24 feb 2009

Studio Illegale


L'avvocato-blogger che mette sottosopra il mondo dei professionisti
«Mondanità trash e giovani supersfruttati: l’ironia
è diventata la mia arma di sopravvivenza»



Ormai è un eroe, anche se il nome l’ha trovato aprendo a caso un dizionario. Si chiama Duchesne — «un cognome inglese di cui non so la pronuncia», confessa —, ha trent’anni, è milanese e fa l’avvocato in un grande studio d’affari. Duchesne è lo pseudonimo con cui nell’aprile 2007 ha aperto il blog «Studio illegale», che è diventato un cult tra gli avvocati con 1.500 contatti quotidiani e che ora è il titolo di un libro (Marsilio) che in poche settimane è arrivato alla seconda edizione. Un romanzo divertente, cinico e malinconico che si legge d’un fiato seguendo le avventure di Andrea Campi, un protagonista che si presenta dicendo: «Sono un professionista serio. Ultimamente non sto molto bene». Lo pseudonimo è fondamentale, non per le rivelazioni finanziarie, ma per quelle umane: un umorismo spietato su un ambiente di ricchi avvocati che passa dai capital markets alle escort di lusso a «Oh, dite quello che volete, ma a me la De Filippi mi fa sesso», in una Milano riconoscibile. Un mondo che l’autore racconta grazie alla doppia identità, avvocato di giorno e blogger di notte, e che abbiamo incontrato per i lettori del «Corriere della Sera», partendo da un appuntamento e da un indizio: «Sono biondo». L’abbiamo trovato davanti al bar Jamaica, un ragazzo come tanti, che non arriva in Porche ma a piedi, e che almeno un paio di volte si lamenta delle occhiaie.

La prima domanda è d’obbligo: ti hanno scoperto?
«Nessuno, anche se il libro è pieno di fatti autobiografici, messaggi cifrati e tributi».

Qualcuno sa della tua doppia vita?
«Un paio di amici, la mia ragazza e la mia migliore amica: le ho spedito il libro dopo che mi ha scritto "Finalmente ho smesso di leggere il blog di quel fetente", ci ero rimasto male...».

Tra colleghi si parla del libro?
«Sì, e io mi imbarazzo, ma ormai ho imparato a riferirmi in terza persona a Duchesne, anzi, a volte lo disprezzo».

Già, ma chi è Duchesne?
«Sono io, ma non sono io: è il mio alter ego, nasce dalla realtà ma invento anche molti episodi».

Perché hai aperto il blog?
«Stavo veramente male, lavoravo fino all’una quasi tutti i giorni, facendo anche duemila euro al mese, ma non avevo una vita privata, allora mi sono detto "Adesso racconto tutto" ».

Chi sono i tuoi lettori?
«Ormai gente di ogni tipo, ma principalmente colleghi, dai senior che sostengono che "sputtano" la professione agli junior che si trovano nella mia situazione».

I personaggi: sono veri?
«Dipende, il collega arrivista esiste per davvero, mentre il boss è la summa di tutti i capi che si possono avere, come diceva Fitzgerald: "Ci vogliono almeno dieci persone per fare un personaggio"». (Non un Azzeccagarbugli qualunque, ma lo scrittore Francis Scott Fitzgerald, ed è conoscendo gente così che Duchesne è diventato socio di un vecchio studio rispettato, quello letterario)».
corriere
Lo trovi QUI

20 feb 2009

Telefonate in volo. Anche low cost


da oggi su 22 velivoli, entro un anno per tutta la flotta
Dopo Emirates ora Ryan Air avvia il servizio che permette l'uso dei cellulari a bordo



DUBLINO - Sempre raggiungibili, anche su un aereo a 10mila metri di quota. Da oggi i passeggeri Ryanair possono telefonare anche in volo. Grazie ad una cooperazione con la compagnia telefonica OnAir la low cost irlandese mette, infatti, a disposizione dei propri clienti un servizio di telefonia mobile a bordo di 22 velivoli; la maggior parte sulle tratte attorno a Dublino. Entro un anno e mezzo il servizio verrà poi ampliato all'intera flotta di 170 aerei, ha assicurato Michael O'Leary, a capo della compagnia.

