04 apr 2012

Marchionne: «Basta pretese, all'Italia chiediamo rispetto reciproco»

Il manager ai soci: «Non si vive di soli diritti. Il nostro Paese deve scegliere se avviare un cambiamento profondo o vivere di ricordi»

Sergio Marchionne (a destra) in assemblea con  il presidente di Fiat John Elkann Sergio Marchionne (a destra) in assemblea con il presidente di Fiat John Elkann

MILANO - Cosa chiede la Fiat all'Italia? «Nulla di più di un rapporto a due vie, basato sul rispetto reciproco e non su continue pretese». Sergio Marchionne raccoglie l'applauso della platea di azionisti, ricordando le parole di Mario Monti («La Fiat ha fatto grande il Paese e il Paese l'ha fatta grande») e ricorda che «spetta» all'Italia «decidere se vuole fare parte» del progetto della casa torinese. «Il nostro paese deve decidere se avviare un cambiamento profondo e rendere la base produttiva nazionale più efficiente e competitiva oppure restare appigliato al passato e vivere di ricordi».

UN PEZZO DEL MOSAICO - «Grazie all'alleanza Fiat-Chrysler - ha detto l'amministratore delegato - l'Italia ha la grande occasione di rientrare in un disegno globale, beneficiando della possibilità di esportare in mercati extra-europei. Questa però non è una scelta che possiamo fare noi per l'Italia. Gli strumenti ci sono, la nostra volontà anche. Ora dipende solo dall'Italia, soprattutto dalle forze sociali, se metterli a frutto». E ancora: «L'Italia può diventare un pezzo importante del mosaico dell'azienda che stiamo costruendo. Un mosaico in cui ogni parte comprende il contributo che può offrire all'insieme e riconosce il contributo delle altre parti».

IL SANO SENSO DEL DOVERE - «I diritti sono sacrosanti e vanno tutelati. Ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo» ha poi sostenuto il top manager con i soci riuniti al Lingotto. «A volte nel nostro Paese ho l'impressione che ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente. È come se si pretendesse un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare». Per questo «credo che dobbiamo tornare a un sano senso del dovere, alla consapevolezza che per avere bisogna dare».

POMIGLIANO, SCELTA RESPONSABILE - «La decisione di portare a Pomigliano la produzione della nuova Panda non è una scelta dettata da logiche razionali o economiche, ma piuttosto dalla coscienza dell'importanza che l'industria dell'auto riveste per l'economia di un Paese e dal senso di responsabilitá che abbiamo sempre tenuto presente nelle nostre scelte», ha sottolineato Marchionne. «Abbiamo scelto in modo autonomo e senza chiedere contributi a nessuno - ha concluso - di sanare le inefficienze della nostra rete industriale nel Paese»

TARGET CONFERMATI - Dopo l' «orribile» mese di marzo, Marchionne ha confermato i target 2012 , Previsti ricavi superiori ai 77 miliardi e un utile netto tra 1, 2 e 1,5 miliardi euro

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