29 giu 2009

Reality Book


Benvenuti nel reality book:
e il libro continua su internet



Cosa diavolo possiamo metterci "in più"? Con le librerie sovraffollate da decine di novità al giorno, la domanda è diventata ossessione per chiunque, autore o editore, tenga un romanzo a battesimo. Perché da "quell'extra" può dipendere il successo sul mercato.
"In più", Il ladro di anime di Sebastian Fitzek, 500mila copie vendute in Germania e pubblicato ora in Italia dal piccolo editore Elliot (anche nella convinzione dei grandi che un best seller tedesco da noi capita ogni morte di papa) ha un post-it: cinque centimetri per quattro, giallo standard, appiccicato una a una su 15mila copie di tiratura, tra pagina 288 e 289.

Quando il lettore se lo trova davanti al naso, dovrebbe ormai essere pronto ad abboccare: per arrivare fin lì è passato attraverso gli spaventi e gli incubi a ripetizione di uno psychothriller senza risparmio, figlio di atmosfere alla Stephen King (omaggiato a pagina 186), che si dipana per un'interminabile notte della vigilia di Natale in una clinica psichiatrica berlinese isolata da una tempesta di neve. Chiusi lì dentro, tre pazienti con vari squilibri, due infermieri e due dottori sospetti giocano a un sanguinoso acchiapparello con un serial killer psicopatico che ipnotizza le sue vittime fino alla morte apparente irreversibile, seminando indovinelli macabri per rendere più appassionante la caccia.

Sembra un videogame? Fuochino. Perché in realtà il videogame (per gli esperti, più esattamente l'"Alternate reality game") sta solo per cominciare: sul post-it giallo c'è un indirizzo e-mail, scrivendo al quale si ottiene la parola d'ordine per entrare in un sito dove Fitzek e una squadra di informatici hanno allestito una clinica della morte virtuale. E lì la sfida al killer, tra nuove paure e indovinelli sempre più difficili, continua.

Funziona, il complicato meccanismo di "fidelizzazione"? In Germania lo ha fatto così bene che Fitzek è diventato un fenomeno dell'anno (è appena uscito il suo nuovo titolo, "Splitter") e inventato un sottogenere: il neuro-romanzo dove l'arcicattivo manipola la mente tanto delle vittime che dei lettori, mentre decine di blog dissertano sulla possibilità di nascondere ordini post-ipnotici tra le righe di un romanzo. Ma qualcosa di simile, nel campo del marketing librario, ha cominciato a succedere con una certa frequenza negli Stati Uniti, anche se ogni caso fa un po' storia a sé. Il primo è stato quasi due anni fa Thirteen reasons why, romanzo per "young adults" di Jay Asher sul suicidio della sedicenne Hannah Baker, che si è lasciata dietro tredici audiocassette di accuse ai compagni di scuola. Abbastanza scabroso e d'attualità da finire in qualche settimana in classifica, ma soprattutto da far venire all'editore Razorbill, marchio di Penguin group, l'idea di una campagna pubblicitaria che ha invaso YouTube: video con un registratore che recita i messaggi post-mortem della ragazzina con la voce dell'attrice Olivia Thirlby (quella che faceva la migliore amica della protagonista in "Juno"). Risultato: 158 mila copie vendute e ritorno trionfale in classifica, al terzo posto.

Più vicina al caso Fitzek e già un passo oltre YouTube, la carriera di best seller di Cathy's book, giallo per teen ager sulla scomparsa dell'adolescente Cathy, che i lettori sono stati invitati a rintracciare attraverso un "Alternate Reality Game" che inizia su internet ma continua nella vita concreta: si può chiamare telefono della casa di Cathy per far domande su particolari utili all'indagine, lasciare messaggi e dar consigli agli amici che nel libro la stanno cercando. In breve, 1000 giocatori on line, settimo posto tra i best seller del New York Times, un sequel nel 2008 e un terzo episodio, Cathy's Ring, uscito da poche settimane. Ultimo caso, di questo mese, Personal effects: Dark art di J. C. Hutchins, thriller sovrannaturale su un sensitivo che forse vede delitti o forse li commette con la mente, garantito come ispirato "un terzo a Dottor House, un terzo a CSI, e un terzo a X-Files", copertina imbottita di numeri di telefono da comporre, cartoline da scrutare per carpire indizi e indirizzo del più perfezionato (finora) alternate reality game in campo.
Un modo di costruire sul web una sorta di sequel, come fa il cinema, così come, tra i modi per promuovere un libro, c'è anche quello di anticipare il primo capitolo (una sorta di prequel), distribuendolo gratuitamente. Per far affezionare i lettori e invogliarli all'acquisto dell'opera completa. L'ultimo caso, il più clamoroso, è quello di Zia Mame di Patrick Dennis: l'Adelphi ha distribuito 10mila libretti con il primo capitolo in librerie e locali. In una settimana il libro è già arrivato a 20mila copie. La Bompiani l'ha fatto con Il lupo di Joe Smith allegando ad alcune riviste. E l'aveva fatto anche Fazi con Mia sorella è una foca monaca di Frascella. Ma qui il marketing si ferma alla carta.

Ciò che distingue Il ladro di anime di Fitzek dai predecessori, è tuttavia un dettaglio non trascurabile: giurano gli editori tedesco e italiano che se funziona è perché non è stato inventato a tavolino dai maghi dell'informatica, ma è cresciuto da solo, con la sola spinta del post-it. All'inizio dietro c'era appena un risponditore automatico che sfornava indovinelli aggiuntivi a quelli del libro, poi la quantità di mail arrivate si è fatta così imponente, e YouTube così pieno di filmati realizzati spontaneamente dai fan, che la casa editrice Droemersche si è convinta a investire nel game. Per dire che anche l'alternate reality game più sofisticato sotto sotto ha qualcosa del vecchio gioco dell'oca: sondando le ragioni del suo successo arrivi alla casella "torna all'inizio", e all'inizio c'è l'antico passaparola, l'araba fenice dell'editoria di tutti i tempi.

Simone Caltabellotta, l'editor di Elliot che ha comprato Fitzek, non se lo nasconde: "Speriamo che scatti. Pronti anche noi a incrementare l'impegno on-line man mano che le vendite procedono, passando magari dal game nel sito tedesco a una versione tutta italiana". Intanto, per propiziare l'incantesimo, sono partiti con blitz di sapore situazionista: venerdì in una ventina di librerie in sei città si sono presentate coppie di figuranti vestite da psichiatra e paziente, per distribuire post-it gialli e inviti alla lettura. Nelle principali città tedesche, Fitzek l'anno scorso lo faceva di persona, presentandosi sporco di sangue finto e fasciato da una camicia di forza, su una sedia a rotelle spinta da nerboruti infermieri. Roba da far passare per timido Federico Moccia, che in questi giorni per lanciare il suo nuovo Scusa ma ti voglio sposare (Rizzoli) invita on line i fan a partecipare a "feste di nozze" in discoteca a Roma, Bari e Milano.
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27 giu 2009

Da San Francisco a New York I "camp" dei disoccupati hi-tech


Da San Francisco a New York
Si chiamano Laid-off camp. Si tengono in spiaggia ma non solo. E consentono di incontrare chi ha perso lavoro e chi lo cerca con i venture capitalist. In molti si trasformano da dipendenti in imprenditori



SAN FRANCISCO - Con gli Stati Uniti che si avviano a stabilire il record - oltre il 10 per cento - della disoccupazione dal dopoguerra e la California che li sorpassa con punte che superano l'11,5 per cento, è inevitabile che il settore dell'hi-tech sia destinato ad essere uno dei più colpiti. E se nella crisi precedente, quella che portò allo scoppio della bolla della cosidetta new economy, per fare fronte alla recessione i disoccupati di Silicon Valley si inventarono i Pink Slip Parties, le feste del licenziamento, questa volta tra i geek vanno di gran moda i campeggi dei disoccupati. Proprio così. Gli addetti ai lavori li chiamano Laid-off Camp.

A questi campeggi partecipano programmatori, sviluppatori, esperti di pubbliche relazioni, quadri medi aziendali e anche executives. Tutte persone che nelle estati scorse andavano ai Caraibi, in America Latina o sulle barriere coralline australiane ma che quest'anno fanno le vacanze in tenda nei pressi della propria città con gente che come loro è stata licenziata o che è in cerca di lavoro.

Lo scopo dei laid-off camp è quello di fare networking, ovvero di strappare un colloquio a uno dei tanti executive o imprenditori che relazioneranno sullo stato del loro settore durante le giornate del campeggio e casomai di ottenere un contratto di lavoro. L'obbiettivo dei laid-off camp infatti non è tanto quello di svagarsi, cosa del resto non irragionevole per gente che si trova improvvisamente sul lastrico e con un debito medio di 15 mila dollari da pagare in una miriade di rate mensili, ma sopratutto quello di formulare una strategia per trovare lavoro e imparare a valorizzare le capacità professionali dei partecipanti.

Nati a San Francisco per iniziativa di Chris Hutchins, dopo il licenziamento s'è ritrovato più che in strada in spiaggia (pare che il suo ufficio fosse a pochi passi dall'Embarcadero, il lungomare della città), i Laid-off Camp hanno uno scopo chiaro: trasformare un'esperienza negativa in un trampolino di lancio verso un nuovo tipo di rapporto con la crisi e il lavoro. "Un licenziamento è anche un'occasione per scoprire ciò che ci appassiona veramente", afferma Hutchins, "e non solo qual'è la nostra passione ma anche come utilizzarla per sostenersi economicamente".

Tra gli argomenti che si discutono in un laid-off camp ci possono essere cose come Principi Basilari della Startup, Networking per la Carriera, Gli strumenti del Freelancer, e How To Be a Yes Person in a No Economy. Tutti corsi che sottolinenano l'importanza di mettersi in proprio perché, ed è un dato confermato anche dallo Statistical Survey statunitense, in tempi di crisi molti licenziati finiscono col trasformarsi da dipendenti in imprenditori.

Le discussioni su come usare i social networks per costruire una presenza sul web e potenziare la proprio ricerca sono ovviamente all'ordine del giorno. Già, perché, a differenza dell'ultima crisi, l'esistenza di questi strumenti adesso permette a una persona di raggiungere mercati nei quali prima non sarebbe mai potuto arrivare.

Succede così che i campeggi (e non solo di quelli si tratta e perché il termine è inteso nella sua accezione più larga) offrono ai partecipanti anche la possibilità di trovare partner per le loro imprese e imparare a ridurre i costi delle loro attività, da quelle legate al lancio del loro lavoro, a quelle che hanno a che fare con il sostentamento personale. In questo senso uno degli strumenti più in uso tra i partecipanti è Mint, un sito che aiuta una persona ad analizzare i suoi flussi di cassa e capire come può ridurre le sue spese giornaliere. "A questo punto stiamo tutti cercando di eliminare gli sprechi", ha commentato Regina Gelfo, una ex dipendente di Current TV, il programma cable lanciato da Al Gore. "Lavorare con altra gente è un metodo sicuro per potenziare i propri sforzi".

