28 set 2007

Internet, musica e diritti di autori


Leggo ora la notizia dal corriere della sera:


Operazione condotta dalla Polizia Tributaria della Guardia di Finanza Musica sul Web: multe per 8,5 milioni Sanzione record a sette persone denunciate per violazione della legge sul diritto d'autore: 110mila opere sequestrate

MILANO - Una multa record, di oltre 8,5 milioni di euro, è stata comminata a diverse persone che scambiavano illegalmente file musicali su Internet. L'operazione condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bergamo, con l'ausilio tecnico della Federazione contro la Pirateria Musicale, si inquadra in un contesto di prevenzione e repressione del fenomeno della illecita diffusione di materiale coperto da copyright. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Brescia, si sono svolte in diverse regioni d'Italia, tra cui Lombardia, Piemonte e Lazio, e hanno portato a smantellare definitivamente un network denominato "Discotequezone" e a denunciare i gestori della rete di condivisione «peer to peer».
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A MILANO ASSOLTO UN UTENTE:

«SOLO USO PERSONALE» - Un elettricista di 29 anni che aveva scaricato musica da Internet nel 2004 è stato assolto dai giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale di Milano, perchè, ha accertato il processo in aula, si trattò di uso personale e non a fini di profitto. Il pm aveva chiesto la condanna a 7 mesi di reclusione. I brani scaricati erano 120. Il processo è durato 10 udienze. Al giovane fu perquisita l’abitazione dalla polizia postale e venne sequestrato il computer che non gli è stato ancora restituito. Tra 90 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.
28 settembre 2007




Si ripropone il solito dilemma sulla pirateria ai danni del mondo della musica e del cinema. E' giusto o no mettere a disposizione la musica gratis su internet? E' giusto scaricarla e sentirla?
E i poveri attori/cantanti che non ricevono il frutto di tutto il loro "sudore"?
Per la legge pare che si possa scaricare "per uso personale" ma non si può "spacciare" altrimenti sono multe....e salate!

Ora diamo un colpo alla botte e una al cerchio:
Sarà forse pirateria, ma è una naturale difesa all'aumento dei prezzi dei CD e DVD.
Ma vi pare giusto che si spendano 15/20, 30 euro per la hit del momento?
Non è anche esso un furto?
E allora chi è che querela le case discografiche per furto?

La vita e i presunti miracoli di Silvio Berlusconi


Come ho fatto a non raccontare in un post, la biografia di uno degli uomini più ricchi e chiacchierati al mondo e per lo più anche potente!
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Nasce a Milano il 29 settembre 1936, primo di tre figli due maschi e una femmina) di Luigi Berlusconi, impiegato alla Banca Rasini, e Rosa Bossi, casalinga. Nel 1954 prende la maturità classica al liceo salesiano Copernico e s'iscrive all'Università Statale, facoltà di Giurisprudenza. A tempo perso, vende spazzole elettriche porta a porta, fa il fotografo ai matrimoni e ai funerali, suona il basso e canta nella band dell'amico d'infanzia Fedele Confalonieri (anche sulle navi da crociera).E ' datato 1957 il primo impiego saltuario nella Immobiliare costruzioni.
Si laurea in legge con 110 e lode, a Milano nel 1961: tesi sugli aspetti giuridici del contratto pub- blicitario, e vince una borsa di studio di 2 milioni messa in palio dalla concessionaria Manzoni. Evita, non si sa come, il servizio militare. E si dà all'edilizia, acquistando un terreno in via Alciati, grazie alla garanzia fornitagli dal banchiere Carlo Rasini, che gli procura anche un socio, il costruttore Pietro Canali. Nasce la Cantieri Riuniti Milanesi.
Era il 1963 quando fonda la Edilnord Sas: soci accomandanti Carlo Rasini e il commercialista svizzero Carlo Rezzonico (per la misteriosa finanziaria luganese Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag). Nel 1964 apre un cantiere a Brugherio per edificare una città-modello da 4 mila abitanti. Nel 1965 è pronto il primo condominio, di cui però non riesce a vendere nemmeno un appartamento. Poi, non si sa come, riesce a venderlo al Fondo di previdenza dei dirigenti commerciali.
Sposa Carla Elvira Dall'Oglio nel 65, genovese, che gli darà due figli: Maria Elvira (che si fa chiamare Marina - 1966) e Piersilvio (1969).

Tre anni dopo Nasce l'Edilnord 2, acquistando terreni nel comune di Segrate, dove sorgerà Milano 2 e nel 1973 fonda la Italcantieri Srl, grazie ad altre due misteriose fiduciarie ticinesi, la Cofigen (legata al finanziere Tito Tettamanti) e la Eti AG Holding (amministrata dal finanziere Ercole Doninelli). Acquista ad Arcore, grazie ai buoni uffici dell'amico Cesare Previti, la villa Casati Stampa con tutti i terreni ad Arcore, a prezzo di superfavore. Previti infatti è pro-tutore dell'unica erede dei Casati Stampa, la contessina dodicenne Annamaria, e >contemporaneamente amico di Silvio e in affari con lui.

1974. Grazie a due fiduciarie della Bnl, la Servizio Italia e la Saf, nasce l'Immobiliare San Martino, amministrata da un ex compagno di università, Marcello Dell'Utri, palermitano. In un condominio di Milano 2 nasce una tv via cavo, Telemilano 58, che passerà ben presto all'etere col nome di Canale 5. Berlusconi si trasferisce con la famiglia a villa Casati, affiancato dal boss mafioso Vittorio Mangano, assunto in Sicilia da Dell'Utri come "fattore", cioè come amministratore della casa e dei terreni. Mangano lascerà Arcore soltanto un anno e mezzo - due anni più tardi, in seguito a due arresti e a un'inchiesta a suo carico per il sequestro di un ospite della villa amico di Berlusconi.
1975. Le due fiduciarie danno vita alla Fininvest. Nascono anche la Edilnord e la Milano 2. Ma Berlusconi non compare mai: inabissato e schermato da una miriade di prestanomi dal 1968 al 1975, quando diventa presidente di Italcantieri, e al 1979, quando assumerà la presidenza della Fininvest.
1977. Appena divenuto Cavaliere del Lavoro, acquista una quota dell'editrice de Il Giornale , fondato nel 1974 da Indro Montanelli.
1978-1983. Riceve circa 500 miliardi al valore di oggi, di cui almeno una quindicina in contanti, per alimentare le 24 (poi salite a 37) Holding Italiana che compongono la Fininvest, di cui si ignora tutt'oggi la provenienza. Sono gli anni della scalata di Bettino Craxi, segretario del Psi dal 1976, al potere e della sua ascesa al governo.
1978. Si affilia alla loggia massonica deviata e occulta "Propaganda 2" (P2) del maestro venerabile Licio Gelli, a cui è stato presentato dal giornalista Roberto Gervaso. Tessera numero 1816. Di lì a poco comincerà a ricevere crediti oltre ogni normalità dal Monte dei Paschi e dalla Bnl (due banche con alcuni uomini-chiave affiliati alla P2). E inizierà a collaborare, con commenti di politica economica, al "Corriere della Sera", controllato dalla P2 tramite Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din. La P2 verrà poi sciolta, in quanto "eversiva", con un provvedimento del governo Spadolini.
Nel 1980 Berlusconi fonda, con Marcello Dell'Utri, Publitalia 80, la concessionaria pubblicitarie per le reti tv. Conosce l'attrice Veronica Lario, al secolo Miriam Bartolini, che recita in uno spettacolo al teatro Manzoni di >Milano senza veli. Se ne innamora. La nasconde per tre anni in un'ala segreta della sede Fininvest in Via Rovani a Milano. Poi la donna rimane incinta e nel 1984, sempre nel segreto più assoluto, partorisce in Svizzera una bambina, Barbara. Berlusconi la riconosce. Padrino di battesimo, Bettino Craxi.

Anno 81, i giudici milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, indagando sui traffici del bancarottiere mafioso e piduista Michele Sindona, trovano gli elenchi degli affiliati alla loggia P2. Ma Berlusconi non subisce danni dallo scandalo che travolge il governo, l'esercito, i servizi segreti e il mondo del giornalismo.
1982. Berlusconi acquista l'emittente televisiva Italia 1 dall'editore Edilio Rusconi.
1984. Berlusconi acquista l'emittente Rete 4 dalla Mondadori: ormai è titolare di tre network televisivi nazionali, e può entrare in concorrenza diretta con la Rai. Ma tre pretori, di Torino, Pescara e Roma, sequestrano gli impianti che consentono le trasmissioni illegali di programmi in "interconnessione", cioè in contemporanea su tutto il territorio nazionale. Craxi vara un decreto urgente (il primo "decreto Berlusconi") per legalizzare la situazione illegale. Ma il decreto non viene convertito in legge perché incostituzionale. Craxi ne vara un altro (il secondo "decreto Berlusconi"), minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni anticipate in caso di nuova bocciatura del decreto. E nel febbraio '85 il decreto sarà approvato, dopo che il governo avrà posto la questione di fiducia.
1985. Berlusconi divorzia da Carla Dell'Oglio e ufficializza il legame con Veronica, che gli darà altri due figli: Eleonora (1986) e Luigi (1988). Le seconde nozze verranno celebrate, con rito civile, nel 1990, officiante il sindaco socialista di Milano Paolo Pillitteri, cognato di Craxi. Testimoni degli sposi, Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Gianni Letta.
1986. Berlusconi acquista il Milan Calcio e ne diviene presidente (nel 1988 vincerà il suo primo scudetto). Intanto fallisce l'operazione La Cinq in Francia, che chiuderà definitivamente i battenti nel '90. E' Jacques Chirac a cacciarlo dal suolo francese, definendolo "venditore di minestre".
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1989-1991. Lunga battaglia fra Berlusconi e De Benedetti per il controllo della Mondadori, la prima casa editrice che controlla quotidiani (La Repubblica e 13 giornali locali), settimanali (Panorama, Espresso, Epoca) e tutto il settore libri Grazie a una sentenza del giudice Vittorio Metta, che il tribunale di Milano riterrà poi comprata con tangenti dall'avvocato Previti per conto di Berlusconi, il Cavaliere strappa la Mondadori al suo concorrente. Una successiva mediazione politica porterà poi alla restituzione a De Benedetti almeno di Repubblica, Espresso e giornali locali. Tutto il resto rimarrà a Berlusconi.

