22 nov 2011

Festini Arcore, il tribunale "Tutte le ragazze parti offese"


La decisione si richiama alla più recente giurisprudenza che considera "le vittime" dello sfruttamento della prostituzione persone offese in base "alla tutela della libertà della persona". La difesa della Minetti: "Ci opporremo a tutte le richieste". Il legale della Danese: "Farà storia". Ghedini: "Parti offese? Tesi ardita"

MILANO - Tutte le ragazze, oltre a Ruby, che hanno partecipato ai presunti festini a luci rosse ad Arcore, sono parti offese. È in sostanza quel che ha chiarito la quinta sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Anna Maria Gatto, che con un'ordinanza ha disposto di notificare il decreto che dispone il giudizio di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, per i quali oggi si è aperto il processo, a tutte le 29 giovani maggiorenni che sarebbero state ospiti alle serate a casa di Silvio Berlusconi e che non hanno fatto richiesta di essere parte civile. "È un provvedimento che farà storia dal punto di vista culturale", è stato il commento dell'avvocato Patrizia Bugnano, legale di Chiara Danese, ex miss Piemonte che si è costituita parte civile nel processo.

La Bugnano e Stefano Castrale, legale di Ambra, l'altra ex miss piemontese che è costituita parte civilie, hanno spiegato che la decisione di chiedere il risarcimento per i danni morali e materiali subiti non è stata presa "per una questione di soldi", ma per tutelare l'"onorabilità" delle ragazze. L'avvocato Danila Di Domenico, legale della modella Imane Fadil 1, che ha depositato la costituzione di parte civile, spera che tutte le ragazze che hanno preso parte ai presunti festini ad Arcore vogliano costituirsi parti civili, dopo che oggi i giudici milanesi le hanno 
dichiarate "persone offese".

Promette battaglia, invece, la difesa di Nicole Minetti, che ha precisato, davanti ai cronisti, che si opporrà alla costituzione di parte civile delle ragazze che hanno partecipato alle serate ad Arcore. E l'opposizione riguarderà sia le richieste di costituzione già presentate, da Ambra, Chiara e Imane Fadil, che altre richieste che eventualmente potranno essere presentate. Lo ha detto l'avvocato Paolo Righi.

La decisione è stata letta oggi in aula e si richiama alla più recente giurisprudenza che considera "le vittime" dello sfruttamento della prostituzione come persone offese in base "alla tutela della libertà della persona umana", anche nell'ambito della sfera sessuale. A questo punto il collegio ha disposto la notifica dell'atto di fissazione del processo e ha rinviato l'udienza al prossimo 20 gennaio specificando alle parti che il processo da quella data in poi si terrà ogni venerdì salvo eventuali cambiamenti di programma.

È ''una tesi assai ardita'', secondo l'avvocato Niccolò Ghedini, difensore di Silvio Berlusconi, il provvedimento del Tribunale. Il legale ha chiarito prima di tutto che la decisione dei giudici della V Sezione Penale di Milano non riguarda certamente il processo sul caso Ruby a carico dell'ex premier, perché in quel caso ''il capo di imputazione è diverso''. Comunque, ha aggiunto il difensore, i giudici hanno seguito una ''tesi assai ardita, che va contro l'interpretazione della legge'', ossia la legge Merlin. Secondo Ghedini, i giudici ''hanno seguito una
giurisprudenza minoritaria''.

Il legale di Lele Mora, Nicola Avanzi, ha detto che il suo assistito "sta molto male". L'avvocato ha fatto presente quanto sia difficile affrontare un processo con un cliente in una condizione psicofisica molto sofferente. "Non ci sta aiutando, non riusciamo a ricostruire le situazioni" ha proseguito il legale. L'ex talent scout, detenuto per la bancarotta della LM Management, ha inviato oggi al collegio composto da tre donne della V sezione penale la rinuncia a comparire. All'udienza di oggi, che lo vede imputato insieme a Nicole Minetti e Lele Mora per induzione e struttamento della prostituzione era contumace.

Le motivazioni dell'ordinanza. La tutela della dignità e della libertà della persona umana, con particolare riguardo alla libertà di autodeterminazione dei soggetti nella sfera sessuale, prevale sulla sola tutela del buon costume e della moralità pubblica che  riconosceva al solo Stato la qualifica di persona offesa e alle vittime la mera qualifica di soggetto passivo, eventualmente danneggiato dal reato, hanno spiegato i giudici. Il Tribunale, si legge nell'ordinanza "ritiene di condividere tale più recente orientamento anche alla luce delle numerose convenzioni internazionali cui lo Stato italiano ha aderito in tema di tutela della libertà umana, di repressione della tratta degli esseri umani e di sfruttamento della prostituzione". "Tale interpretazione - proseguono i giudici - si concilia col dato normativo che persegue penalmente solo le condotte che incidono sulla libertà di autodeterminazione della donna, non costituendo invece reato il compimento di atti sessuali al di fuori di ogni attività di sfruttamento o di agevolazione, anche se posti in essere con fini di lucro personale".

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