Intanto i Laid-off Camp sono diventati il fenomeno da seguire di questa crisi. Da San Francisco, si sono diffusi a San Diego, New York, Boston, Seattle e Chicago. Dalla spiaggia poi si è passati anche ai centri per le conferenze, agli hotel e alle discoteche. Cambia lo scenario ma il canovaccio è sempre lo stesso: ci si incontra per discutere e passare un po' di tempo in buona compagnia. Se poi a questo aggiungiamo altrei momenti come le conferenze dei guru del self-help e le relazioni degli esperti del mercato del lavoro e della pianificazione finanziaria, il quadro si completa.

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26 giu 2009

I 50 cattivi più affascinanti del cinema


Il Times incorona Darth Vader di Star Wars. Dietro Hannibal Lecter



LONDRA - Diciamoci la verità: gli eroi cinematografici saranno anche quelli che si beccano tutti gli onori, ma vuoi mettere il fascino del cattivo? Del personaggio negativo per eccellenza che cerca di fregare il protagonista e, alla fine, risulta quasi simpatico? Non c’è paragone, dicono quelli del Times che, non a caso, hanno stilato la classifica dei 50 migliori cattivi della storia del cinema (guarda la classifica). Insomma, "il meglio del peggio", che trova la sua massima espressione in Darth Vader di Star Wars, considerato l’incarnazione stessa del Diavolo, che precede di un niente un altro cattivo di quelli tosti, ovvero il cannibale Hannibal Lecter che ne Il silenzio degli innocenti ha turbato i sonni di molti. Terzo posto per Henry F.Potter de La vita è meravigliosa, definito la quintessenza dell’avidità e della miseria in formato celluloide, contrapposto al buono Jimmy Stewart nel capolavoro di Capra.

L'ACCOLTELLATORE DI PSYCHO E ANCHE LA STONE - Un gradino più sotto troviamo Norman Bates, il terrificante accoltellatore di Psycho che nella sua apparente normalità è stato l’antesignano del thriller psicologico, mentre alla posizione numero cinque si piazza una donna. Ma non una qualunque, bensì la morbosa Alex Forrest di Attrazione Fatale. E se nella top ten compaiono anche i vari Joker di Batman (con l’ultimo interpretato da Heath Ledger giudicato l’epitome dello psicopatico doc) e il famigerato Gordon Gekko di Wall Street, al 17esimo posto ecco spuntare la pinna de Lo Squalo di Steven Spielberg e un posto sotto l’Alien di Ridley Scott a precedere il ghigno spaventoso di Jack Torrance (alias Jack Nicholson) in Shining. Posizione numero 37 per Catherine Tramell, meglio conosciuta come Sharon Stone, che in Basic Instinct diventa l’icona della sociopatica sessualmente aggressiva (chi non ricorda la scena dell’interrogatorio?), nonché fulgido esempio di femme fatale del grande schermo.
corriere

25 giu 2009

Diminuisce il numero dei ricchi in Italia e nel mondo



Anche i ricchi piangono. In questi tempi di crisi per le finanze mondiali gli individui con un patrimonio superiore al milione di dollari, gli Hnwi (High net worth individuals), sono diminuiti del 14,9% nel 2008 rispetto all'anno scorso. Nel nostro Paese la riduzione è stata più marcata con una flessione del 20,8 per cento.

È quanto riporta la tredicesima edizione del World Wealth Report, il rapporto annuale sulla ricchezza nel mondo elaborato da Merrill Lynch Global Wealth Management e Capgemini, presentato oggi a Milano, in contemporanea mondiale in diversi Paesi. I motivi di questa contrazione sono sotto gli occhi di tutti. Il terremoto che ha investito la finanza internazionale lo scorso autunno è arrivato direttamente all'economia reale e ha provocato una serie di effetti a catena trascinando anche le finanze di questa categoria ristretta.

Secondo l'indagine, si è tornati a livelli precedenti al 2005, con una brusca discesa soprattutto degli ultra-Hnwi, ovvero i "super-ricchi", coloro che vantano un patrimonio superiore ai 30 milioni di dollari, il cui numero è diminuito del 24 per cento. Nel mondo la cerchia dei Paperoni, composta da 8,6 milioni di individui, si trova ora a gestire un patrimonio finanziario di 32.800 miliardi di dollari, il 19,5% in meno rispetto al 2007 anno in cui deteneva una ricchezza pari a 40.700 miliardi. Merril Lynch e Capgemini, però, sono ottimiste sul futuro: già nel 2013 dovremmo assistere a una ripresa del numero di super ricchi, con un tasso di crescita annuo dell'8,1% (anche se fino al 2007 era del 9,7%). Nord America e Asia-Pacifico faranno da traino alla crescita in termini di ricchezza. Queste regioni beneficeranno dell'incremento della spesa al consumo negli Stati Uniti e della maggiore autonomia dall'esterno dell'economia cinese, che fino a oggi si è sostenuta principalmente sull'export.

Il caso italiano. L'Italia ha seguito il trend negativo attestandosi su un valore di gran lunga inferiore alla media mondiale ma anche a quella europea del 14,4 per cento. Nel nostro paese i milionari sono passati da un totale di 206mila nel 2007 a 163.700 nel 2008, diminuendo del 20,8%, un valore consistente dopo anni di costante crescita (+1,1% nel 2006 e +3,8% tra il 2005 e il 2006). Tra i fattori inibitori che si sono abbattuti sui grandi ricchi italiani Merrill Lynch e Capgemini individuano la diminuzione del Pil reale dell'1% nel 2008 (che potrebbe subire una contrazione del 3,6% nel 2009); il crollo del 51,3% della capitalizzazione di mercato (l'indice S&P Mib ha chiuso il quarto trimestre 2008 in ribasso del 51% rispetto al quarto trimestre del 2007). Una diminuzione del 7,5% dei prezzi sul mercato immobiliare.

Per contro la crisi finanziaria nel nostro paese è stata mitigata da un pacchetto di stimolo approvato dal Governo (che trascina a livello di indotto anche le finanze degli Hnwi) che, secondo il rapporto, equivale a poco meno di un miliardo di euro netti, e la forte campagna di sensibilizzazione determinata a far mantenere la fiducia negli istituti di credito italiani con garanzia sui depositi fino a 100mila euro.

I grandi ricchi hanno preferito investimenti più sicuri. La ricaduta della crisi finanziaria ha portato a una flessione della fiducia, da parte dei ricchi, nei confronti degli investimenti più rischiosi. Hanno ridotto, infatti, la propria esposizione verso le azioni, destinando nel 2008 una quota maggiore del loro patrimonio verso investimenti più sicuri e semplici. Una maggiore quantità di risorse finanziarie è confluita negli investimenti a reddito fisso, nella liquidità e negli asset liquidi. È cresciuta anche la quota dedicata al settore immobiliare, che è aumentato al 18% del portafoglio totale globale degli Hnwi, in rialzo del 4% dal 2007. Anche gli investimenti basati sulla liquidità hanno evidenziato un netto incremento, passando al 21% dei portafogli complessivi (in rialzo del 7% dal 2006).

In Giappone, un Paese in cui il tasso di risparmio è per tradizione elevato, si è registrato il numero più elevato di passaggi a forme di investimento basate sulla liquidità (30%). Per contro, gli investimenti dei Paperoni nordamericani hanno evidenziato la quota più bassa di liquidità o di depositi in percentuale sui loro portafogli complessivi (14%), in rialzo di 3 punti percentuali dal 2007.
sole24ore

24 giu 2009

Decalogo per tronisti e tipi da reality



Veramente divertente...!

A differenza della vita, la tv offre sempre una seconda chance e magari anche una terza, una quarta...



Esiste un decalogo (ironico) per tipi da reality, aspiranti veline, opinionisti, ballerine senza scuola di danza, cantanti senza voce e tronisti a tutto campo? Ci ha pensato Massimiliano Lenzi con il libro C'è posto per te. Inferno, Purgatorio e Paradiso della tv italiana, con nomi e cognomi (Vallecchi). Lenzi scrive di tv sul Foglio ma è anche redattore di alcune celebri trasmissioni: per questo il suo occhio è disincantato, i suoi nomi e cognomi non configurano mai una lista di proscrizione, il suo rispetto per la gente di tv è alto. Fosse per lui li metterebbe tutti in Paradiso, ben conscio che l'Inferno della tv è generoso di speranze, per tutti quelli che vi entrano.

Ma torniamo al decalogo. Primo comandamento: avrai altri programmi dopo il primo. A differenza della vita, la tv offre sempre una seconda chance e magari anche una terza, una quarta... Secondo: non nominare i nomi dei capistruttura invano. Mai parlare male di qualche funzionario tv: sono troppo permalosi. Terzo: ricordatevi di santificare lo share. L'ascolto è la nuova divinità televisiva: audience, share e rating sono la Sacra Triade della tv generalista. Quarto: onora Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. Ma anche no. Quinto: non bestemmiare, come suggerisce padre Dante. Sesto: commettere atti impuri. Quanto meno per alimentare la leggenda del velinismo imperante, del divano del capostruttura, ecc. Settimo: copiare sì, imitare no. Totò, nelle autorevoli vesti del pittore Scorcelletti (Totò, Eva e il pennello proibito, 1958) affermava con risolutezza che «creare è facile, difficile è copiare». Ottavo: gossip, gossip, gossip. Chi non finisce almeno una volta su Dagospia non conta nulla. Nono: non desiderate la soubrette degli altri. Tronfia, la tronista troneggia sul trono. E già si crede soubrette. Decimo: non desiderate i programmi degli altri. Se vi offrono un programma, fatelo. Come in amore, ogni lasciata è persa. Paradise Lost.
corriere

23 giu 2009

L'azienda è in crisi? Te lo dice l'e-mail


Analizzati i messaggi inviati dai lavoratori nei mesi precedenti il collasso
Indagine sulla Enron: nei momenti di difficoltà i dipendenti usano la posta elettronica in modo diverso



MILANO - Ci si chiude in gruppi ristretti, si parla solo con persone fidate, le informazioni restano all'interno di una cerchia selezionata. Se questo è quello che sta accadendo nella vostra azienda, forse fareste bene a preoccuparvi: grossi guai potrebbe essere in vista. Il suggerimento arriva da una ricerca americana che ha analizzato i percorsi dei messaggi di posta elettronica inviati dai dipendenti della Enron durante gli ultimi 18 mesi di vita del colosso energetico americano fallito alla fine del 2001. Lo studio, realizzato dal Florida Institute of Technology di Melbourne, rivela come nel mese precedente la fine i modelli di comunicazione elettronica tra i dipendenti abbiano subito un brusco mutamento ispirato da diffidenza e paura. Le persone hanno cominciato a scambiarsi messaggi soprattutto all'interno di gruppi ridotti e a non condividere le informazioni con il resto dell'organizzazione. La ricerca è stata presentata alla fine di maggio a Catania in occasione di un simposio internazionale sulle reti complesse.