RETE INTERNA - Come funziona? Dal punto di vista tecnico i telefoni dei passeggeri saranno collegati a una rete cellulare a bordo, a sua volta collegata a terr a via satellite - in pratica potranno telefonare, rispondere alle chiamate, spedire messaggi di testo o usare il portatile in qualsiasi momento, ha comunicato Ryanair. Le chiamate costeranno tra i 2 e i 3 euro al minuto. Un sms si può invece spedire con 50 centesimi, mentre riceverlo sarà gratis. La tariffa per una e-mail arriva fino ad un massimo di 1,50 euro. Il costo per la navigazione in Rete varia invece tra 10 e 15 euro per megabyte di dati trasferiti. Lo scorso anno la Commissione europea aveva dato il via libera al pacchetto di misure che permette a manager, uomini d'affari e normali viaggiatori di chiamare, mandare sms e controllare la posta elettronica anche ad alta quota, in modo sicuro e senza interferenze. La prima compagnia a sdoganare il cellulare in volo è stata la Emirates di Dubai meno di una anno fa. Resta un'unica domanda: il relax a bordo sarà assicurato?

corriere

19 feb 2009

Prendi il malloppo e scappa.... second edition!


Secondo solo al crack Madoff di 50 miliardi
Usa, nuova frode da 8 miliardi di dollari Obama firma legge di stimolo economico
Sospese le attività del magnate texano Robert Stanford.



WASHINGTON - Nuova frode finanziaria negli Stati Uniti resa noto nello stesso giorno in cui il presidente Barack Obama firma la legge di 787 miliardi di dollari (625 miliardi di euro) di stimolo economico. L'autorità di controllo della Borsa americana ha infatti accusato di frode il magnate texano, Robert Allen Stanford, e tre delle sue società: la Stanford International Bank con base nell'isola caraibica di Antigua, lo Stanford Group di Houston, e lo Stanford Capital Management. La frode riguarderebbe uno schema di investimento sui certificati di deposito di oltre 8 miliardi di dollari (6,35 miliardi di euro), che è da tempo al centro di forti polemiche, per gli eccessivi ritorni che garantirebbe agli investitori. È stato chiesto il temporaneo congelamento delle attività di Stanford, che si trova al 205° posto nella classifica di Forbes dei più ricchi del mondo, con un patrimonio netto personale di 2,2 miliardi di dollari. Stanford è conosciuto anche per le sue attività di sponsor nel golf, nel tennis, nel cricket e nella vela. Subito dopo le accuse nei suoi confronti, le associazioni del cricket di Inghilterra, Galles e dell'India occidentale hanno fatto sapere di aver sospeso i negoziati di sponsorizzane con Stanford.
(corriere)

NEW YORK (USA) - È irreperibile e probabilmente è scappato Robert Allen Stanford, il miliardario texano accusato dalla Security and Exchange Commission di aver messo in piedi una frode finanziaria da oltre 8 miliardi di dollari. Le autorità Usa stanno infatti cercando da due giorni di scoprire dove si trovi il magnate del cricket, ma anche i suoi familiari affermano di non avere più sue notizie.

CAOS AD ANTIGUA - «Ho parlato con lui una settimana fa, ma non posso credere che mio figlio abbia fatto ciò di cui è accusato, non posso credere che sia scappato» ha dichiarato James Stanford, l'81enne padre di Allen. Il primo ministro di Antigua, Winston Baldwin Spencer, tende a escludere che il finanziere possa essersi nascosto nell'isola caraibica. Stanford è cittadino di Antigua e possiede due banche sull'isola, banche i cui sportelli hanno dovuto affrontare ieri file di correntisti in preda al panico che volevano ritirare il loro denaro. Scene analoghe si sono verificate davanti alle filiali della Stanford Bank in Venezuela. Due giorni fa la Sec aveva accusato Stanford di aver venduto obbligazioni per 9,2 miliardi di dollari «promettendo tassi di interesse improbabilmente elevati».

e qui

15 feb 2009

Una taglia da 250mila dollari per l’autore di Conficker



Microsoft offre una lauta ricompensa a chi contribuisce a identificare chi ha scritto il codice del virus



