27 apr 2012

Tagli, cemento e slot machine ecco il nuovo business dei cavalli

Tagli, cemento e slot machine
ecco il nuovo business dei cavalli

"Taglia e privatizza" è il nuovo progetto per salvare gli ippodromi dal default. I 42 storici dell'horse racing diventeranno un terzo. I restanti 27 saranno liberati da ogni vincolo di concessione. Nel "plan" si parla apertamente di "riconversione" o "rottamazione" degli impianti. Entro dodici mesi poi le scommesse passano in mano ai tre concessionari storici. Le rinvigoreranno grazie alla calamita delle slot machine installate nei circuiti sportivi

ROMA - L'ippica spolpata è pronta a essere raccolta dalle immobiliari italiane, a caccia di nuove terre da cementificare. L'unico progetto ufficiale presentato al governo per salvare uno sport in pre-default è quello che consentirà ai poteri forti di questo mondo, le tre grandi concessionarie di scommesse, di potare i rami secchi mandando a casa una parte consistente dei 67 mila lavoratori impegnati tra ippodromi e scuderie per passare, poi, a spartirsi i proventi dei casinò che entreranno negli ippodromi sopravvissuti.

Il terzo passaggio del progetto è quello di liberare terreni metropolitani per la speculazione di domani: nuovi quartieri sugli impianti abbandonati, centri commerciali, aree per tifosi del calcio, luoghi per il fitness. L'operazione è stata avviata lo scorso autunno dal conte Guido Melzi d'Eril, erede di nobile famiglia milanese. È riuscito a definire il "business plan" e, in parallelo, a orchestrare lo sciopero dell'ippica: 41 giorni di serrata in inverno, un suicidio pilotato.

Ma quanto vale l'ippica italiana? E chi se la sta comprando? Ancora lo scorso dicembre in Italia lo sport dei cavalli garantiva entrate per 240 milioni. Oggi un nuovo soggetto composto dai gestori di scommesse Snai-Sisal-Lottomatica e da Hippogroup, proprietari di cinque ippodromi guidati dal conte Melzi d'Eril, ha in mano l'assegno ridotto per l'acquisto del settore intero: 100 milioni. La nuova Lega ippica italiana, 5800 imprese ludiche alle spalle, ha chiesto un incontro con il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, e la benedizione del ministro dell'Agricoltura, Mario Catania, in gioventù giudice di corsa a Roma Capannelle. 

Il piano industriale (e confindustriale) prevede che i 42 ippodromi esistenti diventino 15. Entro dodici mesi. Saranno i tre concessionari storici a gestire le declinanti scommesse ippiche, da rinvigorire grazie alla calamita delle slot machine installate nei circuiti sportivi. Da settembre 2012 lo stesso Moloch del gioco d'azzardo  -  sul territorio controlla videolotteries e poker online  -  sarà il promotore-tesoriere delle scommesse sui cavalli virtuali, approvate in tutti i rami politici.

La Lega ippica italiana, si legge nella "Proposta per il rilancio del settore", alla fine della trasformazione sarà proprietaria di dodici-tredici dei quindici ippodromi che continueranno a ospitare gare e rileverà, in un'orgia di concentrazione, i più delicati compiti tecnici da sempre assegnati all'Unire, ente pubblico cancellato. Per stilare i calendari e pagare i premi, organizzare privatamente l'antidoping e scegliere le giurie, i nuovi gestori saranno retribuiti. 

Per i primi tre anni dallo Stato, poi, assicurano, dal mercato. L'associazione di imprese ha già chiesto 300 milioni pubblici a stagione, quando alla "vecchia ippica" quest'anno ne sono arrivati 39,7. E sta fissando le tariffe per i servizi offerti. L'Assogaloppo, imprenditori critici, ha scritto una lettera contro il progetto: "L'ippica morente ringrazia il ministro Catania e gli ippodromi d'élite, sempre più collusi con i concessionari: hanno ridotto l'ippica a supporto di intrattenimento per casinò".

LA COLATA SU PISTE E SCUDERIE
Il progetto "taglia e privatizza" avvicina l'ippica alla deregulation della Formula Uno. Se i 42 ippodromi storici dell'horse racing diventeranno un terzo, e già tredici li avevamo persi negli ultimi dieci anni, i restanti 27 saranno liberati da ogni vincolo di concessione e con i loro ettari posizionati nelle aree migliori delle città si offriranno ai cambi di destinazione d'uso. 

Nel "plan" si parla apertamente di riconversione o rottamazione degli impianti. L'agenzia Snai, che controlla tre strutture più il prezioso San Siro, sta cercando un accordo con Milan e Inter per collegare lo stadio Meazza alle tribune del suo ippodromo dimezzato. I club di calcio sui 131 mila metri confinanti vogliono offrire negozi, ristoranti, poker online ai loro tifosi-clienti, le corse di trotto saranno trasferite a Torino. A Montecatini, impianto stagionale, è previsto un centro commerciale al posto dei parcheggi. 

L'ippodromo di Padova ha spostato le sue corse a Treviso mentre un gruppo di imprenditori nordestini, Newcom, ha offerto 18 milioni per l'acquisto di Ponte di Brenta e delle attività connesse: ristorante, hotel, piscina. Vogliono far nascere un centro dell'intrattenimento ludico per l'intero Veneto. Ancora, lo sviluppo dell'ippodromo delle Bettole da parte della Società varesina incremento corse cavalli (la casa madre è ancora Hippogroup) passa per l'abbattimento delle scuderie e un intervento di edilizia residenziale.

Non sempre la fine di un impianto significa nuovo cemento. Firenze Mulina tornerà parco protetto, per l'ippodromo di Follonica c'è un piano di urbanistica sostenibile, l'area di Foggia è al centro di una riconversione ecologica. A Roma Tor di Valle invece, quinta del celebre film "Febbre da cavallo", la famiglia Papalia e il palazzinaro Parnasi trasformeranno i 420 mila metri quadrati dedicati al trotto in un quartiere residenziale con centro commerciale iper. A Firenze Cascine, Varese e Montecatini gli spazi di sosta e allenamento dei cavalli sono stati cancellati. 

Sulle aree degli ippodromi italiani, ecco, è in corso una grande operazione di riassetto immobiliare. Sono appetite da molti, a partire dai fondi d'investimento  -  Clessidra, Axa, Permira, Bonomi  -  che nelle ultime stagioni hanno preso il controllo dei concessionari dei giochi. È cambiata la natura dei "gestori". Prima si dedicavano solo alle scommesse, ora sono pronti a investire i grandi flussi di contante che le scommesse garantiscono su nuovi canali: terreni e mattone.

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