30 ago 2008

Strength management


Quale è il tuo talento?



Esiste una riconosciuta correlazione tra engagement del personale e la possibilità di successo del business. Le misure di engagement sono centrali per verificare il valore del capitale umano e la qualità della sua gestione.

Il contributo della psicologia positiva nell’ambito lavorativo e gestionale si sta consolidando con ricerche ed esperienze manageriali e di consulenza.

L’approccio ai “talenti” della psicologia positiva sono , da una parte può anche con una cultura manageriale innovata e il supporto di adeguati software, a scardinare quei silos funzionali diffusi nelle organizzazioni tra selezione , gestione e sviluppo che precludono un Human Relationship Management e, dall’altra, creare quella leadership condivisa (intelligenza collettiva, empowerment) che diversi teorici del management affermano come necessaria per le organizzazioni odierne. La gestione e lo sviluppo del potenziale umano nelle organizzazioni va generalizzato in modo che possa essere concepito con uno sguardo più approfondito e aperto in termini di talent caring e di sviluppo ottimale delle persone liberandosi da alcuni stereotipi limitanti e da modelli top down di gestione dello sviluppo del personale e dell’organizzazione.

L’approccio basato sui punti di forza (strengths-based) è molto sta prendendo sempre più piede nelle organizzazioni, mostrando vantaggi per tutti.

Le persone sono stimolate a realizzare ciò che sono e a migliorare ciò che fa la loro differenza, ovvero la loro Unicità.


Quando si parla di talento nella psicologia positiva si intende una preesistente capacità di pensare sentire comportarsi che può essere produttivamente applicati dalla persona nel perseguire i risultati attesi.


I principi basi dello strength management possono essere così riassunti:

1. la personalità non cambia, ma sviluppa ciò che è già
2. si cresce maggiormente nelle proprie aree di forza, non nelle aree di debolezza
3. un buon team member è quello che mette a disposizione spontaneamente del gruppo i suoi punti di forza /talenti
4. un buon manager è colui che capitalizza i punti di forza/talento dei suoi collaboratori
5. l’organizzazione è gestita secondo cornici guida di abbondanza (quali unicità e risorse riconoscere? Quale eccellenza affermare?) anziché scarsità.

Se nel ruolo la persona esercita i suoi talenti, apprende più velocemente e la sua performance è vicina alla perfezione.

L’impiego dei propri talenti rafforza la possibilità di successo, la stima e la responsabilità delle persone.

“Gli strengths sono talenti sviluppati”.


Le persone evidenziano i propri talenti quando:

* hanno un potente e costante desiderio verso particolari attività o ambienti di lavoro (polarizzazione)
* hanno un rapido apprendimento di alcune attività
* hanno piena soddisfazione per il successo in determinate attività in cui hanno potuto esplicare i propri talenti
* svolgono attività che li coinvolgono fino al punto da non avere cognizione del tempo che passa
* hanno risultati eccellenti che vengono riconosciuti da altri in alcuni task.

da "L'impresa - Rivista italiana di management" del sole24ore

29 ago 2008

L'elenco dei sovrani più ricchi del pianeta


Il Re della Thailandia Bhumibol Adulyadej è l’uomo più ricco del mondo regale, con una fortuna stimata di 35 miliardi di dollari. Questo sovrano occupa la posizione di testa della classifica stilata da Forbes, in buona parte coperta dai gestori del petrolio.

Il detentore del primato, con sei decenni sul trono, è il regnante più longevo del pianeta. Nel suo paese è considerato come un sorta di essere semi-divino.
Al secondo posto trova spazio lo sceicco Khalifa, presidente degli Emirati Arabi Uniti, con un patrimonio di 23 miliardi di dollari.
Terzo è Re Abdullah bin Abdul Aziz, sovrano del Paese che esporta più oro nero, l’Arabia Saudita, con una ricchezza di 21 miliardi di dollari. Quarto il mitico sultano del Brunei, che per diversi anni è stato l’uomo più facoltoso del mondo.

Parlando della graduatoria gli esperti di Forbes invitano però alla riflessione, visto che la sovrapposizione tra individuo, famiglia reale e Stato porta in tutti questi casi a delle valutazioni simboliche, frutto di una soggettiva miscela tra arte e scienza.

Ecco la classifica di Forbes:

01. Re Buhimol Adulyadej (Thailandia)

02. Sheikh Khalifa bin Zayed al-Nahayan (Emirati Arabi Uniti)

03. Re Abdullah (Arabia Saudita)

04. Sultano Hassanal Bolkiah (Brunei)

05. Sheikh Mohammed bin Rashid al-Maktoum (Dubai)

06. Principe Hans Adam II (Liechtenstein)

07. Sheikh Hamad bin Khalifa Al-Thani (Qatar)

08. Re Mohammed VI (Marocco)

09. Prince Albert II (Monaco)

10. Sultano Qaboos bin Said (Oman)

11. Principe Karim Al Husseini (Agha Khan)

12. Queen Elizabeth (Gran Bretagna)

13. Sheikh Sabah al-Ahmad al-Sabah (Kuwait)

14. Regina Beatrice (Paesi Bassi)

15. Re Mswati III (Swaziland)

deluxeblog

28 ago 2008

Ziggurat : Sky is the limit!


Dubai continua a stupirci con nuove progettazioni che si rivolgono direttamente al futuro. Questa volta non vi parliamo di un nuovo albergo, ma di una vera e’ propria citta’ che verra’ presentata al prossimo Cityscape Dubai, manifestazione che avra’ luogo al Dubai International Exhibition Centre dal prossimo 6 ottobre al 9 2008. Ecco a voi Ziggurat.


Ziggurat e’ la citta’ avveniristica di Timelinks, una citta’ a forma di piramide, completamente autosufficiente e eco-sostenibile. In questa piramide ci si spostera’ sia in verticale che in orizzontale e promette di essere una rivoluzione nel mondo dell’urbanistica. La citta’ non emette anidride carbonica, e’ in grado di alimentarsi da sola dal punto di vista energetico grazie all’energia eolica e solare sfruttata.

