31 lug 2008

Giovani e Futuro!


Sono poco interessati alla politica e non hanno fiducia in chi è stato eletto
I nuovi adolescenti, tra amore e lavoro
Sono i loro primi obiettivi per il futuro. Chiedono di essere se stessi e sono tutti convinti che il talento serve



MILANO - E tu chi vuoi essere da grande? Sorpresa: il 26,2% (più femmine che maschi) ha risposto "me stesso". Finalmente una buona notizia. Il mondo, forse, non è poi liquido come i sociologi ce lo dipingono, ne così privo di modelli e strutture di riferimento. I giovani, che mettono amore e lavoro in testa ai loro obiettivi futuri, hanno imparato a navigare nella tempesta di stimoli e messaggi, l'ancora è spesso ben piantata in famiglia, e persino il telecomando, ogni tanto, finisce, felicemente spento, sul divano. La tribù degli adolescenti, quello sconfinato popolo in jeans, telefonino e brufoli dai 12 ai 19 anni che si evolve insieme alla società, rappresentandone insieme il motore del cambiamento e il testimone privilegiato, sembra avere idee ben chiare. La globalizzazione e l'effetto mariadefilippi hanno abbattuto gli ultimi steccati. Trent'anni fa il mito era lontano e irraggiungibile, oggi il personaggio tv è diventato un modello professionale. Trent'anni fa la differenza di genere tra uomini e donne era molto più marcata, e certe donne non si sarebbero mai azzardate a sognare un futuro da uomini. Trent'anni fa c'era più fiducia nei confronti della politica e delle istituzioni, e più voglia di impegnarsi collettivamente. Oggi il mito sono io.

Chi non insegue se stesso, vuole soldi e celebrità. Calciatore (34,2% dei ragazzi) o star del mondo dello spettacolo (31,2% delle ragazze), secondo i risultati dell'indagine di Mtv-Telefono Azzurro-Eurispes. Nessun altro sport come il calcio, in Italia, crea figure altrettanto celebri e vincenti agli occhi degli adolescenti. Se i maschi desiderano somigliare ai campioni del mondo di Berlino 2006, le femmine hanno come modelli sportivi privilegiati le pallavoliste, belle e brave, e più in generale attrici e cantanti a pari merito. I nomi cambiano con le stagioni, per quasi mai si tratta di divi sopra le righe: la trasgressione è caratteristica necessaria del mito solo per il 13,2%. Le professioni legate alla popolarità continuano ad esercitare un forte appeal spiega Alessandro Cavalli, professore di sociologia all���Universit�� di Pavia ���, e l���influenza dei reality si sente ancora: gli scenari di vita adulta osservati dai ragazzi alimentano giochi di fantasia che poi, brutalmente, si scontrano con la realt����. Il divo incarna modelli di auto-realizzazione, un tenore di vita in linea con la cultura di massa, in un���epoca in cui le grandi ideologie politiche sono al tramonto (il disinteresse per partiti e istituzioni �� quasi totale, resistono solo miti senza tempo, che comunicano passione per gli ideali al di l�� della loro reale conoscenza: Che Guevara, Gandhi, Dalai Lama, Martin Luther King, Mandela, il Papa, Madre Teresa), il divo fa sognare per coraggio (16,5%), bellezza (9,5%) e onest�� (12,8%), ma anche per un valore prezioso come il talento (26,4%), qualit�� che nella maggior parte dei casi taglia fuori i (poco) famosi della tv. ��Le professioni dello sport sono, storicamente, molto ambite: il grande cambiamento �� che una volta aspirava a fare il calciatore lo stato basso della classe sociale; gli altri volevano fare l���ingegnere, il medico o, soprattutto nei ceti medi, l���esploratore�� dice Cavalli. I mestieri dell'avventura continuano a piacere molto ai giovani: il 9,7% (più donne che uomini) vorrebbe girare il mondo alla ricerca di tesori; l'attrazione per l'esotico è una costante che attraversa ogni generazione. Certe professioni tradizionalmente femminili, casalinga, maestra, segretaria, sono evaporate per strada: le ragazze del 2008 s'immaginano programmatrici di computer, informatiche, imprenditrici di successo se non, addirittura, piloti d'aereo. Comunque tre su dieci mettono il lavoro al primo posto quando si parla degli obiettivi importanti del futuro e battono i maschi (28,9%). Viviamo in una società dove c è minore disuguaglianza tra sessi di un tempo , dice Cavalli. Anche i gradini tra classi si sono livellati. Fino agli anni 70 maschi e femmine avevano ambizioni proporzionate al loro status: Adesso invece vengono percepiti come accessibili percorsi di vita adulta un tempo ritenuti impossibili. Regge l'inventore geniale (7,2% dei ragazzi, 3% delle ragazze), sull'onda emotiva dell'11 settembre si barcamena il pompiere (1,6% contro 0,8%), sta svanendo il nobile lavoro del pittore (0,4% e 2,3%), che ha prospettive di guadagno troppo aleatorie per essere preso in considerazione.

In una società sempre più giovane ed esteriorizzata, all'interno della quale s'impongono il culto del corpo e della bellezza, i miti cambiano rapidamente e i giovani hanno spesso un'eccessiva libertà nello scegliere che cosa vogliono fare da grandi: una libertà senza appartenenza. E questo crea confusione. Cristina Pasqualini, ricercatore in sociologia all'Università Cattolica di Milano, insieme a Fabio Introini ha scritto un libro dal titolo significativo: la Compless- et. La mediatizzazione, i tronisti, le veline hanno trasformato il significato che i giovani attribuiscono ai modelli di riferimento. Ora è tutto più a portata di mano, a cominciare dalle professioni della televisione. Per fortuna, tra i maggiorenni, c'è chi sottolinea l'importanza di un lavoro tradizionale (29,9%) tra gli obiettivi per il futuro (Gli adolescenti, rispetto a vent'anni fa, studiano più a lungo, puntano all'università e considerano l'istruzione importante), mentre il mito della ricchezza sfuma con gli anni (12,7%, staccatissimo dall'amore: 35,9%) come se la maturità, e il ricollocamento dei miti in una fase di vita adulta, ne ridimensionasse il fascino. I sogni di fama tramontano con gli anni, e arriva la stagione in cui all'idolo dello sport o dello spettacolo, i giovani sostituiscono se stessi. Il mio mito, finalmente, sono io.

corriere

30 lug 2008

L a formula per diventare famosi e avere successo!


La formula per diventare famosi.
Mark Borkowski svela in un libro il segreto del successo delle star



Come si fa a diventare famosi? E, una volta raggiunta la notorietà, come evitare di nuovo l’anonimato? Si sa, la scalata verso la vetta non è mai facile, ma per riuscirci ogni mezzo è permesso. L’agente pubblicitario Mark Borkowski, nel suo libro “The Fame Formula: How Hollywood's Fixers, Fakers and Star Makers Created the Celebrity Industry”, spiega come raggiungere la fama e quali sono i metodi più sicuri per non lasciarsela scappare. Come diceva Andy Warhol “ognuno nella vita ha i suoi 15 minuti di celebrità”. Borkowski riflettendo su questa frase ha concluso che “ fama e declino possono essere misurati”. Secondo l’esperto di celebrity, l’eclettico artista americano aveva ragione, ma solo in parte: «Il primo picco di notorietà dura 15 mesi e non 15 minuti».

