02 apr 2012

Nel residence per nuovi poveri spunta il resort


L'edificio di proprietà dei francescani concesso in gestione a un'azienda. Camere fino a 260 euro a fianco del centro che accoglie i padri separati. Interrogazione dell'Idv: «Chiarezza»

L'ingresso sul retro da cui entrano i clochard e i minori in difficoltà   accolti dai francescani (Fotogramma)L'ingresso sul retro da cui entrano i clochard e i minori in difficoltà accolti dai francescani (Fotogramma)
Doveva essere una residenza per nuovi poveri, è diventato un albergo con prima colazione (90 euro al giorno la doppia, ma si sale a 260 durante il Salone del Mobile). Ha due piani completamente dedicati al resort, mentre gli altri - con ingresso separato - sono destinati ai minori e ai clochard. Ha una luminosissima sala hall, è in preparazione una «hamburgeria». E continua a essere un mistero il «New moon resort» di via Giuseppe Calvino. Tanto da sollevare la curiosità di Raffaele Grassi, consigliere idv in Comune: «Vogliamo chiarezza», dirà domani in una interrogazione in Aula.

Aperto da una settimana. Rivestimento nuovo di zecca, sala da prima colazione con sedie a forma di luna - leitmotiv della struttura - sito internet pronto, anche se molto essenziale, con slogan The new hospitality experience , «sperimentate la nuova ospitalità». A due passi dal Cimitero Monumentale, vicino alla stazione Garibaldi. Perfetto per chi deve soggiornare a Milano senza svenarsi. «Tutto grottesco», commenta Grassi: «Già nel 2008 chiesi alla passata amministrazione che tipo di impatto ambientale avrebbe avuto la costruzione di una struttura di prima e/o seconda accoglienza. E ora che assistiamo a una nuova emergenza, quella dei padri separati, il Comune ha il dovere di rispondere garantendo soluzioni abitative a chi ha problemi del genere. Ebbene, eravamo certi che anche in via Calvino 11 il residence nascente fosse un intervento urbanistico di sicura destinazione sociale. Invece, veniamo a scoprire che si tratta di mera e opportunistica natura commerciale». In realtà le cose sono decisamente più complicate. Il palazzo, nuovo di zecca, è di proprietà della «Fondazione fratelli di san Francesco». Nel progetto originario, concordato con l'allora assessore Mariolina Moioli, doveva essere una casa di seconda accoglienza. Adulti in difficoltà, in sostanza. «Quando presentammo il nostro piano - racconta ora Mariolina Moioli - la reazione del quartiere fu molto negativa, non sembravano contenti di avere poveri e stranieri come vicini. Non vollero saperne». E anche per questo motivo, probabilmente, si decise con i francescani di dividere in due lo stabile: soluzione alberghiera da una parte - con ingresso principale destinato agli ospiti paganti - e realtà assistenziale dall'altra, appena dietro l'angolo.

«Reparto solventi» e piano gratuito. Turisti e senzatetto. Fino a 260 euro per la camera doppia durante le fiere e i periodi caldi come il Salone del Mobile. «Abbiamo concesso in gestione due piani dell'immobile - dice, tra il seccato e il dispiaciuto, padre Clemente dei Fratelli francescani - a una condizione: che non ci fosse alcun tipo di speculazione, che i prezzi fossero accessibili, che l'operazione avesse un risvolto sociale. La società che si occupa del residence si era impegnata in questo senso». E anche qui ci sarebbe qualcosa da dire: a sentire la reception, il palazzo presto diventerà «tutto» albergo (ora le camere agibili sono una quarantina) e «di clochard non se ne è mai visto uno». Ma come? E i ragazzini di strada? «Non so di cosa parla». Padre Clemente, ancora più innervosito, replica: «Nei piani gestiti da noi oggi sono ospitati 45 minorenni in stato di abbandono e 50 senza tetto. Noi aiutiamo chi ha bisogno, è questa la nostra missione». 

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