La citta’ dovrebbe sorgere su una superficie di 2,3 chilometri quadrati, ma non si sa quando e se cominceranno i lavori: per ora e’ stato solamente depositato il brevetto.

myluxury

26 ago 2008

Stipendi in Italia



Ecco una prova della legge di Pareto: dell'80/20.
(la trovate QUI )

Stipendi in Italia: 2 lavoratori su 3 non raggiungono i 1300 euro.
Lavoro. Indagine Cgil: due lavoratori su tre sono sotto la soglia, uno su tre non arriva a mille. Contratti atipici più diffusi tra le donne, ambiguo il giudizio sulla flessibilità



Un italiano su tre (una su due tra le donne) guadagna meno di mille euro al mese, due su tre non vanno oltre i 1300. Sulla flessibilità non emerge un giudizio netto: favorevoli e “impauriti” praticamente si equivalgono. I dati sono quelli di un’indagine Ires – Cgil, realizzata su un campione di 6015 lavoratori. Il titolo della ricerca - presentata nella sede nazionale del sindacato, a Roma - è “L’Italia del lavoro oggi”.

Il 68,6% dei lavoratori italiani guadagna 1.300 euro al mese: tra questi, il 35% del totale percepisce meno di 1.000 euro al mese. Appena il 16% ha uno stipendio superiore ai 1.500 euro. Misurato anche il giudizio sulla flessibilita': il 43% degli intervistati la considera positivamente, un 41% la ritiene fonte di preoccupazione e ansia, mentre un restante 16% la valuta positivamente solo all'ingresso nel mondo del lavoro. Problema prioritario per gli italiani sembra essere quello della pensione: il 30% ha paura che non avra' una pensione adeguata.

Fotografata anche la nota disparità tra i sessi. Le donne guadagnano meno degli uomini: con meno di 1.000 euro si trova il 48,9% delle donne contro il 26,8% degli uomini. Gli uomini, inoltre, superano nettamente le donne nelle classi di guadagno netto mensile piu' elevato (oltre i 1.500 euro), dove si colloca il 20,3% degli uomini contro l'8,5% delle donne.

Le donne, ma pure questo si sapeva, fanno più uso di contratti di lavoro atipici. Li utilizza il 29,1 per cento delle lavoratrici contro il 23,3 per cento degli uomini. E’ occupato part – time il 14,2 per cento degli intervistati, una su quattro tra le donne, sette su cento tra gli uomini.

Gli stipendi dipendono anche dalle dimensioni dell’impresa, dalla collocazione geografica e dalla nazionalità. Se in media un lavoratore dipendente con un contratto di lavoro standard guadagna un salario netto mensile pari a 1.010 euro - spiega la ricerca - questo valore si riduce a 879 se il lavoratore e' occupato in una piccola impresa e si attesta su 950 euro se si lavora nel Mezzogiorno. Questo valore scende a 800 euro se si ha un contratto di lavoro non standard e si attesta a 881 euro se si e' un lavoratore immigrato extracomunitario regolare.


FONTE

Competere in un mondo piatto!


Ed ecco un bel libro per riprendere con slancio il lavoro!
Buona lettura!


In questo libro gli autori sostengono che il successo di un'impresa è sempre meno legato a ciò che l'impresa stessa riesce a conseguire al proprio interno e sempre di più alle connessioni che riesce a stabilire con l'esterno. Victor Fung, William Fung, e Jerry Wind rivelano come hanno sostituito infrastrutture antiquate e strutture aziendali imponenti con una rete fluida e sempre mutevole in grado di progettare, realizzare e consegnare qualsiasi cosa in qualsiasi parte del mondo. Nel libro gli autori presentano il modello di una nuova architettura organizzativa costruita intorno al concetto di network orchestration, cioè l'orchestrazione delle risorse che sono al di fuori del nostro controllo per costruire e organizzare il proprio network globale a livello mondiale. I principi della network orchestration sono applicabili a qualsiasi organizzazione e a qualsiasi settore, compreso quello dei servizi, e trovano aree di applicazione molteplici, dalla gestione delle alleanze strategiche, all'innovazione continua e al co-marketing.

lo trovi QUI

23 ago 2008

Le piramidi di Visoko




A Visoko (Visoki), cittadina a 30 km da Serajevo, in Bosnia, si sta per riscrivere la preistoria.

Una équipe guidata da Semir Osmanagic, archeologo bosniaco americano, come usa definirsi, nato a Zenica nel 1960, che ha vissuto negli ultimi 15 anni a Houston ed esplorato i siti Maya del Messico, sta compiendo scavi intorno alla collina Visogica che domina la cittadina, la cui inusuale forma geometrica ricorda una piramide. L’archeologo sta cercando di riportare alla luce la costruzione piramidale che si celerebbe conservata intatta dal muschio presente sul terreno.
La piramide, contenuta nella collina che si eleva di circa 650 metri, raggiungerebbe un altezza di 220 metri in altezza, con una pendenza di 45 gradi e fianchi di 365 metri di lunghezza, risultando, se tali misure verranno confermate, più grande della Grande Piramide di Giza.

Secondo l’archeologo bosniaco anche la collina adiacente nasconderebbe una piramide più piccola.
Impegnati nell’impresa geologi dell’Università di Tuzla, specialisti in sedimentologia, mineralogia, petrografia, e altri archeologi che prestano volontariamente il loro contributo mossi dall’opportunità di divenire protagonisti di un’impresa che può cambiare la storia europea.
I quattro fianchi inclinati della collina sono interamente coperti di lastre di pietra e orientati con i punti cardinali; la collina possiede un vertice piatto e una scalinata che potrebbe condurre all’ingresso e all’accesso dei locali interni della piramide.
Nel luogo sono state rilevate altre colline che potrebbero nascondere altrettante piramidi più piccole, per l’esattezza altre quattro, facendo della regione il più importante sito archeologico europeo.


La piramide di Visoko, la più grande delle costruzioni nascoste dalle colline, sarebbe simile a quelle sud americane, per questo le è stato assegnato il nome di "Piramide del Sole" e di conseguenza le altre hanno preso i nomi di "Piramide della Terra", "Piramide della Luna", "Piramide del Dragone"; tutte costruite nello stesso periodo dallo stesso popolo, una super civiltà risalente a oltre 12000 anni fa.
L’antichità delle costruzioni sarebbe confermata dal fatto che le rocce presentano alterazioni dovute alla loro permanenza secolare nell’acqua; se le piramidi rimasero sommerse lo furono dopo la fusione dei ghiacci alla fine dell’ultima glaciazione, avvenuta appunto circa 12000 anni fa, questo accerta che tali costruzioni erano già presenti all’epoca.
Unendo l’apice delle piramidi del Sole, della Luna e del Dragone, con una linea, otteniamo un triangolo con gli angoli uguali, tutti di 60 gradi, un perfetto triangolo equilatero.