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Finalmente nel 1994 Berlusconi, ormai orfano dei partiti amici, travolti dallo scandalo di Tangentopoli, entra direttamente in politica, fonda il partito di Forza Italia, vince le elezioni politiche del 27 marzo alla guida del Polo delle Libertà e diventa presidente del Consiglio. Il 21 novembre viene coinvolto nell'inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza. Il 22 dicembre è costretto a dimettersi, per la mozione di sfiducia della Lega Nord, che non condivide più la sua politica sociale e preme per la risoluzione del conflitto d'interessi.
1996. Berlusconi, indagato nel frattempo anche per storie di mafia, falso in bilancio, frode fiscali e soprattutto corruzione giudiziaria insieme a Previti, si ricandida alle elezioni politiche, ma perde. Vince il candidato del centrosinistra (Ulivo), Romano Prodi. Trascorrerà 5 anni all'opposizione, alle prese con una serie di inchieste giudiziarie e di processi, conclusi con diverse condanne in primo grado, poi trasformate in prescrizioni e (raramente) in assoluzioni in appello e in Cassazione.
2001. Il 15 maggio vince le elezioni alla guida della Casa delle Libertà e torna alla presidenza del Consiglio.


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e il resto è ben noto a tutti.
...ho riportato solo in parte la biografia cronologica dell'ascesa al "cielo" di Silvio, per chiunque volesse la può trovare qui.
Tra molte biografie questa è quella che mi ha colpito per semplicità e schiettezza, con una evidente forma di leggera ostilità... e diffidenza, ma che mette in evidenza i lati meno forti del leader di forza italia.
Per quanto si possa dire è un altro degli uomini (e donne) eccezionali da cui ciascuno di noi dovrebbe ispirarsi...
One Energy Dream.

27 set 2007

Economia italiana ieri ed oggi


Mi soffermo stamani in un'analisi della situazione economica attuale, con uno sguardo al passato.
Infatti, ogni giorno sui giornali appaiono notizie di due tipi (banalizzando):
1. quanto si sta male, non si riesce ad arrivare a fine mese,
2. ma quanto è alto il tenore di vita di questa italia e che qualità!
Stamani, mi sono fermato ed ho detto:
mi sa che mi stanno dicendo delle bugie.
E' vero che la situazione in Italia sembra , dall'esterno buona, tutti abbiamo il cellulare di ultima generazione, la macchina nuova, andiamo a cena fuori due volte a settimana, compriamo di tutto e buttiamo altrettante cose....mentre 30 anni fa tutto questo non c'era.
Niente macchina per tutti, niente cellulare e via dicendo....la nazione ossia il popolo sembrava più povero, ma in realtà non era così perchè il potere della moneta (la lira allora) era molto forte e gli stipendi seppur bassi avevano un economia ferma dietro.
Infatti, tutti (o quasi... scusate la generalizzazione, ma voglio solo che arrivi il messaggio) riuscivano a costruirsi o a comprare una casa (dopo anni di sacrificio), in cui oggi tra l'altro la maggior parte di voi abita; mentre i giovani di oggi non riescono a mettere via un soldo uno.
Quindi da dove nasce questo fraintendimento?
Dal CREDITO AL CONSUMO!
Ora non riusciamo più a farci una casa perchè ogni giorno compriamo mille e mille stupidaggini e tecnologie costose, che da un lato fanno della realtà quella "dolce vita" che i film ci fanno sognare, ma dall'altra ci creano questo reale stato di pseudo indigenza.

Quindi se cerchiamo una causa alla situazione economica italiana cerchiamola nel consumismo sfrenato in cui siamo caduti, e nelle forme di "fregature finanziarie" in cui ci siamo andati ad invischiare!

25 set 2007

Lotta all'evasione: ECCO DOVE CERCARE


Il governo in carica ha da subito incentrato la propria politica sulla caccia all'evasione fiscale.
Giustissimo.
Ma davvero si fa qualcosa oltre perseguire i piccoli casi? Infatti tutti ricordiamo la stangata alla vendemmia tra amici!
Io oggi voglio fare qualcosa di pratico:
dirò dove si annidiano tanti, ma tanti evasori!
Ma dove se non negli affitti delle case!
Nero, ma nero ovunque.

Ma oggi farò anche di più:
dirò agli organi preposti come tirarli fuori dall'oscurità!
basta collegarsi ad un sito di annunci gratis, ce ne sono migliaia e migliai, da bakeka.it a kijiji e così dicendo e ecco a voi una miriade di evasori!


Non era poi così difficile no? Che ne dite potete prendere in considerazione un umile indizio?

Il web e la RIVOLUZIONE


Vi riporto un commento che ho lasciato sul blog di Grillo: "
Io non sono d'accordo con questo modo di gestire le cose e le idee. Vivo con internet e il web, ma non credo che esasperare il conflitto "generazionale", faccia bene all'Italia e al popolo. Per prima cosa, il popolo di internet non esiste, esiste solo il POPOLO ITALIANO. Creare questo dualismo crea una doppia personalità nei "PC dipendenti" che fa male prima di tutto a loro stessi. Non credo che il web sia democrazia, ma anarchia e falsità. Ma credo nelle RIVOLUZIONI, nel CAMBIAMENTO e bisogna cambiare. Insieme cambieremo, ma mettiamoci al fianco dei vecchi politici e affiancandoli, facciamo capire loro perché devono andarsene e perché sono inadeguati in questo nuovo mondo e questa nuova era. Purtroppo devo a malincuore dire, che anche Grillo è vecchio, non afferra il senso vero della rivoluzione di cui, lui malgrado, si è fatto portavoce. Va bene strilla per noi, ma quello che dobbiamo dire va oltre le parolacce e le manifestazioni di piazza, è un eco della nuova ERA che noi stiamo costruendo e che riporterà tutti noi sulla cresta dell'onda, non solo economica mo MORALE ED ETICA. Grazie, del resto questo è il mio sogno:
One ENergy Dream
"

Vorrei ora spiegare qualcosa in più. Tutto questo nasce dal blog di Mastella: entrando ho capito quanto reale, profondo e spaventoso sia il gap generazionale e "mentale" tra il mondo vero e i politici. In particolare, mi sono vergognato ed ho provato pena per Mastella che sta tentando di inserirsi in un mondo che non può capire e da cui pertanto è escluso. Si lamenta e viene attaccato così cade nella trappola del vittimismo. Quindi nel brano riportato incito alla Rivoluzione, ma pacifica.
Spingiamo fuori chi non capisce questa realtà, ma facciamolo con dolce fermezza, del resto non è colpa loro....sono solo fuori dalla realtà.
Ma lottiamo sempre, ovunque e chiunque perché questa è la linea giusta, e non irrigidiamoci in un dualismo web/politica che non ha ragione di essere,
siamo ITALIANI e questo basta e avanza.
Forza, dunque.
Il cambiamento è cominciato!
Ora FACCIAMO LA STORIA e noi ci saremo sui libri dei nostri nipoti!
ONE ENERGY DREAM

24 set 2007

Shackleton e l'Endurance


(Sir) Ernest Shackleton viene spesso citato come esempio “unico” di leader. Egli salpò il 1° agosto 1914 a bordo dell'Endurance, con un equipaggio di 27 uomini, per raggiungere il Polo Sud. Ad un solo giorno di navigazione dalla meta, la nave si incagliò "come una mandorla nel cioccolato" nei ghiacci polari del mare di Weddell. Shackleton riuscì a portare in salvo il suo intero equipaggio non solo 'in buona salute, ma persino con il morale alle stelle'.

Come potè trasformare una disfatta completa in un'impresa memorabile? Quali metodi usava per ottenere il massimo dai suoi uomini?

Certamente Sir Ernest aveva un innato carisma, ma da solo non sarebbe bastato. La via di Shackleton era fatta sì di umanità, ma anche soprattutto di criteri precisi in cui poco era lasciato al caso: saper scegliere gli uomini giusti, saperli addestrare ai compiti più difficili abituandoli ad ostacoli in apparenza insormontabili, creare fraloro un inossidabile spirito di cameratismo. Tutti precetti regolati da una legge fondamentale: dare sempre l'esempio per primo, senza risparmiarsi mai; in una parola guidare gli uomini anziché comandarli.



Shackleton possedeva delle capacità interpersonali straordinarie, ma non raggiungeva il suo grande obiettivo, piuttosto lasciava che il suo tendere cambiasse in funzione di un bene che è variabile e deve rispondere a delle regole morali più che prettamente economiche!



E' un esempio in tutto, nella leadership, nel management, ma soprattutto per i valori morali che ha dimostrato.

Non a caso, Shakleton è preso come spunto da molti testi di economia e management!

"Molti sono convinti che sia sbagliato pensare alla vita come a un gioco. Io non sono d'accordo. Per me la vita è un grande gioco di squadra che va condotto seguendo le regole dell'equità e della giustizia, e in cui l'obiettivo principale non è la vittoria in sé, ma vincere con onore e nella maniera più pulita. Per arrivarci ci vogliono alcune qualità. Una è la lealtà. Poi c'è la disciplina. E l'altruismo. Il coraggio, anche. Una certa dose di ottimismo non guasta. L'intelligenza, certo. E, per finire, la compassione e il cameratismo."
(Ernest Shackleton)



(La via di Shakleton)

La casta e i pirla!


Ricordate quel che ho detto nel post del 19/08: "Ma cosa è cambiato?".
Cercavo di capire come fosse possibile che nulla riuscisse a far si che la casta politica facesse a meno di una parte dei suoi privilegi ormai abusati; almeno per riprendere un pò di consenso.
La stessa domanda si pongono oggi sul corriere della sera, gli autori del famoso libro "la casta" di cui abbiamo lungamente parlato ( e che ha venduto 800 mila e più copie".... )
Lo riporto perchè merita!

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I costi della politica salgono ancora
La Casta promette e non mantiene In soli tre anni i costi di Montecitorio saranno aumentati del 9,2% con un aggravio sulle casse pubbliche di 92 milioni di euro

L'aula della Camera a Montecitorio (Eidon)
Cosa deve accadere, perché capiscano? Devono esplodere il Vesuvio, fallire l'Alitalia, rinsecchirsi il Po, crollare la Borsa, chiudere gli Uffizi, dichiarare bancarotta la Ferrari? Ecco la domanda che si stanno facendo molti cittadini italiani. Stupefatti dalla reazione di una «casta» che, nel pieno di polemiche roventi intorno a quanto la politica costa e quanto restituisce, pare ispirarsi a un antico adagio siciliano: «Calati juncu ca passa a china», abbassati giunco, finché passa la piena. Un giorno o l'altro la gente si rassegnerà...

Non sono bastati infatti mesi di discussioni su certi privilegi insopportabili di quanti governano a livello nazionale o locale, decine di titoli a tutta pagina di quotidiani e settimanali, ore e ore di infuocati dibattiti televisivi, code mai viste nelle librerie di lettori affamati di volumi che li aiutassero a capire. Non è bastata la sbalorditiva rimonta nella raccolta delle firme del referendum elettorale che dopo essere partita maluccio è arrivata in porto trionfalmente. Non sono bastate le piazze stracolme intorno a Beppe Grillo e le centinaia di migliaia di sottoscrizioni alle sue proposte di legge di iniziativa popolare.
Macché: non vogliono capire. Non tutti, certo. Ma in troppi non vogliono proprio capire. Lo dimostra, ad esempio, il bilancio appena varato della Camera dei deputati. Dove una cosa spicca su tutte: dopo tante dichiarazioni di buona volontà e pensosi inviti a rifiutare ogni tesi precostituita e sospirate ammissioni che alcuni «benefit » erano proprio indifendibili e solenni impegni a tagliare, le spese sono cresciute ancora. E ben oltre l'inflazione. Il palazzo presieduto da Fausto Bertinotti era costato nel 2006, quando i primi mesi erano stati gestiti dalla destra, 981.020.000 euro: quest'anno, alla faccia di quanti sostenevano che tutta la colpa fosse della maggioranza berlusconiana che aveva lasciato una «macchina » spendacciona, ne costerà 1.011.505.000. Con un aumento del 3,11 per cento: il doppio dell'inflazione.