CRICCHE PERICOLOSE - Senza guardare ai contenuti dei messaggi, Ben Collingsworth e Ronaldo Menezes, i ricercatori che hanno condotto l'indagine, hanno individuato alcuni momenti decisivi per le sorti della Enron (per esempio, le dimissioni di Jeffrey Skilling, amministratore delegato dell'azienda che ha abbandonato la poltrona nell'agosto 2001) e sono andati a caccia di eventuali mutazioni nella comunicazione dei dipendenti in corrispondenza di questi eventi. La trasformazione più macroscopica, secondo quanto riporta il sito della rivista scientifica New Scientist, ha riguardato il mese precedente il fallimento. In questo periodo il numero di "cricche" elettroniche, vale a dire di insiemi di persone in cui ogni membro del gruppo ha un diretto contatto e-mail con ogni altro membro, è salito da 100 a quasi 800. I messaggi, inoltre, hanno cominciato ad essere scambiati sempre di più all'interno di queste conventicole e non condivisi con gli altri dipendenti.

IL MALESSERE NELLE E-MAIL – Secondo Gilbert Peterson dell'Air Force Institute of Technology di Dayton (Ohio) che ha lavorato anch'egli sul corpus di e-mail della Enron (oltre 517 mila messaggi finiti nella mani degli inquirenti), lo studio apre nuove prospettive. Se confermati, questi risultati potrebbero portare a individuare nei cambiamenti dei paradigmi di comunicazione segnali di crescente malessere di un'organizzazione. Insomma, se avete dei dubbi sulla tenuta dell'azienda per cui lavorate, iniziate a guardare la vostra casella di posta elettronica.

corriere

India: istruzioni obbligatorie per l'uso responsabile del cellulare


Negli Usa fa discutere l'utilizzo degli smartphone durante le riunioni di lavoro
Gli operatori telefonici dovranno «educare» i propri clienti ad un corretto utilizzo dei telefonini




MILANO - Se non c'è molto «campo», è inutile che urli per farti sentire meglio. Lo stesso se intorno a te c'è troppo rumore: meglio interrompere la conversazione e cercare un posto più silenzioso. Non scattare foto a sconosciuti senza permesso. E, soprattutto, usa con moderazione il volume della suoneria. Quelle che sono semplici norme di buon senso (spesso disattese) in molti paesi occidentali, in India ora dovranno essere distribuite per legge in allegato a ogni nuovo cellulare o sim acquistata.

GALATEO PER LEGGE - Il Ministero delle Telecomunicazioni indiano ha diffuso una direttiva con cui obbliga i produttori di cellulari e le compagnie telefoniche ad «educare» i propri clienti ad un uso responsabile dei dispositivi. «Stiamo cercando di diffondere una maggiore consapevolezza tra il pubblico. Se gli utenti ormai sanno come utilizzare un telefonino, spesso suonerie e conversazioni ad alto volume producono troppo fastidio» spiega il testo approvato in questi giorni. Oltre agli inviti a moderare le urla in pubblico e il volume delle suonerie («evitare quelle con i bambini che piangono o i clacson che suonano all'impazzata», «attivare la modalità silenzioso in ospedali, treni e luogo di lavoro»), sono previste anche indicazioni sulla privacy (ad esempio: non raccontare vicende private in pubblico) e la sicurezza (vietato parlare mentre si è alla guida).

TELEDENSITÀ - La decisione di New Dehli non rappresenta la solita provocazione governativa: l'India è uno dei Paesi con il più alto tasso di crescita nell'acquisto di nuovi cellulari. Attualmente già si contano oltre 415 milioni di dispositivi mobili in circolazione e molti di questi appartengono ad utenti che per la prima volta ne posseggono uno. Ogni mese, poi, vengono aperte 11 milioni di nuove utenze. Un livello di «teledensità» - così la definisce la direttiva governativa - che richiede una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori per evitare di aggiungere altro inquinamento acustico a quello già esistente.

TOPLESS MEETING? - Cellulari sul banco degli imputati anche negli Stati Uniti, dove fa molto discutere l'utilizzo dei più evoluti smartphone sul luogo di lavoro. Da quando iPhone, Blackberry e gli altri modelli di «telefoni intelligenti» sono diventati un gadget immancabile nelle tasche dei businessman, in molti si chiedono: è giusto continuare ad utilizzarli durante i meeting di lavoro? Oltre alla perdita di concentrazione, non si tratta anche di una mancanza di rispetto nei confronti di chi parla? No, secondo i tecno-entusiasti: gli attuali ritmi di lavoro richiedono una raggiungibilità continua. E poi, sms e mail sono molto più discreti di una conversazione a voce alta. Eppure, racconta il New York Times, diverse aziende hanno iniziato a bandire l'utilizzo di dispositivi elettronici durante le riunioni (che qualcuno ha già battezzato «topless meeting»: ovvero niente laptop, smartphone e altre gadget. Non saranno rumorosi, ma rappresentano comunque una fonte di distrazione per almeno il 30 per cento degli impiegati, secondo un recente sondaggio di Yahoo, secondo cui un utente su cinque viene ripreso dal proprio capo per utilizzo fuori luogo degli smartphone.

corriere

21 giu 2009

Concerto per l'Abruzzo all'Olimpico di Roma




Renato Zero, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia, Antonello Venditti, Gigi D'Alessio, solo per fare alcuni nomi: sabato sera all'Olimpico di Roma in scena il concerto-evento «Corale per il popolo d'Abruzzo», a sostegno della popolazione colpita dal terremoto. Una serata condotta da Serena Dandini e Giorgio Panariello, con ospiti d'eccezione Giuliano Sangiorgi (Negramaro), Mauro Pagani, Mario Biondi, Alex Britti, Cristiano De André e gli attori Sabrina Ferilli e Christian De Sica.

Oltre ai brani eseguiti dai singoli artisti in programma anche alcuni duetti: Claudio Baglioni canterà con Fiorella Mannoia "Amore bello", Gigi D'Alessio con Renato Zero "Tu si 'na cosa grande", Ivano Fossati con Pino Daniele "Una notte in Italia". A Renato Zero, Christian De Sica e al maestro Armando Trovajoli l'intrepretezione di un grande classico dedicato alla capitale "Roma nun fa la stupida stasera", mentre Antonello Venditti e Claudio Baglioni si cimentano con "Roma capoccia". La serata si chiude sulle note di "E la pioggia che va'" e di "Domani 21/04.09", brano cantato per la prima volta live da Giuliano Sangiorgi e Mauro Pagani, ideatori e promotori con Jovanotti della prima iniziativa benefica del mondo musicale a sostegno dell'Abruzzo, con tutti gli artisti presenti sul palco dell'Olimpico. Lorenzo Jovanotti, impegnato a New York per concerti fissati da tempo, ha mandato un contributo video.

Per comprare il brano dedicato all'abbruzzo potete andare QUI

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20 giu 2009

La fortuna non esiste


Vi consiglio un libro unico, da leggere tutto d'un fiato, una storia di uomini e donne che, come riporta il sottotitolo, hanno avuto il coraggio di rialzarsi.


"La fortuna è quando il talento incontra l'occasione". Seneca

"La speranza non è ottimismo ma capacità e volontà di combattere". Barak Obama


"Non importa quante volte cadi. Quello che conta è la velocità con cui ti rimetti in piedi." Come si esce da una crisi, come si supera una perdita, un insuccesso, un fallimento? C'è chi ha avuto la forza di rimettersi in piedi dopo che l'azienda in cui lavorava ha chiuso, chi ha rifiutato di arrendersi dopo che la recessione lo aveva costretto a vendere la casa in cui viveva e a partire per chissà dove, chi ha ritrovato la forza di andare avanti dopo che un lutto sembrava avergli tolto una ragione per vivere. Due anni in viaggio attraverso l'America, trentasei Stati, l'elezione presidenziale più emozionante che si ricordi e tante vite di gente comune. Ma al centro di tutto questo per Mario Calabresi c'è una sola domanda: che cosa accade nel cuore di chi cade e trova la forza di rialzarsi? Magari con fatica, con dolore, ma con tenacia incrollabile e soprattutto senza aspettare la fortuna? Qual è il segreto di una nazione e della sua gente, capace da sempre - ma oggi più che mai - di reinventarsi da zero, di darsi una seconda chance, di eleggere un presidente nero contro ogni previsione, di rimettersi in cammino anche dopo che la più grave recessione del dopoguerra ha travolto la vita di milioni di persone?