Le piramidi sarebbero collegate tra loro un sistema di cunicoli e gallerie sotterranee, ritenute a torto dagli storici miniere medievali di carbone. Il labirinto formato dalle gallerie è stato mappato da un gruppo di esperti che avrebbero anche trovato un sistema di ventilazione.

Le immagini satellitari e i sondaggi eseguiti nel terreno hanno permesso di stabilire che la collina non può essere di origine naturale, ma opera dell’uomo.


fonte

22 ago 2008

"I diritti umani frenano l'occidente"


Vi riporto questo articolo con le dichiarazioni del regista cinese Zhang Yimou, sono molto forti, ma sono anche vere? voi che ne pensate?

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I diritti umani rendono l'Occidente inefficiente e non gli consentono di raggiungere gli elevati standard organizzativi e artistici di cui sono capaci i cinesi. La clamorosa quanto sorprendente affermazione è di Zhang Yimou, autore di pellicole famosissime come «Lanterne rosse» e «Hero», oltreché regista della cerimonia di apertura (e di chisura) delle Olimpiadi di Pechino. Secondo lui, solo con il senso dell'ordine, con l'ubbidienza, la bellezza delle masse ed il loro movimento armonico si possono realizzare elevate prestazioni artistiche.

In un'intervista al quotidiano cinese «Weekend al sud» Zhang Yimou esprime la sua incondizionata ammirazione per le manifestazioni politico-culturali dei nordcoreani e spiega che Il regista Zhang Yimou«questo tipo di uniformità produce bellezza», di cui «siamo capaci anche noi cinesi». Per esemplificare il suo pensiero il regista cita la scena ammirata in tutto il mondo della cerimonia di apertura, in cui sul terreno dello stadio blocchi argentei con i caratteri di stampa cinesi si sollevavano ed abbassavano come in una macchina da scrivere, risultato ottenibile solo perchè «gli esecutori obbediscono agli ordini e sono in grado di farlo come un computer, è questo lo spirito cinese». Gli occidentali, invece, «non sono in grado» di fare lo stesso, non fosse altro che per «il loro rispetto dei diritti umani».

Il regista spiega che proprio le rigide norme sul lavoro e la tutela sindacale incontrate nei Paesi europei gli hanno finora impedito di realizzare regie operistiche, poichè «gli interpreti occidentali lavorano solo quattro giorni e mezzo alla settimana, fanno due pause al giorno per il caffè, ma poi non sono nemmeno in grado di stare bene allineati». Come se non bastasse, attori e cantanti occidentali «hanno anche a disposizione organizzazioni di ogni tipo e i sindacati».
Secondo il regista, grazie alla loro cultura «i cinesi riescono a realizzare in una settimana quello che gli europei fanno in un mese».

"
via Ilsole24ore

14 ago 2008

Coincidenze significative: Sincronicità


Ogni giorno ci accade di sperimenatare quelle che a prima impressione definiamo coincidenze; come pensare ad una persona che non vedi da tanto tempo e poi sentirla subito dopo, in un modo e per un motivo strano e inintellegibile.

Questo è solo uno dei possibili e non ben definibili fenomeni che cataloghiamo, e di fatto così ignoriamo, come Coincidenze significative.

Vediamo un pò meglio chi ha provato a definire questo fenomeno e toglierlo così, senza troppo sucesso, dal mondo dell'immaginario collettivo.


La sincronicità è un termine introdotto da Carl Jung nel 1950 per descrivere una connessione fra eventi, psichici o oggettivi, che avvengono in modo sincrono, cioè nello stesso tempo, e tra i quali non vi è una relazione di causa-effetto ma una evidente comunanza di significato. La sincronicità è relativa quindi alle "coincidenze significative".
Fenomeni di "coincidenze significative" avevano da sempre affascinato Jung. Già nel 1916, a pochi anni di distanza dalla sua defezione dal gruppo dei psicoanalisti fedeli al metodo scientifico-oggettivante e a Sigmund Freud, scriveva dell'opportunità di affiancare al principio di causalità quello finalistico:
« La causalità è solo un principio, e la psicologia non può venir esaurita soltanto con metodi causali, perché lo spirito (la psiche) vive ugualmente di fini. »


Tali prime formulazioni di Jung sulla questione della sincronicità vennero in seguito approfondite attraverso il contatto con il pensiero filosofico orientale, oltre che con la riflessione su sorprendenti avvenimenti della sua stessa vita, sfuggenti ad ogni interpretazione razionale.

Jung distingue la sincronicità vera e propria dal mero "sincronismo" degli eventi che accadono simultaneamente, ma senza alcuna connessione di significato.

La vita di tutti i giorni ci propone spesso il tipo comune di sincronicità. Per esempio: pensiamo ad un amico, e lui improvvisamente ci telefona. Tuttavia accanto a queste ci sono anche misteriose sincronicità precognitive e chiaroveggenti.

Negli anni trenta Jung incontra Wolfgang Pauli, un fisico austriaco premio Nobel nel 1945. Pauli è reduce dal fallimento del matrimonio e trasferitosi in Svizzera cerca un aiuto terapeutico. La terapia non avrà grande successo e Pauli l'abbandona ma i due si stimano ed iniziano una amicizia scientifica.

L'incontro tra Jung e Pauli generò il quarto escluso dalla triade della fisica classica: tempo, spazio e causalità, a questo quarto escluso è stato dato il nome di sincronicità.

In analogia alla causalità che agisce in direzione della progressione del tempo e mette in connessione due fenomeni che accadono nello stesso spazio in tempi diversi, viene ipotizzata l'esistenza di un principio che mette in connessione due fenomeni che accadono nello stesso tempo ma in spazi diversi.


Per sue stesse parole, si era limitato per venti anni fino allora ad accennarne solamente il concetto, perché riteneva di essere scientificamente impreparato. Nel saggio si tenta una analisi statistica di eventi acausali ma senza grande successo. Lo stesso Jung è imbarazzato verso la comunità scientifica dell'indefinitezza del suo studio, ma tuttavia si sente pressato e giustificato dalle proprie esperienze personali che per lui sono da considerare evidenze empiriche, fenomenologie su cui lavorare con metodo scientifico. Nella prefazione del saggio dice:
« [la sincronicità è ] ... un tentativo di porre i termini del problema in modo che, se non tutti, almeno molti dei suoi aspetti e rapporti diventino visibili e, almeno spero, si apra una strada verso una regione ancora oscura, ma di grande importanza per quanto riguarda la nostra concezione del mondo. »
Il concetto junghiano di sincronicità fu uno dei più apprezzati nel pensiero New Age degli anni sessanta. Jung divenne il guru della New Age e le sue idee furono usate per giustificare l'astrologia, l'I-Ching e altre pratiche "alternative".