GLI STIPENDI E GLI AFFITTI -
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LE SPESE PER I VIAGGI - ...


DEMOCRAZIA E ANTIPOLITICA - ...

BILANCI TRASPARENTI - È «antipolitico» chiedere come mai non vengono neppure ipotizzati l'abolizione delle province o l'accorpamento dei piccoli comuni? Che tutte le amministrazioni pubbliche siano obbligate a fare bilanci trasparenti dove «acquisto carta da fax» si chiami «acquisto carta da fax» e «noleggio aerei privati» si chiami «noleggio aerei privati» così da spazzare via tanti bilanci fatti così proprio per essere illeggibili? Che anche il Quirinale metta in Internet il dettaglio delle proprie spese come Buckingham Palace? Che venga rimossa quella specie di «scala mobile» dell'indennità dei parlamentari ipocritamente legata a quella dei magistrati due decenni abbondanti dopo l'abolizione del meccanismo per tutti gli altri italiani? Insomma: viva le istituzioni, viva il Parlamento, viva i partiti. Però diversi: diversi. E soprattutto: è antipolitico chiedere che certi politici italiani la smettano di essere così presuntuosi da pretendere di identificarsi automaticamente con la Democrazia?

Sergio Rizzo
Gian Antonio Stella
24 settembre 2007

(qui tutto l'articolo!)

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23 set 2007

Società liberale e capitalismo


Prendo spunto da un articolo del corriere della sera, che riporta un discorso di Marchionne al convegno della rivista "L'industria".
vale la pena leggere qualche brano:
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Alcuni economisti sono convinti che il sistema europeo — per migliorare produttività, efficienza e profitti — debba convergere verso il modello americano. Non credo che questo tipo di convergenza sia possibile nel medio termine, ma non credo neppure sia auspicabile. Le organizzazioni europee sono nate e cresciute in un terreno culturale fertilizzato da due condizioni storiche: una tradizione di apertura al mercato relativamente recente e un forte senso di responsabilità sociale. Non esiste un unico modello di capitalismo. Stati Uniti, Asia, Europa sono tutti in competizione fra loro ma nessuno converge verso nessun altro. L'unico denominatore comune è il mercato. Queste organizzazioni danno il meglio di sé quando sono messe a bagno nella concorrenza aperta e globale.
È il concetto di responsabilità sociale che differenzia l'Europa dagli Stati Uniti. Secondo un'analisi dell'Ocse, la spesa pubblica sociale è circa il 27% del Pil in Francia, Germania e Italia — in Svezia addirittura il 38% — mentre si aggira intorno al 16% negli Usa. La differenza tra i livelli di spesa pubblica — europeo e americano — si manifesta in modo evidente a partire dal 1975.
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Lo sviluppo di un'impresa non è solo una questione di tecnologia o di risorse finanziarie. È prima di tutto una questione di cultura. Le nostre imprese hanno bisogno di abbracciare la sfida del nuovo e pensare al futuro come a una grande opportunità. Hanno bisogno di un contesto trasparente e altamente competitivo. Hanno bisogno di vivere la cultura del cambiamento come una necessità. Di misurarsi ogni giorno sul merito, di fondare le proprie radici sui valori della concorrenza e del mercato. Quello che ogni Paese può fare è garantire che questa partita si giochi alla pari, che le opportunità siano le stesse offerte ad altre imprese in altri Paesi. In Italia non sempre queste condizioni sono così facili da trovare.
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Sono due i passaggi che vorrei ancora sottolineare per poter comprendere appieno:
1. La diversità del modello americano da quello europeo, con ovvie ripercussioni sulla necessità di diversificare l'approccio al mercato per tener conto di questo,
2. La chiave di lettura dell'oggi per impostare un rilancio dell'economia italiana.

Teniamo conto di quello che il CEO di Fiat ha fatto in questi ultimi anni: riportare la realtà economica della casa automobilistica di Torino, ai livelli di compertitività e redditività eccellenti.
Inoltre per me è indispensabile che si cominci a pensare all'italia e la UE come un essere che deve trovare la sua strada, in termini di decisioni e modelli decisionali, che non ricalchino quello fatto dall'USA ma partano e si alimentino dalle radici culturali che sono a noi più congeniali.
Ossia creiamo i nostri modelli e non copiamo da chi non può essere preso come esempio in tutto!

22 set 2007

Il web è democrazia???


Raccolgo la provocazione di Beppe Grillo che riporto:
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secondo il comico genovese i mezzi di informazione tradizionali «sono finiti» e saranno presto schiacciati dal web, considerato il solo vero spazio di democrazia.
«Il web è democrazia. Infatti i politici non ci sono»
.
Ma è proprio dalle telecamere di una tv, seppure non «istituzionale», ovvero il canale satellitare internazionale Euronews

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In prima battuta mi sono detto, ma a forza di stare in piazza ad urlare oscenità è diventato scemo!?!?
Il web è democrazia?
Forse non sa di cosa sta parlando. Fino a pochi anni fa era equiparato al west e la mitica corsa all'oro. Chi entrava nella rete era solo, doveva scontrarsi con tentativi di truffa e rapine in ogni angolo e la legge non tutelava perchè inesistente al riguardo!
E ora... be di strada si è fatta, le intrusioni (o tentativi) sono sancite penalmente e le truffe sono in parte state isolate....ma dire che la democrazia è molto lontano dalla verità.
Direi che il web e "the net" è più o meno il bronx della realtà...
Ciascuno fa quello che vuole e può rovistare nella spazzatura per trovare le informazioni più utili, anche personali.
Può fingersi di essere chi vuole e come vuole, cambiare sesso, essere bello anche se in realtà si è diversi.... e così via.
Grillo dice che il web è un posto dove si deve dar conto di quello che si fa e si dice, ma dice una grande ca....ta!
Il web è un insieme di "avatar" che si muovono nelle "second life" o third anche, che cercano di costruirsi una vita che non sono riusciti ad affermare sulla terra e dare opinioni affrettate e non ponderate solo per il gusto di dire qualcosa. Ma mai pronti ad accettare le idee degli altri e sempre pronti a criticare chi ha una sola identità ed è fiero di quello che si è.
Ma del resto quella di Grillo è probabilmente (anzi sicuramente) l'ennesimo tentativo di far parlare di sé senza veramente conoscere le cose che si stanno dicendo e proponendo.
A Grillo voglio dire una cosa:
un bel vaffa non te lo togli neanche tu che hai creato il Vday!

21 set 2007

Libero mercato e giustizia


Questi gironi sui giornali si leggono articoli riguardanti il caro affitti, prezzi degli immobili e il popolo che non riesce a star dietro alle spese. Persino Prodi si è lanciato in promesse di aiuti dall'alto (dal signore... non certo dallo stato!).

Tutto questo è importantissimo perché delinea un problema di fondo:

"quand'è che le regole del libero mercato diventano illegali?"

Ossia appare a tutti chiaro che se i costi di ogni cosa crescono e il livello di retribuzioni non solo rimane inalterato, ma in alcuni casi anche decresce, la situazione non può che portare a mostrare una colpa dello stato più che una sua mancanza. Infatti è bene che sia il mercato a decidere il prezzo delle cose, ma non altresì bene che lo stato interagisca per causare un indebolimento della moneta. Cerco di spiegarmi meglio. Lo stato professa almeno in questo una certa tendenza al liberalismo, va bene, allora non influisca su ciò su cui si basa tutto: il potere di acquisto dei nostri soldi. Lo stato (anche la comunità europea) ha fatto in modo che i prezzi seguissero il mercato ma che la moneta si indebolisse, mettendo nei guai chi non aveva professioni direttamente legate al commercio. Infatti i commercianti (di ogni tipologia) sono gli unici che hanno potuto non solo compensare l'indebolimento della moneta, ma anche guadagnare da arrotondamenti e aumenti ingiustificati (benzina. caffè, pane, assicurazioni, parcheggi e chi più ne ha più ne metta).

Tutto questo per dire che è inutile che incentiviamo il libero mercato se poi lo facciamo marcire da un impoverimento programmato della nazione.

Come si ruba un contatto:


Una normale girata su internet.....
Ci si collega, si guarda la posta si risponde a qualche amico/collega, si legge qualche giornale....
Stop!
Proviamo a leggere un articolo su Italia oggi ad esempio: clicchi sul link ti chiede di registarti così puoi accedere ai servizi per i membri. Lo fai, perdi 5 minuti a riempire una ventina di righe, e poi clicchi sul tanto sospirato collegamento....e?
E niente! il servizio che si richiede necessita un abbonamento a pagamento!
Colto da momentanea pazienza, mi dico che è solo un caso uno su 1000 e vado avanti, ne prendo un'altro, clicco e mi viene propinata la stessa storia!
Allora sempre più incuriosito ma sempre meno paziente e comprensivo, vado a vedere cosa sono stato abilitato a fare con la mia iscrizione: NULLA.
Così come questo sito, ce ne sono tanti e tutti con le stesse prerogative... ma allora una domanda per tutti:
Vuoi dire che la tecnica del "sottoscrivi al sito per leggere l'articolo" è solo un modo per avere una email su cui fare SPAMMING?
(dubbio atroce)

20 set 2007

Euro ancora record: per la prima volta supera quota 1,40 dollari


Ormai da un po' di tempo, anche se in maniera altalenante stiamo assistendo alla crescita illimitata dell'euro nei confronti del dollaro.
Qui potete vedere l'ultimo di una serie di articoli del sole 24 ore (....).
Mi viene in mente una sola domanda (o due...):


Ma alla banca europea e coloro che la dirigono, hanno spiegato che l'aumento del costo della nostra moneta, comune, ha come effetto la limitazione delle esportazione dei nostri prodotti?


Perché l'America spinge il proprio commercio, e quindi il suo PIL, facendo di proposito crollare il valore della propria moneta nei confronti dell'euro?

Ho paura che siamo ancora vittime del retaggio di sudditanza del sistema economico da quello americano, che lo tira e lo muove come un burattinaio. Tutto questo, appare chiaro, legittimato e permesso da una classe dirigente compiacente!

Voi che ne dite?

