09 apr 2014

Fecondazione,cade divieto eterologa. La Consulta: "È incostituzionale"

La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità della norma
della legge 40 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o
spermatozoi nei casi di infertilità assoluta. Lorenzin: "Necessaria
una condivisione con il Parlamento"

Lo leggo dopo
ROMA - Il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale. Lo ha
stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità
della norma della legge 40, che è entrata in vigore dieci anni fa e
che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei
casi di infertilità assoluta. "Sulla questione è necessaria una
condivisione con il Parlamento", è stato il commento del ministro
della Salute, Beatrice Lorenzin. "Sono questioni che non si può
pensare di regolare con un atto di tipo amministrativo, ma necessitano
una condivisione più ampia, di tipo parlamentare. Alla luce delle
motivazioni della Consulta - annuncia il ministro - al più presto
comunicheremo la road map per l'attuazione della sentenza".

Per il ministro Lorenzin, "l'introduzione della fecondazione eterologa
nel nostro ordinamento è un evento complesso, che difficilmente potrà
essere attuato solo mediante decreti". Inoltre, "ci sono alcuni
aspetti estremamente delicati - sottolinea Lorenzin - che non
coinvolgono solamente la procedura medica, ma anche problematiche più
ampie, come ad esempio l'anonimato o meno di chi cede i propri gameti
alla coppia e il diritto d chi nasce da queste procedure a conoscere
le proprie origini e la rete parentale come fratelli e sorelle".

I tre casi. Un problema quello del divieto di fecondazione eterologa
che fino ad oggi ha spinto molti futuri genitori ad andare all'estero
per inseguire il sogno di avere un figlio. Costretti da problemi
legati all'infertilità o da malattie a cercare un donatore di gamete,
pratica sino ad oggi vietata in Italia. Viaggi che non tutti potevano
permettersi e fra i motivi che hanno spinto tre coppie di Firenze,
Milano e Catania, a rivolgersi tribunali di queste città nel 2010. Il
ricorso milanese è stato presentato da due coniugi, in cui il marito è
sterile, mentre il caso di Catania riguarda una coppia in cui la donna
è affetta da menopausa anticipata.

Legittimità. Dopo aver affrontato la questione della conservazione
degli embrioni, della diagnosi preimpianto e del numero di embrioni da
impiantare nell'utero materno, per la seconda volta la Corte era stata
chiamata a giudicare la legittimità costituzionale di quella che è
stata definita dagli avvocati difensori delle coppie la norma
'simbolo' della legge 40, cioè il divieto di fecondazione eterologa.
Nel maggio 2012 la Corte Costituzionale decise di restituire gli atti
ai tribunali rimettenti, per valutare la questione alla luce della
sopravvenuta sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo sulla
stessa tematica.

La paternità. Con la decisione presa oggi dalla Corte Costituzionale
sulla legge 40 cade innanzitutto il divieto di fecondazione assistita
eterologa (l'art. 4 comma 3 della legge). Bocciati gli articoli
correlati al divieto, che nei casi di ricorso alla vietata
fecondazione eterologa vietavano rispettivamente il disconoscimento
della paternità e stabilivano che il donatore di gameti non acquisiva
alcuna relazione giuridica parentale con il nato, quindi non aveva né
obblighi né diritti verso il bambino. Infine cade
l'articolo 12 comma 1 che puniva "chiunque a qualsiasi titolo utilizza
a fini procreativi gameti di soggetti estranei alla coppia
richiedente" con una sanzione amministrativa da 300mila a 600mila
euro.

INTERATTIVO Procreazione, come funziona

Le reazioni. Il sito del giornale Famiglia Cristiana parla di "ultima
follia italiana", parlando di "fecondazione selvaggia per tutti".
Sconcerto e preoccupazione per la decisione della Consulta sono stati
espressi dallaPontificia Accademia della vita che teme per le
conseguenze che potranno derivarne. "Questo divieto determinava una
serie di garanzie soprattutto per il nascituro, a tutela della chiara
identità dei genitori, con le relative responsabilità - spiega
Monsignor Renzo Pegoraro, Cancelliere della Pontificia Accademia per
la Vita - . La possibilità che ci sia una terza figura, spesso
maschile, quindi una distinzione tra paternità biologica e una
affettiva e sociale nella stessa coppia crea dei problemi". "Questa è
l'ultima picconata, probabilmente la più grave, ad una legge che non è
più quella che è stata approvata dal Parlamento", ha commentato
Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita. Di parere
opposto l'avvocato Filomena Gallo e Gianni Baldini, legali del
procedimento di Firenze, i primi a sollevare il dubbio di legittimità
costituzionale sull'eterologa, e rispettivamente Segretario
dell'Associazione Luca Coscioni e docente università di Firenze. "La
sentenza di oggi - commentano - che ha cancellato il divieto di
eterologa ha valore di legge e non è oppugnabile. Da oggi non potrà
mai più essere emanata dal Parlamento una legge che prevede il divieto
di fecondazione di tipo eterologa". "Dopo la sentenza della Corte
Costituzionale sull'eterologa è ancora più evidente che la Legge 40 fa
acqua da tutte le parti e che quindi va riscritta - ha detto
l'avvocato delle coppie di Catania e Milano Maria Paola Costantini,
referente nazionale di Cittadinanzattiva per le politiche della Pma. -
Sono molto contenta e sinceramente ci aspettavamo questo risultato'

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