20 mag 2014

La lezione di Abramson ai neolaureati “Non lasciatevi scoraggiare da nessuno”

L’ex direttrice del New York Times dribbla la polemica sul suo licenziamento I consigli agli studenti: «Non arrendetevi, neanche quando sarete scaricati»


L’ex direttrice del New York Times dribbla la polemica sul suo licenziamento I consigli agli studenti: «Non arrendetevi, neanche quando sarete scaricati»


Il tatuaggio sulla schiena con la “T” di New York Times non se lo farà cancellare: “Non c’è nessuna possibilità che lo tolga”. Anni di lavoro e di passione non spariscono nel nulla, anche quando un amore come quello fra Jill Abramson e la “Signora in Grigio” finisce così bruscamente. Chi però si aspettava rivelazioni sconvolgenti, dal discorso che l’ormai ex direttrice ha tenuto poco fa ai laureati della Wake Forest University, è rimasto deluso. Ha criticato duramente la Cina, per avere censurato il sito del giornale. Ha ricordato i suoi eroi, dall’editrice del Washington Post che consentì ai propri reporter di perseguire lo scandalo Watergate, fino ad Anita Hill, la donna che accusò il candidato alla Corte Suprema Clarence Thomas di molestie sessuali, e che le ha mandato un biglietto di ringraziamento dopo il licenziamento. Niente, però, sul suo editore. Qualche puntura, al massimo, ma niente scoop. Jill, piuttosto, ha preferito usare la sua vicenda personale per dare consigli di vita ai ragazzi: “Non lasciatevi scoraggiare, anche quando verrete scaricati”. 

La Wake Forest aveva invitato Abramson a tenere il suo “commencement speech”, cioè il discorso per elogiare ed ispirare i neolaureati, molto prima che lei fosse licenziata in tronco dall’editore Arthur Sulzberger. Motivo uffciale: prolemi di gestione. Da allora in poi sono scoppiate le polemiche e si sono moltiplicate le voci, che hanno attribuito il licenziamento al pregiudizio sessuale, assunzioni non concordate, compensi non all’altezza dei predecessori uomini. Sulzberger però ha risposto che non è così: la prima direttrice donna è stata licenziata perché non gestiva bene la redazione. 

Lei, salendo sul palco della Wake Forest, non ha sorvolato sulla notizia del giorno: “Mi sorprende - ha detto ai ragazzi - che la vostra cerimonia di laurea abbia attirato tanta attenzione da parte dei media”. Uno scherzo, naturalmente, perché l’attrazione mediatica ovviamente era lei. Jill non ha ignorato la polemica che la riguarda, ma invece di usare il suo discorso per fare i conti con l’editore, ha adoperato la sua disavventura per entrare meglio in comunicazione con i ragazzi: “Cosa sarà di me adesso? Non lo so. Perciò sono esattamente sulla stessa barca in cui si trova la maggior parte di voi”. Studenti appena laureati, in cerca di un lavoro e di un futuro. 

Proprio partendo dai suoi guai, però, la Abramson ha potuto dare una lezione preziosa: “Fategli vedere di che pasta siete fatti. Non lasciatevi mai scoraggiare, anche quando verrete scaricati o riceverete dei rifiuti”. La vita è così a vent’anni, ma può esserlo anche a sessanta, dopo aver diretto il più famoso giornale al mondo. L’importante è non arrendersi mai. Quanto a lei, infatti, non ha alcuna intenzione di abbandonare il giornalismo: “Perdere un lavoro che ami fa male. Ma il giornalismo che tiene a bada il potere resta fondamentale per la nostra democrazia. Questo è un mestiere di cui intendo continuare a far parte”.  

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