“Prima si semina, poi si coltiva e solo alla fine si raccoglie”. Potrebbe essere questo slogan, tratto dall’ultima campagna elettorale di Barack Obama, quella del Change promesso, il messaggio che Mario Calabresi vuole lanciare ai lettori di questo suo nuovo libro. Il neodirettore de La Stampa ha raccolto in queste pagine una serie di ritratti dell’America di oggi che vuole rialzarsi dalla crisi del 2008, racconti frutto del suo lavoro di inviato per la Repubblica al seguito del presidente degli Stati Uniti, dai quali emerge forte la capacità di chi impara a seminare idee, imprese o progetti nelle terre impossibili, la tenacia di tutti coloro che hanno fede nel fatto che prima o poi «il raccolto arriverà».
Un libro positivo sulla voglia di fare, di crescere, su quell’”ottimismo della volontà” di gramsciana memoria, che il nostro Paese sembra avere scordato, un libro che parla di quartieri rinati dal nulla, di un bambino poliomelitico e analfabeta a 13 anni che, per amore di una scatola di matite colorate, riesce a convincere un medico a farlo studiare e camminare. Calabresi parla dell’America, ma sembra rivolgersi al suo Paese. Narra esperienze vere, dignitose, che scuotono dall’inerzia, come quella dei 738 operai della General Motors che una volta licenziati dalla fabbrica di una vita, dove avevano lavorato anche i loro nonni, per il fallimento delle vendite degli enormi Suv da 57.000 dollari l’uno, si sono tutti iscritti al college insieme ai ragazzini per tornare a studiare. Col sussidio di disoccupazione si sono rimessi sui libri, hanno preso lezioni di informatica, frequentato corsi per diventare cuoco, poliziotto, massaggiatrice, infermiere, tecnico dei pannelli solari, radiologo, agricoltore biologico. Per queste persone, come recita il titolo del libro, non solo «la fortuna non esiste», ma «la differenza tra un disastro e un’avventura è solo la tua attitudine». Una bella iniezione di fiducia che arriva da persone che si sono rialzate e che avevano perso tutto, chi la casa, chi il lavoro, chi una o due gambe. Sono persone rinate a nuova vita, proprio come successe alla nonna dell’autore, Maria Tessa, che il 5 gennaio 1915, in una fredda casa di Torino, era stata data come nata morta per l’emorragia della madre. Fu invece, miracolosamente, salvata da un dottore che ebbe la voglia di scommettere sulla vita, il coraggio di assumersi il rischio di nutrirla, accudirla e crescerla quando gli altri l’avevano già data per morta.
Lo trovi QUI

19 giu 2009

Usa: multata per 1,9 milioni di dollari per aver scaricato 24 canzoni dal web


Scaricare legalmente i brani le sarebbe costato 23,76 dollari
Per la prima volta una donna è stata condannata per violazione del copyright



NEW YORK (USA) - Un tribunale americano ha condannato una donna del Minnesota a pagare un risarcimento di 1,9 milioni di dollari (circa 1.366.000 euro) per aver illegalmente scaricato 24 canzoni da Internet. Il processo contro Jammie Thomas Rassett, una madre di quattro figli che lavora per una tribù indiana, è il primo negli Stati uniti per violazione del copyright, ha detto il suo avvocato alla tv satellitare Cnn. La donna, che ha 32 anni, è rimasta stupita per la sentenza, anche perchè scaricare legalmente le canzoni le sarebbe costato solo 99 centesimi di dollaro a brano (in tutto 23,76 dollari), e intende ricorrere in appello.

LA SENTENZA - Il tribunale ha stabilito un risarcimento di circa 80.000 dollari per ogni violazione del copyright, con gran soddisfazione della Record Industry association of America (Riaa), l'associazione dei produttori discografici. La Thomas-Rasset era stata condannata a pagare un risarcimento di 220mila dollari alla Riaa in un primo processo nel 2007, ma il procedimento era stato annullato per un vizio di forma. Le canzoni scaricate sono di No Doubt, Sheryl Crow, Gloria Estefan e Linkin Park.
corriere

Ridicolo............

YouTube fa tendenza



Il colosso del video web dovrebbe ridurre di molto le sue perdite. Intanto continua ad accumulare partner e a dettare i fenomeni internet. In attesa di bilanci super



YOUTUBE guadagna? No, non ancora, ma le perdite del colosso del video on line di proprietà di Google, dovrebbero essere molto minori di quanto previsto. Lo dice uno studio di RampRate Inc, che valuta le perdite di YouTube per quest'anno attorno ai 174 milioni di dollari, molto di meno dei 470 milioni di dollari stimati solo due mesi fa dagli analisti del Credit Suisse. La differenza delle due valutazioni è essenziale non solo per le casse di Google (che ha acquistato YouTube nel 2006 per 1 miliardo e 760 milioni di dollari) quanto per gli investitori, che vedrebbero nel calo delle perdite una straordinaria novità. YouTube è infatti uno dei siti più visti al mondo ma ancora non ha dimostrato alcuna capacità di trasformare questo successo in denaro contante.

Google non fornisce dati certi in proposito, limitandosi ad ammettere che YouTube non produce profitti: "La maggior parte degli analisti fa questi conti immaginando quanto ci costi tenere in piedi la struttura", ha detto Patrick Pickette, chief financial officer di Google, "e spesso esagera". Secondo gli analisti di RampRate a Google non fa comodo far sapere che i conti migliorano, perché la percezione di grosse perdite consente di trattare costi minori per i diritti di programmi tv, film e musica, e di veder nascere meno cause legali dagli aventi diritto, che si sentono meno danneggiati se YouTube non guadagna un euro dalla programmazione dei loro contenuti. "Non è vero", dice Aaron Zamost, portavoce di YouTube, "Ci interessa dimostrare che YouTube è un buon business proprio perché i nostri partner devono sentirsi coinvolti in qualche forma di guadagno. Se loro hanno successo noi abbiamo successo".

E i partner, infatti, si moltiplicano. Sono moltissime le aziende, i canali televisivi, i singoli artisti, che aprono su YouTube i propri canali, trasformando il sito di videosharing in una vera e propria piattaforma televisiva planetaria, nella quale è possibile, sempre di più, non solo trovare cose di ieri o del passato remoto, ma anche essere costantemente aggiornati sulle novità più interessanti. Sono così i canali, ad esempio, dei gruppi musicali, che postano su YouTube i video dei concerti, le novità discografiche, ma anche quelli delle grandi televisioni, come la Cnn, la Bbc o la Rai. Molte anche le aziende che per promozione aprono i loro canali, come l'italiana Granarolo o la giapponese Toyota.

Sta di fatto che YouTube resta uno dei siti più frequentati del mondo e che il suo successo, secondo Wired, sta portando alla nascita di un "Tubeverse", un universo di cloni che usano "tube" nel loro nome. SportsTube a GuitarTube, da DnaTube a SwimTube, sono centinaia i siti che hanno sfruttato l'onda del successo del servizio di videosharing di Google per creare spazi tematici con un nome simile e un simile approccio alla materia video. Secondo Wired solo negli Stati Uniti ci sono più di mille siti con la parola "tube" e ogni giorno ne nascono di nuovi.

repubblica

18 giu 2009

Gli alberghi più lussuosi al mondo a Cannes, New York, Ginevra, Atene e Sardegna



La classifica di forbes:
La suite con vista sulla Costa Smeralda
tra le cinque più care del Pianeta




MILANO - Volete fare una follia da 27mila euro a notte? Prenotate la Penthouse Suite dell’Hotel Martinez di Cannes, che la rivista americanaForbes ha messo al primo posto della top five degli alberghi più costosi al mondo, e per quella cifra avrete la possibilità di godere di ben due hammam privati, di una sauna e di una terrazza con vista panoramica sul mare, senza contare le due camere da letto, il salone, la sala da pranzo e il guardaroba che completano lo spettacolare appartamento. Non bastasse, l’hotel dispone, inoltre, di un rinomato ristorante da Guida Michelin e di una grande spiaggia privata. Se alle follie della Croisette preferite, invece, le mille luci di New York, niente di meglio del Four Season Hotel e, soprattutto, della leggendaria Ty Warner Penthouse Suite. E, in questo caso, potete anche risparmiare qualcosina, visto che il prezzo è di poco più di 25mila euro per una notte in questo sontuoso attico di 400 metri quadri, che offre una vista a 360 gradi sullo skyline di Manhattan e vi permette di godere dei servizi esclusivi di un maggiordomo, di un personal trainer e di un autista. Per la stessa cifra newyorkese potreste anche trascorrere una notte nella super sicura Royal Penthouse Suite dell’Hotel President Wilson di Ginevra, anche se l’ascensore privato, le telecamere di sorveglianza, le porte blindate, le finestre a prova di proiettile e il “panic button” vicino al letto rischiano di farvi diventare un tantino paranoici. Meglio, allora, rilassarsi con una partita a biliardo o un po’ di musica classica (c’è uno Steinway in bella mostra nel salone della suite), senza dimenticare la vista mozzafiato che spazia dal Lago di Ginevra al Monte Bianco.

LUSSO E SFARZO AL MARE - Per chi, invece, vuole concedersi il lusso e lo sfarzo anche al mare, le ultime due destinazioni sembrano fatte apposta (portafoglio permettendo, ovviamente). Al quarto posto della mini-classifica americana troviamo, infatti, la Royal Villa del Grand Resort Lagonissi di Atene, in Grecia, dove per 24.600 euro a notte potrete contare su un maggiordomo e su uno chef privati, e la sola fatica che dovrete fare sarà quella di alzare il dito per ordinare un drink, mentre un pianista a vostra completa disposizione renderà l’atmosfera ancora più romantica. Siete tipi attivi? Niente paura, la Villa dispone anche di due piscine e di una palestra, oltre che di una spiaggia esclusiva. Un posto più sotto, ecco la Presidential Suite dell’Hotel Cala di Volpe in Costa Smeralda, da decenni meta dei ricchi e famosi: per poco meno di 20mila euro a notte avrete tre stanze da letto, altrettanti bagni, una piscina di acqua salata, un gazebo privato e un solarium.


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Piccola, economica ed ecologica: ecco la prima auto a idrogeno low cost


Presentata a londra la "Riversimple Urban Car"
Percorre 400 km con un pieno e raggiunge gli 80 km/h. Il leasing ventennale comprende il carburante
La "Riversimple Urban Car"




MILANO - Piccola, economica e superecologica. Martedì scorso è stata presentata a Londra "Riversimple Urban Car", la prima vettura low-cost alimentata completamente a idrogeno. Secondo molti osservatori questa elegante auto a due posti, che raggiunge gli 80 km/h ed è capace di percorre 400 km con un pieno, rappresenta il prototipo dei veicoli del futuro. Ma ciò che la rende unica è il prezzo relativamente basso. Chi vorrà assicurarsi i primi prototipi (saranno sul mercato dal 2013) dovrà sottoscrivere un leasing e sborsare solo 200 sterline al mese, poco più di 230 euro.

PRODUZIONE - Prodotta dalla "Riversimple", piccola società inglese fondata dall'ingegnere ed ex corridore Hugo Spowers, è davvero un gioiello della meccanica. Tra i finanziatori che hanno partecipato alla realizzazione del progetto, c'è anche Sebastian Piech, pronipote del grande Ferdinand Porsche, il fondatore della famosa e omonima casa automobilistica tedesca. Quest'auto a idrogeno, presentata come la perfetta utilitaria del XXI secolo, è stata costruita con materiali ultraleggeri (pesa solo 350 kg), si alimenta con una cella a combustibile da 6 kw e ha 4 motori elettrici indipendenti, ognuno dei quali è collegato a una ruota della vettura. La Riversimple sul suo sito ufficiale dichiara di essere un'azienda che costruisce auto a basso consumo energetico usando "un approccio radicale per la mobilità personale".

COSTI E CARBURANTE GRATUITO - Oltre a utilizzare una tecnologia altamente innovativa la società inglese ha fatto sapere che non venderà le automobili secondo il metodo classico, ma effettuerà dei leasing ventennali: il cliente pagherà ogni mese circa 235 euro, ma nel prezzo sarà incluso anche il carburante che servirà ad alimentare la vettura. Entro la fine di quest'anno la compagnia spera di produrre i primi 10 prototipi, mentre è già stato firmato l'accordo con la BOC, azienda britannica che rifornisce gas, per l'installazione di stazioni di servizio a idrogeno nelle città dove i prototipi saranno lanciati.

