04 apr 2013

La tristezza ci "costa" davvero: si è meno prudenti economicamente

Gli individui che provano questo stato d'animo preferiscono una
ricompensa monetaria immediata anche se inferiore rispetto ad una
somma più alta consegnata in ritardo. È il risultato di un recente
studio americano che fornisce spunti per migliorare la decisionalità
economica in situazioni emozionali specifichedi VIOLA RITA

"SADDER but wiser" ("Più triste ma più prudente") diceva due secoli fa
il filosofo inglese Samuel T. Coleridge, sostenendo l'idea che la
tristezza proteggesse l'uomo dalle scelte sconvenienti. Il detto viene
oggi smentito, almeno in ambito finanziario, da uno studio scientifico
condotto dalla Harvard e dalla Columbia University negli Stati Uniti,
che dimostra come questa emozione negativa sia in grado di
condizionare il nostro comportamento in situazioni di scelta
economica. In tre diversi esperimenti e sulla base di un campione
statistico di oltre 600 persone, lo studio, pubblicato su
Psychological Science, analizza la relazione tra la tristezza e
l'effetto di "svalutazione temporale", il fenomeno per cui il tempo
modifica la percezione del valore di una ricompensa.

LO STUDIO (PDF)

Il primo esperimento ha preso in considerazione il comportamento di
202 volontari di entrambi i sessi e di età compresa tra i 18 e i 63
anni. I volontari venivano divisi in tre gruppi e ciascun gruppo
doveva guardare un breve filmato, rispettivamente a contenuto triste,
disgustoso oppure "neutro". Tale filmato induceva nello spettatore il
corrispettivo stato emozionale: la tristezza, una sensazione di
disgusto oppure uno stato d'animo "neutro". Dopo averlo guardato e
dopo aver scritto il racconto di una propria esperienza relativa a
quella particolare emozione, i partecipanti dovevano scegliere se
avrebbero preferito ottenere immediatamente una certa somma di denaro
oppure ricevere in seguito una somma maggiore.
All'inizio e alla fine del test, inoltre, essi dovevano indicare
l'intensità con cui provavano una vasta gamma di emozioni, incluse le
principali tre analizzate. Per incentivare i volontari a scegliere
l'opzione favorita in maniera più sincera possibile, dopo il
questionario i ricercatori selezionavano alcuni di loro, versando la
somma prescelta secondo la scadenza temporale indicata.

"Da questo esperimento emerge che i partecipanti tristi risultano
mediamente meno sensibili alle ricompense tardive", spiega Jennifer S.
Lerner del laboratorio di scienze della decisione di Harvard, "dato
che preferiscono un guadagno immediato, anche se inferiore". In
termini monetari, essi avrebbero accettato in media 37 dollari oggi
piuttosto che aspettare tre mesi per riceverne 85, mentre gli
individui nello staTo d'animo neutro avrebbero scelto la ricompensa
immediata mediamente nel caso che si trattasse di una somma superiore,
pari a 56 dollari. Inoltre, i soggetti che provavano disgusto
mostravano un comportamento simile a quello dei soggetti nello stato
d'animo neutro, dimostrando dunque che non tutte le emozioni negative
hanno lo stesso effetto nella capacità individuale di compiere scelte
economiche.

A partire da un'indagine simile alla precedente, il secondo
esperimento, condotto presso il centro per le scienze della decisione
della Columbia University, chiede ad altri 189 individui di indicare
quali pensieri venivano loro in mente nell'effettuare la scelta, in
base ad un protocollo prestabilito. "Da questo test si evidenzia che
le ragioni in favore di una ricompensa immediata venivano in mente
prima e più frequentemente a chi era nello stato d'animo triste",
proseguono i ricercatori.

Infine nell'ultimo esperimento il team ha analizzato, attraverso un
nuovo campione di 203 persone, la relazione tra la tristezza e
l'impazienza economica, valutando se l'incremento dell'impazienza si
manifesta, oltre che nella scelta tra un premio in denaro immediato ed
uno ritardato, anche nella scelta tra due premi entrambi non immediati
e temporalmente distanti l'uno dall'altro. In quest'ultimo caso emerge
che i soggetti tristi non mostrano una differenza sostanziale di
comportamento rispetto ai soggetti in uno stato d'animo neutro. Le
implicazioni pratiche dello studio sono numerose, come spiegano i
ricercatori: "Ad esempio, un individuo che prova un'intensa tristezza
per la scomparsa di una persona cara è chiamato a compiere numerose
scelte finanziarie riguardo al suo patrimonio. I risultati ottenuti
possono fornire preziose informazioni per migliorare queste
decisioni".

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