REDMOND (USA) - Nulla viene lasciato al caso nella lotta a Conficker, uno dei virus più devastanti degli ultimi anni, e la vittima designata di tale programma, Windows, ha deciso di alzare il livello dello scontro. Per incentivare chiunque abbia notizie che possano portare all’identificazione e cattura dell’autore (o autori) del codice maligno, Microsoft ha promesso ricompensa da 250 mila dollari. In poche parole, una “taglia”. Ma la lauta ricompensa è solo una delle armi messe in campo dal colosso di Redmond per sconfiggere il temibile nemico. La prima e più opportuna è stata la patch (la pezza) con cui è stata rinforzata la vulnerabilità sfruttata da Conficker e che interessa tutti i sistemi operativi Windows degli ultimi nove anni (da Windows 2000 a Vista passando per Xp e per le versioni per i Server 2003 e 2008; Linux e MacOs ne sono immuni). La seconda è la creazione di una alleanza istituzional-industriale che vede schierati l’Icann (organizzazione che presiede all’assegnazione dei domini internet), il Public Internet Registry, il Global Domain International e molte aziende specializzate nella sicurezza informatica (da VeriSign a Symantec solo per citare le più celebri). La terza, appunto, la taglia, che secondo quanto annunciato da Microsoft ha un preciso significato: gli attacchi di virus informatici attraverso la Rete sono “attacchi criminali”.

IL NEMICO - Conficker, anche conosciuto come Downandup (“su e giù”), si è manifestato per la prima volta lo scorso ottobre. Tecnicamente è un worm, un agente maligno capace di autoreplicarsi spontaneamente e di attivarsi a ogni accensione del computer restando attivo (e propagandosi quindi attraverso internet e le chiavette usb) fino a quando non si spegne la macchina. Agisce sulle configurazioni di pc e server riuscendo a decodificare le password di sistema (soprattutto quelle “deboli”). Uno degli aspetti più nefasti del suo modo di propagarsi è che è in grado di creare un traffico tale da intasare la Rete a forza di tentare di indovinare le password degli utenti.

IL PERICOLO NEL NOME - L’etimologia del nome rispecchia questo modus operandi: è una crasi di config (configuration, la configurazione della macchina) e ficker (gergale dal tedesco ficken, letteralmente “fottere”). Conficker si è finora manifestato in due varianti, A e B, quest’ultima è arrivata nei pc con l’anno nuovo. A oggi sono svariati milioni le macchine infettate e secondo le rilevazioni di Symantec l’infezione procede con un passo più che allarmante: negli ultimi cinque giorni mezzo un milione di indirizzi Ip ogni giorno sono colpiti dalla variante A e un milione e settecentomila dalla variante B. Non c’è concordanza sui numeri precisi, Microsoft, come riportato anche dal quotidiano The Guardian, parla di 3,5 milioni di pc infetti, secondo il NewYork Times 9 milioni, Symantec dice 12 milioni. Qualsivoglia siano le cifre esatte si tratta di una epidemia dalle dimensioni preoccupanti.

LA CURA – La cura in questo caso è stato il motivo per la creazione del virus. La patch distribuita gratuitamente da Microsoft nell’ottobre 2008 è stata utilizzata dall’autore di Conficker per scoprire quale fosse la debolezza di Windows e per sfruttarla come porta d’accesso ai pc. Un po’ come se un malefico creatore di malattie si ispirasse alle medicine che la ricerca farmaceutica scopre. La patch, la medicina, evidenzia le debolezze del sistema, o dell’organismo. Chi ha aggiornato il proprio Windows con la pezza non corre alcun rischio. Chi è infettato e si dota degli ultimi programmi antivirus può ripulire il proprio pc. Purtroppo però molti pc con Windows installato non hanno eseguito l’aggiornamento, lasciando terreno fertile all’attecchire del worm. Probabilmente sono due le cause di tanta avventatezza da parte degli utenti. La prima è una desuetudine con la tecnologia: si tende a usare un pc come uno strumento chiuso, completo, mentre i software di sicurezza – e non solo – devono essere sempre tenuti in pari con gli ultimi sviluppi in materia. La seconda è attribuibile alle politiche per la tutela del software originale adottate da Microsoft, su cui non sempre gli utenti hanno le idee chiare. È opinione diffusa e sbagliata che nel momento in cui un utente scarica gli aggiornamenti per Windows, venga ispezionato il sistema operativo per capire se è originale o contraffatto e in caso di software pirata si subiscano sanzioni o inibizioni. In realtà questo non accade, come spiegano a Corriere.it Marco Ornago e Francesca Di Massimo, rispettivamente Direttore License Compliance e Responsabile Sicurezza Microsoft Italia. “Innanzitutto bisogna ricordare che i programmi che controllano l’autenticità del sistema operativo devono essere installati volontariamente dagli utenti. In secondo luogo anche a chi ha un sistema operativo non originale viene resa disponibile la patch”. Per una volta l’interesse generale prevale su quello particolare, o quanto meno entrambi convergono: “Le patch per la sicurezza servono a tutti, la sicurezza nell’era di internet non è solo quella della mia macchina, ma quella dell’eco-sistema della rete”.