Attualmente gli sviluppi di settori di avanguardia della fisica moderna, la meccanica quantistica, la nuova cosmologia, la teoria del caos, continuano a illuminare l'immaginazione con possibili concrete connessioni fra la fisica e la psiche e Jung ha il merito di aver gettato un ponte tra il mondo scientifico (la dimostrazione di teorie attraverso l'osservazione empirica e clinica) e il mondo della divinazione (il regno degli spiriti, i segni premonitori, l'immaginazione mitopoietica).




via wiki

12 ago 2008

L'arte del negoziato



Ecco un altro libro che bisogna leggere, per il proprio lavoro e per la propria vita.



Tutti i giorni ci capita di negoziare, anche quando non ce ne rendiamo conto. Si negozia con la propria moglie o il proprio marito su dove andare a cena e con il figlio sull'ora in cui deve rientrare dalla discoteca. Il negoziato è il mezzo fondamentale per ottenere dagli altri quello che vogliamo. In tutti i campi - dal lavoro all'amore, dalla vita famigliare a quella sociale, dalla semplice spesa quotidiana all'acquisto di un'auto o di una casa - saper trattare significa ottenere, vincere, avere ragione. Conoscere le tecniche della trattativa è un asso nella manica, un vantaggio nella vita. Gli autori, docenti di Harvard e tra i maggiori esperti di quest'arte, hanno capito che le stesse tecniche insegnate ai diplomatici e ai politici di professione potevano essere messe a disposizione di tutti.


Lo trovi QUI

10 ago 2008

I dieci lavori più pagati


Una classifica delle dieci professioni meglio retribuite al mondo, stilata da Forbes e dal Government’s Office for National Statistics due importanti organi statistici, il primo britannico e il secondo americano. Se state scegliendo il vostro futuro professionale, prima di iscrivervi ad una facoltà universitaria o prima di inviare il vostro curriculum, date un’occhiata a questa classifica!



La lista delle professioni più pagate è stilata in base agli standard internazionali, stime medie sullo stipendio della categoria, e soprattutto tiene conto dei salari di tutte le nazioni ottenedo una media nella quale probabilmente non vi riconoscerete completamente. Troveremo infatti professioni che in Italia forse non consideriamo propriamente tra le dieci più pagate, ma che nel resto del mondo a quanto pare lo sono. Dalla classifica vengono tolte professioni come cantanti, attori, calciatori e simili, dove gli stipendi stratosferici sono incassati da pochissime persone, mentre i restanti “colleghi” abbassano la media. Quindi non aspettatevi di trovare neppure proprietari di grandi aziende, che nonostante i guadagni record a quanto pare non sollevano le sorti della categoria. Ma iniziamo subito con le dieci eccellenze lavorative dagli stipendi luxury.

# 1. Consigliere d’amministrazione
Un consigliere d’amministrazione guadagna in media 250.000 euro all’anno, ovviamente a seconda del tipo di società di cui fa parte. I consiglieri decidono cosa deve fare la società, votano insieme ai colleghi l’entità del proprio stipendio ma sono anche responsabili di centinaia di dipendenti.
Per accedere a un posto come questo è necessaria tanta esperienza e una buona dose di fortuna. Indispensabile almeno una laurea e magari un MBA, un master in business administration che apre molte porte.
# 2. Medico
In un paese occidentale un medico guadagna 118.000 euro all’anno, il guadagno varia a seconda della specializzazione. Per svolgere questa attività il cammino è lungo e gli studi sono tanti, oltre ad esserci un mercato abbastanza saturo.
# 3. Broker
Il broker è una figura moderna del mondo del lavoro. Si tratta di un intermediario finanziario che cura accordi fra società e fra persone fisiche. Il guadagno in media è di 115.000 euro all’anno. Per svolgere al meglio questa professione è importane avere buone conoscenze e un buon fiuto per gli affari.
# 4. Direttore di una società
Il direttore di una società è quella figura immediatamente sotto i consiglieri d’amministrazione che cura aspetti specifici dell’attività della società. E’ un compito che pò avere differenti caratteristiche, e occuparsi ad esempio dell’aspetto finanziario o di quello amministrativo. L’incasso annuo è di circa 114.000 euro.
# 5. Funzionario pubblico
Una categoria vastissima che secondo questa classifica guadagnerebbe in media 103.000 euro all’anno. Una cifra davvero alta che lascia qualche dubbio, se si considera tutte quelle professioni statali che sarebbero incluse nella categoria.
# 6. Pilota d’aereo
88.000 euro di incasso per aviatori e piloti d’aereo. Una professione che si posiziona benissimo in classifica anche secondo Forbes che la colloca al settimo posto tra i lavori meglio pagati.
# 7. Consulente finanziario e gestionale
Esperti che supportano le società nelle scelte finanziarie o amministrative e vengono pagati profumatamente. Ben 75.000 euro all’anno per l’esattezza! Per svolgere questa professione è necessaria una buona conoscenza del settore, aver svolto studi economici ed un master ad hoc.
# 8. Avvocato
74.000 euro medi l’anno è l’incasso dei difensori legali. La gavetta è lunga e il numero di avvocati è davvero alto, ma per chi ci riesce davvero i guadagni sono ottimi. Indispensabile tanta esperienza e una buona capacità oratoria.
# 9. Ufficiale di polizia
Poco meno di 74.000 euro vengono incassati dagli uficiali di polizia. Ispettori di polizia e marescialli ordinari possono vantare un impiego con ottimi guadagni.
# 10. Marketing Manager
il manager che gestisce marketing e vendite ha un guadagno in media di 72 mila euro l’anno. Un settore in largo sviluppo, che ovviamente varia a seconda delle capacità del manager. Maggiori saranno gli affari che riuscirà a concludere, maggiore sarà il suo incasso. E’ necessaria una buona conoscenza dell’andamento del mercato e dei gusti della clientela.

via muyluxury

9 ago 2008

Perchè POSSO!


