29 ago 2011

IL DIBATTITO La scelta francese: tasse sulle bibite Fillon: «Contrastiamo l'obesità». La polemica sull'impatto economico


PARIGI - Bere troppa Coca Cola fa male, ma non è che abusare di Bordeaux, foie gras o patatine fritte faccia bene. Eppure solo le «bevande gassate a zucchero aggiunto» come Fanta, Pepsi, Sprite e l'aranciata nazionale Orangina (gruppo Schweppes) saranno colpite dall'aumento dell'imposizione fiscale annunciato pochi giorni fa dal primo ministro François Fillon, nell'ambito della manovra destinata a ridurre il deficit.
Disperatamente attaccato alla «tripla A» delle agenzie di rating, che ancora tiene la Francia vari gradini sopra Grecia, Spagna, Portogallo e Italia, il governo di Parigi vuole racimolare 11 miliardi di introiti supplementari nel 2012. Tra le varie misure escogitate: la tassa sui super-ricchi che porterà nelle casse dello Stato 200 milioni, il tradizionale rincaro delle sigarette (600 milioni), quello dei superalcolici (340) rum escluso, mentre 120 milioni arriveranno dall'inedita, per certi aspetti storica, «tassa anti-obesità». Citando le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della Sanità, il premier Fillon ha difeso «l'aumento del prezzo delle bevande zuccherate il cui consumo incontrollato favorisce l'aumento di peso, in modo da incoraggiare i cittadini a ridurre il loro consumo». Succhi di frutta e altri prodotti con edulcoranti o senza zuccheri aggiunti - come Coca Light o Zero - non verranno toccati, sebbene il dibattito sui rischi dell'aspartame sia tuttora aperto.

Patrick Tounian -, ma dal punto di vista medico questa scelta ha un valore pari a zero. Se domani proibissimo completamente il consumo di Coca Cola o di Orangina, non avremmo un bambino obeso in meno. La maggior parte dei succhi di frutta contengono naturalmente la stessa quantità di zucchero delle bevande gassate, e certe volte di più».

Se dopo decenni di battaglie a colpi di perizie i danni del fumo sono accertati, la nuova crociata contro le bollicine non convince neppure la presidente del Collettivo nazionale che riunisce le associazioni degli obesi, Anne-Sophie Joly: «Se l'obiettivo è combattere l'obesità, la tassa non serve a niente. Porterà un po' di soldi allo Stato, questo sì». Il sospetto è che la misura già sbrigativamente ribattezzata «tassa sulla Coca Cola» faccia affidamento su antichi riflessi anti-americani, sui quali un aumento del vino non avrebbe potuto contare. «Dietro i superalcolici, il tabacco e le lattine ci sono le multinazionali - spiega il deputato Yves Bur (Ump) -, dietro le bottiglie di vino ci sono i viticoltori francesi e dietro il rum (accuratamente escluso dai rincari, ndr ) i produttori di canna da zucchero dei nostri Territori d'oltremare». Più che alla cintura, il governo sembra attento al portafoglio.


Quel che da tempo viene proposto e bocciato negli Stati Uniti (anche per l'opposizione della potente American Beverage Association), è passato a sorpresa in Francia sotto forma di una «fiscalità nutrizionale» che sbandiera i nobili principi della lotta contro l'obesità: «Nel 1997 erano obesi l'8,5 per cento dei francesi - ha spiegato Fillon -, oggi siamo ormai al 15%». E i cittadini sovrappeso sono stimati in circa un terzo del totale. 
Tutta colpa della Coca Cola? «Le bevande gassate rappresentano in media il 3,5% dell'apporto calorico quotidiano di un individuo - spiega Tristan Farabet, capo della Coca Cola Entreprise, primo imbottigliatore francese -: non è certo concentrandosi su quel 3,5% che si affronta seriamente la questione dell'eccesso di peso. Le ragioni di salute pubblica semplicemente non reggono». L'opposizione del manager, direttamente chiamato in causa, non sorprende. Ma è comunque difficile trovare voci favorevoli a un inasprimento fiscale che si vuole educativo, ma che influirà mediamente per un centesimo di euro sul costo finale di una lattina: dal potere dissuasivo, quindi, ben limitato. 
«Politicamente è una misura comprensibile, le bevande gassate non godono di una buona reputazione e non ci saranno troppe proteste - dice il pediatra nutrizionista 

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