Grazie a un’attenta analisi della vita delle dive e al supporto di un team di matematici, il guru della pubblicità ha elaborato una “formula per la fama”. Dopo una fase di ascesa segue sempre un declino, che si presenta simile per tutti i vip. E, per rimanere sulla cresta dell’onda, bisogna affidarsi alle cure di un esperto e essere disposti a spendere i propri soldi. Il denaro non è certo un problema per chi vive a Hollywood, quindi la cosa importante è scegliere la persona giusta per promuovere la propria immagine.

Il segreto
«La formula non è così precisa come E=mc2, ma mette in evidenza il fatto che senza un aiuto la fama è destinata a esaurirsi presto» dice Borkowski. Sono moltissime le celebrità studiate per testare l’efficacia della ricetta matematica, tra loro anche Kevin Spacey, Halle Berry, Paris Hilton, Nicole Kidman, Lindsay Lohan, Tom Cruise, Angelina Jolie, Brad Pitt e Hugo Chávez. Ed ecco il segreto del successo espresso in poche lettere:

F(T) = B+P(1/10T+1/2T2).
F rappresenta il livello di fama, T è il tempo (misurato ad intervalli di tre mesi) e B è il livello base, calcolatato attraverso la media di fama durante l’anno precedente al picco. Infine P, l’incremento di fama che fissa il divo nell’immagine collettiva.

Gli esempi: più o meno noti
I concorrenti del Grande Fratello o Madonna? Non ci sono dubbi su chi verrà ricordato. Ma perchè i “sopravvissuti” della Casa ritornano, in poco tempo, ad essere dei perfetti sconosciuti. Dopo il loro momento di gloria, osservati 24 ore su 24 dall’occhio della telecamere, una volta usciti «c’è sempre qualcuno dietro l’angolo pronto ad attirare l’attenzione altrove». Madonna, invece, è l’icona vivente della perfetta donna di successo. La popstar a partire dagli anni 80 ha sempre modificato il suo look, attirando gli occhi dei fan con baci lesbici, adozioni, libri per bambini. E non c’è dubbio che «ogni novità la riporta sotto i riflettori».

lastampa

29 lug 2008

Google contro Google


Più pagine web esaminate, maggiore rilevanza dei contenuti e attenzione alla privacy
Cuil: il nuovo rivale di Google nato in... casa Google



Un gruppo di ex del motore di ricerca ha presentato un nuovo servizio che promette diversi miglioramenti

STATI UNITI – È arrivato in rete Cuil (http://www.cuil.com) (da pronunciare come "cool"), ultimo nato nel settore dei motori di ricerca intenzionati a sfidare sua maestà Google. In questo caso la paternità fa capo a una start-up californiana fondata, guarda caso, da un team di ex ingegneri Google, che proprio ieri hanno svelato il nuovo prodotto per la ricerca nel web spiegando come e perché il nuovo servizio dovrebbe dare del filo da torcere alla grande G, minacciandone la leadership.

L'IMPORTANZA DEI CONCETTI – Secondo quanto riferito sul sito di Reuters da Tom Costello, uno dei fondatori, Cuil sarebbe in grado di mappare una porzione di web molto più vasta rispetto a quanto fa Google. Inoltre, a differenza di quest'ultimo, non assegna rilevanza in base al link (caratteristica cruciale di PageRank, il famoso algoritmo su cui si fonda Google), bensì in base al contenuto delle pagine rispetto alla richiesta lanciata dall'internauta. L'aspirante rivale del motore più famoso della rete tiene quindi in considerazione più i concetti alla base delle ricerche di ciascun utente.

RISULTATI – Al momento le pagine indicizzate da Cuil sono oltre 120 miliardi, quindi circa il triplo di quelle dichiarate dal colosso di Brin e Page. I risultati delle ricerche vengono presentati già suddivisi in categorie e sottocategorie, così da consentire un più rapido eventuale approfondimento. Inoltre, diversamente da Google, che registra tutti i click dell'utilizzatore in modo da poter effettuare ricerche più precise e personalizzate, il nuovo search engine non tiene traccia dei movimenti dell'internauta, ossia non conserva gli indirizzi Ip né altri dati che permettano di ricostruire i percorsi di navigazione degli utenti, garantendo così una maggiore tutela della privacy. Aspetto, questo, che potrebbe far guadagnare dei punti a Cuil, anche se secondo gli analisti del settore si tratta di pregi tutti da verificare.

PROVA SUL CAMPO – Tutta da verificare anche la supposta superiorità in termini di indicizzazione di Cuil rispetto a Google. Per farsi un'idea di come stanno le cose basta divertirsi a fare delle prove su entrambi, e osservare i risultati. Tentando per esempio una ricerca con termini molto popolari, come "Harry Potter", Google propone circa 113 milioni di risposte, mentre il nuovo motore ne offre più o meno 30 milioni. Inoltre, al momento le ricerche in un lingua diversa dall'inglese sono assai deboli, ma dai vertici della start-up fanno sapere che il servizio sarà presto potenziato anche in quel senso.

FUORI SERVIZIO – Per il momento, comunque, il motore sta quantomeno suscitando interesse, e lo dimostra il fatto che proprio in queste ore il servizio funziona a intermittenza, a causa dell'elevato traffico sui server di Cuil, come recita il messaggio che compare al posto della homepage quando il sito è giù: "Torneremo presto. Il motore di ricerca è temporaneamente non disponibile", con tanti ringraziamenti per la pazienza.

corriere

26 lug 2008

La nuova era del low cost


Spostati low cost ogni giorno, anche per andare a lavorare!



Siamo abituati a cercare opportunità di viaggiare a basso costo solo quando andiamo in vacanza, ma ora è possibile farlo SEMPRE, OGNI GIORNO.
Per andare al lavoro o semplicemente per andare a fare shopping in centro.
Siamo entrati in una nuova era ...


Che sia la volta giusta per avere un mezzo di trasporto che renda la vita più facile ai pendolari e a chi in generale si deve spostare?
Stiamo superando finalmente i mezzi di trasporti usuali?
Dopo easyjet e le varie compagnie aeree, siamo arrivati al vero "low cost"!
Il low cost giornaliero!

Come al solito le iniziative nuove devono essere premiate e pubblicizzate, che ne dite?
fonte

24 lug 2008

La città più cara è...