IL PRECEDENTE - L’incubo evocato da Conficker è quello di un suo predecessore, Sasser, che nel 2004 paralizzo la Rete e creò seri problemi all’attività svolta via internet. L’agenzia di stampa France Presse perse per alcune ore il controllo dei propri satelliti per le comunicazioni e la Delta Airlines dovette cancellare molti voli a causa dei problemi al proprio sistema It. In quel caso l’autore fu trovato, era il diciassettenne tedesco Sven Jaschan, che fu condannato solo a 21 mesi di reclusione (pena sospesa). Tra patch, antivirus, coalizione e taglia Conficker sembra avere le ore contate. Ma coi tassi di trasmissione raggiunti dal worm, qualche ora di troppo potrebbe causare seri problemi e più di un disservizio.

corriere

14 feb 2009

Skype


Da utile strumento a ostacolo per le indagini contro i Boss


ROMA - "Di quei due chili ne parliamo poi, su Skype". Eccola qui la frase simbolo dell'ultima emergenza della giustizia italiana. È stata intercettata due mesi fa dagli uomini della Guardia di finanza di Milano. Al telefono un trafficante di cocaina invita il complice a continuare quella comunicazione usando il software che permette di parlare via Internet. Proprio come ormai da settimane stanno facendo mafiosi, trafficanti di armi e di droga, sfruttatori della prostituzione e piccoli criminali in tutto il paese. Perché le comunicazioni fatte tra due pc attraverso Skype non possono essere in alcun modo intercettate dalla polizia, blindate da uno dei software più misteriosi che ci siano sulla rete e da un meccanismo legale invulnerabile. Per capirsi: se Moggi l'avesse saputo, Calciopoli non ci sarebbe stata.

Proprietà della Skype Limited (gruppo eBay), questo programma utilizzato da 400 milioni di utenti nel mondo è uno dei principali ostacoli contro cui si stanno schiantando molte indagini penali, anche di primo piano. "Durante la comunicazione - spiega un tecnico che collabora assiduamente con la procura di Milano - Skype trasforma la voce di chi parla in tanti pacchetti di dati digitali che viaggiano in rete. I dati però vengono criptati in base a un algoritmo segretissimo inventato dai programmatori di Skype. Non solo. La procedura di autenticazione da parte degli utenti è invulnerabile, perché il software genera password monouso temporanee ogni volta che si avvia una comunicazione. Ciò rende impossibile agli investigatori ogni tentativo di intercettazione. Skype è riuscita a portare il proprio sistema di sicurezza a livelli militari, assolutamente lontani da quelli degli altri software creati per fare telefonate attraverso Internet, come Eutelia o Ehiweb".

Della conversazione nemmeno rimane traccia sui tabulati: le chiamate su Skype sono invisibili, non si può sapere né quando né dove vengono fatte.
Anni fa, appena intuito il pericolo per le indagini, la prima reazione degli inquirenti fu quella di tenere tutto sotto silenzio. "Per non avvertire la malavita di un'occasione storica senza precedenti". Ma nel giro di poco tempo, la malavita se ne è accorta, eccome. E adesso, mentre la politica snobba del tutto il problema concentrandosi solo sulle intercettazioni telefoniche di tipo tradizionale, si susseguono negli uffici della Direzione investigativa antimafia riunioni su riunioni per individuare una via di uscita.

Il primo tentativo è stato quello di chiedere la collaborazione di Skype. Ma l'azienda si rifugia dietro una solida motivazione giuridica: ha sede legale in Lussemburgo e quindi non è soggetta alla normativa italiana del Codice di Comunicazione quella, per capirsi, che "costringe", su ordine della magistratura, gli operatori a violare la segretezza delle comunicazioni tra due privati cittadini.

Interrogata direttamente sulla questione, Skype non dimostra in effetti particolare collaboratività. "In considerazione dei risvolti legali del tema e non possiamo rispondere alle vostre domande" scrive a Repubblica Gennaro Nastri, senior account manager dell'azienda, che poi chiude con la formula classica: "La società attualmente coopera con le forze di polizia e le autorità giudiziarie per quanto è legalmente e tecnicamente possibile".

