04 mag 2012

Basta piangere! Ragazzi, rimbocchiamoci le maniche

N_Ammendola


Qui di seguito pubblichiamo l'intervento di Nicolò Ammendola, un ragazzo di 24 anni che dice di essersi stancato dei giovani capaci solo di lamentarsi. Ecco la sua prospettiva (che parte da un ipotetico dialogo tra ragazzi). Voi cosa ne pensate?

Andrea: Che palle! Con questa maledetta crisi trovar lavoro è diventato davvero difficile!

Alessandro: Per noi giovani poi quasi impossibile…

Andrea: Già! Le aziende si aspettano troppo da noi. Si aspettano competenze che non hanno nemmeno i loro dirigenti.

Alessandro: Come al solito ci chiedono tanto e danno poco. Ci trattano da semplici pezzi di ricambio di un ingranaggio fallimentare che non è poi neanche nostro.

Andrea: Infatti! È pieno di brillanti neolaureati in cerca di lavoro.

Alessandro: Cosa ci vuoi fare? Questo Paese non offre più opportunità all'altezza dei nostri sogni.

 Io, Nicolò, non sono d'accordo. Ho 24 anni. Sono nato a Torino. Vivo a Milano. Ho studiato in Italia, negli Stati Uniti e in Spagna. Ho lavorato in Bangladesh, in Belgio e in Italia. Ho una laurea e mezza (ho abbandonato la specialistica). Faccio il consulente. Lavoro con aziende italiane e multinazionali di tutti i generi e di ogni settore. Ho recentemente lanciato una piccola società che si occupa di marketing online su Google, Facebook e LinkedIn e di sviluppo di applicazioni per dispositivi mobile. Gestisco un corso e insegno all'università ESCP Europe di Parigi. Non sono un raccomandato. Sono un ragazzo normale, con i sogni e le paure che si hanno a 24 anni. E non sono d'accordo. Non sono d'accordo con quanto leggo sui giornali, con ciò che sento nelle conversazioni di molti coetanei, con le lamentele e con la generale mancanza d'iniziativa. Tante tristi opinioni che trovano spazio anche in questo blog.

 Non sono d'accordo perché la mia generazione è, per quanto vedo, una generazione di mammoni piagnucoloni. È una generazione di sfiduciati per convenienza, che soffre della pericolosa distinzione delle concezioni di diritto e dovere, convinti che viaggino su binari indipendenti, separati. Siamo bravi a lamentarci a gran voce e meno bravi a impegnarci. Bravi a pretendere, mediocri a dare.

 "Quando ti viene voglia di criticare qualcuno, ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu". Comincia così un romanzo che amo. Senza criticare quindi, vi dico come la penso io. Credo che crisi, oltre difficoltà e disperazione, voglia dire opportunità. È nei momenti come quello che stiamo vivendo che si creano le maggiori occasioni, soprattutto per noi giovani, momenti in cui le idee valgono più del solito, in cui serietà e perseveranza sono riconosciute e premiate.

Credo che trovare lavoro non sia solo difficile. È di per sé un lavoro, che nessuno ci insegna a fare e che dobbiamo quindi imparare da soli. Ma credo anche che sarebbe più utile che, invece di scendere in piazza a protestare, ci rimboccassimo tutti, noi giovani per primi, le maniche e ci dessimo una mano l'un l'altro: uniti nel fare non nel denunciare

Credo che nessuno si aspetti da noi grandi cose, solo voglia di fare, di mettersi in gioco e tanta umiltà. Sì, perché siamo una generazione di arrogantelli che si piangono addosso per le opportunità che non hanno o non hanno avuto e, mentre annegano tutto in un bicchiere, si lasciano passare sotto il naso, collassati in stazione, l'ennesimo treno che non torna. Senza fretta, e ve lo dice uno che di fretta ne ha sempre avuta tanta, invece di lamentarvi siate pronti a metterci l'anima. Sacrifichiamoci (senza esagerare)! Stefania, che prendi 300 euro al mese e ti lamenti… sta a te cambiare la tua vita! E non è un fricchettone zen di qualche sperduto centro di meditazione indiano che lo scrive. Sono un quasi-coetaneo che ogni giorno si sveglia, va a lavorare e cerca di inventarsene una nuova per migliorare qualcosa. Lo dice uno, che come tanti, vuole, con tutto se stesso, lasciare un segno nell'universo. Abbi rispetto per te stessa e smettila di farti sfruttare.

 È dura? Sì. Mancano gli esempi da seguire? Anche. Allora dobbiamo essere gli esempi che avremmo voluto avere

 Siamo un Paese forte, forte perché forti sono i suoi giovani, forti le sue idee, forti le sue passioni. Noi, tu ed io siamo la forza dirompente del cambiamento che cerchiamo. Facciamoci sentire nei fatti e non nelle parole! Basta manifestazioni! Basta col "mal comune mezzo gaudio"! Condividiamo le ragioni per ricominciare, non quelle per scappare.  Superiamo con i nostri successi le aspettative mediocri di una generazione che ci ha fatto il torto e il favore di lasciarci un Paese da ricostruire. Se noi giovani non crediamo in noi stessi, perché mai dovrebbe crederci qualcun altro?

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