19 set 2007

Guida al management che funziona



Prendo spunto dall'articolo della rivista di McKinsey: "Management practices that work" per affrontare lo spinoso argomento della gestione ottimale d'azienda.

"...Dall'analisi di 100 mila questionari per 400 business units in 230 compagnie in tutto il mondo, McKinsey trae queste pillole universali:

1. Regole chiare per i dipendenti;
2. una chiara e stringente visione del cambiamento,
3. e un ambiente che incoraggi l'apertura mentale, la fiducia e la sfida

..."

Direte voi: quanta fatica inutile, chiunque avrebbe detto la stessa cosa.
Vero!

Purtroppo ormai le cose più importanti e meno seguite sono le più difficili da appoggiare; siamo sottomessi all'arrovellamento celebrale che ci impedisce di vedere la soluzione semplice.

E la soluzione semplice la accettiamo solo se paghiamo un altro per dircelo!

Ricordiamo di seguire la strada più facile... di solito è la migliore e ce ne è sempre una (anche se spesso non la vogliamo vedere!).

Una vendemmia in compagnia (degli ispettori Inps)


Ieri titotalava così il sole24ore...
Incuriosito sono andato a leggere la notizia e meraviglie delle meraviglie.... ho capito come intende combattere il lavoro nero, il nostro beneamato Prodi:
Multando un gruppo di amici che vendemmiano insieme, arrestando le vecchiette che fanno falciare il prato ai ragazzini in cambio di pochi euro per un gelato....
Si proprio questa è la sua strategia di risanamento Italiana!

Andiamo per ordine: la notizia per chi non l'avesse letta, è delle più ghiotte.
Un uomo con alcuni amici stavano effettuando la vendemmia tutti insime, come si fa di solito, io ti do una mano così fai prima, poi una bella mangiata e tutti a casa. Succede ovunque tanto che anche aziende agrituristiche fanno vendemmiare i clienti per puro divertimento.
Ma per Prodi no: è un EVASORE!
Io direi di tagliargli le mani per dare l'esempio!
Voi che ne dite?

17 set 2007

Lavoratori!!!


L'ennesima beffa ai danni dei lavoratori. Oltre ad essere bersagliati dai padroni (più o meno istituzionali), ora si sancisce anche il divieto di parlar male dell'azienda in cui si fatica.
Se da un lato anche io penso che il miglior modo per ottenere i risultati è credere in quello che si fa e nel gruppo di lavoro, dall'altro è impossibile impedire ad una persona di esporre le proprie critiche.
Voi che ne dite? Intanto leggete l'articolo:

La Suprema corte: «Rovinare l’immagine dell’impresa mina il rapporto di fiducia tra società e dipendente»

ROMA - Chi parla male dell'azienda in cui lavora, o dei colleghi, può essere licenziato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza numero 19232 del 14 settembre, ha accolto il ricorso di una struttura sanitaria che aveva licenziato una infermiera perché, tra l’altro, aveva «proferito espressioni offensive sulla capacità e sulla professionalità del personale, e in particolare nei confronti della caposala del reparto di sterilizzazione e nei confronti della caposala del day hospital».
LA VICENDA - Può dunque perdere il posto il lavoratore che discredita l’azienda parlando male dei servizi offerti e della professionalità dei colleghi. L'infermiera licenziata (che aveva diffuso la voce della presenza di medicinali ed attrezzature e supporti medici scaduti) aveva in un primo tempo riavuto il posto: il Tribunale di Monza al quale la donna si era rivolta le aveva infatti dato ragione e aveva annullato il licenziamento (riconoscendole inoltre un congruo risarcimento del danno). La Corte d’appello di Milano, poi, aveva ridotto la misura del danno ma confermato la reintegrazione nel posto di lavoro. Così l’azienda sanitaria ha fatto ricorso in Cassazione, finendo per vincerlo.
NUOVO GIUDIZIO - I giudici della sessione lavoro hanno accolto il ricorso rinviando la causa alla Corte territoriale di Brescia, invitando il nuovo collegio a riconsiderare il caso: va accertato se tutti i comportamenti e le maldicenze della donna hanno compromesso il rapporto di fiducia e discreditato all’esterno l’immagine della struttura. Secondo i giudici di Piazza Cavour, «in tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, allorquando siano contestati al dipendente diversi episodi, il giudice di merito non deve valutarli separatamente, bensì globalmente, al fine di verificare se la loro rilevanza complessiva sia tale da minare la fiducia che il datore di lavoro deve poter riporre nel dipendente».
17 settembre 2007


(corriere)

Marketing virale


Siamo costantemente bombardati da messaggi pubblicitari, tanto che ormai scandiscono il tempo delle nostre vite. E' bene pertanto informarsi sulle tecniche nuove o più utilizzate, così da non essere stravolti dal fenomeno.

Il marketing virale si colloca all'interno di un contesto emergente caratterizzato dal ruolo preponderante delle nuove tecnologie che comprendono, reti, economie delle esperienze, internet marketing e e-business, CRM e comunità virtuali.
Definiamo il marketing virale come ogni strategia che stimoli ed incoraggi gli individui a trasmettere ad altri e diffondereun messaggio di marketing generando il potenziale per una crescita esponenziale sia della notorietà sia dell'influenza del messaggio stesso (Wilson 2000).
Conforntiamo ora il viral marketing con l'interruption marketing. Il primo cerca di creare un ambiente in cui l'idea si può moltiplicare e diffondere, mentre il secondo gestisce spazi pubblicitari per comunicare con un consumatore che non ama essere interrotto. Per questo aspetto il virus m. si impone come metodo a basso costo ma essendo necessaria una certa concentrazione del messaggio è necessario sbalordire il target (con ovvi implicazioni creative). L'interruption marketing ha un completo controllo del messaggio, con i relativi costi elevati.
A questo punto vediamo le differenze con il community marketing (tribu m.), che si propone come catalizzatore di rapporti sociali tra persone dagli stessi interessi e passioni, valori e stili, il prodotto è quindi una chiave d'accesso ad un ambienre esperienzale ed apre alle possibilità di dar vita a nuovi rapporti sociali complessi. Il viral m. invece si fonda su rapporti sociali esistenti, interesse della marca non è tanto dar vita ad una comunità e fidelizzarla, quanto piuttosto penetarre all'interno di un gruppo comunità preesistente, conquistando la fiducia dei leader inetrni sfruttando e veicolando il loro potere di dettare moda.

(dott. Giorgio Soffiato: visualizza presentazione)

14 set 2007

Chief Executive Officer


Chi rimane impassibile a pronunciare queste tre magiche parole? (CEO).
L'occasione di parlare di un argomento che solo a citarlo mi fa venire la pelle d'oca è un editoriale di Gianmario Verona (Vicedirettore di Economia & Management e professore associato di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università Bocconi) sul magazine "economia e management".
La figura degli amministratori delegati o in generale dei top manager è vista come le nuove star mediatiche! Si pone anche l'attenzione sul reality di Donald TRump, che ho caldamente consigliato. Vediamo alcuni passi:
"
Il dato di fatto di cui tutti i CEO e tutti gli studenti, che li osservano con gli
occhi speranzosi di essere un giorno nel loro stesso ruolo a visitare la propria Alma Mater, sono consapevoli è quello di essere delle vere e proprie star. Non nel senso metaforico del termine, ma nel senso effettivo delle rockstar e dei divi di Hollywood. Dopo l’ondata che ha investito negli anni ottanta e novanta il mondo dello sport, sembra oramai a tutti evidente che il settore che i media hanno indicato come nuovo covo di celebrità è quello dell’economia e della finanza. Tutto ciò è stato ben colto da Donald Trump, che ha rinforzato e ammodernato la sua immagine di re Mida del settore delle costruzioni, grazie all’invenzione del reality show “The Apprentice”, quest’anno alla sua quinta edizione e annoverato come il programma più profittevole nella storia recente della tv (il reality ha infatti per ogni puntata come sponsor un’azienda che, dando un compito strategico legato, per esempio, al lancio di un prodotto o alla creazione di una campagna pubblicitaria, ottiene una singolare pubblicità per la propria immagine e per quella dei propri brand ed è disposta a spendere parecchi quattrini, grazie anche all’imprevedibile audience televisiva). Ben tre cable tv negli USA offrono settimanalmente trasmissioni con approfondimenti e interviste dedicate ai CEO e non è un caso che uno degli incontri cui ho assistito, che ospitava il CEO di General Electric, Jeffrey Immelt, che è riuscito nella missione impossibile di far scordare agli azionisti dell’azienda da lui governata l’indimenticabile Jack Welch, è stato registrato per la trasmissione televisiva “CEO Exchange” del network PBS, presentato da un’icona del giornalismo americano, Jeff Greenfield.
Questa ondata di attenzione, come si può ben immaginare, porta a prestare una maniacale cura alla propria immagine e reputation, e al principale vettore che le alimenta: la comunicazione. I discorsi rivolti al pubblico sembrano minuziosamente preparati e ciò non sorprende. Ma anche la comunicazione interna all’azienda, l’elemento che insiste più di altri sull’identità organizzativa e sulla chiarezza degli obiettivi da perseguire, è apparentemente gestita con particolare attenzione.
...

Se, come è ben noto, agli onori si accostano spesso oneri, il ruolo di star sembra
realizzarsi in un ciclo di vita incredibilmente breve. In positivo (ovvero nel caso di CEO che lasciano l’azienda per nuovi approdi) o in negativo (quando, cioè, viene meno la fiducia concessa dal consiglio di amministrazione), la corporate tenure nell’ambito della medesima azienda è infatti di poco inferiore ai quattro anni. C’è da chiedersi come può un CEO, nel giro di un orizzonte temporale così breve, portare risultati significativi in tema, per esempio, di innovazione.

...
Una conseguenza della preponderante tendenza all’innovazione incrementale e al consolidamento è legata alle scelte effettive in tema di contenuti strategici. Da questo punto di vista, la novità nell’ambito delle strategie di mercato riguarda il cosiddetto one-stop-shopping. Se gli anni ottanta sono stati archiviati come gli anni della crescita e della diversificazione conglomerale, e i novanta sono oggi ricordati come gli anni dello sviluppo interno a partire dalle core competence, la supremazia del cliente e la strategia di one-stop-shopping sembrano la scelta che taglia trasversalmente le aziende governate da questa generazione di CEO.
Il messaggio è chiaro e semplice: focalizzarsi su un mercato e cercare di ampliare la gamma di prodotti e servizi per offrire al cliente il massimo della soddisfazione tramite un unico fornitore di riferimento. L’innovazione viene cioè ricercata sempre a partire dalle proprie competenze distintive, ma viene finalizzata all’ampliamento
della gamma di offerta rispetto alla soddisfazione complessiva del segmento di mercato servito.
...
In conclusione, la nuova competizione del mondo globale, volta a richiedere innovazione, ma congiuntamente certezza nei risultati di breve, sembra rendere la vita altamente complessa per la nuova generazione di CEO, che sono peraltro in modo continuativo sotto la luce dei riflettori mediatici e sotto la lente di osservazione di Wall Street. A questo fine, una buona dose di leadership non deve certamente mancare a chi si trova in questo momento storico sul ponte di comando delle grandi multinazionali.
"


Fantastico!
da leggere integralmente!