Di questa collaborazione, nelle riunioni e nei continui scambi epistolari con gli inquirenti, non c'è però traccia. Tanto che più volte è stata percorsa la via della rogatoria internazionale. "Una strada impervia - spiega Stefano Aterno, docente di informatica forense e criminologia informatica all'università la Sapienza di Roma - capita spesso che Skype dica di non essere in grado o di non voler mettere a disposizione la tecnologia necessaria a decrittare le conversazioni. E il tutto si risolve in una grande perdita di tempo".

Gli investigatori stanno allora provando ad arginare il fenomeno in un altro modo: con le intercettazioni ambientali. Individuando cioè i terminali attraverso cui i criminali si scambieranno le informazioni e mettendo le microspie nelle attrezzature (cuffie, microfoni, tastiere). Un sistema rudimentale che di fatto sposta indietro lo stato dell'arte delle intercettazioni di alcuni decenni, quando per controllare un'utenza occorrevano alcuni giorni e attrezzature molto costose.

Il problema, però, è che non sempre è possibile individuare il pc attraverso cui i criminali si scambieranno le informazioni sensibili, anche perché si può accedere a Skype da un qualunque Internet Point e perché il software funziona anche sui telefonini di ultima generazione.

"E non è ancora stato considerato il più grande profilo di allarme - sorride l'avvocato Aterno - E cioè quello legato alla diffusione e alla duttilità della tecnologia Voip, su cui si basano le telefonate on line". Anche se qualcuno riuscisse a convincere Skype a collaborare con gli investigatori, nessuno può impedire ad altri di creare e diffondere sul web uno Skype 2.0. Un po' come è accaduto anni fa con i siti di peer to peer per lo scambio di musica tra utenti in rete.
corriere

6 feb 2009

L'italia s'è desta....per le energie rinnovabili


Fotovoltaico: Italia in prima fila per la competitività

Ha fatto scalpore, tra gli addetti ai lavori, uno studio della McKinsey che indicava due Paesi al mondo come i più vicini, oggi, alla "grid parity" fotovoltaica. Ovvero a quel punto di pareggio in cui una cella solare, sotto un cospicuo irraggiamento, riesce a produrre elettricità a costi uguali, o persino inferiori a quelli prevalenti di mercato.

E l'Italia, caratterizzata dalle sue tariffe elettriche più care del 30% rispetto alla media europea e, insieme, da un robusto irraggiamento naturale, è stata valutata dagli analisti della McKinsey global Foundation come il secondo candidato mondiale alla rottura del filo di lana fotovoltaico: elettricità realmente competitiva con le fonti fossili.

Ma le cose stanno davvero così? Heinz Ossembrink, responsabile dell'unità per le energie rinnovabili del centro di ricerca comunitario di Ispra, da oltre vent'anni, con il suo gruppo, misura il fotovoltaico europeo e internazionale. «La "grid parity" stabile, con il progresso delle tecnologie e la riduzione nei costi arriverà all'incirca, nelle previsioni condivise, al 2012 – osserva – ma già l'estate scorsa, sulla borsa elettrica del Gme vi sono stati numerosi casi di richieste spot di picco diurno giunte a 50-60 centesimi per chilowattora. E alcune di queste sono già state soddisfatte da forniture via rinnovabili». Si tratta, per ora di casi piuttosto estremi. «Ma, soprattutto nel Sud Italia, la barriera del l'economicità comincia a essere superata, e non solo per poche settimane all'anno».

Per Ossembrink è la leva per una previsione: «La nascita, nei prossimi anni, di operatori a energie rinnovabili combinate e integrate, di massa critica sufficiente, capaci di sfruttare al meglio le situazioni di picco, e di adattarsi con flessibilità al mercato».

Un esempio viene da un esperimento in corso guidato dal l'Università di Kassel per conto del Governo tedesco: la simulazione di un impianto energetico combinato, da 40 megawatt, che integra 36 impianti da biomasse, pompaggio d'acqua in bacini idroelettrici, campi eolici e fotovoltaici. «Ebbene, un impianto a rete di questo tipo sarebbe ampiamente capace di soddisfare la domanda elettrica in ogni punto dell'anno, anche nei suoi picchi stagionali». Sfatando il mito di rinnovabili incostanti, destinate a un futuro marginale.

