01 ott 2011

Milano nelle spire della Piovra

ARBACETTO E MILOSA TRACCIANO LA MAPPA DEL PIÙ FORTE POTERE CRIMINALE IN LOMBARDIA

Milano nelle spire della Piovra

Cocaina, usura, appalti: la morsa soffocante della 'ndrangheta



I due giovani sposi dopo il fastoso matrimonio celebrato il 15 luglio 2006 nella chiesa di Sant'Angelo, nel cuore di Milano, si trasferirono per il ricevimento di nozze al Grand Hotel Villa d'Este di Cernobbio, sul lago di Como, dove ogni anno si riuniscono banchieri, ministri, cardinali, capi di Stato, industriali, accademici sapienti per discutere di economia e di politica. Gli sposi, Francesco Lampada e Maria Valle, rampolli delle più potenti famiglie della 'ndrangheta in Lombardia, attraversarono in carrozza il lungo viale che conduce al Grand Hotel accolti festosamente da trecento invitati. Adesso si sa anche il menu di quella cena di gala, crostini di gamberetti, tempura di verdure, arlecchinata di carni, torta nuziale di quattro piani e il tradizionale mosaico di frutta. Con un gran finale di fuochi d'artificio sull'acqua del lago e di giochi di luce nei giardini.

MM Mafia Milano
Il trailer del film

Tra gli invitati c'era il gotha della 'ndrangheta lombarda, boss, superboss, latitanti da anni, manager al loro servizio, e con loro gli ambasciatori dei poteri criminali paralleli, Cosa nostra e camorra, venuti dalla Calabria, dalla Sicilia e dal Napoletano per il prestigio delle famiglie protagoniste dell'evento.

I due novelli sposi finiranno entrambi in carcere qualche anno dopo, nel 2010. Solo allora i carabinieri verranno a sapere. (Il generale Carlo Alberto dalla Chiesa era ben attento ai battesimi e ai matrimoni dei mafiosi e ordinava ogni volta ai suoi uomini di annotare i nomi degli invitati. Ne usciva sempre una mappa aggiornata sulla situazione criminal-politica).
Gianni Barbacetto e Davide Milosa hanno scritto un corposo libro sui boss della 'ndrangheta che vivono tra noi e controllano Milano: Le mani sulla città (Chiarelettere editore). Giornalisti entrambi, conoscono bene il problema dei poteri criminali. Barbacetto ha scritto libri importanti su questi anni poco sereni, coautore, tra l'altro, di Mani pulite , autore di Campioni d'Italia , di B. , del Grande Vecchio .

Le mani sulla città (un omaggio al famoso film di Francesco Rosi?) è un catalogo prezioso, ricchissimo di informazioni: dal matrimonio di Cernobbio al riciclaggio di denaro sporco, al traffico, in misura quasi industriale, di cocaina, alla solidità o debolezza delle 'ndrine, all'usura, al pizzo quasi generalizzato, alle estorsioni, agli appalti e ai subappalti fuorilegge, alla rapina di aziende che emettono fatture false e creano fondi neri per riciclare il denaro della droga. Fino ai delitti.

Tutto questo ben documentato. Succede nell'ex capitale morale. Anche se l'ex sindaco Letizia Moratti si infuriava a sentir parlare della presenza della mafia dentro le vecchie mura. Denigrazione gratuita di un'operosa città dedita soprattutto al volontariato, diceva. E il prefetto in carica, Gian Valerio Lombardi, scrisse in una relazione consegnata alla commissione parlamentare Antimafia che a Milano la mafia non esiste nell'accezione classica del termine. Chissà qual è l'accezione classica del termine. È una vecchia abitudine negare pericolosamente l'evidenza: anche il sindaco Pillitteri proclamava un tempo che a Milano la mafia non esiste proprio.
Si sono celebrati invece nel passato prossimo un'infinità di processi a carico di 'ndranghetisti. La Direzione distrettuale antimafia ha fatto e fa un lavoro di grande rilievo. Basta ricordare la retata, oltre 300 arresti, tra Reggio Calabria e Milano, più della metà chiesti da Ilda Boccassini, il 13 luglio 2010: affari, intrecci politici, omicidi. Sembra che la 'ndrangheta sia a Milano l'azienda leader, con consulenti di prim'ordine, commercialisti, avvocati, notai al suo servizio. L'associazione criminale è proprietaria di interi isolati di case, centri commerciali, aziende, negozi, non più soltanto bar, ristoranti, alberghi, l'antica passione.

Il minuzioso libro di Barbacetto e di Milosa non si nasconde dietro schermi ambigui: fa i nomi di politici, di imprenditori, di broker. La prima parte delle Mani sulla città è dedicata proprio ai rapporti tra politica e 'ndrangheta. I politici, se non del tutto collusi, sono di certo disinvolti. Appaiono assai poco limpide infatti le loro frequentazioni, con gli inquinamenti che ne derivano: voti in cambio di appalti. Dal Cordusio a piazza del Duomo a piazza Diaz a via Montenapoleone, e su altri quartieri del centro storico, pesano le mani della 'ndrangheta che, per un patto con Cosa nostra di una ventina di anni fa, possiede a Milano l'esclusiva, anche se non totale, del crimine. Il libro è anche un piccolo trattato della malapolitica. Racconta le cene degli uomini di partito con i boss 'ndranghetisti, le trattative per procacciare affari, appalti, subappalti, racconta le operazioni finanziarie di alto bordo, nazionali e internazionali, tra Milano, la Sardegna, la Svizzera, Londra, nel solco dell'inarrivabile gran maestro Michele Sindona.

Le attività della 'ndrangheta, esercitate spesso con abilità, sono innumerevoli. Non soltanto i traffici tradizionali, l'edilizia, il movimento terra, la logistica, ma anche le sale bingo, le scommesse, il controllo del lavoro nero. E l'alta velocità, in attesa dell'Expo. In città e nell'area metropolitana, Cesano Boscone, Buccinasco, Trezzano sul Naviglio, Cisliano.
Il problema è grave e riguarda tutta la comunità. Liberare Milano dovrebbe essere uno slogan persino ovvio.

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