E' Mosca la città più cara al mondo Milano decima e Roma sedicesima



ROMA - Ai russi la notizia non piacerà, ma ormai è un dato di fatto che Mosca sia la città più cara al mondo. A dirlo è l'istituto di ricerca Mercer che ha pubblicato come ogni anno la consueta classifica delle cinquanta metropoli dove si registra il costo della vita più alto. Nessuna novità rispetto all'anno precedente, dal momento che la capitale russa si conferma al primo posto per la terza volta consecutiva, seguita in graduatoria da Tokyo e Londra.

L'indagine copre 143 città in sei continenti e mette a confronto il costo di oltre 200 articoli in ogni città, compresi alloggi, trasporti, cibo, abbigliamento, prodotti per la casa e il tempo libero. Si tratta della più completa Indagine sul Costo della vita e viene utilizzata per aiutare le multinazionali e i governi a determinare le indennità per i propri dipendenti all'estero.

Volgendo lo sguardo all'Italia, è Milano che guadagna il primo posto tra le altre città presenti in lista piazzandosi alla decima posizione, mentre Roma si colloca alla sedicesima. Gli abitanti del Belpaese fanno più fatica ad arrivare alla fine del mese rispetto all'anno scorso, considerando che i due centri più importanti hanno guadagnato posizioni. Il capoluogo lombardo, infatti, è salito dall'undicesimo posto al decimo, mentre la capitale ha guadagnato due posizioni.

Il lieve aumento del costo della vita ha interessato anche Tokyo, che solo l'anno scorso era fuori dal podio con la sua quarta posizione e quest'anno passa alla seconda scalzando a sorpresa la costosissima Londra, dove la vita è un lusso anche per chi non ha sangue reale nelle vene. Non è una grande sorpresa, invece, l'ascesa di Oslo, che dal decimo posto arriva a collocarsi al quarto.

Sorprende, invece, la ventiduesima posizione di New York, l'unica città americana a essere menzionata nell'elenco. Il dato che riguarda la Grande Mela conferma come il rapporto euro-dollaro abbia ormai consolidato una situazione impensabile sino a pochi anni fa per i nostri portafogli. Molte città europee, infatti, hanno guadagnato postazioni, in maniera significativa, nella classifica di quest'anno, soprattutto a causa del rafforzamento della valuta locale rispetto al biglietto verde. Una crescita economica che ha interessato anche le città asiatiche presenti nella top ten insieme a quelle del vecchio continente.

"La nostra ricerca - ha dichiarato Yvonne Traber, principale manager dell'Istituto Mercer - conferma il trend globale degli aumenti di prezzo di alcuni generi alimentari e della benzina, anche se l'aumento non è lo stesso in tutti i paesi. Questo è in parte bilanciato dalla diminuzione dei prezzi di alcuni beni come i prodotti elettrici ed elettronici. Questo si può attribuire ad importazioni più economiche dai paesi in via di sviluppo, specialmente dalla Cina, e ai progressi tecnologici".

Tirano un respiro di sollievo gli abitanti di Asunciòn in Paraguay, la città più economica al mondo per il sesto anno consecutivo con un costo della vita tre volte inferiore a quello di Mosca, dove i prezzi allontanerebbero eventuali immigrati e aspiranti turisti molto più del freddo.
(24 luglio 2008)


fonte

23 lug 2008

L'illusione è diventata realtà?


Il vero costo del greggio? 80 dollari al barile (senza speculazione)



Il prezzo del greggio sarebbe di circa 80 dollari al barile se non ci fosse la speculazione a spingere le quotazioni dell'oro nero. Lo ha indicato Jesus Reyes Heroles, amministratore delegato di Petroleos Mexicanos, confermando quanto calcolato da alcuni analisti. Una quotazione di 80 dollari al barile risulterebbe del 38 per cento inferiore al prezzo di chiusura del greggio martedì a New York e ridarebbe fiato alle economie dei paesi consumatori, fra i quali gli Stati Uniti.
Il Congresso Usa, da parte sua, studierà questa settimana delle proposte volte proprio a mettere al bando alcuni aspetti delle contrattazioni dei derivati petroliferi, che secondo gli Usa hanno distorto la domanda e contribuito al balzo del 69 percento segnato dal greggio nell'ultimo anno.
I legislatori Usa stanno considerando fra le altre cose la possibilità di limitare il numero di contratti che un investitore può detenere e potrebbero obbligare gli operatori ad un'informativa più stringente, per ridurre la domanda speculativa rispetto alla domanda fisica di greggio.
«Gli americani vengono presi per la gola non solo dall'Opec ma anche dagli speculatori proprio qui nel nostro paese», ha detto il senatore Ted Stevens, un repubblicano dell'Alaska, riferendosi all'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio. «Storicamente, non è stato un grande problema. Solo di recente la speculazione ha raggiunto livelli insostenibili».
I contratti petroliferi in mano agli investitori sul mercato di New York sono quasi raddoppiati ad aprile dall'anno prima, secondo la Commodity Futures Trading Commission, in una fase in cui operatori quali Goldman Sachs Group Inc. hanno aumentato le scommesse sulle variazioni di prezzo, esacerbando i rincari del greggio, di cui non intendono poi prendere fisicamente possesso, dicono i critici, e tutto ciò a fini esclusivamente di lucro e non di copertura del rischio.
ilsole24ore

Insegnanti o Ignoranti?


Altro che meritocrazia....siamo anni indietro!

Roma, 22 lug. - (Adnkronos) - "Quando il 6 giugno sono riuscita a fissare un appuntamento con il professore, la prima domanda e' stata sul mio lavoro e alla risposta ha storto il naso. Mi ha detto che visto che non avevo seguito le lezioni, di fatto avevo scelto tra studio e lavoro e non potevo pretendere di sostenere l'esame come i frequentanti. Peccato che la frequenza qui non la attesti nessuno". Lo ha affermato in un colloquio con 'La Stampa' una studentessa iscritta al terzo anno di Ingegneria delle Telecomunicazioni presso il Politecnico di Torino, Eleonora Ferrarese, raccontando che un professore universitario l'avrebbe invitata a non presentarsi a un appello a causa della sua condizione di studente-lavoratore.
"Lavoro a tempo pieno - ha detto ancora la studentessa al quotidiano diretto da Giulio Anselmi - spesso fuori citta', non posso seguire le lezioni. Quindi ho scritto una e-mail al professore prima che iniziasse il suo corso chiedendogli il programma e se fosse necessario frequentare, come ho sempre fatto. Un mese e mezzo dopo mi ha risposto che avrebbe inserito dei documenti online, ma che le lezioni erano importanti. Come se non lo sapessi, ma io ho bisogno di lavorare".
"Quando, su ordine del preside di facolta' - ha concluso Ferrarese - il professore mi ha indicato una serie di siti per prepararmi, mi ha segnalato il Centro Nazionale per l'Informatica nella pubblica amministrazione e il Garante per la Privacy, l'universo mondo, milioni di dati, casi specifici. Gli ho chiesto precisazioni ma e' stato inutile".

fonte

22 lug 2008

Gli affari di Silvio


Che il mattone sia ormai tornato a essere protagonista dell'impero finanziario di Silvio Berlusconi è agli atti. Prova ne è la decisione di pochi mesi fa di modificare lo statuto delle holding personali della famiglia di Arcore facendo spazio all'immobiliare. L'altra faccia della medaglia è che questo business continua a drenare risorse al Cavaliere: come rivelato da Repubblica, i soldi prestati alle finanziarie immobiliari di Berlusconi - Dolcedrago, Immobiliare Idra, Immobiliare Dueville - sono arrivati a quota 259 milioni. E non poteva essere altrimenti se si pensa che "solo" le migliorie agli immobili faraonici in Sardegna, a Macherio e ad Arcore sono costati qualcosa come 19 milioni, senza contare poi l'impianto antincendio allestito ad Arcore (400 mila) e i diversi impianti di allarme e sicurezza (364 mila).