«Nei prossimi anni cominceranno ad emergere operatori ibridi di questo tipo – prevede Ossembrink – che si avvantaggeranno da crescenti masse critiche e insieme dalla riduzione dei costi insito nello sviluppo della tecnologia fotovoltaica. Il loro punto critico starà nello storage. I pompaggi possono essere molto costosi. In inverno, per esempio, i picchi sono nelle ore serali. E uno storage di energia persino di poche ore, anche fatto con sistemi di batterie, potrà fare la differenza».

Operatori di picco, quindi, agili e capaci di evolvere. «Con strutture energetiche anche, per così dire, in multiproprietà, ma gestite in modo coordinato. E casi di questo genere, almenmo in Germania, cominciano a emergere». La traiettora, secondo Ossembrink, verso gestori profittevoli e di mercato. E non più dipendenti dai sussidi pubblici.

5 feb 2009

Kibera, i volti della baraccapoli che si vedono dallo spazio


In kenya il progetto del fotografo parigino JR
Tuguri «vestiti» con immensi poster che ritraggono gli sguardi delle donne africane



Il suo volto è sconosciuto, misterioso. Forse perché la missione del fotografo parigino JR è quella di rivelare i volti degli altri, delle persone che incontra nei luoghi più diversi del mondo. Proprio come la baraccopoli di Kibera, in Kenya, "sede" del suo ultimo progetto – talmente grande da essere visibile perfino da Google Earth. Meglio, «persino dallo spazio», spiega l’artista sul suo sito.

BARACCOPOLI «VESTITA» - Due giorni fa, dopo un anno di pianificazione, JR è riuscito a «vestire» duemila metri quadrati della più grande baraccopoli africana (oltre un milione di abitanti) con immensi poster dei volti e dei sorrisi delle donne di Kibera. Il materiale utilizzato, spiega l’artista, è resistente all’acqua: saranno dunque le fotografie stesse a proteggere le fragili case su cui sono montate, specialmente durante la stagione delle piogge. JR ha anche montato dei poster sul treno che passa, due volte al giorno, dalla baraccopoli, e sulla massicciata che separa la ferrovia dalle case: ogni volta che i convogli passeranno, completeranno i volti, rendendoli perfettamente visibili.

IMPRESE SPERICOLATE - JR non è nuovo a imprese spericolate: in passato (oltre a conquistare la prima pagina del New York Times), ha "pubblicato" foto sui muri di baraccopoli in Brasile, sull’Hotel de Ville a Parigi, sul muro di separazione tra Israele e Territori Palestinesi. Questa nuova tappa del suo progetto l’ha portato in Africa, in zone poverissime o devastate dalla Guerra, dove s’è concentrato sul volto delle donne, «testimoni della voglia di vivere». E ora, prima di spostarsi in India e in Asia, ha deciso di far testimoniare i volti e gli occhi "invisibili" delle donne di Kibera.

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The secret




Esiste un sottile (quasi invisibile, ma importantissimo!) “motivo conduttore” nella storia di molte persone di successo, che sono riuscite a conciliare nella propria vita la prosperità e la felicità.

Questo segreto ha il potere di trasformare la vita di chi lo conosce.

Questo segreto non è un segreto perché è nascosto, ma è un segreto perché è sotto gli occhi di tutti, eppure nessuno riesce a “vederlo”…

…tranne quelle rare persone che lo “colgono” e lo usano per raggiungere un livello di successo e realizzazione personale che gli altri si sognano!

Sorprendentemente, questo segreto ha il potere di trasformare la tua vita sia “dentro” (felicità) che “fuori” (prosperità, benessere materiale)…

…e altrettanto sorprendentemente, questo segreto al giorno d’oggi passa (anche, o forse soprattutto) per Internet!

The Secret of the WebIn The Secret of the Web, due ragazzi molto coraggiosi e determinati (i mitici Etna Bandits: il Regista Giovanni Lombardo e il Responsabile di Produzione Giuseppe Arena) sono riusciti a riunire in una sola stanza alcuni “esempi viventi” di quello che loro intendono per successo, e li hanno messi davanti a una macchina da presa, invitandoli non solo a confermare di possedere quello che hanno chiamato “il segreto”, ma soprattutto li hanno convinti a svelarlo in modo talmente chiaro che anche un bambino riuscirebbe a capirlo!

lo trovi QUI

3 feb 2009

Manager OK, Banche KO


Sul supplemento Plus in edicola con Il Sole 24 Ore di sabato 31 gennaio un'analisi sui mega compensi ricevuti dai top manager delle banche che maggiormente hanno subito, e a volte provocato, gli effetti negativi della crisi.