13 set 2007

Anatocismo e banche


E' bene far chiarezza su un termine apparentemente oscuro ma che nasconde una miriade di potenziali problemi.
Infatti, in poche parole, l'anatocismo consiste nella: "capitalizzazione indebita di interessi su interessi".
Ossia se un conto corrente va in rosso, in alcuni casi si rischia di pagare gli interessi sugli interessi mancati. Questo equivale a far crescere in maniera vertiginosa il debito e ad andare incontro ai problemi tipici dell'usura. L'adusbef affronta da molto questo tema, e già sono state vinte alcune cause contro banche che avevano approfittato di ciò.

"
Negli ultimi anni il termine anatocismo, ovvero capitalizzazione indebita di interessi su interessi, è improvvisamente divenuto noto al pubblico a seguito della famosa sentenza della Corte di Cassazione emessa a sezioni riunite nel novembre 2004 con la quale si dichiarava l'illegittimità della capitalizzazione trimestrale.
Ma l'anatocismo influisce, e molto spesso determina, un fenomeno ancor più rilevante e ad oggi quanto mai drammaticamente latente: l'usura.
Infatti la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio del 15 maggio 1998 così si riferisce alle conseguenze comportate dall’applicazione dell’anatocismo: <<[…] il meccanismo della capitalizzazione trimestrale a lungo andare, finisce per far salire il tasso degli interessi applicati – che si trasformano in capitale – portando detti interessi a superare, con il tempo, i “tassi soglia” stabiliti dalla legge 7 marzo 1996 n. 108 prevista in tema di usura. Ed è proprio alla luce di questa nuova normativa che “l’anatocismo bancario” viene guardato con sfavore, anche da una certa recente giurisprudenza di merito, a cui questo tribunale intende aderire>>.

Moltissime sono infatti le società o i correntisti che operano per necessità professionali mediante i finanziamenti per apertura di credito erogati dalle banche: l'ADUSBEF raccoglie quotidianamente drammatici segnali di allarme lanciati da soggetti imprenditoriali in gravi dificoltà economiche a causa dell'indebitamento bancario.
L'applicazione di tassi di interesse effettivi superiori al tasso soglia determinato dalla legge 108/96, fa sì che il correntista sia tendenzialmente gravato da un debito via via sempre maggiore il quale va a generare interessi passivi sempre più elevati, determinando una materiale difficoltà per il soggetto a ritornare in attivo.
Spesso tali situazioni tracollano con la dichiarazione di fallimento dell'impresa o con il pignoramento dei beni immobili concessi ad ipoteca alla banca creditrice.
(da...)
"

12 set 2007

Microsistemi o macrosistemi?

Nella vita ci troviamo di fronte sistemi piccoli che in alcuni casi si
assembrano e vanno a comporre quel mondo in cui viviamo, ma che
talvolta rimangono isolati rimanendo una piccola e talvolta felice
isola autosufficiente o quasi. Tutti ci troviamo davanti a questa
scelta, facciamo da soli o andiamo a cercare di far parte di un
insieme più grande? Gli esempi sono numerosi ed eterogenei, dai gruppi
sportivi alle comunità alpine o religiose, o alle società e così via.
Le regole economiche tendono ad affermare i grandi gruppi che hanno un
potere contrattuale più alto, mentre le regole umane privilegiano le
piccole comunità più tranquille e rilassate in tutto. E noi? Cosa
scegliamo?

Fanta Archeologia



Il mistero dei teschi di cristallo
...
Il teschio di cristallo del British museum
TRUFFA O REPERTO INSPIEGABILE? - Tutto nasce all'inizio del '900 quando diverse spedizioni all'interno delle giungle di Messico, Honduras e Belize rinvengono dei teschi di cristallo in prossimità di templi Maya. Una scoperta apparentemente straordinaria, dato che inizialmente i teschi vengono classificati come reperti precolombiani. Tanto che un esemplare venne accolto perfino all'interno del British Museum. Una scoperta che pone però molti interrogativi: non è chiaro come le popolazioni maya sarebbero state in grado di creare simili oggetti con gli utensili a loro disposizione. E qui i sostenitori della spiegazione fantaarcheologica entrano in scena: i teschi sono dei reperti che testimoniano l'esistenza della perduta civiltà di Atlantide.
Studi più recenti hanno dimostrato però che gran parte dei teschi è stata realizzata utilizzando frese da gioielliere, un utensile già presente nell'800. Documenti avrebbero anche dimostrato che in molti casi si tratterebbe di una truffa realizzata probabilmente nel XIX o all'inizio del XX secolo per far soldi alle spese dei musei europei o di ricchi collezionisti di antichità .

RESTA IL MISTERO - Tuttavia, secondo i più accaniti sostenitori della tesi fantaarcheologica, la spiegazione della truffa non darebbe ragione di tutti i casi, in particolare di uno: quello del teschio di cristallo trovato dall'avventuriero e archeologo Frederick Mike Mitchell-Hedges nel 1927 durante una esplorazione in Belize, nella città maya di Labaanatum. Nel 1964 infatti il teschio viene consegnato ai laboratori della Hewlett Packard che danno una risposta sconcertante: il teschio è stato scolpito lungo l'asse principale del cristallo. Si tratta di una tecnica estremamente avanzata, che utilizza l'asse di simmetria e che diminuisce notevolmente il rischio di frantumazione del pezzo. La precisione del taglio poi sarebbe spiegabile o con l'utilizzo di un laser (che però nel 1927 non esisteva) o con una levigazione continua eseguita con mezzi meccanici che avrebbe richiesto però oltre 300 anni di lavoro e quindi indicherebbe una maggiore antichità del reperto. Sembra inoltre che il teschio avesse anche all’interno una serie di lenti e prismi che riflettevano la luce in modo particolare quando questa vi passava attraverso, proprietà ovviamente non presente nel quarzo allo stato naturale. Purtroppo la figlia di Mitchell-Hedges Anne si è sempre opposta da allora in poi ad ulteriori studi sul prezioso reperto.
Il padre aveva anche ipotizzato l'uso rituale che del teschio (che rappresentava il dio della morte) avrebbero fatto i Maya. Il sommo sacerdote usava il teschio nei suoi riti per focalizzare l'energia e rifrangere la luce facendo in modo che un raggio di sole attraversasse la bocca aperta; in tal modo il teschio assumeva la funzione di una particolare lente ustoria che serviva a bruciare «qualcosa», si pensa un cuore ancora palpitante di una vittima sacrificale.
LA LEGGENDA DEI 13 TESCHI - Sulla vicenda dei teschi di cristallo aleggia poi una leggenda che alcuni attribuiscono ai Maya, secondo cui al mondo esistono solo 13 particolari teschi di cristallo a grandezza naturale e, che, quando tutti saranno riscoperti e riuniti, trasmetteranno agli uomini tutta la loro conoscenza. Probabilmente risalente alla perduta civiltà di Atlantide. Una leggenda che ha successivamente alimentato i ritrovamenti di teschi nelle più varie parti del mondo e che ne continua ad alimentare ai giorni nostri il mito."


(dal corriere della sera)

11 set 2007

Luca Cordero di Montezemolo


Importantissimo, noto, imitatissimo, criticatissimo e molto altro.
Tutto questo è il presidente di confindustria non che presidente della Ferrari e della Fiat, tanto per citarne alcune solo!

Vediamo di racconatare la sua vita:
Chi é?

Luca Cordero di Montezemolo (Bologna, 31 agosto 1947) è un imprenditore, dirigente d'azienda e avvocato italiano.

Presidente della Ferrari (dal 1991), presidente della FIAT (dal 2004), della Fiera Internazionale di Bologna e della Luiss (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali), consigliere di amministrazione del quotidiano La Stampa, PPR (Pinault/Printemps Redoute), Tod's, Indesit Company, Campari e del Bologna Calcio, ex presidente della Maserati (dal 1997 al 2005).

Ha ricoperto in passato gli incarichi di presidente della FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e degli Industriali della Provincia di Modena, consigliere di amministrazione di Unicredit Banca d'Impresa, TF1, amministratore delegato della RCS Video, della Cinzano International e della ITEDI.

Il 27 maggio del 2003 viene nominato Presidente di Confindustria.


La vita:

In età adolescenziale frequenta il Collegio Navale Francesco Morosini di Venezia, ma concluderà gli studi al liceo Istituto Massimiliano Massimo di Roma. Si laurea in Giurisprudenza all'Università degli studi di Roma "La Sapienza" nel 1971, e successivamente frequenta alcune classi in Diritto Internazionale alla Columbia University di New York. Stando all'ufficio del Registrar della Columbia University e contrariamente a quanto erroneamente diffuso sul web, non fu mai iscritto all'università, né, di conseguenza, ha conseguito un Master presso la Columbia University Law School.

Studente modello ma non troppo. In un discorso di fronte a studenti dell'università Luiss ha confessato di essere stato un campione di copiatura: "Credo di non aver rivali per tecniche e sofisticatezza. Trovavo sempre il modo per mettermi vicino a uno bravo e generoso che mi permettesse di copiare". Oltre a studente pilota d'élite. In coppia con l'amico Cristiano Rattazzi, corre diverse gare sui circuiti italiani a bordo di una Fiat 500 Giannini color corallo. Inoltre vien registrata una sua partecipazione alla Marathon de la Route al Nürburgring nell'agosto del 1969. L'avventura nei rally internazionali lo vede a fianco di Pino Ceccato, oltre del già citato Cristiano Rattazzi; messosi in luce, fu chiamato da Cesare Fiorio per correre con la Lancia ufficiale in coppia con Daniele Audetto. Il primo rally corso dai due è il Rally d'Italia a Sanremo a bordo di una Fulvia 1600 HF; seguirono quello dell'isola d'Elba, quello dei 999 minuti e il Rally del Medio Adriatico.

Il rapporto con Enzo Ferrari iniziò allorché, ospite in una trasmissione radiofonica, il giovane Luca difese un duro attacco, volto al "Drake", da parte di un radioascoltatore sui rischi, a sua detta inutili, di uno sport quale l'automobilismo. Nel 1973 entra in Ferrari come assistente di Enzo Ferrari e responsabile della Squadra Corse. Sotto la sua gestione la Ferrari arriva a dominare le gare di Formula 1 vincendo il campionato mondiale costruttori per tre anni di seguito, dal 1975 al 1977, e due campionati mondiali piloti con Niki Lauda negli anni 1975 e 1977, mancando di poco quello del 1976.

Lascia la Ferrari nel 1977 e diventa responsabile delle relazioni esterne alla FIAT ed in seguito amministratore delegato della Itedi, holding che controlla il quotidiano La Stampa e le altre attività del Gruppo FIAT nel settore editoriale.