Il bilancio complessivo del «sistema mattone», però, resta in utile: la finanziaria capofila dell'impero immobiliare del Presidente del consiglio, Dolcedrago, ha archiviato il 2007 con un utile di 3,6 milioni contro i 312 mila di un anno prima. A questa finanziaria, partecipata dal premier direttamente con il 99,5% del capitale, mentre uno 0,25% a testa spetta ai due figli, Piersilvio e Marina, fanno capo quattro partecipazioni di riferimento .

Il business storico, quello immobiliare appunto, è concentrato nella Immobiliare Idra, controllata al 100% dalla Dolcedrago. Il mattone, però, continua a dare poche soddisfazioni alla famiglia. Negli ultimi due esercizi è toccata alla controllante ripianare le perdite «mediante rinuncia, per corrispondente importo, ai finanziamenti a tasso zero» erogati dalla Dolcedrago. E anche nel 2007 il copione si ripete: la perdita dell'esercizio, pari a 5,7 milioni è stata ripianata utilizzando i versamenti soci in conto futuro aumento di capitale, pari a 45 milioni, ma post-ripianamento diventati 39,2 milioni.

Ma oltre alle risorse erogate alle storiche proprietà del Cavaliere, anche la giovane Immobiliare DueVille - partecipata al 40% dalla Dolcedrago e per la parte restane da due holding che fanno capo al Cavaliere - ha bussato alla porta degli azionisti. In questo caso,l'importo del finanziamento è di 6,9 milioni. Quest'ultima, versando una caparra di 4 milioni ha acquistato la proprietà di Villa Bellinzaghi di Cernobbio.

Se dal mattone non arrivano grosse soddisfazioni, lo stesso non si può dire per il secondo business della Dolcedrago, lo sfruttamento dei diritti cinematografici. La società a cui è affidato questo business porta il nome di Videodue srl ed è controllata al 100%: si tratta di un contenitore di 106 diritti di sfruttamento di opere cinematografiche che vanno dai film di Totò al «Berlinguer» di Roberto Benigni, dalle avventure di Bud Spencer e Terence Hill a La Dolce Vita di Federico Fellini. In questo caso, la società, contabilizzata nel bilancio di Dolcedrago per 9,3 milioni di euro, ha garantito un utile di 84mila euro. I diritti sono contabilizzati in bilancio 8,1 milioni di euro e hanno fruttato 3 milioni di euro di ricavi dallo sfruttamento degli stessi.

Infine, fanno capo alla holding altre due partecipazioni: la quota del 22% detenuta nel Consorzio elicotteri Fininvest e la partecipazione del 48,89% in le Folio Quotidien sarl. La prima, il cui controllo fa capo alla Fininvest, archivia l'esercizio con un disavanzo di 26,2 mila euro, ripianata con bonifico bancario dai due azionisti. Che non si sono però limitati sono a versare questo assegno: Fininvest e Dolcedrago versano anche 1,9 milioni, pari al preventivo di spesa per l'esercizio in corso. Il parco elicotteri, in questo caso, è iscritto in bilancio 7,5 milioni.

ilsole24ore

21 lug 2008

Chi ben comincia...


Non solo un libro, non solo una guida... una metafora, del lavoro del mondo e della vita.
Per cominciare al meglio il lunedì!

Da "Il più grande venditore del mondo" - Capitolo nono

Saluterò questo giorno con l'amore nel cuore.

Poiché questo è il segreto più grande per avere successo in tutti i campi. Solo l'invisibile potere dell'amore può aprire i cuori degli uomini. Finché non sarò padrone dell'arte di amare rimarrò soltanto un venditore ambulante sulla piazza del mercato. Voglio fare dell'amore la mia arma più forte così che nessuno di coloro che accosterò potrà difendersi contro la sua forza.

Potranno opporsi al mio argomentare; potranno diffidare delle mie parole; potranno rifiutare la mia persona: ma il mio amore conquisterà il loro cuore.

D'ora innanzi guarderò tutte le cose con amore, e mi sentirò rinascere. Amerò la luce perché mi mostra la via; ma amerò anche il buio perché mi permette di vedere le stelle. Darò il benvenuto alla felicità poiché allarga il mio cuore; ma sopporterò anche la tristezza perché apre la mia anima. Accetterò le ricompense perché mi sono dovute; ma darò il benvenuto anche agli ostacoli poiché sono la mia sfida.

Saluterò questo giorno con l'amore nel cuore.

E in che modo parlerò? Loderò i miei nemici, ed essi mi diventeranno amici. Incoraggerò gli amici, ed essi mi diventeranno fratelli. Mi ingegnerò sempre a trovare ragioni per approvare; non andrò mai alla ricerca di pretesti per far pettegolezzi. Quando sarò tentato di muovere una critica mi morderò la lingua; quando avrò motivo di fare una lode la griderò al mondo.



Lo trovi
QUI

19 lug 2008

Un caso: Julia

Self Promotion



NEW YORK - Il nome Julia Allison vi dice niente? Se la risposta è no, non dovete preoccuparvi, presto la conoscerete. A scommetterci è nientemeno che Wired, la celebre rivista americana di tecnologia (ma non solo), che a Julia dedicherà la sua prossima copertina. Quello della Allison è un caso emblematico: semi-sconosciuta giornalista americana, negli ultimi tempi è riuscita a diventare una celebrità grazie ad una massiccia campagna autopromozionale sul web. Adesso i siti di gossip si occupano di lei, e il suo nome inizia a circolare nella blogosfera e nei media tradizionali. La sua specialità? Nessuna.
La biografia.
La storia di Julia è una versione estrema e narcisista dell'american dream. Senza mezzi e conoscenze particolari, il suo sogno era quello di diventare una figura di culto. La sua strategia è sempre la stessa: occupare un posto chiave che ti permette di conoscere la gente e sfruttarlo.

All'università quel posto era la biblioteca di medicina, nel mondo del giornalismo le pagine del blog di gossip Gawker. Stroncata come una donna facile, pronta a tutto per il successo, Julia non si è data per vinta. I suoi flirt con uomini in vista della Grande Mela e la continua esposizione mediatica le hanno concesso una momentanea celebrità. Ma come per tutti i fuochi di paglia della rete, la sua stella rischiava di spegnersi presto. Una eventualità presto scongiurata grazie al massiccio uso della rete e dei suoi sistemi di social network.

