uniti:
difficile ma non impossibile, che si aggreghi una maggioranza su
Bagnasco (Genova), Vallini (Roma) o Scola (Milano), fra i 70 e i 72
anni. Non ci sarà Biffi, fuori età, che ebbe un ruolo nella elezione
di Ratzinger, da lui votato fin dal primo scrutinio. Ci sarà Caffarra,
in teoria in corsa se dovesse esserci spazio per un italiano né
vecchio né giovane. Ma saranno i nordamericani (14) e i tedeschi, con
il loro controllo economico delle povere diocesi del Terzo e Quarto
Mondo, a fare i giochi. Oltre a Ratzinger, beninteso, la cui
improvvisa defezione fa sospettare che oltre a voler passare alla
storia per essere il primo «vero» Papa che si è dimesso (per essere
così ricordato dopo l'irraggiungibile Giovanni Paolo II) abbia già le
carte buone in mano. Perché, per dirla alla maniera di Giulio
Andreotti, il Papa lo sceglie lo Spirito Santo, ma lo eleggono i
cardinali.

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