IMPATTO AMBIENTALE E OPEN SOURCE - Per sviluppare quest'auto gli ingegneri della “Riversimple” hanno lavorato per nove lunghi anni. Tuttavia secondo Sebastian Piech non è stata fatica sprecata perché la vettura rappresenta un'autentica rivoluzione. Oltre ad essere costruita con materiale al 100% riciclabile, il suo tasso d'inquinamento è innocuo. Per ogni km percorso la "Riversimple Urban Car" immette nella atmosfera solo 30 grammi di anidride carbonica. Le auto più ecologiche che oggi circolano nelle nostre città ne immettono almeno 150 grammi. Inoltre il rampollo della casa automobilistica tedesca afferma che la nuova forma di pagamento che offre il carburante gratuitamente stimolerà le persone a non cambiare continuamente auto, ma a utilizzare sempre la stessa. «Non state comprando un prodotto» dichiara entusiasta Piech al Times di Londra. «Siete in procinto di acquistare un servizio di trasporto personale». Dello stesso avviso John Constable, presidente di Riversimple: «È qualcosa di più di una semplice auto ecologica». Per accelerare lo sviluppo della tecnologia, la società ha deciso di seguire la filosofia "open source": chiunque volesse migliorare questo progetto potrà consultare gratuitamente sul web il design e il motore della vettura.

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15 giu 2009

Monsieur Arosio: l'italiano che compra Montecarlo


La sorpresa di monsieur Arosio
Milanese, 52 an­ni, commercialista. Conosciuto da pochi, ha un hotel da 250 milioni



ROQUEBRUNE (Francia) - Caccia a mister Tank. «L’italia­no Tank», dicono a Roquebru­ne, ha comprato un piccolo, suggestivo, preziosissimo pez­zo di costa francese. Costa Az­zurra per la precisione, proprio sulla punta di Cap Martin, un quarto d’ora d’auto dal confine italiano. Bar, ristorante, scogli e mistero sul prezzo. Pare sia una delle due sole spiagge private d’Oltralpe, l’altra è in Norman­dia. Ma risulta essere anche il padrone del Vista Palace, «quel­l’albergo là in alto»: 12mila me­tri quadrati, più 45mila di par­co a terrazze, appollaiato a 300 metri d’altezza, il mare sotto, Montecarlo a destra e Cap Mar­tin a sinistra. È l’oggetto di una delle più rilevanti operazioni immobiliari della zona. Si parla di 250 milioni, tutto compreso, anche rifare da zero la struttura con un progetto firmato da Nor­man Foster che attende (da pa­recchio tempo) il completamen­to dell’iter autorizzativo, ora, pare, alle battute finali.

Prima di infilarsi sui tornanti e salire al Vista Palace, si intra­vede una grande villa in ristrut­turazione, ma con i lavori fer­mi. Confina con la residenza di Domenico Dolce e Stefano Gab­bana. È la villa che Gianpiero Fiorani (Popolare Lodi) intestò a prestanome, quella in cui spe­se 200mila euro per l’ascensore e 160mila di giardiniere. È in vendita? Non si capisce, è un groviglio giudiziario. Però vie­ne fuori che tale Vincenzo Scan­durra (rivenditore di auto di lusso a Montecarlo) a cui Fiora­ni aveva ceduto (con opzione di riacquisto) il 45% della villa, è inseguito da una cartella esat­toriale del fisco italiano per la «modica» cifra di 22.205.306,01 euro. Saliamo verso il Vista Palace che, osservato dalla costa, è de­cisamente brutto. Ma la posizio­ne è spettacolare e dentro è un cinque stelle. Norman Foster avrà da lavorare. E mister Tank? Qui non c’è, è a Milano e non è un cognome ma una società. Anzi, è il fondo immobiliare Tank Re II, sede a due passi dal Duomo. L’ammi­nistratore delegato si chiama Bruno Arosio, milanese, 52 an­ni, commercialista, ex PriceWa­terhouse, consulente di azien­de e famiglie molto note come Seragnoli, Safilo, Bormioli, Trussardi, Sisal e altri.

È sua la maggioranza delle quote del fondo, come lui stes­so afferma, dopo che alcuni in­vestitori sono usciti e sono sta­ti liquidati. Insomma è di Aro­sio una delle proprietà più ric­che e coreografiche della Costa Azzurra, dietro la quale c’è un progetto che richiede investi­menti e partner. Per fare cosa? Metà hotel di lusso e metà ap­partamenti di super lusso, vale a dire un «Private Residence Club». Compri 5 settimane per trent’anni (costo indicativo in­torno ai 500mila euro) e hai tut­to quel che vuoi: per esempio maggiordomo fisso, elicottero, Ferrari per trotterellare in inco­gnito nel Principato e yacht in alternativa all’appartamento. Ma tra il sognare e il business c’è di mezzo la lira, come si dice­va una volta. Mister Aro­sio- Tank non aspetta altro che arrivi l’ultimo timbro della pre­fettura di Nizza, per far partire i lavori e cambiare i connotati al Vista Palace. «Non ho problemi a trovare investitori e, del re­sto, questo è il mio obiettivo e la ragione per cui la proprietà è in un fondo immobiliare. Ho già un’offerta scritta di un grup­po arabo che è pronto a entrare al 50% nell’operazione. E co­munque nessuna fretta: siamo senza debiti».
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14 giu 2009

Forbes: Gli attori più pagati


La classifica della rivista Forbes sui guadagni da giugno 2008 a giugno 2009
Harrison Ford il più pagato di Hollywood
«Indiana Jones» ha incassato in un anno 65 milioni di dollari. Secondo Adam Sandler, terzo Will Smith




LOS ANGELES - La recessione non abita a Hollywood. Come ogni anno la rivista Forbes, definita dai mass media internazionali la Bibbia del capitalismo, presenta la classifica degli attori che hanno guadagnato di più negli ultimi 12 mesi. Guardando i lauti assegni che hanno ricevuto per le loro interpretazioni cinematografiche e gli altri introiti ottenuti dagli sponsor, sembra davvero che i Paperoni del cinema vivano su un altro pianeta.

VINCITORE - Quest'anno l'indiscusso Paperone del cinema è Harrison Ford. L'attore americano ha guadagnato dal giugno 2008 fino ad oggi la considerevole cifra di 65 milioni di dollari. Il successo economico di Ford è dovuto esclusivamente alla sua interpretazione in Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, quarto episodio della saga che ha come protagonista il celebre archeologo Henry Jones Junior. Per fargli indossare di nuovo i panni del leggendario studioso-avventuriero, la Paramount ha presentato all'attore americano un'offerta economica che difficilmente poteva rifiutare. E pensare che negli ultimi 9 anni Ford aveva interpretato solo 4 film, tutti flop al botteghino.

PODIO - Al secondo posto tra gli attori più pagati dell'anno si piazza Adam Sandler, che ha messo assieme 55 milioni di dollari. Il popolare attore americano quest'anno ha interpretato due film di successo, Racconti incantati e Zohan, tutte le donne vengono al pettine che assieme hanno guadagnato 413 milioni di dollari al botteghino. Inoltre il protagonista di Terapia d'urto ha recitato anche nella pellicola Funny People, che uscirà in America a fine luglio. Il film, diretto dal regista Judd Apatow, racconta la storia di un comico di successo che scopre di avere un solo anno di vita a causa di una malattia. Sul gradino più basso, ma pur sempre stellare, del podio si posiziona Will Smith con 45 milioni di dollari. Nel 2007 la rivista Newsweek lo ha definito uno degli attori più potenti del mondo per i suoi successi al botteghino, sia in patria che all'estero. A distanza di due anni Smith conferma le sue doti di attore molto amato dal pubblico e nell'ultimo anno ha interpretato due film di successo: Hancock, che ha incassato in tutto il mondo 625 milioni di dollari e Sette Anime, pellicola girata da Gabriele Muccino, che ha guadagnato 170 milioni di dollari.

GLI ALTRI - Anche gli altri attori presenti nella top ten hanno guadagnato cifre esorbitanti. Al quarto posto si posizionano a pari merito con 40 milioni di dollari Eddie Murphy e Nicolas Cage. Il primo, nonostante il flop di Piacere Dave (il film ha incassato «solo» 50 milioni di dollari al box office), continua ad essere uno dei comici più pagati di Hollywood. Nell'ultimo anno ha interpretato anche Immagina che e A Thousand words, pellicole che usciranno in Italia a fine estate. Nicolas Cage invece come ogni anno si distingue per essere uno degli stacanovisti di Hollywood. Tra il 2008 e il 2009 ha recitato in ben 6 pellicole. Sesto si piazza Tom Hanks con 35 milioni di dollari (quest'anno ha interpretato Angeli e Demoni che ha incassato oltre 400 milioni di dollari al botteghino), mentre settimo si ferma Tom Cruise con 30 milioni di dollari. Chiudono la top ten Jim Carrey (28 milioni di dollari), Brad Pitt (28 milioni di dollari) e Johnny Depp che è passato dai 72 milioni di dollari dell'anno scorso ai 27 milioni di dollari di quest'anno. Il motivo? Nessun nuovo episodio della saga dei Pirati dei Caraibi.
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Ceo Sleepout: Manager e barboni, una notte insieme


Iniziativa ideata da un'associazione caritatevole australiana
Manager e barboni, una notte insieme
al freddo in un parco di Sydney
Il "Ceo Sleepout" raccoglierà fondi per aiutare i senzatetto che vivono nel paese



SYDNEY (AUSTRALIA) - Una notte da barboni per beneficenza. Saranno più di duecento gli amministratori delegati australiani che giovedì prossimo parteciperanno al "Ceo Sleepout", iniziativa ideata dalla "St Vincent de Paul Society", associazione caritatevole che opera in circa 40 istituti di beneficenza, per aiutare i senzatetto che vivono nel paese anglofono. Al progetto hanno aderito i "Ceo" delle aziende locali che per una notte dormiranno al freddo assieme ai mendicanti che abitualmente dimorano nel "Luna Park" di Sydney. I dirigenti aziendali potranno sperimentare le difficoltà vissute dai senzatetto e con i soldi raccolti l'associazione caritatevole organizzerà progetti che cercheranno di rendere meno dura la vita dei mendicanti che vivono in Australia.