Sulla rete. L'intera vita della Allison è online. Ogni sua azione viene registrata su YouTube, inviata tramite messaggi su Twitter, aggiornata su uno dei suoi tanti blog. Gli aggiornamenti delle sue storie d'amore giungono quasi in tempo reale e, che beffa, la stessa Julia si lamenta spesso per l'eccessiva pubblicità che hanno. Ad un certo punto aveva persino deciso di smettere di scrivere sul suo blog. Naturalmente poche settimane dopo ha ripreso come se niente fosse.

Da New York alla Silicon Valley. Dopo aver saturato i media della Grande Mela, Julia è volata nella Silicon Valley a caccia di foto al fianco dei vip del mondo 2.0: Arrington di TechCrunch, la Huffington dell'omonimo post e tanti altri. Le foto delle feste? Ovviamente sono su Flickr. Non poteva a questo punto non arrivare il lancio di un suo portale personale, perchè una volta agganciato il lettore è necessario estendere il proprio marchio.

Voci contro. Il successo della Allison ricalca in qualche modo quello di Paris Hilton. Quasi tutti sembrano odiarla, eppure questo non ne ostacola la notorietà, anzi la alimenta. Persino la notizia della copertina di Wired ha scatenato le ire dei lettori più intransigenti, che non hanno risparmiato i propri aspri commenti, definendo il numero della rivista, che uscirà solo ad agosto, come vera e propria spazzatura e una caduta di stile inaspettata.

Il segreto del successo. Volenti o nolenti, Julia è una star. La sua epopea si basa su una strategia con alcuni punti fermi. Wired li elenca come fossero un manuale per il successo assicurato: farsi immortalare al fianco di gente famosa, vestire in modo da spiazzare tutti, alimentare dubbi e creare fazioni contrapposte per avere i riflettori puntati addosso. L'ultimo punto è però quello più importante: essere una bella donna, oltremodo esibizionista. Anche nell'era digitale la chiave del successo rimane insomma la più scontata.

corriere

e WIRED

17 lug 2008

Oceano Blu


Vincere senza competere


Attraverso uno studio condotto in oltre trenta settori Kim e Mauborgne hanno elaborato un modello sistematico, replicabile da qualsiasi impresa, per raggiungere alti livelli di crescita. Dal "Modello T" della Ford allo "iPod" di Apple, essi hanno identificato i principi e gli strumenti per neutralizzare la concorrenza e creare uno spazio di mercato incontestato, dalle possibilità illimitate come quelle di un oceano blu. Strategia Oceano Blu porta un messaggio carico di ispirazione: il successo non dipende dalla concorrenza spietata né da costosi budget di marketing e R&S, ma da mosse strategiche brillanti, adatte a un uso sistematico da parte di tutte le imprese.

Sin dagli albori dell'era industriale, le imprese hanno ingaggiato una battaglia senza quartiere per accaparrarsi un vantaggio nel sanguinante oceano rosso della competizione, colmo di rivali che lottano per un potenziale di profitti sempre più ridotto. Proviamo a immaginare le prospettive di crescita che avrebbero se, invece, potessero operare senza alcuna concorrenza! (questo significa mettere in discussione tutto ciò che pensavamo di sapere in materia di strategia…).
Nell'oceano rosso, i confini di settore sono definiti e accettati da tutti, i prezzi tendono verso il basso e le regole del gioco sono note. Ma lo spazio di mercato si affolla e le prospettive di crescita e profitto declinano.
Nell'oceano blu l'approccio è opposto: le aziende devono darsi da sé delle regole capaci di aprire mercati incontrastati, in cui la crescita è garantita. Nell'oceano rosso, le imprese cercano clienti nel mercato già esistente. Nell'oceano blu guardano ai non-clienti.
Nell'oceano rosso si chiedono come facciano i clienti a scegliere tra i diversi concorrenti di uno stesso settore. Nell'oceano blu, invece, sanno che i clienti compiono le loro scelte guardando al di là dei confini di settore.
Nell'oceano rosso creano mercati di nicchia, segmentando la clientela. Nell'oceano blu cercano i punti in comune tra tutti i clienti, come base per creare una domanda di massa e ingenti profitti.

lo trovi
QUI

16 lug 2008

Stage...


Stagisti, sui blog i trucchi per emergere



L'elenco delle 100 migliori aziende, da quelle dove ti pagano 1.000 euro al mese a quelle che offrono l'alloggio e pure l'abbonamento in palestra

Claudia, stage estivo in un’agenzia interinale: «Inizio in luglio, ad agosto mi mollano da sola in una filiale del centro alle prese con cessazioni, assunzioni, buste paga, senza nessuna esperienza. E per 200 euro al mese». Massimo, laureato in Scienze della comunicazione, stagista in un’emittente televisiva nazionale: «Dopo il primo contratto di tre mesi mi riconfermano due volte, in totale nove mesi di stage, gratis, soltanto un ticket restaurant al giorno, nessun rimborso spese».

Storie di stagisti delusi, ne circolano un’infinità, il copione è sempre quello: poca o zero formazione, pochi o zero soldi, tempo sprecato. I buoni stage, quelli davvero “formativi” e magari anche ben retribuiti (non è obbligatorio pagare gli stagisti) non sono la regola. Chi li trova, trova un tesoro. La buona notizia è che c’è una mappa per quel tesoro: una guida per scoprire le aziende virtuose è online, nel blog di una giornalista freelance (www.repubblicadeglistagisti.blogspot.com) che ha raccolto le testimonianze dei “reduci” e ha confezionato una “Lista dei buoni” che ha ormai raggiunto quota cento.
Accanto al nome dell’azienda viene indicato il compenso e gli eventuali bonus: contributo alloggio, mensa gratuita o buoni pasto, libero accesso al parcheggio. Ci sono aziende come Procter & Gamble (ottava posizione) e Barilla (44esima) che offrono ai tirocinanti in trasferta la sistemazione in residence, oltre a un rimborso spese fra i 600 e gli 800 euro. La Nestlé (23esimi) a Milano “passa” anche la palestra, e che palestra: gli stagisti hanno libero accesso alla prestigiosa Canottieri Olona.

La prima in classifica, Magneti Marelli paga i laureati mille euro netti al mese che diventano 1200 in caso di proroga e per chi ha un master e offre un rimborso spese di 500 euro netti anche agli universitari, per tutti la mensa è gratuita.
Molte delle premiate ditte promosse dagli stagisti provvedono a sfamare i loro “praticanti” ma non è sempre così. Elena Voltolina, veneziana, 29 anni, è la giornalista-blogger che nel settembre 2007 ha creato il sito con la Lista dei buoni (oggi ha seimila visite al mese) ed è stata cinque volte stagista. «Ho lavorato in un’agenzia di comunicazione per 250 euro lordi al mese e ne spendevo 500 per pagarmi la stanza a Milano. È stato così per me ed è ancora così per la stragrande maggioranza dei giovani. Le aziende che compaiono nella mia lista sono un’eccellenza. Sarebbe ora di mettere mano alla legge, ormai superata. Che cosa cambierei? Fisserei una retribuzione minima di 600 euro netti e una durata massima per i laureati di sei mesi».