Leggete la storia che vi riporto:

Sviluppato da un programmatore tedesco
IPhone, mille dollari per il programma inutile
Il software si chiama «Io sono ricco» e non fa altro
che mostrare un rubino sul telefono




MILANO - Per 1000 dollari otto acquirenti hanno comprato online l'applicazione denominata "Io sono ricco" per l'iPhone - dal negozio ufficiale della Apple. Il programmino, sviluppato da un tecnico tedesco, fa un'unica cosa - si limita a visualizzare un rubino sullo schermo dell'iPhone. Insomma, un software inutile, senza alcun senso, per soli ricchi - o ingenui nerds.

"IO SONO RICCO" - L'iPhone è uno status symbol, nessun dubbio. Armin Heinrich di Salzgitter in Bassa Sassonia ha sviluppato un upgrade per il cellulare di terza generazione: "I Am Rich" il nome dato al software, con tanto di benedizione da parte della società di Cupertino, è stato messo in vendita nelle scorse settimane nell' "App Store". "I Am Rich" costava 999,99 dollari - il costo massimo permesso ad un'applicazione sull'App Store da Apple. A detta del suo autore l'unico scopo del programma era quella di ricordarti di poterti permettere una cosa del genere. "E' una sorta d'opera d'arte, senza alcuna funzione nascosta", così il tedesco promuoveva la sua costosa applicazione.

MANTRA - Ciò nonostante: il bottone avrebbe contenuto "un misterioso mantra" - magari anche solo un mantra rassicurante "sono ricco abbastanza, e spendo 1000 dollari per il nulla". Per questa cifra il compratore entrava in possesso di un minuscolo pezzo di software, che faceva comparire sul display - come per magia - una scintillante icona simile ad uno smeraldo. Sennò nient'altro. Così tanti soldi solo per un paio di pixel di colore rosso? Per molti sembrava una vera e propria presa in giro. Pronta è stata la reazione della Apple che, dopo innumerevoli dibattiti e accuse nel web, ha rimosso l'applicazione.

PROVOCAZIONE - Tuttavia, sarebbero stati almeno otto gli acquirenti - facoltosi o semplicemente troppo stupidi - a cliccare sul pulsante "buy": un tedesco, un francese e sei americani, stando a quanto riportato dal "L.A. Times". Forse Armin Heinrich voleva solamente lanciare una provocazione verso tutti coloro che possono spendere soldi per acquistare un programma inutile. Oltre a ciò molti utenti denunciano i pochi controlli che la Apple effettua sulla natura della applicazioni, voi nei confronti di quelle centinaia di applicazioni apparentemente inutili presenti sull'App Store, che vengono comunque acquistate in massa. Con il suo "I Am Rich", dal peso di appena 100 KB, il tedesco ha comunque intascato 5.600 dollari - e Apple 2400, già perchè la società di Steve Jobs incassa ben il 30 per cento su ogni vendita nel suo App Store.


corriere

8 ago 2008

Virgin: Richard Branson


Il preside della scuola che frequentava disse ai suoi genitori: «O finisce in galera o diventera milionario.»


Richard Charles Nicholas Branson nasce a Shamley Green nel Surrey il 18 luglio 1950.

Conosciuto da molti come il capitalista hippy, snobba ricevimenti del jet set, adora sport estremi, detesta giacca e cravatta.

Il principio che muove l'intera vita del vulcanico Richard Branson fu la frase che sua nonna, compiuti i 99 anni, gli scrisse: gli ultimi dieci anni della mia vita sono stati i migliori di sempre.

La carriera scolastica del piccolo Richard non fu brillantissima, tutt'altro. Gli studi rappresentarono per lui un vero e proprio incubo ed il fallimento dei test di intelligenza fu occasione di una certa mortificazione. In realtà questi strumenti erano incapaci di cogliere lo spirito ambizioso e l'estro irrefrenabile che costituiscono i presupposti irrinunciabili del successo. Ironicamente, proprio in quegli anni il talento di Branson iniziò a mostrarsi.

A sedici anni Branson, allievo dello Stowe College, fondò il magazine Student, che avrebbe dovuto centrare la propria attenzione sugli studenti e sulla comunità, piuttosto che sulle questioni meramente amministrative. Presto l'intraprendenza di Richard e del suo compagno Gems lo arricchirono di interviste a rockstar e membri del parlamento, sponsorizzazioni di rilievo, tanto che la pubblicazione amatoriale si trasformò presto in un vero e proprio successo editoriale. A dirla tutta, senza il sovvenzionamento dei genitori i due ragazzi non sarebbero arrivati lontano. La mamma di Richard investì nell'operazione 4 pounds (12000 lire circa) ed in un certo senso l'enorme fortuna del figliolo prese le mosse da quelle 4 sterline.
Dopo l'incoraggiamento del preside Richard e soci si appropriarono di un magazzino al piano superiore di un negozio di scarpe che avrebbero trasformato in un negozio di dischi economici. Fu loro concesso di non pagare l'affitto dato che il traffico di giovani acquirenti che sarebbe affluito al primo piano avrebbe ripagato il proprietario del fastidio di dover rinunciare al magazzino superiore.
L'iniziativa avrebbe dovuto intitolarsi "slipped disc" e fu prontamente rinominata "Virgin" dato che tutti i soci erano praticamente vergini al mondo degli affari.

A venti anni fondò Virgin dedicata alla vendita per posta di dischi e nastri musicali.

Nel 1972, trasformando un sottoscala dell'Oxfordshire in uno studio musicale e la ragione sociale della società in vera e propria etichetta discografica, mise sotto contratto il suo primo artista. Era Mike Oldfield che realizzo l'album di esordio del 1973 Tubular Bells. Cinque milioni di copie e l'inizio del successo di tutti e due. Dopo di lui si susseguirono artisti come i Sex Pistols, i Culture Club, Phil Collins, Bryan Ferry, Belinda Carlisle, Genesis, Janet Jackson and The Rolling Stones.

Il genio di Branson è evidente anche in un'altra iniziativa "Virgin nel pallone" una riproduzione dello Zeppelin rosso fuoco avrebbe dovuto accogliere una folla di visitatori paganti desiderosi di ammirare la planimetria del proprio giardino da una prospettiva diversa da quella consueta. L'iniziativa fu di fatto realizzata e riscosse ovviamente un gran successo. Sul sito www.virginballoonflights.com è possibile controllare la disponibilità dei posti e le tariffe.