Nel 1982 diventa amministratore delegato della Cinzano International, società dell'Istituto Finanziario Industriale (IFI), ed è il responsabile dell'organizzazione della partecipazione all'America's Cup di vela con l'imbarcazione Azzurra Challenge. A proposito del passaggio alla Cinzano, Cesare Romiti dichiererà al giornale La Repubblica nel 1985 "Abbiamo pescato, in Fiat, un paio di persone che pretendevano danaro per presentare qualcuno all'Avvocato. Uno dei due l’abbiamo mandato in galera, l'altro alla Cinzano" e Montezemolo ammise "È vero, ho sbagliato, per favorire il contatto con Gianni Agnelli mi sono fatto dare ottanta milioni nel cofanetto di un libro vuoto di Enzo Biagi".

Nel 1984 è direttore generale del comitato organizzatore della Coppa del Mondo di Calcio di Italia '90.

Al termine dei Mondiali assume la carica di Vicepresidente esecutivo della Juventus, ma l'esperienza è fallimentare: nonostante una campagna acquisti faraonica, la squadra si classifica al 7° posto e resta esclusa dalle competizioni internazionali, fatto che non si verificava da 27 anni.

Torna alla Ferrari nel 1991 in qualità di Presidente, ruolo che ricopre tutt'ora.

Nel 2001 Montezemolo è anche il fondatore insieme all'amico Diego Della Valle del fondo finanziario-imprenditoriale Charme, con il quale ha acquisito Poltrona Frau e Cassina nel 2003 e Ballantyne nel 2004.

Ha ricevuto una laurea honoris causa in Ingegneria meccanica dall'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia nel 2000, una in Gestione Integrata d'Impresa dalla Fondazione CUOA di Vicenza nel 2003, una in Ingegneria gestionale da parte dell'Università degli Studi di Genova nel 2004, una in Disegno Industriale dal Politecnico di Milano

È stato nominato dal Financial Times tra i cinquanta migliori manager del mondo del 2004 e 2006.

Da anni si discute di un suo possibile ingresso in politica, tuttavia nel 2003 la sua elezione a presidente di Confindustria smentisce una possibile scesa in campo; al termine del mandato presidenziale si fanno sempre più insistenti le voci di un suo possibile ingresso in politica.

Dopo essere stato marito di Barbara Parodi Delfino (dalla quale ha avuto il figlio Matteo) e poi il compagno dell'attrice Edwige Fenech, attualmente è sposato con Ludovica Andreoni dalla quale ha avuto due figlie.

(da wiki)

10 set 2007

Lasciamo Governare


Di fornte all' ennesimo articolo del genere:
Governo, delusi due italiani su tre Gradimento al minimo dopo la risalita della primavera scorsa: no dal 68%. Da giugno persi 11 punti

Ora io dico basta!
Basta a stare un pò a destra e un pò a sinistra, basta votare Prodi e dopo poco tempo toglierli la fiducia (popolare intendo), ma vogliamo darci una calmata?
Io dico: hai voluto far eleggere il centro/sinistra con Prodi? bene, ora lascialo governare per un tempo significatico.
Le modifiche che necessità questo paese richiedono tempo e non si può continuare a dare una botta al cerchio e una alla botte:
bisogna LASCIAR GOVERNARE.
Che sia Prodi o Silvio per ora non ha importanza perchè le riforme di cui abbiamo bisogno non hanno ne colore ne bandiera! Dobbiamo crescere, lasciare le beghe dei piccoli politici e cominciare a farsul serio, ad intraprendere la strada delle riforme.
Lo so che è dura, ma l'unico modo per migliorare la situazione ( e migliorarsi) è di dar prova di CREDERE NELLE PROPRIE DECISIONI.

Ma quale popoli al mondo è capace per decenni di votare un pò a destra e un pò a sinistra, per legislature che durano solo decine di mesi?
Ma dove pensiamo di andare in questo modo!
VOGLIAMO CRESCERE?

Anthony Robbins


E come promesso ecco l'esaltante vita di un uomo unico: Tony Robbins.

Ho letto molti dei suoi libri e lo trovo veramente particolare per il suo modo di tramutare in un business un'inclinazione personale, quella di essere ottimista e di portare una parola di conforto. Giudicate voi!

Anthony Robbins era un bambino senza troppe possibilità.
Nato nel 1960 a Glendora, in California la sua vita non è stata facile, anzi, è costellata di insuccessi e fallimenti continui.

In uno dei suoi racconti narra di quando una volta, durante il giorno del Ringraziamento, si trovava a casa con i suoi. Naturalmente per loro era un giorno normale, non c'era niente da festeggiare e nessun tacchino sulla tavola.
Ma improvvisamente..qualcuno bussò alla porta. Era un uomo alto con un vestito sgualcito e con alcuni pacchi nelle mani: un tacchino, il ripieno, torte, patate dolci, cibi in scatola, tutto per la festa.
“Questo”, disse, “è da parte di qualcuno che sa che avete bisogno e vuole che sappiate di essere amati e assistiti”.
Quel giorno, il piccolo Anthony Robbins, giurò a se stesso che un giorno avrebbe avuto abbastanza da poter dare qualcosa in cambio agli altri.

Era una promessa solenne, importante, eppure non fu semplice.
Egli stesso racconta delle sue difficoltà a parlare in pubblico, a relazionarsi. Egli stesso racconta del suo problema obesità che lo ha accompagnato durante molti dei suoi anni, delle immense difficoltà economiche.
Racconta come in quegli anni la sua maggiore preoccupazione fosse che i pezzi della sua vecchia Volkswagen del 1960 rimanessero insieme per tutto il tragitto che lo portava fino al lavoro.

Ricorda di quando seduto nel suo appartamentino da scapolo di quaranta metri quadri scarsi, piangeva ascoltando le parole di una vecchia canzone di Neil Diamond, che diceva: “Io sono, dissi a nessuno. E nessuno mi ascoltava, nemmeno la sedia. Sono, gridai, sono. E sono perduto e non so nemmeno perchè mi sento tanto solo”.
La sua sensazione in quel tempo, dice, era quella che la sua vita non contasse e che gli avvenimenti esterni lo controllassero.
Ma ricorda anche il momento in cui la sua vita cambiò, il momento in cui si disse letteralmente: “Basta! So di valere molto più di quanto non abbia dimostrato finora, sia mentalmente, sia emotivamente e fisicamente”.
Da quel momento, da quella decisione, la sua vita cambiò per sempre.

In meno di 30 giorni perse 14 Kg e mantenne il suo peso perchè non si era semplicemente messo a dieta, ma aveva cambiato il suo modo di pensare.
Sviluppò la fiducia necessaria per affrontare i momenti difficili e raggiungere gli obiettivi che si era proposto e che aveva sognato.
In questo processo di crescita attrasse la donna dei suoi desideri, la sposò, diventò padre e in meno di un anno passò dal vivere con lo stretto necessario a più di un milione di dollari netti, traslocando dal suo vecchio appartamento alla casa dei suoi sogni: un castello di 930mq con vista sull'Oceano Pacifico.

Ma fu tutto così semplice? rapido? indolore?
Possibile che quella semplice (ma potente) decisione gli permise di risolvere di colpo tutti i suoi problemi? Per sempre?
Certo che no, sarebbe impossibile.
Infatti, proprio nel momento del massimo splendore, Anthony Robbins cadde e toccò il fondo.
La biografia racconta che dopo che Tony ebbe raggiunto il successo, i suoi amici cominciarono a risentirsene: non gradivano che avesse più successo di loro e di conseguenza, Robbins cominciò a dubitare di se stesso. La solitudine e, col tempo, la depressione, portarono Anthony Robbins sull’orlo del fallimento totale: passava le sue giornate a guardare le “soap-opera” cercando di fuggire dalla realtà. Smise di credere in se stesso, in pochi mesi divenne depresso e senza speranza.
Le sofferenze lo portarono a chiudersi in se.
Fu solo quando un amico (un vero amico) lo andò a trovare che cominciò a voltare pagina. Per raggiungere la felicità, Tony decise che sarebbe diventato nuovamente appassionato ed entusiasta verso la vita.
Egli capì che se avesse affrontato sempre la vita con quegli stati mentali, allora avrebbe potuto far emergere il meglio di se stesso.

Gli è stato chiesto di definirsi, chi è oggi Anthony Robbins?
Questa è stata la sua risposta:
“Non sono un guru, sono un coach. I media mi definiscono “allenatore dello stato di massimo rendimento”. Aiuto le persone a raggiungere gli obiettivi, a scoprirsi talenti e risorse innate. Non sono io a cambiare la loro vita, sono loro a cambiarsela.”

La realtà è che oggi Anthony Robbins è probabilmente il formatore più conosciuto e di successo al mondo: ha lavorato con centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, con Presidenti di società e di paesi, con sportivi, madri, manager, atleti professionisti, dottori, psichiatri, venditori, manager e gente comune, cercando di offrire i modelli necessari a provocare cambiamenti veloci e duraturi.
E questa, probabilmente, è la frase che meglio disegna la sua filosofia, più di mille altre parole:

"Io non mi preoccupo
di mantenere la qualità della mia vita
perchè ogni giorno lavoro per migliorarla.
Mi sforzo continuamente di imparare
e di fare nuove e importanti distinzioni
sul modo di aggiungere valore alla mia vita
e a quella degli altri.
Questo mi dà la sicurezza di poter sempre imparare
di potermi sempre sviluppare
e crescere."


(tratto da)

Che cosa faresti domani se...


Per iniziare bene la settimana ecco una domanda per tutti:

"Se sapessi di non poter fallire che cosa decideresti di fare da domani?”


Il primo ad averla fatta è Anthony Robbins, grande motivatore, autore di numerosi best seller dell'argomento.
Presto metterò la biografia .... e ne vale veramente la pena ve l'assicuro!
Questa è una domanda retorica, ...pensateci e fatemi sapere!

9 set 2007

Sogni o illusioni?

La vita scorre davanti ai nostri occhi e ogni tanto, soprattutto la
sera prima di dormire, mi chiedo: ma quelli che inseguiamo sono sogni
o illusioni? Quanto di quello che speriamo per noi è una metà
possibile da raggiungere e quanto è un mero vagari tra mari
sconosciuti? Tante persone vicino a me brancolano nella speranza di
trovare la pietra filosofale che tramuti tutto in oro e io rimango
spaesato nel pensare che forse tutti lo facciamo senza neanche
saperlo. Credo che leggere le proprie emozioni fin nel profondo e
capire cosa ci fa battere il cuore sia l'unica via che abbiamo per
scegliere tra il sogno di una vita e una vita da sogno.

8 set 2007

Informazioni....o inganni

Questa mattina mi è balzato agli occhi una tremenda verità ( o simile): l'informazione è guidata e falsa!
Il perchè è chiarito subito: sono giorni che leggo articoli sulla crisi americana e dei mutui subprime e negli ultimi giorni solo notizie rassicuranti.... l'america è forte, questa crisi è subito superata e ora?

