04 apr 2012

Crolla il reddito delle famiglie italiane Il peso dei troppi figli disoccupati

L'ALLARME LANCIATO IN UN RAPPORTO DI BANKITALIA


Circa 480mila famiglie nel 2009 hanno sostenuto un figlio convivente che aveva perso il lavoro nei 12 mesi precedenti

Giovane a caccia di lavoro attraverso le agenzie di somministrazione (Ansa)Giovane a caccia di lavoro attraverso le agenzie di somministrazione (Ansa)
MILANO - La crisi ha ampliato il divario tra la condizione economica e finanziaria dei giovani e quella del resto della popolazione: tra il 2008 e il 2010 la quota di famiglie povere in base al reddito e alla ricchezza è cresciuta di circa un punto percentuale per il campione nel suo complesso e di circa cinque punti per le famiglie dei giovani. È quanto si legge nel testo dell'intervento del vice direttore generale della Banca d'Italia, Anna Maria Tarantola, nell'ambito del convegno a Genova: "La famiglia un pilastro per l'economia del Paese".

IL RAPPORTO - Bankitalia stima che nella tarda primavera del 2009, nel momento di massimo impatto della crisi sul mercato del lavoro italiano, circa 480 mila famiglie abbiano sostenuto almeno un figlio convivente che aveva perso il lavoro nei dodici mesi precedenti. «Le risorse impiegate in questa forma di sostegno familiare - spiega Tarantola - sono venute non solo dai redditi da lavoro dei genitori, ma spesso anche da quelli da pensione». Secondo la dirigente di via Nazionale, «la crisi ha reso ancora più forte la dipendenza dei membri più deboli dalla famiglia d'origine, riducendo ulteriormente la propensione dei giovani di intraprendere percorsi autonomi, a passare dalla condizione di figlio a quella di genitore, a partecipare attivamente non solo alla vita economica, ma anche a quella sociale».

IL DATO - La ricchezza netta nel 2010 era pari a 8 volte il reddito, un rapporto in linea con quelli della Francia e del Regno Unito, ma significativamente superiore a quelli della Germania e degli Stati Uniti. La crisi, ha però ampliato il divario tra la condizione economica e finanziaria dei giovani e quella del resto della popolazione. Questa vulnerabilità finanziaria, ha affermato ancora Tarantola si riduce solo «rafforzando il ritmo di crescita della nostra economia, riavviando lo sviluppo con misure strutturali. È questo il compito cui è innanzitutto chiamata la politica economica nel nostro paese, rimuovendo ingiustificati vincoli e restrizioni alla concorrenza e all'attività economica, definendo un più favorevole contesto istituzionale per l'attività delle imprese e dei lavoratori, promuovendo l'accumulazione di capitale fisico e di capitale umano». Secondo il vicedirettore generale di palazzo Koch inoltre, «la via intrapresa dal governo con il decreto legge in materia sviluppo, con quello sulle semplificazioni, in via di approvazione, e con il disegno di legge sui temi del lavoro hanno esattamente questo obiettivo».

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