Nel 1993 ha ricevuto la laurea honoris causa in ingegneria dalla Loughborough University.

Nel 1995, mentre la Virgin fatturava complessivamente introiti per oltre un milione e mezzo di sterline, Branson già annoverava tra le proprie conquiste imprenditoriali la catena dei Virgin Megastore, Virgin Atlantic Airlines, V2 Records e Virgin Net. Meno noto è il coinvolgimento del business man britannico nel sovvenzionamento di molti istituti no profit e servizi di assistenza tra cui l'Healthcare Foundation, che si batte contro la diffusione del fumo tra i giovani in collaborazione con Parents Against Tobacco.

È proprietario di quattro compagnie aeree: Virgin Atlantic, la compagnia extra-lusso specializzata in viaggi intercontinentali, Virgin Express, la low cost europea, Virgin Blue in Austrialia e la Virgin America.

Un'altra stramba iniziativa fu quella di mettere a disposizione la sua isola privata nel cuore delle British Virgin Islands, nel Mar dei Caraibi. L'isola, è disponibile per essere affittata in modo da poterci soggiornare per una vacanza: un'isola di quasi 30 ettari con prezzi tutto incluso incluso a partire da 48.000 dollari per notte.

Nel 1999 è stato appuntato baronetto dalla regina d'Inghilterra e da allora autorizzato a fregiarsi del titolo di "Sir".

Branson è inoltre un fervente sportivo: è appassionatissimo di tennis, montagna e sport acquatici. Le sue ambizioni in questo campo lo hanno spinto a solcare l'Atlantico a bordo del proprio pallone aerostatico in compagnia del veterano Per Lindstrand alla conquista di un record battuto solamente nel 1991. A sconfiggerlo fu invariabilmente lui stesso affrontando il Pacifico in un viaggio di oltre seimila miglia. Un ulteriore primato riguarda la velocità con cui è stato in grado di attraversare l'oceano sulla sua barca Virgin Atlantic Challenger 2.

Da quando ha conosciuto Al Gore si è buttato pure nella lotta contro i cambiamenti climatici investendo in carburanti alternativi e istituendo un premio per la migliore invenzione tecnologica che taglierà le emissioni di CO2. Compra quindi una televisione, che chiama Virgin1, per la realizzazione di un programma televisivo ambientalista e pare che Branson stia corteggiando Natalie Imbruglia per dirigerlo.

L'ultima avventura imprenditoriale e' la Virgin Galactic che permetterà di effettuare viaggi nell'orbita terrestre. Nonostante il primo viaggio sia previstao per il 2010 fin d'ora ci sono centinaia di prenotazioni il tutto per 200.000,00 sterline a testa.
Nel 2008 con una cerimonia nel deserto californiano del Mojave, Branson e il designer aerospaziale americano Burt Rutan hanno presentato al mondo il loro ultimo gioiello. Si chiama 'WhiteKnightTwo' ed e' un velivolo stile catamarano con l'apertura alare di un bombardiere B-29 della Seconda Guerra Mondiale (40 metri). La seconda versione del 'cavaliere bianco' di Branson e Butan, di cui verranno prodotti 12 esemplari, e' l'erede dell'aereo speciale che nel 2004 porto' a 15.000 metri di quota la navicella 'SpaceShipOne', permettendole di partire per il primo viaggio suborbitale privato nella storia.


L'ultima trovata del geniale imprenditore è avere la possibilità di volare nello spazio grazie alle miglia accumulate volando sugli aerei 'tradizionali'.

E' uno degli uomini più ricchi del Regno Unito, con patrimonio stimato di 4.4 miliardi di dollari.

fonte

7 ago 2008

George Soros



Filantropo, finanziere, “Re Mida”, filosofo, “colui che ha rotto la sterlina”, anti-Bush… Sono infiniti i nomi con cui può essere definito George Soros, personaggio discutibile e discusso, titolare di una fortuna immensa che ammonterebbe a 7 miliardi di dollari circa, il tipico “self-made man” americano cui non mancano eccentricità e “inchieste”.


Soros sbarca in America a 26 anni, dopo aver passato la propria infanzia in Ungheria. Soros non è sempre stato il suo cognome: nasce in una famiglia ebrea, costretta a nascondersi dalle persecuzioni naziste. Quando arriva negli Stati Uniti ha in tasca pochi soldi ma un bagaglio di conoscenza derivate dai tre anni di studi alla London School of Econom e dall’esperienza di stockbroker.

Dopo qualche anno passato a lavorare come trader e consulente finanziario fonda la Quantum Fund, una società di gestione di capitali e fondo di investimento privato, con sede alle Antille Olandesi, che per molti anni è stata una delle famiglie di fondi più capitalizzate al mondo. Per 32 anni, partendo dalla raccolta iniziale di 4 miliardi di dollari, il Quantum Fund ha reso il 31% di media annua.

Nella sua carriera Soros si è avventurato in investimenti decisamente rischiosi e talvolta eticamente dubbi. Le sue specialità sono sempre stata le speculazioni sulle monete: quella in particolare che lo ha reso famoso è stata la “rottura della sterlina”. In una notte del 1992 si lanciò in una pseculazione furiosa al ribasso provocando il crollo della moneta inglese e guadagnando, a quanto lui stesso ha raccontato, 1 miliardo di dollari.

Nel 1993 lanciò invece una corsa all’oro dopo aver diffuso la voce che la Cina voleva rimpinguare le proprie riserve. Il prezzo dell’oro subì un rialzo del 20% e lui si liberò in segreto dei suoi acquisti. In molti vedono in lui un personaggio che gestisce investimenti e capitali di coloro che non possono o non vogliono agire in prima persona, tra cui, si dice, anche la regina Elisabetta.

Ma le speculazioni non sono il suo unico interesse. Negli ultima anni Soros si è lanciato in una feroce campagna anti Bush. Durante le elezioni del 2004 non si limitò a finanziare i suoi avversari ma fece dichiarazioni decisamente “forti” ai vari giornali. Al Washington Post dichiarò che “la disfatta di Bush è lo scopo della mia vita, una questione di vita o di morte“; al Financial Times che “un’America nelle mani di Bush è un pericolo per il mondo intero” e “il partito repubblicano è in mano ad un gruppo di estremisti“.

