06 giu 2014

AMERICA Le stelle amano il deserto

La nuova vita della città, grazie al Coachella Valley Music and Arts Festival

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Leonardo DiCaprio ha appena preso casa qui: una villa tutta a padiglioni in vetro nel quartiere di Old Las Palmas, dove una volta abitavano Kirk Douglas, Lucille Ball e Katherine Hepburn. Cinquemila metri quadri, appartenuta alla leggendaria Dinah Shore, è rimasta sul mercato per due settimane e spicci: il «lupo di Wall Street» se l’è aggiudicata per 5,2 milioni di dollari. Ma anche Anne Hathaway sta cercando casa in zona: si è innamorata di quella che fu di Bob Hope, in offerta a 34 milioncini (da 50), mentre Eva Mendes e Ryan Gosling sono stati avvistati a far shopping di mobili nel sofisticato Uptown Design District. È’ Palm Springs, in California, cittadina nel deserto a un centinaio di miglia est di Los Angeles, per anni addormentata e ora tornata di gran moda, scrive il New York Times, grazie al Coachella Valley Music and Arts Festival: un tempo alternativo, oggi un must della nuova Hollywood, che ad aprile ha trascinato in quest’angolo di mondo più di 200mila tra venti e trentenni, e l’anno scorso ha registrato il fatturato più elevato nella storia per una kermesse.
Palm Springs, dove il prezzo medio di una casa, nel 2013, è salito del 10%: quartier generale di un nuovo divismo, low profile e supersnob, con «inquilini» che alla Cadillac sostituiscono la bicicletta vintage e vogliono trasformare la città non nei nuovi Hamptons, ma nel laboratorio di architettura e di design che era una volta. Così, vanno come il pane le dimore in stile coloniale spagnolo delle star degli anni Venti e Trenta, come quelle tutte in vetro costruite nei Cinquanta per Frank Sinatra e Sammy Davis, Jr. E se il Coachella della vicina Indio, collegato via navetta, è l’happening dell’anno, si moltiplicano gli eventi radical-chicchissimi. Come il Palm Springs International Film Festival, la Modernism Week, mostra del design americano del Secondo Dopoguerra, i cocktail dell’Art Museum e gli opening di gallerie d’arte (il prossimo ad ottobre per la Yares Art Projects).
Ma Palm Springs è anche «the Dinah»: cinque giorni dedicati alla cantante che portano in città 15mila donne gay da tutti gli Usa. Del boom di Palm Springs si è accorto anche Richard Branson della Virgin, che da poco più di un anno offre voli non-stop da New York-JFK. E se Cary Grant era ospite fisso del favoloso El Mirador Hotel, oggi non si può non fare tappa all’Ace Hotel and Swim Club. Altri alberghi modaioli sono Sparrows, che sembra il set di un western, lo psichedelico Saguaro e il super-tech Arrive. Gioiellino, quest’ultimo, di Ezra Callahan di Facebook, con le stanze che si aprono via smartphone. E ancora: il brunch più chic si fa da Cheeky’s, sulla North Palm Canyon Drive; il ristorante del momento è Workshop Kitchen, nello storico quartiere di El Paseo (presto soppiantato dall’atteso Hacienda Cantina & Beach Club); per la birretta, il cocktail e un po’ di buona musica il posto giusto è Bar (barwastaken.com). Che una volta al mese fa un happy hour con fotografi ed artisti («ArtBar») di cui si parla per settimane dopo. Ma il passatempo più trendy, a Palm Springs, è comprar casa. Se quella dell’ex presidente Gerald Ford è andata al chief creative officer della DreamWorks Animation, Bill Damaschke, voi potreste ancora aggiudicarvi la futuristica House of Tomorrow di Elvis Presley. Appena messa in vendita per 9,5 milioni di dollari.

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