100MILA SENZATETTO, 50% DONNE E BAMBINI - Secondo le statistiche oggi in Australia vivono più di 100.000 senzatetto e tra questi vi sono circa 34.000 bambini. Ciò che preoccupa di più le associazioni di beneficenza è la constatazione che oltre il 50% dei senzatetto sono donne e bambini. La violenza domestica è la causa principale che trasforma i soggetti più deboli della società in mendicanti: questi preferiscono una vita di stenti piuttosto che vivere a contatto con familiari violenti. Inizialmente gli organizzatori di "Ceo Sleepout" speravano di raccogliere circa 250.000 dollari australiani (circa 145.000 euro), ma grazie alle tante donazioni ricevute dai cittadini australiani la somma messa assieme è quasi raddoppiata. Sul sitoweb che promuove l'iniziativa si legge che donando 50 dollari si garantirà un pasto caldo, un letto e dei vestiti nuovi a un mendicante, mentre con 1000 dollari si aiuterà una vittima di violenza domestica a trasferirsi in una nuova abitazione.

SACCO A PELO E MINESTRA CALDA - Non è il primo anno che la "St Vincent de Paul Society" organizza la "Ceo Sleepout". Bernard Fehon, amministratore delegato della “Tactical Solutions”, dichiara di aver partecipato già a tre edizioni e anche quest'anno non mancherà all'appuntamento. Glenn Matthews, Ceo della società Panthers, invece è alla sua prima esperienza ed è certo che una notte assieme ai mendicanti sarà molto istruttiva: «Sono un amministratore delegato e so di essere stato molto fortunato nella mia vita» dichiara Matthews. «Penso che questa esperienza mi permetterà di dare un contributo a una causa giusta». Ai partecipanti sarà offerta per cena una minestra calda e uno scatola di cartone dove rifugiarsi. Per sfuggire al freddo ognuno potrà ripararsi in un sacco a pelo. Le condizioni proibitive non spaventano il Ceo di Panthers: «La maggior parte dei mendicanti non hanno neppure una scatola di cartone o il lusso di un sacco a pelo» dichiara Matthews. «Credo che sarò abbastanza a disagio, ma non quanto sono a disagio tutte le notti le persone che vogliamo aiutare».
corriere

Spiagge e affari



Abramovich vola su Lucca
per portare i russi in Versilia
Il magnate vuole comprare l’aeroporto dei jet privati. Ma c’è anche un gruppo uruguaiano


CAPANNORI (Lucca) — Un aeroporto moderno e affidabi­le, studiato per voli privati di vip e magnati, a pochi minuti di auto dalle spiagge e dalle ville della Versilia. Il sogno del gruppo di imprenditori russi guidati da Roman Abra­movich potrebbe diventare realtà molto presto se l’inte­ressamento per acquistare lo scalo di Lucca-Tassignano si trasformerà in un accordo e in un business pesante. I pre­liminari ci sono già stati e lo stesso Abramovich, come rac­contano fonti aeroportuali, è atterrato a Tassignano alcuni mesi fa, ha visitato la pista, ha guardato le carte e ha di­scusso di un possibile busi­ness. Ancora offerte ufficiali non ci sono state. Anche per­ché il presidente del Chelsea, o meglio chi lo sta rappresen­tando, vuole vedere un docu­mento decisivo per il piccolo aeroporto lucchese: la conces­sione ventennale dell’Enac.

«Un documento che proiette­rebbe il nostro scalo nel futu­ro — spiega il direttore Gior­gio Giorgi — consentendoci di programmare lavori di am­pliamento e miglioramenti ca­paci di far diventare Tassigna­no il primo scalo toscano di lusso dedicato a jet privati. Non saremo i concorrenti di Pisa e Firenze, noi non punte­remo ai voli di linea, ma solo ai jet privati. Che spesso han­no difficoltà nell’avere il per­messo di atterrare e decollare e parcheggiare negli aeropor­ti più grandi, mentre qui po­trebbero trovare il luogo idea­le ». Tra un mese si saprà uffi­cialmente se l’Enac darà il via libera alla concessione, ma i rumor parlano di decisione già presa e di documento di fatto già approvato. Insomma, i numeri per rag­giungere il successo ci sono tutti.

Tassignano, che ospita aerei non più grandi di 14 po­sti, riesce già a sviluppare 10 mila movimenti l’anno e si trova in un punto strategico per il turismo toscano. «È esattamente a metà strada tra gli aeroporti di Pisa e di Firen­ze — spiega Giorgi —. Lucca è a cinque minuti, Firenze a venti, autostrada e ferrovia costeggiano lo scalo. E soprat­tutto la Versilia è a quindici minuti». Già, la Versilia. Un business nel business. L’assal­to dei russi a Forte dei Mar­mi, Pietrasanta e colline di Se­ravezza, è cominciato una de­cina d’anni fa. Industriali, im­prenditori e politici stanno ac­quistano ville, terreni, persi­no pezzi di montagna. E Tassi­gnano è strategico. Lo sa be­ne la Società aeroporto spa, partecipata per l’80% dalla Sogeal, società di impren­ditori pratesi, lucchesi e pi­stoiesi e per il rimanente 20% da Comune di Capan­nori, Provincia e Camera di Commercio di Lucca.

I russi non sono gli unici in­teressati allo scalo. C’è anche un gruppo di imprenditori uruguaiani che avrebbe già fatto un’offerta per acquisire buona parte delle azioni (si parla addirittura del 51%) per un valore di circa 4 milioni di euro. L’affare è coperto da grande riservatezza. Il presi­dente della società aeropor­tuale, Piero Giampaoli, si trin­cera dietro il più impenetrabi­le «no comment», però non smentisce la trattativa con i russi di Abramovich e il grup­po uruguaiano. E aggiunge: «Tutto è possibile».
Corriere

Le donne vengono da Facebook e gli uomini da YouTube


I soliti ben informati sussurrano che lo psicosessuologo americano John Gray stia rimettendo mano al suo libro cult sui rapporti di coppia Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere (10milioni di copie vendute, tradotto in 40 lingue). Una cosa è certa: il titolo sarà Gli uomini vengono da YouTube, le donne da Facebook. Scherzi a parte -- Gray non ha alcuna intenzione di rivedere le teorie del fortunato volume -- oggi le differenze tra i due universi si giocano in rete. A dirlo, una ricerca firmata dal centro di analisi europeo eMerketer, che ha preso in considerazione le abitudini on line di dame e cavalieri. I risultati? I due sessi distano anni luce. Gli uomini hanno un rapporto mordi e fuggi con Internet. Si collegano più volte al giorno, ma per connessioni brevi. E vanno a caccia dei gol della squadra del cuore, delle ultime notizie, delle quotazioni di Borsa e del prezzo di un'auto o di un ristorante. Non mancano i siti con i giochi on line, dal poker al basket, e i motori di ricerca per strade e vie. Per l'universo maschile la Rete rimane uno strumento, un mezzo che si utilizza per necessità e per soddisfare qualche passione. Al primo posto della classifica dei siti più visitati dagli uomini c'è YouTube, ovvero video e filmati brevi. Le navigatrici ormai padroneggiano siti e log-in e non si fermano più davanti a nulla. Tanto da conquistare il primato nel settore: secondo una ricerca di Offcom (l'autorità inglese che regolamenta il mercato delle telecomunicazioni) su 100 utenti della Rete, 56 sono donne. Insomma, Internet è femmina. Spesso, soprattutto per le signore, tempo libero e tempo on line coincidono. Così quando sono connesse passano dal pagamento delle bollette alla spesa, dalle mail agli insegnanti dei figli al grande mare dei social network. Se lui si identifica nei video, lei è tutt'uno con Facebook: in Italia il sito conta 11 milioni di iscritti e di questi il 68% sono donne. Questo è l'indirizzo femminile per eccellenza, perché qui si riallacciano amicizie e si riescono a tenere vive quelle minacciate dai troppi impegni della quotidianità. Le donne, poi, riescono a valorizzare e migliorare i social network, accusati di eccessiva superficialità: quando scrivono raccontano tutte loro stesse, con empatia e sincerità. Prima, le donne guardavano con diffidenza agli acquisti in Rete, mentre ora ci hanno preso gusto. Le donne comprano di tutto: abbigliamento, accessori, gioielli, libri, telefonini e pc, per sé e per i propri cari. Le signore hanno capito che in Rete si risparmia e non si perdono le promozioni speciali. La stessa logica sta spingendo signore e signorine, in questi giorni, a spulciare tutti i siti specializzati nel turismo per organizzare le vacanze e, infatti, la Camera di commercio di Milano ha annunciato che questa estate, per la prima volta, le prenotazioni on line stanno superando quelle delle agenzie di viaggio. Con una ricerca attenta, si crea un tour su misura e, spesso, si ottiene un risparmio anche del 20%. Ne sa qualcosa Claudia de Lillo, che alla Rete deve il suo successo. 38 anni, giornalista finanziaria e madre di due bambini, ha lanciato il blog www.nonsolomamma.com. L'iniziativa è andata così bene (si è aggiudicata il premio per il blog dell'anno e oggi ha oltre 3.000 contatti al giorno) che è diventata un libro, Nonsolomamma (Tea), da un anno nella classifica dei titoli più venduti. I blog e i social network hanno sostituito le chiacchere davanti a un caffè o la telefonata alla sera. Anzi, hanno fatto di più: hanno annullato le distanze.
Millionaire

12 giu 2009

Paese che vai, social network che trovi


Il sito di Zuckerberg NON ha la leadership ASSOLUTA IN NESSUN CONTENENTE
Non solo Facebook, palma d'oro a QQ
Il sito per amici in Cina supera i 300 milioni di utenti attivi. La mappa messa a punto da un blogger italiano



MILANO - Non solo Facebook. Il sito di Mark Zuckerberg ha quasi completato l’opera di colonizzazione dell’Occidente, ma non è il social network più cliccato al mondo. A sorpresa la palma d’oro spetta a QQ, sito per amici che in Cina supera i 300 milioni di utenti attivi, di cui buona parte attirata dalla vendita di beni virtuali per i propri avatar (microcommercio iniziato ben prima che un analogo sistema fosse lanciato su Facebook).

