07 giu 2012

Italia al secondo posto Ocse per imprese in rosa


Il 16% di donne che lavorano sono autonome o imprenditrici. Rosa il 26,8% del totale delle aziende. Sempre poche le occupate

MILANO - L'Italia è il paese delle imprenditrici. Fanalino di coda in tanti settori dell'economia, in questo caso il nostro Paese è il secondo in Europa. Il 16% delle lavoratrici italiane è «autonoma» o imprenditrice. Un record, se si guarda la media europea (10%) o quella di paesi come Inghilterra, Francia e Germania, dove le imprenditrici sul totale delle occupate sono tra il 6 e 8%. Più precisamente, il 3,62% delle donne italiane che lavorano sono imprenditrici; freelance il 12,62%, dice l'Ocse, in un rapporto sull'imprenditoria basato su dati del 2009 di 40 Stati. Realisticamente, piccole imprenditrici: le aziende con proprietario singolo e almeno un dipendente guidate da donne, rivela ancora lo studio, nel nostro Paese sono il 26,8% del totale; in gran parte, oltre il 90%, si tratta di imprese con meno di 5 dipendenti.

IL LAVORO CHE NON C'È - Un «primato», quello delle imprese rosa, che va inserito in una cornice più grande: l'Italia è il paese degli otto milioni di partite Iva, un altro record: un popolo di lavoratori autonomi per spirito d'iniziativa ma, spesso, anche per mancanza di alternative. 
Ed è questa la prima chiave di lettura: chi vuole lavorare, spesso deve inventare da sé il proprio lavoro. E questo vale in particolare per le donne, visto che l'Italia ha anche il primato, questa volta negativo, di donne non occupate nel mercato ufficiale. La perdurante difficoltà di conciliare la vita familiare con quella lavorativa e l'inadeguatezza dei servizi sociali per la prima infanzia fan sì che, nel 2010, tra le donne che hanno figli con meno di 15 anni, le inattive siano il 40%; tra i 25 e i 34 anni, le madri occupate solo il 45% mentre i padri raggiungono l'87%. La conferma viene dall'Istat. Il 30% delle madri (contro il 3% dei padri) ha interrotto il lavoro per motivi familiari e in genere l'occupazione femminile diminuisce con l'aumentare del numero dei figli. Secondo l'ultima indagine Isfol sull'occupazione femminile oltre il 35% delle donne inattive tra i 25 e i 45 anni considera obbligata la scelta di restare a casa. Rispetto alla media Ocse, l'Italia si conferma quindi ancora una volta agli ultimi posti in Europa: 11 punti sotto.

IMPRESE ROSA - I settori in cui le donne rischiano di più in proprio sono quelli del commercio, dell'accoglienza e dei trasporti. Ancora qualche cifra: i tasso di natalità di imprese guidate da donne, definita come la percentuale rispetto al totale di quelle attive, nel 2009 è stato del 13,7%, superiore a quello registrato per le aziende guidate da uomini (10,9%). Il tasso di sopravvivenza a tre anni dalla creazione è stato del 37,6%, leggermente inferiore a quello delle imprese a guida maschile (37,8%). Nel 2011 sono nate circa 10mila nuove imprese gestite da donne, localizzate in prevalenza nel Centro Nord. Il tasso di crescita è stato del 10,7% rispetto all'anno precedente contro lo 0,2% registrato dalle imprese maschili.

POCHE NEI CDA -Sotto la media dei paesi avanzati l'Italia si colloca anche per quote «rosa» nei consigli d'amministrazione: la media è del 13,8%, ma scende al 7% nelle società quotate in Borsa, a fronte del 10 per cento della media Ocse, secondo i dati contenuti in un rapporto sulla disuguaglianza tra sessi dell'Organizzazione parigina. In questo caso torniamo «bassi» in classifica: 26esimi su 40. In testa Ungheria (35,5%) e Stati Uniti (31,3%). Nella top ten si trovano anche la Francia, nona con il 26,1%, e la Gran Bretagna, ottava con il 26,7%, mentre la Germania è penultima, con il 5,7%.

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