La legge che regola questa materia è la 196 del ‘97 (art. 18) con decreto 142 del ‘98: prevede che “il soggetto ospitante non è tenuto a pagare alcuna retribuzione né contribuzione al tirocinante” e fissa il limite di 12 mesi per gli universitari. Ma la normativa risale a dieci anni fa, nel frattempo lo stage è diventato una tappa quasi obbligata per entrare nel mondo del lavoro. E un prezioso strumento per le imprese, che investono tempo e risorse per formare un gio- indivane ma hanno così l’opportunità di conoscere i candidati per poi andare a colpo sicuro al momento dell’assunzione. Gli stage vengono svolti prima della laurea (dalla riforma universitaria del 2001 in poi) e anche dopo. Un’indagine del consorzio inter-universitario Almalaurea rivela che l’11% dei laureati nel 2006 ha svolto un tirocinio al termine degli studi (il tasso di occupazione per loro è del 66%, 13 punti in più rispetto a chi non lo ha fatto). E sono più che triplicati, dopo la riforma, gli stage svolti durante il ciclo di studi: 18% degli studenti nel 2001, 61 nel 2007. «Meglio che il tirocinio avvenga prima della laurea, in questo caso alle aziende è richiesto un impegno maggiore perché devono affiancare un tutor allo studente.

E devono concordare con l’università un progetto di formazione. Gli stage post laurea, senza il tramite della facoltà, possono essere più rischiosi, il nostro consiglio è di concordare prima un progetto di lavoro», dice il direttore di Almalaurea, Andrea Cammelli. «Lo stage è diventato un “pre-periodo di prova”, l’importante è che sia formativo e che non diventi un costo per le famiglie», insiste Eleonora Voltolina: «attenzione alle trappole, soprattutto d’estate ci sono imprese che prendono gli stagisti perché sono a costo zero, basta pagare l’Inail, e fino a 18 mesi dalla laurea ci pensa l’università. Mi ha scritto una studentessa di Scienze della moda: è stata presa coma stagista in una casa di moda, peccato che l’abbiano messa a fare la commessa in una boutique di via Condotti».

COMMESSA A COSTO ZERO In casi come questi dovrebbe essere l’università a vigilare. Molte facoltà ormai hanno uno “sportello stage”. Gli equivoci si creano quando l’accordo fra stagista e azienda avviene senza intermediari. Online i nomi delle aziende da cui tenersi alla larga si trovano, sono in ordine sparso perché nessuno si è preso la briga di compilare un “elenco dei cattivi” e si tratta, come sempre, di notizie da verificare. Godono di pessima reputazione agenzie di pubblicità e di comunicazione, assessorati e uffici stampa, dove sembra che agli stagisti venga inflitta soprattutto la pena delle fotocopie. Ecco perché i ragazzi scaricano dal web l’elenco delle aziende “referenziate”. Claudia consiglia di puntare su quelle “altamente specializzate, giovani e in crescita”: «Lavoro nel settore dell’alta tecnologia, alla Feedback Italia (14° posto nella lista, ndr). Mi hanno assunto dopo uno stage di sei mesi, pagato 900 euro al mese. Qui otto stagisti su dieci vengono assunti». Nella colonna a fianco i primi 25 nomi da salvare.

corriere

Thurn und Taxis

Un pò di storia...



La casata principesca dei Thurn und Taxis è una famiglia tedesca che giocò un ruolo fondamentale nella diffusione del sistema postale in Europa durante il XVI secolo.
Nel XIII secolo la famiglia lombarda dei Tasso (nel senso di "esattori") risiedeva a Camerata Cornello in Val Brembana presso Bergamo dove troviamo un certo Homodeo o Odone de Taxo che attivò un servizio di posta a cavallo.

Origini

Da lui discendono due rami, quello di Guarisco I e Benedetto. Il primo ramo continuò a risiedere nel Bergamasco e a proseguire con l'attività di famiglia fino all'estinzione nel 1588 con un certo Giambattista. Il secondo ramo, detto Benedettino, diede luogo ad altri due rami.

Il primo, che deriva da Guarisco II, risiedette in Italia e arrivò ad ottenere il titolo di Conte di Tour Valsassina e nel 1715 quello di Conte di Monte tasso. Si estinse nel 1780 con un certo Pierpaolo.

Il secondo ramo derivante da Palazzo si espanse per tutta Italia ed Europa con i nipoti Pietro, Giovanni e Ruggiero. Il ramo Pietrino si trasferì a Roma dove riuscì ad ottenere il titolo di Maestro delle Poste Papale. Da questo ramo di fanno derivare altre due diramazioni: Giovanni ed Alessandro. Il ramo Giovannino si estinse nel 1595 con il famoso poeta Torquato Tasso, mentre il ramo Alessandrino arrivò al titolo di Conti Palatini nel 1678 ma si estinse nel 1800 con un Ernesto.

Il ramo Giovannino si pose, invece, al servizio degli Asburgo organizzando il Servizio Postale dei loro feudi ottenendo, con il tempo, il titolo di Barone e poi di Conte Imperiale di Tour Valsassina e Tasso nel 1671.

Il Ramo di Ruggero si espanse in Stiria e in Tirolo dove anche esso si legò ai destini Asburgici. Il nipote del capostipite, Francesco, fu Maestro delle Poste ma morì senza eredi nel 1518. I suoi fratelli, Janetto e Ruggero II, continuarono le tradizioni di famiglia: il primo diede vita ad un ramo che morì a metà del XIX secolo ma che acquisì i titoli di Barone del Sacro Romano Impero e poi quella di Conte nel 1701; il secondo investì nelle poste rendendo il servizio regolare e guadagnandosi le cariche di Gran Cacciatore e Ciambellano Imperiale ed ebbe tre figli: Davide, Simone e Giovann Battista.

Il primo ramo si stabilì a Venezia dove ricoprì la carica di Maestro delle Poste fino all'estinzione dello stesso nella prima metà del XIX secolo. Il secondo si stabilì invece a Milano, sempre con la carica di Maestro delle Poste, raggiungendo la carica di Principe e estinguendosi nel 1800. Il terzo continuò la famiglia raccogliendo l'eredità dello zio Francesco riorganizzando e rendendo più celeri i servizi e nel 1531 fu riconosciuto Nobile del Sacro Romano Impero. Come il padre, ebbe anche lui tre figli: Raimondo, Antonio e Leonardo.