LA MAPPA - È questo uno dei dati più interessanti messi in risalto dalla Mappa dei social network nel mondo, un progetto realizzato dal blogger Vincenzo Cosenza. Un planisfero tematico in cui ogni nazione viene colorata a seconda del social network più utilizzato. Qualcosa di simile era già stato fatto da Valleywag nel 2007, ma la nuova mappa è andata oltre, associando ai meri dati numerici un’analisi globale e locale, frutto anche dell’esperienza lavorativa dell’autore. Da qui emerge come il verde di Facebook raggiunga il primato nel maggior numero di Stati del globo ma non riesca ad accaparrarsi la leadership assoluta in nessun continente. In Europa, ad esempio, deve fare i conti con la cortina di ferro russa molto più affezionata a prodotti locali come V Kontakte e Odnoklassniki. Senza considerare altre piccole enclave come HI5 che svetta in Portogallo e Romania, o Nasza-klasa in Polonia e Hyves nei Paesi Bassi. Più netta la supremazia di Zuckerberg nelle Americhe, dove si segnalano però il Brasile con Orkut (che svetta anche in India) e nuovamente Hi5 in Perù, Ecuador, Colombia e America Centrale. E l’Africa? Nel continente nero regna l’incertezza. «In Africa - ci spiega Cosenza che lavora per l’agenzia Digital PR- è difficile riuscire a ottenere i dati direttamente dagli operatori. Inoltre, è molto diffusa la navigazione tramite cellulare e spesso un unico telefono viene utilizzato da tutta la tribù». Da segnalare, infine, il primato di Maktoob nei Paesi arabi. Oltre al planisfero, lo studio riporta una tabella con il podio dei social network più frequentati in alcuni Paesi di particolare interesse. Così, possiamo vedere come in Italia, dietro allo strapotere di Facebook, si collocano Netlog e Badoo.

IL METODO - Il "social planisfero" parte dai dati raccolti attraverso Alexa, sussidiaria di Amazon che si occupa di statistiche sul traffico di Internet, e Google Trends for Websites, per quanto riguarda i visitatori unici dei siti distribuiti per nazione. Il tocco magico, poi, è arrivato grazie a Many Eyes, l’applicazione di IBM che permette di creare grafici interattivi partendo da qualsiasi tipo di dato numerico. Ed ecco che ogni nazione si colora a seconda del social network più utilizzato. A chi si lamenta della scarsa affidabilità delle statistiche utilizzate l’autore risponde: «Non mi interessava avere dati unitari precisi al millesimo, quanto piuttosto ricavare rapporti di forza veritieri all’interno di ogni singolo Paese. E, in questo senso, anche i numeri di comScore - l’istituto di analisi chiamato in causa da chi critica le fonti utilizzate per lo studio, ndr - confermano quanto emerge dalla mappa».

IL SUCCESSO - La blogosfera, soprattutto italiana, ne stava già parlando attivamente da qualche giorno. Così domenica 7 giugno Vincenzo Cosenza ha deciso di venire allo scoperto. Dalle pagine del suo Vincos Blog ha ammesso di essere lui l’autore della mappa. Oltre un mese di lavoro, per il momento ampiamente ripagato dall’ampia risonanza che la mappa sta avendo su tutto il web. Merito anche della scelta dell’autore di pubblicare l’opera come una sorta di work in progress. Sul suo blog, infatti, c’è solo un breve post in italiano che racconta a grandi linee i risultati del progetto, mentre per i dettagli si rimanda alla versione inglese. Come ci racconta l’autore, «lo scopo è di ottenere più feedback possibili, soprattutto dagli Stati più piccoli, i cui dati raccolti potrebbero essere poco veritieri». Insomma, un “social planisfero” condiviso e in costante aggiornamento. Obiettivo non lontano dall’essere raggiunto visto che la mappa è stata ripresa da centinaia di blogger e riportata anche su testate di fama internazionale come TechCrunch (e, di conseguenza, sul Washington Post). Senza, ovviamente dimenticare le chiacchiere sui social network come, ad esempio, Twitter e Friendfeed.

corriere

11 giu 2009

A Singapore l'automobile si parcheggia in salotto...


Realizzato un grattacielo di 30 piani dove, tramite un ascensore,
è possibile salire direttamente in salotto con la propria auto



Si chiama Multiparker 750, è realizzato da Wohr Autoparksysteme e soprattutto rappresenta l'ultima trovata in fatto di automobili di lusso. Una trovata realizzata a Singapore, dove è stato costruito un grattacielo di 30 piani alto 100 metri in cui, tramite un ascensore, è possibile salire con la propria auto direttamente in salotto. Sorseggiare quindi un aperitivo con gli amici al tramonto sulla terrazza di fronte ad un fantastico panorama e contemporaneamente mostrare la Rolls-Royce appena acquistata.

Nel grattacielo sono stati realizzati due posti auto per ogni appartamento per un totale di 120, dove gli inquilini possono infatti parcheggiare in modo semplice e sicuro le proprie Ferrari, Porsche e Rolls-Royce. Mentre l'utente sale velocemente al piano del suo appartamento tramite l'ascensore, il Multiparker 750 porta l'auto al livello selezionato. Si può accedere direttamente dall'appartamento all'area di parcheggio per prelevare comodamente dall'auto le borse della spesa o quant'altro, mentre la vettura parcheggiata rimane visibile dal salone e addirittura dalla terrazza.

L'auto viene prelevata da un apposito carrello che solleva le ruote e tramite uno shuttle la porta di fronte allo spazio di parcheggio vuoto. Le auto vengono parcheggiate direttamente su delle solette in cemento armato da un dispositivo senza pallet chiamato LAT (longitudinal pick-up transport equipment). Il resto vien da se...
repubblica

Obama mette sotto inchiesta Google


Il ceo dell'azienda schmidt: «ci aspettiamo di essere sottoposti a ispezioni»

Nel mirino l'accordo tra il colosso del web editori e scrittori per trasferire on line milioni di libri



WASHINGTON (USA) - Se Google si aspettava un trattamento di favore dalla nuova Casa Bianca, deve cominciare a ricredersi. L'amministrazione Obama ha avviato un'indagine sull'accordo tra il colosso del web, vari editori e l'associazione degli scrittori, per capire se i piani di Google di trasferire milioni di libri on line alla portata di tutti non rappresentino una gigantesca violazione delle leggi sul copyright.

INCHIESTA - L'inchiesta è stata avviata dal ministero della Giustizia ed è per ora nelle fasi iniziali. Il governo ha avviato la raccolta di documentazione sugli accordi dello scorso anno tra Google e il mondo editoriale. L'amministrazione Obama per il momento non commenta sugli obiettivi dell'indagine, ma il Wall Street Journal, nel rivelare l'iniziativa del ministero, la colloca in uno scenario di prese di posizione della Casa Bianca che mirano a intensificare l'attività antitrust. Google ha cominciato a scannerizzare libri su larga scala nel 2004 e un anno dopo è stata denunciata dall'organizzazione degli autori, che l'accusava di violazione delle leggi sul copyright. Lo scorso anno, Google ha raggiunto un accordo con loro versando 125 milioni di dollari per chiudere l'azione giudiziaria e soprattutto promettendo di creare un registro degli autori che permetta loro di venir pagati quando i loro libri finiscono online. Molti editori però hanno storto il naso, perchè il colosso del web finirà con l'avere il controllo su milioni di titoli e su un numero enorme di opere non tutelate dal diritto d'autore. E ora è scesa in campo anche l'amministrazione Obama, che vuol far luce sulle condizioni dell'accordo e ha contattato Google, autori ed editori coinvolti avviando su di loro le procedure del cosiddetto Cid (civil investigative demands), una tappa iniziale che può portare alla decisione di ordinare uno stop.

REALTA' PRIVILEGIATA - Google è stata fino a ora considerata una realtà privilegiata nell'era di Obama. Il presidente usa video di YouTube (gruppo Google) per comunicare con gli americani, e l'amministratore delegato della società californiana, Eric Schmidt, è un consigliere personale di Obama. Schmidt ha mostrato tranquillità di fronte all'iniziativa del governo, definendola sostanzialmente un atto dovuto. «Dal mio punto di vista - ha detto al Wall Street Journal - viste le nostre dimensioni e l'impatto che abbiamo, ci aspettiamo di essere sottoposti a ispezioni. Ce lo aspettiamo quale che sia il governo. Non sto dicendo che sia una cosa che ci piace o ci irrita, ma è così». Google deve difendersi anche dalle accuse che gli arrivano dalla concorrenza, Microsoft in testa, di essere un pericolo per la privacy. La società fondata da Bill Gates è stata per anni al centro di indagini antitrust, negli Usa e in Europa, e sta ora soffiando sul fuoco per spingere gli organi di controllo a dare un'occhiata anche ai metodi con cui opera il colosso della Rete. Tra i due gruppi è guerra continua: giorni fa Microsoft ha lanciato il proprio nuovo motore di ricerca, Bing, e Google ora risponde presentando un servizio per permettere agli utenti di Microsoft Outlook di integrarlo con la mail e il calendario di Google.

corriere

9 giu 2009

Le città più vivibili


Il rapporto dell’Economist Intelligence Unit su 140 metropoli.
Le città più vivibili al mondo:
Vancouver al primo posto Milano cinquantesima, davanti a Roma, Londra, New York. Canada e Australia con 6 centri tra i primi dieci

MILANO — A volersi conso­lare basta dare un’occhiata a Londra, San Francisco, New York. Milano sarà pure al 50esimo posto ma se la capita­le britannica è alla riga 51, se quella della Beat generation è la numero 53 e se la Grande Mela è piazzata al 56esimo po­sto, per gli italiani diventa tut­to più facile da digerire. Il boc­cone amaro da mandare giù sarebbe la classifica del Cen­tro Studi dell’Economist sulle città più vivibili del mondo, una radiografia a 140 centri ur­bani da un capo all’altro del pianeta per stabilire quali ab­bondano e quali no di cinque requisiti essenziali: stabilità, cura della salute, cultura e am­biente, educazione e infra­strutture. La lontana Vancouver, in Canada, ha spiazzato tutti con il suo primo posto e il suo gra­do di vivibilità di 98 punti, praticamente una città ideale se si tiene conto del fatto che il punteggio massimo possibi­le era 100. Più si è lontani dal quel cento più si sprofonda verso la definizione poco lu­singhiera di «città intollerabi­le » che per la verità non è toc­cata a nessuna delle 140 esami­nate perché, per quanto si scenda nella scala della tollera­bilità, il peggio è pur sempre il 37.5 di Harare, in Zimba­bwe.

LE ITALIANE - Le sole città italiane prese in considerazione sono Mila­no e Roma. La prima è, appun­to, la cinquantesima in classifi­ca con 89.5 punti, la capitale invece è due gradini più sotto e accanto al suo nome c’è il punteggio 89, contro gli 89.2 di Londra che la precede di un posto. La top ten che parte da Van­couver segue con Vienna, Mel­bourne, Toronto, Perth e Cal­gary (ex aequo), Helsinki, Gi­nevra, Sidney e Zurigo (ex ae­quo). Dalla prima alla decima posizione la vivibilità si abbas­sa di due punti e da lì al cin­quantesimo posto di Milano si scende a quota 89.5. Certo, vanno meglio Parigi (94.8, 17esima) oppure Berlino (po­sto 22, 94 punti) o Washin­gton (35esima con 91.2) o an­cora Madrid, podio n.39 con 90.9. Sorprende la caotica To­kyo al numero 19 con 94.7 e stupisce anche il 54esimo po­sto per l’ordinata Singapore, con 88.5 punti. Più scontata la posizione numero 56 di Pechi­no (74.3) e il posto numero 87 riservato a Dubai (71.3 di vivi­bilità).

