04 dic 2012

Facebook vuole comprare WhatsApp?

La stampa americana dà Zuckerberg e vicino all'acquisizione dell'app di messaggi. Ma da WhatsApp smentiscono

MILANO - Continua la campagna acquisti di Facebook? Secondo TechCrunch, che cita fonti vicine alla vicenda, Mark Zuckerberg avrebbe messo gli occhi su WhatsApp e le trattative per concludere l'acquisizione sarebbero già iniziate. L'interesse del social network per l'applicazione di messaggistica non stupisce: WhatsApp è presente su tutti i sistemi operativi mobili (iOs, Android, BlackBerry e Windows 8) e in agosto ha annunciato via Twitter di aver gestito qualcosa come dieci miliardi di scambi al giorno. Dopo le voci circolate WhatsApp ha però smentito di avere trattative in corso definendo l'articolo pubblicato su TechCrunch «non corretto». Da parte del gruppo di Mark Zuckerberg si limitano invece a un «no comment» su quelli che vengono ugualmente definiti «rumor e speculazioni».

Un'elaborazione di Corriere.itUn'elaborazione di Corriere.it
In occasione del raggiungimento del suo miliardo di iscritti, lo scorso ottobre, Zuckerberg aveva ribadito l'intenzione di concentrarsi sul mobile per inseguire il traguardo dei due miliardi di utenti e di intercettare i "5 miliardi di persone nel mondo che utilizzano un cellulare". Seicento milioni dei quali sfruttano già il proprio smartphone per aggiornare lo stato, caricare foto e rispondere ai commenti su Facebook. L'acquisto di Instagram, risalente ad aprile, si iscrive nella medesima direzione: creare un ecosistema di soluzioni all'interno del quale gli utenti si avvicendino per il maggior tempo possibile e in grado di tenere alta l'asticella degli investimenti pubblicitari. 

Questo aspetto non è però in linea con la missione di WhatsApp, che prevede un pagamento una tantum (0,99 centesimi) oppure è - ancora - gratuita (come su Android) per il download e non contiene sponsorizzazioni. E non si tratta di un particolare sui cui i fondatori sono disposti a trattare, come hanno chiarito lo scorso giugno con un post sul blog della società in cui la pubblicità viene definita "un insulto all'intelligenza dell'utente". Brian Acton e Jan Koum hanno lavorato per molti anni in Yahoo! e con l'app lanciata nel 2009 si sono voluti discostare dall'atteggiamento delle Web company che offrono servizi gratuiti e si affannano nella "raccolta dei dati degli internauti per vendere annunci". 

Esattamente quello che fa Facebook. Guardandola dal punto di vista di Zuckerberg, un business in salute, sempre in cima alla classifica dei download a pagamento dell'AppStore di Apple, installato fra le 100 e le 500 milioni di volte su dispositivi Android e non basato sul setacciamento costante delle informazioni degli iscritti non può che far comodo. Anche in un'ottica di miglioramento dell'immagine.

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