Il primo si traferì in Spagna dove diede origine alla famiglia dei Conti di Villa Mediana estinta nel 1622; il secondo divenne Maestro delle Poste di Anversa e il terzo continuò la linea principale della Famiglia.

Leonardo divenne Maestro generale delle Poste dell'Impero nel 1595 e nel 1608 fu creato Barone e ciambellano Imperiale. Suo figlio Lamoral ottenne il monopolio delle Poste imperiali come feudo ereditario e nel 1621 fu creato Conte del S.R.I; ebbe un figlio che chiamò Leonardo II il quale, dopo aver ereditato, sviluppò ulteriormente il collegamento postale tra le maggiori città imperiali. Suo figlio Lamoral Claudio, preso dal desiderio di darsi nobilissimi ascendenti, accettò l'ipotesi di discendere dalla famiglia dei Della Torre Signori di Milano e conti di Valsassina, e, nel 1650 acquisì il titolo di conte von Thurn und Taxis. Durante la guerra dei trent'anni riuscì a far resistere tutto il sistema postale acquisendo poi anche il sistema postale bavarese.

Suo figlio Eugenio Alessandro ottenne nel 1681 il titolo Ispano-Olandese di Principe di Thurn und Taxis con l'elevazione delle proprietà terriere nella zona a Principato di Thurn und Taxis. Nel 1695 fu riconosciuto come Principe del Sacro Romano Impero e successivamente fu anche ammesso alla dieta dei principi dell'impero; estese inoltre gli interessi della famiglia in Polonia,Svizzera e Francia.

Il nipote, Alessandro Ferdinando, ottenne che il servizio postale fosse considerato come feudo imperiale dando così la possibilità del voto nel collegio imperiale. Ebbe due figli: Massimiliano Giuseppe e Carlo Anselmo. Il primo fondò la linea boema della famiglia e il secondo il titolo di Gran Maestro delle Poste e acquisì varie signorie che vennero trasformate in Contee Principate nel 1758.

Il figlio Carlo Alessandro perse nel 1801 con la pace di Luneville tutte le rendite postali ma venne indennizzato con la città di Buchau e altre terre. Nel 1806 il Sacro Romano Impero fu sciolto e lui perse la sovranità e venne mediatizzato dal Wurttemberg, ma continuò a gestire il servizio postale.

Dal 1811 al 1819 cedette però il servizio postale prima nel Baden e poi nella Prussia. Nel 1851 il figlio Massimiliano cedette anche il servizio nel Wurttemberg e fu ammesso alla camera dei Signori di Prussia e successivamente anche d'Austria. I suoi discendenti furono creati nel 1899 duchi di Worth e Donaustauf.

L'attuale capo della casata dei Thurn und Taxis è il Principe Alberto II di Thurn und Taxis, figlio di Giovanni e di sua moglie Gloria. La famiglia è una delle più ricche della Germania. La famiglia risiede al Castello di Sant'Emmeram a Ratisbona sin dal 1748. La birreria di proprietà della famiglia venne venduta alla multinazionale Paulaner di Monaco di Baviera nel 1996, ma continua a produrre birra con il nome dei Thurn und Taxis.

Molti membri della famiglia furono Cavalieri di Malta.

La contessa Teresa von Thurn-Hofer und Valsassina ultima discendente diretta dei della Torre di Valsassina signori del Castello di Duino presso Trieste sposa nel 1849 il principe Egon zu Hohenlohe-Waldenburg-Shilligsfuerst dal quale ha 6 figli. La quarta figlia Maria sposa a sua volta nel nel 1875 a Venezia il principe Alexander Thurn und Taxis, figlio di Hugo Maximilian del ramo cadetto Lautschin-Boemia, portando in dote il Castello di Duino. Da loro nasce nel 1881 Alexander che eredita a sua volta il castello, e, creato I° Duca di Castel Duino dal dal Re d'Italia Vittorio Emanuele III si naturalizza italiano nel 1923 ri-assumendo per se e per i suoi discendenti il cognome di della Torre e Tasso duchi di Castel Duino, dove tutt'oggi la famiglia abita. In quel castello Rainer Maria Rilke scrisse le sue Elegie duinesi mentre era in visita dalla Principessa Maria della Torre e Tasso (nata principessa di Hohenlohe). Rilke successivamente dedicò la sua opera alla principessa, che fu una dei suoi maggiori patroni.

wiki

14 lug 2008

Lo squalo di Wall street


Carl Celian Icahn (16 Febbraio 1936) è un finanziere americano noto in tutto il mondo economico per la sua discussa attività di Corporate raider. Le sue operazioni finanziarie sempre al limite della legalità gli hanno permesso di accumulare un patrimonio di 13,0 miliardi di dollari, cosa che lo rende il 42esimo uomo più ricco del mondo secondo la rivista Forbes.

Cresciuto nel Queens di New York City, frequentò l'università di Princeton e la New York University School of Medicine, ma lasciò gli studi a metà non conseguendo la laurea.

Icahn cominciò la sua attività imprenditoriale a Wall Street nel 1961, sette anni dopo fondò la Icahn & Co., una società specializzata in investimenti ad alto rischio e e in consulenze per investitori. Con questa compagnia Icahn iniziò a comprare titoli azionari per poi rivenderli entro brevi periodi conseguendo grandi profitti, prendendo posizioni importanti all'interno di alcune famosissime aziende come: RJR Nabisco, TWA, Texaco, Phillips Petroleum, Western Union, Gulf & Western, Viacom, Uniroyal, Dan River, Marshall Field, E-II (Culligan e Samsonite), American Can, USX, Marvel Comics, Revlon, Imclone, Federal-Mogul, Fairmont Hotels, Kerr-McGee, Time Warner and Motorola.

Nel 1985 fece scalpore il suo acquisto della TWA, in cui riuscì ad assicurarsi la compagnia nonostante il parere sfavorevole di tutto il consiglio di amministrazione.

Per finanziare le sue operazioni fece frequentemente uso dei junk-bond ricorrendo ad ogni mezzo per poterli emettere ed in seguito onorare, negli ultimi anni tuttavia ha smesso di usare questo mezzo.

Il personaggio di Gordon Gekko, del film Wall street di Oliver Stone, è parzialmente ispirato alla figura di Carl Icahn.

Carl è anche attualmente coinvolto nella lotta per l'acquisizione di Yahoo da parte della Microsoft...e come sempre è una partita molto dura!
wiki

11 lug 2008

The fabulous life of : I giovani Rampolli



Credete che le storie di principi e principesse esistono solo nei libri di favole?
Ripensateci!
In questo periodo aitanti giovani di sangue blu si distinguono per la loro "Fabulous life".
Ora vi dico chi sono i più belli, giovani e ricchi rampolli del pianeta!

Cominciamo dal ventiduenne principe Albert Von Thurn Und Taxis. Lui è l'erede della potente dinastia Tedesca che creò e modernizzo quello che oggi chiamiamo "Sistema Postale".
A 18 anni ha ereditato una delle più vaste fortune e ora vale 2 miliardi di dollari, cosa che lo rende il più ricco giovane del mondo.
Oh dimenticavo... il palazzo di 500 stanze in cui è cresciuto, ora gli appartiene!