L'america è in crisi nera dovuta alla conseguente crisi dell'occupazione! ... e l'europa? be spera in meglio (guardate qui: Eurozona: per ora graziata da crisi, spera nell'autonomia dagli Usa).
Mi viene quasi da ridere.

E continuano le prove che le informazioni che ci arrivano sono false... come i politici e le loro promesse.

La libertà

In questi anni, ci riempiamo la bocca di questa parola: libertà. Ma
chi capisce veramente cosa vuol dire? Chi può dire di aver lottato per
essa? Chi si ricorda quando la libertà aveva un senso? Ora tutto ciò
che ci rimane è una parola, un vezzo di una popolazione che è solo
schiava. Delle mode, delle istituzioni, delle burocrazie, di se
stessi! Come liberarci, come tornare a sentirsi veramente padroni di
se? Paradossalmente credo che l'unico modo rimasto sia di eliminare
dalle nostre vite, ognuno di quei finti sinonimi della stessa, che ci
hanno dato come palliativo e noi abbiamo preso come panacea a tutti i
mali. Ci rimane solo la libertà di sognare. OneEnergyDream

7 set 2007

Blog ed Informazione



Quasi un mesetto fa, mi sono fermato ed ho scritto il post intitolato "La nostra strada" (archivio).
Esso serviva a chiarire come le informazioni che riporto ogni giorno, o quasi, sul blog hanno un duplice scopo.
Informarsi e Formarsi.
Infatti sapere quello che accade è necessario, ma non sufficiente a determinare la nostra capacità di saper scegliere. Inoltre scegliere le informazioni è parte del processo dell'uomo di apprendere e questo agisce in maniera molto diretta sulle nostre personalità e sul nostro modo di fare.
Stiamo cercando di tornare ad avere dei pensieri costruttivi e indipendenti dalle sovrastrutture che i media ci inculcano, per portare cambiamenti o anche e soprattutto miglioramenti per tutti quelli che non sono la causa della situazione attuale, ma sono coloro che ne portano il peso tutti i giorni.
Quindi Informatevi e FOrmatevi, ma fatelo consapevolmente.
One Energy Dream è stato creato anche per questo, per creare una rete di persone che la vedono in modi simili, e anche se non condividono i mezzi, di certo condividono il fine!

Indulto

Raccolgo ora alcuni dati riguardo all'indulto del 2006, in modo da avere un'idea chiara di quali siano i risultati (almeno statistici) di un 'azione che avverso.




Crimini e misfatti a un anno dall'indulto

Giovanni Mastrobuoni
Alessandro Barbarino

È passato poco più di un anno dall’ultimo indulto e si torna a discutere dell’opportunità di tali strumenti per affrontare l’emergenza legata al sovraffollamento delle carceri, insostenibile sia per le condizioni psico-fisiche e igieniche dei carcerati che per il conseguente stress del personale di servizio. Uno studio recente ha analizzato statisticamente i cambiamenti nel numero e nelle tipologie di crimini successivi all’indulto del 2006 e agli atti di clemenza degli ultimi quaranta anni. (1)
Due sono i risultati inequivocabili. Dopo l’ultimo provvedimento le rapine in banca, l’unico dato criminale già disponibile, sono quasi raddoppiate. Più in generale, a seguito di indulti o amnistie, varie tipologie di crimine subiscono improvvise impennate.

I dati dell’Abi e dell’Istat


Ma andiamo con ordine. In base ai dati dell’Associazione bancaria italiana, nel mese successivo all’indulto del 2006, le rapine in banca che nell’anno precedente avevano segnato una linea decrescente, sono addirittura raddoppiate per poi attestarsi su livelli leggermente più bassi, ma pur sempre significativamente più elevati di quelli antecedenti il provvedimento. Una situazione drammatica se valutata retrospettivamente perché, a seguito delle quindici tra amnistie e indulti degli ultimi quaranta anni, la popolazione carceraria si è ridotta periodicamente di una percentuale che oscilla tra il 20 e il 50 per cento. Migliaia di potenziali malfattori liberi di tornare a sfidare la legalità.
I dati ISTAT mostrano che a seguito dei vari atti di clemenza susseguitesi dal 1962 ad oggi i crimini che aumentano più marcatamente a seguito di tali atti sono le rapine in banca (0.38 all’anno per ogni detenuto liberato), lo spaccio di stupefacenti (0.61 all’anno per detenuto), le frodi (5 all’anno per detenuto), i furti di autoveicoli (5 all’anno per detenuto), i borseggi (42 all’anno per detenuto) e persino gli omicidi (0.02 all’anno per detenuto). Analizzando le statistiche giudiziarie penali regionali, si evince che l’aumento dei crimini denunciati alle forze dell’ordine va di pari passo con l’aumento degli scarcerati, e il fenomeno è tanto più evidente nelle regioni nelle quali si liberano più detenuti. In passato, ci sono stati casi in cui le misure di clemenza hanno letteralmente svuotato le prigioni: è avvenuto nel 1966 in Abruzzo e Molise (-85 per cento) e nel 1970 in Trentino Alto Adige (-77 per cento). Ed erano anni in cui non esisteva ancora il problema del sovraffollamento delle carceri che, è giusto ammetterlo, resta a tutt’oggi il nodo principale da sciogliere.


....La voce



Voi che ne dite?

Letteratura e ...grammatica


E' bene pensare che in un mondo fatto di sigle e abbreviazioni ci sia ancora spazio per iniziative atte a salvaguardare la lingua reale, quella letteraria che da grandi soddisfazioni. Cito per questo un'iniziativa:


A scrivere si impara così: la lezione di Mantova MANTOVA

- «La punteggiatura è la parte sensuale della scrittura, alcuni invece sono convinti che sia come l’acne, se non c’è, è meglio», attacca Severgnini. «Non mi preoccupa il congiuntivo ma quella che Calvino nelle Lezioni americane chiamava 'la peste del linguaggio', che si manifesta con il grigio, la ripetitività che investe la lingua della tv, dei giornali, dei politici, degli sms e di Internet», gli risponde il linguista Gian Luigi Beccaria. Davanti a loro una folla che applaude, ride e cerca di imparare qualcosa.
Perché i due sul palco, fustigatori di inglesismi e dello sciatto bla-bla, non si limitano alla diagnosi. Anche se sono passati i tempi in cui gli scrittori facevano da bussola, i due non rinunciano a indicare la rotta e snocciolano rimedi: Severgnini ha attinto alle sue spassose «Lezioni semiserie» (guarda il video) e Beccaria alle utili annotazioni contenute in «Per difesa e per amore».
Se l’italiano è una lingua alla deriva, il festival di Mantova cerca di correre ai ripari anche incoraggiando a farsi sotto chiunque sia assalito da dubbi tipo: che differenza c’è tra fiorista e fioraio? Si dice voi sognate o voi sogniate? Sta o sta’ attento? Soddisfaceva o soddisfava? Il pubblico ha raccolto l’invito. Partecipando numeroso al debutto dello sportello di «pronto soccorso grammaticale» con gli specialisti dell’Accademia della Crusca nei panni delle crocerossine. In cattedra il presidente Francesco Sabatini: «Fa piacere vedere che anche il pubblico medio finalmente si interroga sulla lingua», ha commentato.
I dilemmi più diffusi riguardano manco a dirlo l’uso del congiuntivo, dell’imperfetto e del condizionale. Ma anche i generi delle parole inglesi (email è maschile o femminile?). Poi ci sono i termini delle professioni al femminile: sdoganata l’ingegnera. Altra domanda: la letteratura può tornare a essere guida della lingua? La risposta dell’esperto è no: «L’uso artistico della lingua non ci può fornire un modello generale su come usarla. A questo deve provvedere la scuola», auspica Sabatini. Per lui casca a fagiolo il recente richiamo del ministro Fioroni a studiare la grammatica e fare l’analisi dei testi: dall’articolo di giornale alla poesia, dalla legge al romanzo.
A iniziare magari da quegli autori che con la lingua giocano di più. Come Chuck Palahniuk, autore cult per i giovani (e non solo) con il suo «Fight Club» (da cui è stato tratto il film con Brad Pitt e Edward Norton): il suo stile asciutto e sincopato non disdegna i gerghi professionali (come quello degli infermieri).
A Mantova ha presentato il suo nuovo romanzo, Rabbia, «scritto nello stile del racconto orale» come precisa lui stesso in una nota. Scelta originale del collage di testimonianze che genera un racconto a più voci (guarda l’intervista).
Un altro sperimentatore è Nathan Einlander, 37enne newyorchese di origini ebraiche: la rivelazione editoriale del 1999 (quando aveva soltanto 28 anni) con la raccolta di racconti «Per alleviare insopportabili impulsi», ha scritto a mano il suo primo romanzo, «Il ministero dei casi speciali», che presenterà a Mantova sabato prossimo (guarda l’intervista). Ambientato nell'Argentina dei desaparecidos e dei militari, «simili ai nazisti», lui che è riapparso dopo un esordio clamoroso si è eclissato per otto anni, questo dice a chi vuole avviarsi alla scrittura: «Se non riuscite a spegnere telefonini ed email per almeno due ore lasciate perdere. Io ho impiegato dieci anni per scrivere questo libro».

Alessandra Muglia



corriere

6 set 2007

Benefit aziendali e Successo




Le aziende devono cercare il profitto massimo, ma molte credono che risparmiando sugli stipendi e i benefit dei dipendenti possano ottenere di più che una politica che premia la meritocrazia.
Proprio per sottolineare questo ecco un articolo che spiega come Google e Microsoft compensano i propri "talenti".... e se lo fanno loro ...!


Google vs Microsoft, la guerra a colpi di super-benefit
di Andrea Franceschi

Frequentare i club più esclusivi della Grande Mela non è un problema per chi lavora alla sede newyorkese di Google. Ogni weekend infatti l'azienda mette in lista i suoi dipendenti in tre discoteche della città, selezionate tra le più cool. "Google dance 2007", questo è il nome dell'iniziativa lanciata dal motore di ricerca. Forse anche per benefit come questi che Fortune ha indicato la multinazionale come il posto di lavoro più ambito dagli americani. Ma "Google dance 2007" è solo l'ultima colpo assestato dal sito nella «gara dei benefit» che informalmente ha ingaggiato con Microsoft. A quest'ultima è affidato il ruolo di inseguitrice. La regina dei motori di ricerca offre sconti sulle auto "ibride"? così anche il gruppo di Bill Gates. Google mette a disposizione un bus-navetta servizio ai suoi dipendenti? Il colosso di Redmond ne lancia uno tutto suo, dotato di connessione wi-fi. E poi c'è il servizio del medico a domicilio, vero fiore all'occhiello della società. La maggioranza delle imprese americane include tra i benefit anche l'assicurazione medica. Ma solo Microsoft mette a disposizione un medico per le emergenze. E a maggio l'azienda di Bill Gates ha lanciato un software interno specifico myMicrosoft 2.0. L'obiettivo è tenere un filo diretto tra la sezione risorse umane e i dipendenti e arrivare a "benefit su misura". E così i «microservi» (così sono chiamati nel settore i dipendenti Microsoft) hanno ricominciato a sorridere. Ma la situazione nelle big corporation è molto diversa dalla media delle aziende americane. Secondo un'indagine di Tower Perrin, colosso della consulenza in materia di risorse umane, la maggioranza dei dipendenti e dei datori di lavoro negli Stati Uniti è insoddisfatto di come vengono gestiti i benefit aziendali.