IN CODA - A scorrere la classifica fino in fondo si arriva a Dhaka, in Bangladesh, che con il suo 38.7 è la penultima della lista ex aequo con Algeri. Dalla cen­tesima classificata in poi si in­cappa praticamente soltanto in metropoli asiatiche, india­ne o africane, luoghi dove gio­cano un ruolo importante l’«instabilità civile e la povertà delle infrastrutture» chiarisce un passaggio della ricerca. «Le città che occupano i posti più in alto — si legge nel rapporto — tendono a essere di medie dimensioni. Si trovano in Pae­si sviluppati, con una bassa densità della popolazione, con un’offerta culturale e ricreati­va e con bassi livelli di crimina­lità o problemi infrastruttura­li, che possono invece essere provocati da popolazioni di di­mensioni maggiori».

I LIVELLI - I ricercatori dell’Economist Intelligence Unit dicono che nelle città che hanno ottenuto 80 punti o più la gente gode di buoni, quando non ottimi, standard di vita. Più complica­ta la situazione per chi si trova attorno o appena sotto la so­glia dei 50 punti: in quel caso ci sono non certezze ma quoti­diane possibilità di vivere in modo accettabile. Il peggio ar­riva quando si è in basso, mol­to più in basso di quota 50.

corriere

8 giu 2009

Il carrello della spesa di Luxottica


LA STORIA

Pasta, olio e caffè ai dipendenti
L'accordo per un welfare aziendale: 110 euro in beni alimentari. Il benefit non monetario costa meno



AGORDO (Belluno) — I primi carrelli della spesa gratuiti per quasi 8 mila dipendenti Luxottica saranno ritirati nei prossimi giorni nei punti vendita della Coop Trentino. Pasta, olio, caffè, parmigiano ed altri prodotti alimentari tutti di marca (il sindacato ha chiesto e ottenuto che ci fosse anche la Nutella) per un valore di 110 euro. È solo l'inizio. In autunno l'azienda fornirà gratis ai figli dei suoi impiegati ed operai i libri di scuola. E poi borse di studio, asili nido, corsi di lingue e persino servizi di medicina specialistica. Si potrà andare dal dentista, dal ginecologo e dal pediatra con un voucher dell'azienda. E Luxottica si propone anche di «promuovere la mobilità sociale dei figli dei dipendenti». Questa storia che a prima vista potrebbe avere dell'incredibile è iniziata due anni fa. C'era preoccupazione tra gli imprenditori sulla perdita di potere d'acquisto dei dipendenti e alcuni decisero di elargire unilateralmente ad impiegati ed operai gratifiche una tantum.

WELFARE AZIENDALE - Anche Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, legatissimo ai destini di Agordo e dintorni, pensò che bisognasse fare qualcosa per allontanare la sindrome della quarta settimana e fu tentato anche lui dall'ipotesi dell'una tantum. I responsabili delle risorse umane e relazioni industriali, Nicola Pelà e Piergiorgio Angeli, lo convinsero che la via da percorrere era un'altra, meno paternalista e più moderna. Costruire di comune accordo con il sindacato un welfare aziendale e legarlo a precisi obiettivi di incremento della qualità in fabbrica. Nacque così un esperimento che sta partendo in questi giorni e che è sicuramente destinato ad animare la discussione oltre che a far scuola. Pelà, manager di scuola olivettiana, ci vede una continuità con la cultura socio-comunitaria di Adriano, i dirigenti sindacali della Cgil come Giuseppe Colferai parlano di qualcosa che ricorda le società di mutuo soccorso di fine Ottocento, il segretario della Uil Paolo Dalan lo considera un antipasto della cogestione. Modelli a parte, nel distretto bellunese degli occhiali tra impresa e sindacati si parla ormai una lingua comune, siamo anni luce davanti alla realtà nazionale. Se non si è arrivati a quella «complicità» che il ministro Maurizio Sacconi auspica e che fa rabbrividire i cigiellini di Roma, si è creato comunque un clima di profonda collaborazione e l'ultimo sciopero risale al 2006. Agli occhi dei sindacalisti veneti — a qualsiasi sigla appartengano — Del Vecchio ha innanzitutto un grande pregio: aver delocalizzato il minimo possibile (due fabbriche in Cina) ed aver anche di recente deciso di realizzare il centro unico per la logistica di gruppo a Serico, nel Bellunese. Non in America come avrebbe potuto.

IL PROGETTO - Ma come funziona il programma welfare targato Luxottica? L'obiettivo è integrare il salario con una serie di benefit non monetari. Se il gruppo mettesse in busta paga 100 euro in più, ai suoi dipendenti ne arriverebbero solo 50 per effetto del maledetto cuneo fiscale. Se invece regala loro un carrello della spesa da 110 euro le tute blu ne risparmiano altrettanti ma all'azienda l'operazione costa molto meno, perché usando il suo potere contrattuale riesce ad ottenere un maxi-sconto dai fornitori. In più visto che la spesa si fa alla Coop Trentino e non da Auchan o Carrefour contribuisce a tener su l'economia del territorio. Si obietterà, ma non è che questo nuovo welfare è costruito sull'italianissima elusione fiscale? No, rispondono in Luxottica e tirano fuori l'articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi che prevede l'esenzione dalla tassazione per beni e servizi fino a 258 euro. «È tutto regolare — spiega Pelà —. I nostri benefit diventano la terza gamba della retribuzione, una gamba complementare allo stipendio e ai sistemi di incentivazione monetaria tradizionali come quelli previsti per gli straordinari». Anche i benefit nel campo dell'istruzione e della sanità «non sono alternativi al welfare pubblico, noi ci limitiamo a trasferire potere d'acquisto in quelle aree in cui lo Stato non offre un servizio soddisfacente». E proprio il carattere aggiuntivo dei benefit ha tranquillizzato i sindacati, in particolare la Cgil che inizialmente aveva temuto uno scardinamento della contrattazione. E ha entusiasmato i cislini che, come conferma il dirigente locale Rudi Roffarè, ne hanno discusso anche nel loro congresso nazionale. In realtà i manager Luxottica non hanno nessuna intenzione di azzerare il sindacato. Anzi. Lo considerano uno stakeholder così come il fondo americano Harris Associates che pure detiene circa il 2% delle azioni del gruppo o le comunità dell'Agordino che ospitano i loro stabilimenti.

«MULTINAZIONALE DI TERRITORIO» - «Può sembrare un ossimoro, ma noi ci consideriamo una multinazionale di territorio», sottolinea Angeli, direttore delle relazioni industriali. I numeri stanno a dimostrarlo: Del Vecchio fa il 65% del fatturato negli States ma il 65% della produzione è realizzato in Italia. Quest'anno causa recessione e calo delle vendite americane ha dovuto fare per la prima volta quattro giorni di cassa integrazione ma nessuno gliene ha fatto una colpa. La crisi c'è per tutti. Nel Bellunese — considerato la Torino del Nordest per la prevalenza della grande impresa rispetto alla piccola — per la prima volta il tasso di disoccupazione è arrivato a quota 6% e il principale concorrente di Del Vecchio, la Safilo, ha mollato la presa ed è alla disperata ricerca di un compratore. Nelle fabbriche Luxottica la paga media è di 1.200 euro nette al mese, la sindacalizzazione non è elevatissima (si ferma attorno al 20%), la Cgil è più forte delle altre confederazioni ma c'è tra gli operai, specie quelli più anziani, un senso di appartenenza molto forte. Per tutti Del Vecchio è sempre «il nonno» e molti quando tornano la sera a casa in pullman indossano ancora il camice con la scritta Luxottica. Nel bilancio 2009 del gruppo il programma welfare sarà spesato per 2,7 milioni che andranno sotto la voce costo del personale, ma avverte Angeli «non è qualcosa che concediamo graziosamente, proprio per evitare qualsiasi atteggiamento paternalistico vecchio stampo il welfare è parte di uno scambio». Chi produce occhiali in Italia o altrove ha un disperato bisogno di qualità perché in questa particolarissima industria, in cui gli italiani sono leader mondiali, l'automazione non può andare oltre il 15% del ciclo produttivo. C'è quindi bisogno di tanta manodopera, molto flessibile per adattarsi all'estrema varietà dei modelli in produzione e con capacità che rasentano quelle di un artigiano. Il protocollo sul welfare che porta le firme di Cgil, Cisl e Uil recita che «le risorse economiche da destinare a finanziare gli interventi, pur auspicabilmente costanti nel tempo saranno collegate anche a indicatori di performance aziendale», che dovranno essere individuati di comune accordo perché tutto il programma fa comunque capo a un comitato di governance rigidamente paritetico tra azienda e sindacati. A sentire i manager Luxottica i 2,7 milioni investiti saranno ripagati dalla riduzione degli accantonamenti di bilancio per gli scarti e dal miglioramento della qualità degli occhiali che escono da Agordo e dalle altre fabbriche. Se tutto andrà così lo scambio si rivelerà virtuoso, il programma di welfare sarà replicato, il sindacato avrà trovato nuovi spazi di legittimazione e, soprattutto, il confronto con la produttività delle fabbriche «sorelle» dislocate in Cina apparirà meno squilibrato.

corriere

7 giu 2009

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Carisma. Il segreto del leader


Quando lo incontriamo, ne percepiamo il fascino e spesso anche i lati oscuri. Perché il carisma da senso e visibilità a emozioni profonde, sotterranee e diffuse. Ed è il carisma a trasformare un individuo di talento in un autentico leader. Con esso veniamo in contatto assai spesso, in ambiti apparentemente lon-tanissimi. L'etimologia rimanda alla sfera religiosa: il carisma è la "grazia" il dono divino che elegge e distingue. Ma troviamo leader carismatici in politica come nello spettacolo o nelle arti, nell'industria o nei mass media. Il carisma è uno degli elementi chiave del potere e della creatività. Proprio per questa sua trasversalità, il fenomeno sembra sfuggire a definizioni e catalogazieni troppo rigide. Elisabetta Pasini e Franco Natili hanno esplorato le diverse sfaccettature e le radici storiche e psicologiche del carisma. Hanno incontrato studiosi che ne hanno indagato le varie tonalità con gli strumenti dell'antropologia, della psicologia, della sociologia, della teologia e della storia delle religioni. E hanno raccolto le testimonianze di personalità in vario modo carismatiche.

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