11 ott 2012

È giusto giudicare un Paese solo per il debito pubblico? Se la formula cambia l'Italia batte Francia e Inghilterra ed è vicina alla Germania

L'Italia ha il più alto debito pubblico dell'Europa con una percentuale del 120% del Pil che dovrebbe peggiorare al 127% nel 2013. Sulla scia di questo parametro solo il Giappone è messo peggio con un debito pubblico/Pil al 236%.

Certo, i (quasi) 2mila miliardi di debito del Tesoro (tanto nei confronti di investitori italiani che stranieri) in rapporto a un Prodotto interno lordo di 1.580 miliardi (fine 2011) indicano che l'Italia utilizza eccessivamente la leva finanziaria. E che è costretta a trasformare l'avanzo primario in disavanzo a causa dello scotto degli alti interessi su quel debito (che quest'anno potrebbero raggiungere il picco a quota 90 miliardi). Un tallone d'Achille che rende l'economia italiana fragile e, più vulnerabile di altri Paesi, quando la speculazione entra in azione.

GRAFICI

Il debito complessivo in % sul Pil di Paesi Ue, Asia e Usa

Restando però nell'universo rosso del debito siamo proprio sicuri che il debito pubblico/Pil sia l'unico parametro da guardare quando si tratta di far quadrare i conti per Bruxelles? I dubbi nascono se al debito accumulato dallo Stato (fagocitato da decenni di gestione poco lodevole delle finanze statali) si associano i debiti degli altri attori che entrano inevitabilmente in gioco nell'economia di un Paese: le famiglie e le imprese (guarda la classifica del debito complessivo di Paesi Usa, Ue e Giappone).

Bene, se teniamo conto di questi fattori, la situazione si ribalta e l'allarme che da mesi suona sull'Italia si attenua. La nuova classifica (quella che tiene conto del debito complessivo tra gli attori di un Paese) vede sempre il Giappone al primo posto (con un debito totale pari al 471% del Pil) ma l'Italia (con un debito totale pari al 315%) decisamente più in basso. Secondo questa classifica l'economia italiana è più in salute di quella della Gran Bretagna (debito totale pari al 466% del Pil), Spagna (366%) e persino Francia (323%). E gli Stati Uniti e la Germania (che oggi beneficiano di tassi di interesse sul debito praticamente azzerati a livello reale essendo considerati dei rifugi eccellenti per gli investitori nelle fasi di burrasca) sono vicinissimi all'Italia con un indebitamento del sistema-Paese rispettivamente del 296% e del 285%.

Riepilogando, quindi, l'analisi del debito aggregato indica che l'Italia è messa meglio della Francia e non distante dalla Germania. Senza dimenticare che l'Italia è anche il Paese il cui valore attualizzato del debito pensionistico è il più basso d'Europa e secondo al mondo dopo la Corea del Sud (anche tenendo conto degli esodati).

E allora, perché i mercati continuano a tenere l'Italia in apprensione, confinandola su una posizione di rischio vicina a quella della Spagna? Quanto contano questi dati e come mai non vengono considerati (o lo vengono poco) dai mercati finanziari e dalle istituzioni europee? Perché Stati Uniti e Inghilterra, in questo mondo di quantitative easing, pagano tassi di interesse nettamente più bassi rispetto all'Italia? E perché Parigi finanzia il suo debito al 2,5% (tasso a 10 anni) contro il 5,15% che paga Roma?

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