Come tutti sappiamo nel 2004 le cose non andarono come Soros sperava, quindi adesso è diventato uno dei più importanti sostenitori di Barack Obama.

Via Finanza Live

6 ago 2008

La pubblicità è l'anima del commercio!

La creatività è poco: Marketing Virale



Ecco come si fa pubblicità la DHL:










o un orologio nel tram...
























o una campagna contro la violenza alle donne





o una assicurazione per la macchina...






o una bibita dissetante e fresca...

Anche l'India cambia...e noi?


La scalata degli Intoccabili
Cambia l’India delle caste
La sfida di Mayawati, regina discussa e molto popolare



Èla regina degli intoccabili. Behenji, sorella, di 160 milioni di indiani — i dalit—costretti a guardare il mondo dal basso della loro infima condizione di fuori casta. Mayawati Kumari, per tutti soltanto Mayawati secondo l’uso dei paria, ha però deciso di spezzare le catene assegnate dal destino e conquistare un onore che mai nel passato una come lei aveva osato sognare: guidare l’India. A 52 anni, l’umile figlia di un impiegato, cresciuta in una baraccopoli di New Delhi, amata da molti ma detestata dai più, combatte una battaglia che potrebbe rivoluzionare il futuro del Subcontinente. La sua formazione, il Bahujan Samaj Party (Bsp), alle prossime elezioni generali — nel 2009 — potrebbe diventare l’avanguardia di un «terzo fronte» in grado di scardinare l’alternanza di potere tra il Partito del Congresso dei Gandhi e i nazionalisti indù del Bharatiya Janata Party (Bjp).

Un compito non facile. Mayawati come Nehru o come Indira? In realtà, questa parlamentare controversa, dalla personalità fortissima, sta costruendo la sua fortuna con un’abilità e una lucidità raramente mostrate sulla scena di un Paese che adora ancora affidarsi alle dinastie, possibilmente ai brahmini. Lei è unica, non assomiglia a nessuno, se non altro per il suo stile di governo: a un tempo visionario e spietato.

«L’emergere di Mayawati ha aperto un nuovo orizzonte a diversi gruppi politici — ha spiegato alla Bbc Shekhar Gupta, direttore del quotidiano Indian Express —. La sua immagine giganteggia. Il terzo fronte è nato e Mayawati ne è il fulcro». In realtà, il partito di Mayawati a livello nazionale è ancora debole (17 parlamentari su 802) ma a livello locale è forte nello Stato più importante della Federazione, il popoloso Uttar Pradesh, dove l’anno scorso ha conquistato la maggioranza assoluta (e lei è diventata chief minister, come dire governatore). Ma è la strategia adottata dalla regina dei dalit che ha fatto gridare al miracolo e ha trasformato i sondaggi in un’incoronazione annunciata. Mayawati, infatti, sta plasmando il suo potere su un’alleanza che trascende l’appartenenza di casta o di religione — il vero tabù in India. Ha convinto 52 brahmini (la casta che sta al vertice) a fare campagna elettorale a fianco degli intoccabili. Non solo: nello stesso partito convivono anche 29 esponenti di religione musulmana. Nel Paese — la più grande democrazia del mondo — che vede le baruffe tra indù e islamici sfociare in stragi ripetute, è forse il segno più evidente della capacità di questa donna eterodossa — una vera lady di ferro — di attirare il consenso, nonostante alcuni aspetti controversi che ne fanno un’icona per nulla immacolata.

Un esempio? Lei, nata povera e senza diritti, adora vivere nel lusso (le sono intestate diverse proprietà) e non si preoccupa di nascondere in pubblico gioielli da Mille e una notte. Quando è seduta alla sua scrivania di chief minister dell'Uttar Pradesh, inoltre, dipendenti e collaboratori bussano alla porta tremebondi e finiscono ginocchioni al suo cospetto: Mayawati licenzia con la facilità con cui respira. Ciononostante, in India la sua carriera è portata ad esempio. E la possibilità che diventi primo ministro — se può sgomentare molti — è vista come il segno dei tempi che cambiano, un passaggio di immenso valore simbolico.

«Significherebbe—spiega l’analista politico Mahesh Rangarajan — che può farcela anche una donna dalit nata in uno Stato povero e popoloso, una persona che si è guadagnata il rango attraverso lo studio e la fatica, non ereditandolo attraverso il matrimonio o il lignaggio». Del resto, come avrebbe potuto? Nata il 15 gennaio 1956, Mayawati, da ragazzina, si divideva tra la scuola (dove andava scalza) e l’aiuto domestico. Suo padre e sua madre potevano sacrificarsi per darle un’istruzione. Ma una cosa non avrebbero mai potuto assicurarle: una vita libera dal disprezzo che i dalit, gli «oppressi », attirano per il loro essere semplicemente quello che sono agli occhi di molti indiani: gli ultimi, i reietti, i destinatari di una vita miserabile perché così è stabilito «per sempre» dal ciclo della vita. Non per Mayawati, però. Che studia, si laurea in legge e diventa insegnante per conquistare il diritto, per sé e per quelli come lei, di bere il tè nelle stesse tazze dei brahmini, o di attingere l’acqua nei pozzi comuni. La condizione di casta tuttavia si imprime sulla sua coscienza, scatenando una rabbia che, una volta entrata in politica, non cercherà mai di dominare: «Lasceremo sulle caste alte l’impronta delle nostre scarpe», ebbe a dire un giorno uscendo da un comizio. Frase mai smentita che le era sgorgata dal profondo.

D’altro canto è proprio per questa sua «forza primordiale», per questa capacità di esaltare e trasformare le debolezze in vantaggi che Mayawati fu scelta e considerata sin dall'inizio «l’erede» da Kanshi Ram, fondatore nel 1984 del Bsj, il partito nato con lo scopo di dare voce ai dalit. Kanshi Ram, di fronte alla sua protetta, aveva subito preconizzato un futuro che allora appariva semplicemente inconcepibile. Lei, che ave va inutilmente cercato di superare gli esami per entrare nell’Amministrazione pubblica indiana, nelle sue parole «sarebbe diventata una regina destinata a decidere la sorte dei funzionari di rango, piuttosto che diventare una di loro». Verissimo: il popolo dalit la chiama «regina», oltre che «sorella ». E, come chief minister (con maggioranza assoluta nel Parlamento locale) dell’Uttar Pradesh, Mayawati ha potere—che usa come abbiamo visto senza alcuno scrupolo —su tutti coloro che da lei dipendono, siano brahmini o meno.