Seguono Il principe khaled e la principessa Reem dell'arabia saudita. Loro padre, il principe AlWaleed (leggete la biografia....[n.d.r.]), il cui patrrimonio stimato è di 20 miliardi di dollari. Questo lo rende l'8° uomo più ricco al mondo e....un padre molto generoso.
I giovani principi possono godere di due ali separate del palazzo di famiglia, pari a circa 40000 mq l'uno, con varie piscine, campi da tennis, da calcio, cinema privato da 45 posti.
E quando viaggiano? Treno, macchina....Credo bene di NO!

Aereo privato: un jumbo jet,
Yacht di 140 mq!!!! (uno dei più lunghi al mondo)
entrambi portano il loro nome....
Ma il principed Khaled ha anche la passione delle macchine, la cui collezione include anche la Bugatti Veyron da 2 milioni di dollari oltre alle "solite" mercedes e BMW.

E che ne pensate della principessa Beatrice di York, cugina di Will e Harr e nipote della regina Elisabetta di Inghilterra?
A 18 anni la regina le organizzò un party in stile vittoriano da 800.000 dollari! non male...
E come dimenticare la dinastia reale di Monaco, Charlotte, Andrea e Pierre Casiraghi, che sono i nipoti del miliardario principe Raniero e dell'icona di Hollywood Grace Kelly.

8 lug 2008

Legge 80/20


Il principio di Pareto



Nel 1897 Pareto, studiando la distribuzione dei redditi, dimostrò che in una data regione solo pochi individui possedevano la maggior parte della ricchezza.

Questa osservazione ispirò la cosiddetta "legge 80/20", una legge empirica che fu formulata da Joseph M. Juran, ma che è nota anche con il nome di principio di Pareto, e che è sintetizzabile nell'affermazione: la maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause (considerando grandi numeri).

Secondo la "legge 80/20" (i valori 80% e 20% sono ottenuti mediante osservazioni empiriche di numerosi fenomeni e sono solo indicativi), in genere l'80% dei risultati dipende dal 20% delle cause. Questo principio può avere diverse applicazioni pratiche in diversi settori, ad esempio:

* economia: l'80% delle ricchezze è in mano al 20% della popolazione (ma ovviamente i valori reali variano a seconda dei paesi e dei periodi). Oppure: il 20% dei venditori fa l'80% delle vendite, ed il restante 80% dei commerciali fa solo il 20% delle vendite.
* qualità: il 20% dei tipi possibili di guasto in un processo produttivo genera l'80% delle non conformità totali. Oppure: l'80% dei reclami proviene dal 20% dei clienti.
* informatica: l’80% del tempo di esecuzione è impiegato solo dal 20% delle istruzioni di un programma. Oppure: l'80% delle operazioni degli utenti sono dovute al 20% delle funzioni a disposizione di un applicativo.

Altre applicazioni più generali del concetto di Pareto-efficienza sono: l'80% dei ricavi deriva dal 20% dei centri di profitto, e l'80% dei costi deriva dal 20% dei centri di spesa.

Ad esempio, in Italia: per treni e aerei l'80% dei ricavi deriva da un 20% di rotte non in perdita; l'80% del deficit sanitario italiano è localizzato in un 20% di ASL sparse sul territorio.


Quindi sforziamoci per le cose giuste!

fonte

3 lug 2008

Lavoro....


Un lavoratore italiano su dieci ritiene, secondo un sondaggio riportato nel Rapporto Ocse 2008 sull'Occupazione, di avere problemi di salute mentale legati al lavoro, come stress, insonnia e crisi d'ansia. Niente a che vedere con i greci che addirittura sono al 24,6%, cioè uno su quattro lamenta questi problemi, ma sempre meglio degli svedesi che si attestano al 13,5% e sotto la Francia (9,5%). I più soddisfatti in classifica sono rispettivamente gli inglesi ((5,6%) e i tedeschi 2,7 per cento, segno probabilmente di una migliore organizzazione del lavoro.

Secondo l'indagine, svolta su un campione di dipendenti dei 30 Paesi Ocse, si evince che i lavoratori italiani ritengono che lo stress da lavoro sia aumentato di 3,2 punti percentuali (da 8,4% a 11,6%) dalla metà degli anni novanta, a causa del deterioramento delle condizioni di lavoro. I dipendenti del Bel Paese ritengono pure (ma va considerato che siamo di fronte a pure percezioni personali, non a elaborazioni scientifiche) che l'intensità del lavoro sia cresciuta di 28 punti percentuali, il più grande incremento nell'Unione europea durante lo stesso periodo. Senza contare che la produttività italiana (questi sì sono dati scientifici, è calata rispetto agli altri Paesi). E anche la quota di lavoratori che si dichiara completamente insoddisfatta del proprio impiego è cresciuta più velocemente (7,66 punti percentuali) che in molti altri Paesi. Purtroppo l'Outlook Ocse 2008 non spiega i motivi di tanta insoddisfazione. Speriamo venga chiesto nella prossima indagine.

ilsole24ore

1 lug 2008

Bologna...e architettura


Ecco la nuova stazione ferroviaria
progettata da Arata Isozaki


E' opera di una delle stelle più luminose dell'architettura contemporanea il progetto vincitore della nuova stazione ferroviaria di Bologna. La presidente della giuria incaricata, Gae Aulenti ha, infatti, premiato Arata Isozaki, giapponese, 77 anni, storico allievo di Kenzo Tange che in città progettò le torri della Regione:
Amante della cultura e della tradizione orientale, Isozaki riflette spesso le sue origini nelle sue opere, ricche di giochi di luce e spazio. La nuova stazione, quindi, andrà a fare parte di un carnet ricchissimo che vanta già il museo di arte contemporanea di Los Angeles, il palasport Olimpico di Torino e presto anche la nuova biblioteca di Maranello.

"Il progetto si inserisce perfettamente nel contesto di Bologna e dimostra una conoscenza capillare di questa città", ha detto la Aulenti motivando la scelta della giuria. Proprio la capacità di integrarsi nella realtà cittadina è uno dei suoi maggiori punti di forza.

Nessuno dei quattro edifici principali supera i 20 metri di altezza, senza correre il pericolo di modificare in maniera invasiva lo skyline della zona. Allo stesso tempo, però, il nuovo complesso diventerà un ponte ideale tra il centro storico e la prima periferia della Bolognina, fino ad ora tagliata fuori dalle dimensioni sproporzionate dell'attuale stazione e conterrà impianti sportivi, biblioteche e gallerie commerciali.

I lavori, ritardi delle gare di appalto permettendo, potrebbero partire già tra poco più di anno. Secondo Ferrovie, la nuova stazione sarà completata nel 2015, con un investimento da almeno 340 milioni di euro totalmente a carico dell'azienda ferroviaria.
repubblica