02 lug 2014

Ditele che è brava, forte e (anche) bella E che può cambiare il mondo

"Invogliala a cambiare il mondo". Facile? E' uno spot, certo, ne ha
tutto il calibro. Ma non potrebbe essere anche una miccia per
modificare anni di stereotipi? Trasmette un entusiasmo immediato e
contagioso la pubblicità di un colosso delle telecomunicazioni
americano di cui si sono impossessati da qualche giorno i social
network. Sembra suggerire una via semplice per aiutare tante
meravigliose farfalle a uscire dalle loro crisalidi.

C'è una bimba, nello spot: Samantha. La sua vita raccontata attraverso
momenti e frasi semplici e comuni, che vogliono essere attenzioni
rivolte a lei dai genitori e invece si trasformano in coltelli.
Inibizioni istantanee delle sue inclinazioni. "Chi è la mia bella
bambina?" "Tesoro, non sporcare il vestitino". "Fai attenzione con
quel trapano, meglio se lo dai a tuo fratello…".

Quante volte ci ritroviamo a frenare le nostre figlie se si
arrampicano, si rotolano, si sporcano, si impegnano in qualsiasi
attività "maschile"?

Insinuazioni che suggeriscono. Gesti d'affetto, certo, parole
innocenti, ma possono davvero scoraggiare le ragazze dall'esplorare i
propri interessi, scoprire il mondo. Tagliando progetti e passioni. E'
così che Samantha, animata dalla curiosità per la natura, gli animali,
l'astronomia, finisce col rinunciare a un concorso di scienze: esce di
scuola con le amiche, passandosi il rossetto sulle labbra.

Negli Stati Uniti, ci informa la National Science Foundation, citata
dallo spot, il 66% delle bambine alle scuole elementari dichiara di
amare la matematica e le tecnologie, ma poi solo il 18% degli studenti
delle facoltà di ingegneria è femmina. Quanto gioca l'appoggio delle
famiglie, l'influenza di amici e coetanei? In Italia le donne si
iscrivono in massa ai corsi di laurea umanistici (l'80 per cento),
mentre alle facoltà scientifiche non superano il 30 per cento e a
ingegneria sono solo il 21 per cento. Per non parlare della carriera:
meno di un ricercatore su tre è donna, una dottoranda su 4, nelle più
alte cariche accademiche in campo scientifico la presenza scende
all'11% e meno del 3% dei premi assegnati nelle discipline
scientifiche è conferito a donne: 16 su 500.

Ma a scuola le ragazze ottengono nelle materie scientifiche risultati
pari a quelli dei ragazzi, lo ha chiarito anche l'ultima indagine Pisa
dell'Ocse. Solo che, poi, una ragazza che frequenta un istituto
superiore ha 3 volte meno probabilità rispetto a un compagno maschio
di iscriversi a una facoltà scientifica. Pesano gli stereotipi, dicono
gli esperti: "I genitori, gli insegnanti e la società nel suo
complesso, nutrono preconcetti fuorvianti che scoraggiano le giovani
dallo studio della scienza", recita un'analisi elaborata da l'Oreal e
Unesco.

Quanti segnali, quante limitazioni ha registrato una donna che ha
archiviato la sua passione per numeri, dimostrazioni, provette?

Ecco dunque l'appello: non sprechiamo occasioni per dire a una ragazza
che ha talento. Lodiamo la sua intelligenza, il coraggio, le idee. A
una bambina dite che è brava, forte e bella. E che se vuole può
cambiare il mondo.

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