C’è da chiedersi come questa donna che ha imboccato con tanta decisione la strada del riscatto riesca ad affascinare ben oltre i confini di casta. Certo, ha promosso l’alleanza con brahmini e musulmani. Ma perché questi l’avrebbero accettata? Perché l’India dovrebbe volere un’intoccabile nell’ufficio più importante? Non è bella, non ha certo il fascino di una diva di Hollywood. E nemmeno il portamento di una Sonia Gandhi. Si veste con colori chiassosi e non ha stile. Non si vergogna di esibire le sue ricchezze né si preoccupa di giustificarne l’origine. Eppure piace. Non sa l’inglese, non conosce a fondo la Costituzione o le leggi del suo Paese. Eppure le sue posizioni in Parlamento suscitano ammirazione. Forse perché si oppone agli Stati Uniti e all’accordo nucleare che ha rischiato di far cadere il governo di Manmohan Singh («Non dobbiamo diventare i servi degli Usa», ha denunciato di recente). In più vorrebbe portare a compimento l’opera di B. R. Ambedkar (1881-1956), un paria di nascita, autore di numerosi scritti sui temi della sua condizione, riassunti nell’articolo 17 della Costituzione indiana, che vieta la «pratica dell’intoccabilità ». In teoria: dei 200 milioni di poveri e sottonutriti del Subcontinente, la stragrande maggioranza sono tuttora dalit, disprezzati e legati per la vita ai lavori più umili. Mayawati queste cose le sa perché le ha provate sulla propria pelle. Ma è anche riuscita a spezzare le catene, invisibili ma ferree, della sua condizione. Diventando ricca e potente, soprattutto potente. Questo forse è l’aspetto che più affascina. Non era nessuno e ora è qualcosa di molto di più, per tutti: una promessa.

corriere

4 ago 2008

La teoria dei 6 gradi


Il mondo è piccolo, provata sul web la teoria dei 6 gradi di separazione
Con pochi passaggi possiamo entrare in contatto con chiunque. Uno studio su Messenger convalida la tesi



NEW YORK - Bastano sei passaggi per riuscire a entrare in contatto con qualsiasi abitante della Terra.
La teoria dei sei gradi di separazione, resa popolare negli anni sessanta dallo psicologo di Harvard, Stanley Milgram, potrebbe ora aver trovato una conferma scientifica grazie a uno studio della Microsoft.
Lo rende noto il Washington Post. I ricercatori della societ di informatica hanno analizzato i dati relativi a 30 miliardi di conversazioni elettroniche fra 180 milioni di persone sparse nei cinque continenti. La conclusione: il mondo così piccolo che bastano sei passaggi per raggiungere chiunque, dalle star di Hollywood al Dalai Lama.

DATI SCIENTIFICI - Lo studio èpartito nel giugno del 2006 analizzando i gradi di separazione che intercorrono tra tutti quelli che utilizzano Messenger, il sistema di messaggi istantanei della Microsoft. I ricercatori sono partiti dal principio secondo cui due persone sono conoscenti se si scambiano messaggi di testo.
La ricerca ha monitorato la lunghezza dei legami necessari per connettere 180 miliardi di diverse coppie presenti nel database del sistema.
Il risultato è che la media è di poco superiore ai sei gradi (6,6). Questo vale per il 78% delle coppie di utenti, ma la media è alzata da separazioni che in alcuni casi arrivano fino a 29 passaggi. Il ricercatore Eric Horvitz, che ha condotto lo studio con il collega Jure Leskovec, ha commentato: Per me stato abbastanza sconvolgente, abbiamo visto che ci potrebbe essere una connessione sociale costante tra i membri dell'umanità L'idea che siamo molto vicini l'uno all'altro è sempre stata molto diffusa ma abbiamo dimostrato che questa idea va oltre il folklore. Per quanto ne sappiamo, questa è la prima volta che una social network può convalidare la teoria dei sei gradi di separazione, spiegano i ricercatori.

IL RACCONTO DEL 1929 - La teoria del mondo piccolo fu esposta per primo dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy nel 1929, in un racconto breve intitolato "Catene".
Nel 1967 la teoria - ripresa anche in un celebre film del 1993 con Donald Sutherland e Will Smith - aveva trovato parziale conferma in uno studio dello psicologo Stanley Milgram. Un gruppo di volontari nel Nebraska riuscì a far arrivare una lettera a un agente di borsa di Boston sfruttando la rete delle loro conoscenze.
Milgram aveva provato che la rete di conoscenze di ogni individuo nella società il limitata, gli amici di una persona sono anche gli amici degli amici. Di qui la teoria che negli Usa ispirò lo show a Broadway di John Guare, l'omonimo film di Fred Schepisi e il popolare gioco di società "Sei gradi di Kevin Bacon" in cui ai giocatori viene dato il nome di un attore e il compito di collegarlo alla star di Footloose, usando i film in cui i due avevano recitato assieme.

corriere

1 ago 2008

Resisto dunque sono


Per chi ancora deve andare in ferie... e quindi deve "Resistere", ecco il libro giusto!
Resisto dunque sono



L'autore sostiene con certezza che gli esseri umani sono stati progettati per affrontare con successo difficoltà e stress. Gli uomini discendono da gente che è sopravvissuta a un'infinità di predatori, guerre, carestie, migrazioni, malattie e catastrofi naturali. Sono costruiti per convivere quotidianamente con lo stress. A questo scopo gli uomini possiedono, come un dono, un insieme di risorse che hanno ereditato dal passato: è la resilienza ad essere la norma negli esseri umani, non la fragilità; la resilienza psicologica è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi difficili, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà relative. L'individuo resiliente presenta una serie di caratteristiche psicologiche inconfondibili: è un ottimista e tende a "leggere" gli eventi negativi come momentanei e circoscritti; ritiene di possedere un ampio margine di controllo sulla propria vita e sull'ambiente che lo circonda; è fortemente motivato a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato; tende a vedere i cambiamenti come una sfida e come un'opportunità, piuttosto che come una minaccia; di fronte a sconfitte e frustrazioni tende a non perdere comunque la speranza. La resilienza può essere potenziata, e l'autore, con esempi tratti dal mondo dello sport - metafora della vita e ambito da cui mutuare metodologie ed esperienze - mostra come fare


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