Microsoft Italia: «Ci prendiamo cura dei nostri cervelli»

Un asilo nido con 160 bambini, un servizio di lavanderia e sartoria settimanale, un linea Adsl gratuita e la possibilità di lavorare da casa. Questi sono alcuni dei servizi che Microsoft Italia offre ai suoi dipendenti. Dare dei benefit è «parte di una strategia aziendale che mette al centro la persona» spiega Luca Valerii, responsabile delle risorse umane della sede italiana.
La maggioranza dei benefit sono destinati a tutti i dipendenti. L'azienda, per esempio, offre una copertura assicurativa sulle spese mediche. «Puntiamo soprattutto sulla prevenzione offrendo dei check up gratuiti. E con un contributo inferiore ai 200 euro l'assicurazione può essere estesa alla famiglia, indipendentemente dal nucleo». C'è poi il fondo pensione. Microsoft Italia ha fatto una convenzione con Intesa Previdenza. Chi aderisce, ha un contributo aziendale pari al 2,5% della retribuzione. E poi il pc portatile, lo smart phone e una linea ADSL. «Questi per noi sono strumenti di lavoro. È normale per noi darli gratuitamente» spiega Valerii. Chi lavora per la società di Bill Gates è anche un suo azionista. «Ogni anno regaliamo a tutti delle quote in proporzione al ruolo e alla retribuzione. In questo modo vogliamo sviluppare l'attaccamento all'azienda» precisa Luca Valerii. L'auto invece viene data solo a chi ricopre un ruolo di rappresentanza, come la forza vendita e i dirigenti.
Anche Microsoft Italia, come la casa madre, ha un suo blog interno. «Ė uno strumento utile per capire come la pensano i nostri dipendenti. Ma è principalmente con le indagini che abbiamo il polso della situazione. Proprio in questi giorni invieremo un questionario per capire quanto sono apprezzati i benefit dell'azienda»

Google Italia: «Il vero benefit è lavorare qui»

«Il fatto di lavorare in questa azienda è di per se un benefit. Sono pochissimi quelli che se ne vanno» dice Stefano Hesse, capo ufficio stampa della sede italiana del motore di ricerca. Il segreto? Un clima ottimale e rilassante.
Nella sede milanese di Google c'è un'area relax con poltrone elettriche massaggianti, videogiochi e calcio balilla. C'è una cucina con diversi frigo e piani cottura dove potersi preparare uno spuntino. Qui si fa colazione e si pranza tutti insieme. Ognuno sceglie cosa mangiare dal menù on-line deciso dal "comitato food" che raccoglie le preferenze cercando di venire incontro ai gusti di tutti. Google è per la mobilità sostenibile per cui regala una bici e un casco per raggiungere l'ufficio a tutti i suoi dipendenti e rimborsa il viaggio a chi usa i mezzi pubblici. Benessere in ufficio, ma anche fuori. E così l'azienda offre a tutti una connessione Adsl e rimborsa l'abbonamento alla piscina e alla palestra. Ogni dipendente poi è coperto da assicurazione medica e sui viaggi.
Sarà forse perché è stata fondata da due giovani universitari, sarà perché l'età media dei dipendenti è 30 anni, sta di fatto che gli uffici di Google somigliano più a un campus universitario che agli uffici del sito più famoso al mondo. «È proprio questa l'idea – spiega Hesse – l'obiettivo è creare un clima informale e uno spirito di unità all'interno dell'azienda». E proprio per sentirsi «parte di una squadra» che nessuno ha dei privilegi. L'unica differenza tra l'area manager e l'ultimo assunto è la busta paga. I benefit sono gli stessi per tutti perché tutti devono essere motivati allo stesso modo.

ilsole24ore



Che ne pensate? Piacerebbe anche a noi eh?!

5 set 2007

Miuccia Prada



Tanto per continuare con la carrellata dei grandi personaggi del nostro tempo, ecco a voi Miuccia Prada, la creatrice di un colosso nel settore della moda di lusso!

Laureata in Scienze Politiche, Miuccia Prada si guadagnò il titolo di dottore di ricerca nel 1978 nella stessa disciplina. Nello stesso anno ereditò dalla madre le redini dell'azienda, per quanto al tempo Miuccia manifestasse ben altri interessi: aveva intrapreso la carriera di mimo recitando nel Teatro Piccolo della sua città, aderito al Partito Comunista Italiano e lottato per i diritti delle donne nella Milano degli anni settanta.

Ciò nonostante Miuccia Prada cominciò a disegnare nel 1985 una collezione di borse nere, senza etichetta, in fine nylon che diventarono presto richiestissime in tutto il mondo, finendo per essere valutate da numerose modelle e giornalisti di moda come la punta di diamante tra gli accessori per donna. Nel 1989 presentò la prima linea di pret-a-porter autunno-inverno a Milano: lo stile, che giocava sul contrasto cromatico bianco-nero, spianò la strada per il successo di Prada. Nel 1992 nacque la linea Miu Miu, più economica e meno esclusiva, e da allora Miuccia Prada presenta regolarmente due volte all'anno le nuove collezioni della maison a Milano.

Legata all'attuale marito già verso la fine dell'anni settanta, con il suo appoggio e sostegno Miuccia ha cominciato a muovere i primi passi nell'imprenditoria, facendo pian piano di Prada un colosso mondiale in grado di rivaleggiare con il gruppo LVMH e acquisendo etichette del calibro di Fendi, Helmut Lang, Jil Sander e Azzedine Alaia.

Per il suo genio creativo e le sue collezioni, Miuccia Prada è stata insignita, tra gli altri premi, dell'Internation Award dal "Council of Fashion Designers of America" nel 1993 , del Wallpaper Design Award nel 2007 e del Premio Leonardo Qualità Italia nel 1998.
(wiki)

ecco come l'espresso la ha descritta in un'intervista:

"È una regina della moda ma detesta questa parola. I suoi abiti sono la sintesi del bello ma lei ama il trash. E le sue idee sono spiazzanti Miuccia Prada è come non te l'aspetti. Ti prepari all'impatto con un'icona del gusto, alla superbia delle sue scelte concettuali, al distacco del suo trionfo mondano e commerciale. E ti trovi di fronte una donna che ha l'aspetto e i modi di un'amica di famiglia. Provi allora a ricollocarla lassù, tra le idolatrie di questi nostri tempi senza bussola, per ristabilire la necessaria disparità. Ma lei si tiene giù, mestando tra i pensieri e le passioni, tra l'impulso di dire e il dovere di trattenere. E non rinuncia al vezzo di mostrarsi così com'è: una persona intatta nelle sue contraddizioni, una signora della moda che si tiene aggrappata con i denti alla ragazza che fu, continuando a tessere quel filo rosso che le farà un giorno - ne sembra sicura - ritrovare gli entusiasmi della giovinezza.
Quando era una figlia della borghesia milanese che vendeva panini ai festival dell'Unità, sfilava in corteo per le vie della città e si laureava in Scienze politiche con una tesi su "Il partito comunista italiano e la scuola". Quando si sarebbe offesa a morte se le avessero detto che avrebbe fatto la stilista. Una parola che ancora oggi trova detestabile.
(espresso)
"
Che dire di più?

...In 10 minuti lo stipendio di un anno



"
Executive senza freni, in 10 minuti lo stipendio di un anno

In meno di dieci minuti più dei guadagni di un intero anno di lavoro. Merito di un'insperata vincita al Superlotto? No, semplicemente il risultato strabiliante ottenuto da abili manager dei due settori più remunerativi della galassia finanziaria, i fondi hedge e private equity.I 20 guru della speculazione e degli investimenti meglio pagati del mondo hanno messo insieme, nel 2006, uno "stipendio" da vertigine: in media 657,5 milioni di dollari, ben 22 mila 255 volte la paga annuale media del lavoratore dipendente americano, che ammontava a soli 29.500 dollari. Ma anche 61 volte la busta paga media dei top executive a stelle e strisce compresi nella classifica di Fortune, che in media di milioni di dollari in un anno ne incassano quasi undici; e 18 volte i sontuosi income dei primi venti (si vedano le tabelle allegate). A loro volta, infine, i 20 più pagati chief executive della Corporate America fanno mangiare la polvere ai primi 20 colleghi europei: una media di 36,4 milioni all'anno contro 12,4 milioni. Come dire, c'è sempre chi sta un po' meglio degli altri.«Ceo contro lavoratori dipendenti», chiosa la ricerca condotta dall'Institute for Policy Studies di Washington (di ispirazione liberal) e da United for a Fair Economy, che torna a sollevare la spinosa questione del baratro ormai esistente tra i diversi status. «Il boom del private equity - ha commentato Sarah Anderson, direttore del programma sull'economia globale all'Ips e co-autrice dello studio - ha spinto i compensi dei manager dei fondi ben oltre la stratosfera».Sussiste, chiaramente, la minaccia che la corsa all'oro - inarrestabile, all'apparenza, benché gli hedge non abbiano giocato un ruolo secondario nella genesi della bolla subprime, i mutui Usa ad alto rischio - spinga ancora più in alto anche la paga di chi guida le più importanti società dell'industria o dei servizi. C'è già, ha osservato ancora Anderson, qualche mister scontento con lo yacht da 70 anziché 130 metri che, dal ponte di comando di grandi gruppi quotati, «protesta perché si ritiene sottopagato» rispetto a gente come James Simons di Renaissance o Steven Cohen di Sac Capital. Questi ultimi, beati loro, hanno raddoppiato i guadagni negli ultimi due anni (Cohen è passato dal quarto al secondo posto, Simons era già primo), andamento peraltro replicato dalla media dei primi venti fund manager. John G. Gaine, presidente dell'Associazione dei gestori di fondi, il gruppo di pressione degli hedge con base a Washington, ha subito precisato che i super-stipendi «sono basati sulle commissioni e direttamente attribuibili agli asset in gestione e alle performance». Tradotto, chi è più bravo più guadagna, di cosa ci si dovrebbe stupire? Eppure, secondo United for a Fair Economy, think tank con base a Boston, una ricchezza così elevata e concentrata potrebbe minare l'economia e dovrebbe, magari, sollevare il problema di una possibile «corruzione della democrazia».
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dal Ilsole24ore