ilsole24ore

2 feb 2009

Le 25 star del web


La rivista americana stila la classifica dei personaggi più famosi sulla Rete. Tra di loro anche Beppe Grillo, settimo.
Blogger, imprenditori e comici Su Forbes le 25 star del web



Con oltre un miliardo di persone che si collegano regolarmente a internet, chi può davvero definirsi una celebrità della rete? A cercare di dare una risposta ci pensa Forbes, la rivista statunitense di finanza ed economia, famosa per le classifiche stilate regolarmente. Nella terza edizione della "top 25 web celeb" ci sono imprenditori del web, blogger, esperti di gossip, studiosi dei media e comici, come Beppe Grillo, primo e unico italiano a comparire nella graduatoria.

Il podio. A vincere per il secondo anno consecutivo è Perez Hilton, al secolo Mario Lavandeira, spietato esperto di gossip e curatore dell'omonimo sito perezhilton.com, dalle cui colonne non manca di commentare con cinismo e sarcasmo tutte le vicissitudini dei divi di Hollywood, divertendosi a "correggerne" le foto con commenti al vetriolo o dettagli artigianali. Lo stesso nome d'arte di Lavandeira deriva da una delle sue vittime preferite, l'ereditiera Paris Hilton, protagonista di centinaia di post nel suo blog.

La medaglia d'argento spetta invece a Michael Arrington, editore e fondatore del blog TechCrunch.com, specializzato nella recensione e analisi dei servizi delle rete, con una particolare attenzione alle start up della Silicon Valley. Techcrunch è oggi uno dei punti di riferimento del panorama informativo sul cosiddetto web 2.0, lettura immancabile per appassionati del settore, investitori e venture capitalist a caccia della prossima "big thing", cioè società che come Google o Facebook partano dal basso per poi diventare uno dei giganti della rete. Il successo di Arrington, dal cui giudizio dipendono in parte le sorti di tante nuove realtà del web, lo ha reso uno dei soggetti più odiati dell'intera blogosfera, tanto che dopo numerose minacce di morte ed episodi sgradevoli, ha deciso di prendersi un mese di vacanza dal sempre più litigioso ambiente delle start up.

Sul gradino più basso del podio si trova Kevin Rose, il 31enne fondatore nel 2004 dell'aggregatore digg.com, che permette agli utenti di segnalare notizie, commentarle e votarle. Il sito, uno dei 100 più visti negli Stati Uniti ma meno conosciuto in Italia, è stato spesso al centro di voci sul possibile acquisto da parte di Microsoft e Google (si parlò di 100 milioni dal motore di ricerca), ma fino ad oggi è rimasto indipendente.

Gli altri. Tra gli altri nomi presenti nella graduatoria, la maggior parte sono "addetti ai lavori" americani: Om Malik (16°), Robert Scoble (11°), Pete Cashmore (5°), Cory Doctorow (5°) e Briam Lim (21°) sono tutti blogger di siti che si occupano di web 2.0 o gadget. Una delle poche eccezioni della classifica è Beppe Grillo, definito dalla rivista "una vera celebrità del web a livello mondiale", il cui blog è disponibile anche in inglese e giapponese.

La rilevazione. Per stabilire in modo il più possibile oggettivo chi si potesse definire una web celebrity, i redattori di Forbes hanno prima creato una lista di 250 persone famose grazie alla Rete, premurandosi di escludere quelli la cui celebrità è precedente all'approdo su internet (come Arianna Huffington dell'Huffington Post) e in seguito hanno valutato cinque fattori. Sono stati presi in considerazione: i risultati di Google, la graduatoria del sito sul sistema di rilevazione Alexa.com, il rank del blog sull'aggregatore Technorati, le citazioni di stampa e tv tratte da Factiva.com e infine il numero di "followers" su Twitter.

Gli esclusi. Come ogni classifica che si rispetti, non poteva mancare la parallela lista degli esclusi. Oltre a numerosi nomi poco noti ai non americani, una pesante assenza è quella di Mark Zuckenberg, il fondatore di Facebook classificatosi ottavo lo scorso anno. Forbes si giustifica affermando che Zuckenberg è stato escluso dai candidati perché ormai la sua fama travalica la Rete. Per quest'anno si dovrà accontentare del 785esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo.