03 giu 2014

«Il giorno-tipo del capoazienda? Passato a preparare riunioni»

A TRENTO  LO STUDIO SUI CEO MONDIALI DI RAFFAELLA SADUN



L'impegno degli amministratori delegati è influenzato dagli incentivi riconosciuti e dalla governance interna alle imprese


Com'è la giornata tipo di un manager nel mondo? Quante ore lavora e cosa fa in quelle ore? Uno studio su amministratori delegati europei, americani, indiani e brasiliani condotto da Raffaella Sadun (che insegna Business Administration alla Harvard Business School) ha messo in evidenza come le differenze tra chief executive officer siano notevoli e si riflettano sulla performance delle aziende. E come l'impegno sia influenzato dagli incentivi riconosciuti e dalla governance interna alle imprese. Vero? Falso? Una conferma di prima mano è arrivata dalla tavola rotonda al Festival dell'economia di Trento, dove si sono confrontati Andrea Guerra (Luxottica), Aldo Uva (Firmenich, uno dei gruppi leader nella profumeria e aromi), Rodolfo De Benedetti (Cir) e Anna Maria Artoni (amministratore delegato da due anni dell'azienda di famiglia), moderati da Enrico Franco, direttore del Corriere del Trentino . Ognuno ha portato nel dibattito esperienze differenti, ma su un punto si sono trovati concordi: il lavoro del Ceo non è più quello di una volta e una parte del tempo viene assorbita per preparare board e meeting, e per comunicare le strategie aziendali. Per Andrea Guerra, numero uno di Luxottica, è fondamentale «la diffusione più totale della strategia dell'azienda ai 75 mila dipendenti, che si devono sentire parte di un

Anna Maria Artoni

progetto: più persone partecipano al progetto, più valore diamo alla strategia che deve essere in evoluzione». Mentre Uva, che ha un passato in Indesit e in Natuzzi, ha stimato che il 10% del suo tempo è dedicato a «preparare meeting», il 15% lo trascorre viaggiando, il 20% è rivolto ai clienti e il 55% a lavorare con il suo team per il piano strategico. Anche in un gruppo come Cir, ha spiegato il presidente Rodolfo De Benedetti, «il lavoro di Ceo è cambiato negli ultimi venti anni ed è diventato molto complicato. Anche in una holding diversificata a controllo familiare e quotata in Borsa c'è ora un'attività importante dedicata al consiglio e agli azionisti: questo porta via molto tempo». «La situazione non è diversa nella mia impresa che è di medie dimensioni – ha confermato l'amministratore delegato Annamaria Artoni –. La governance ha un peso anche da noi e la gestione delle riunioni è sempre più strutturata». Resta chiaro, ha sottolineato Uva, che sul modo di fare l'amministratore delegato «ha molto impatto il tipo di azienda, se pubblica o privata, se europea o americana». Insomma, nessuna ricetta pronta.

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