14 mar 2014

Chi è Giulio Boccaletti

, il bolognese tra gli Young Global Leaders: <<Tre carriere prima dei
40 anni. Se fossi stato in Italia? Non so...>>


<<Il problema dell'Italia? È che io verrei assunto come "giovane". Ma
ho 40 anni!>>. Giulio Boccaletti, classe 1974, è appena stato indicato
dal World Economic Forum come uno dei 214 Young Global Leaders: i
"giovani leader globali" selezionati su una base di più di 2mila
candidature dagli organizzatori del Forum di Davis. L'Italia si fa
largo a tentoni in una classifica dominata da Asia e Nord America (49
e 48 premi) con appena due rappresentanti: Francesca Carlesi, managing
director a Deutsche Bank, e lo stesso Boccaletti, a sua volta managing
director nel gigante del verde The Nature Conservancy.

Dopo esperienze tra Princeton, Mit di Boston e McKinsey, Giulio ha
sposato il no profit e segue per il colosso della conservazione
ambientale tutto quello che riguarda l'acqua: impianti indroelettrici,
ristrutturazione delle pianure alluvionali,sviluppo sostenibile. <<Ho
fatto tre carriere diverse prima di aver compiuto 40 anni - spiega al
Sole 24 Ore Boccaletti - In Italia sarebbe stato possibile? Be'...
Probabilmente no>>.
Tre carriere diverse? <<Sì. La prima nell'accademia, la seconda a
McKinsey e la terza, quella in corso, nell'ambiente>> prosegue
Boccaletti, oggi sempre in volo tra New York, Londra e <<dovunque
serva>>. <<Dopo la laurea in fisica all'Università di Bologna, ho
lasciato l'Italia nel 1998 e sono andato a Princeton, dove ho fatto un
dottorato di ricerca in fluidodinamica geofisica per cinque anni
(oceonografia e studio dell'atmosfera, ndr). Quindi ho lavorato
ricercatore all'Mit di Boston, dove mi occupavo di questioni di
fluidodimanica>>. L'addio agli studi, almeno per contratto, arriva con
la "seconda carriera" in McKinsey: <<Ho deciso di lasciare l'accademia
perché sentivo di non avere abbastanza impatto - prosegue Boccaletti -
e sono stato assunto in McKinsey a New York per otto anni, dove sono
diventato partner e dove ho fondato con dei colleghi la practice che
si occupava di questioni relative all'acqua. Il mio lavoro è stato di
consulenza, focalizzandomi sempre di più su risorse, con l'acqua come
centro del mio lavoro>>. Da lì, strada spianata fino alla posizione di
managing director detenuta a The Nature Conservancy. Dove il centro
della sua attività, guarda caso, è l'acqua: <<Il cuore dell'istituzione
è la conservazione dell'ambiente. In questa associazione io mi occupo
di tutto quello che ha fare con l'acqua nel mondo: i grandi impianti
idroelettrici in Cina; il lavoro di ristrutturazione delle floatlines
(pianure alluvionali) per cercare di ripristinare la funzionalità
degli ecosistemi; lo sviluppo sostenibile...>>.

Giulio ha vissuto sulla sua pelle gli squilibri di interesse e risorse
tra ricerca italiana e ricerca internazionale. Me le marce in più
rispetto ai colleghi nordamericani o asiatici sono scattate nella sua
Bologna, dal liceo scientifico Giordano Bruno di Budrio alla laurea in
Fisica maturata nel dipartimento di via Irnerio. Il primo dottore in
famiglia Boccaletti: <<Tutto questo è stato possibile perché mi sono
formato in Italia. A Budrio elementari, medie, liceo. A Bologna
l'università. E la preparazione fatta al dipartimento di Fisica a via
Irnerio a Bologna è stata una preparazione migliore di quella dei
colleghi americani, come ho realizzato andando a Princeton!>>. La
differenza? <<I miei colleghi avevano l'idea che fosse il loro diritto
avere una vita straordinaria; in parte perché c'erano le risorse in
parte perché dicevano loro che c'era modo. Perché funziona così_ se
dai confidenza, se fai sentire qualcuno un collega e non un peso,
stimoli la creatività".

L'Italia lo ha capito? Stando ai numeri, si direbbe di no: secondo gli
ultimi dati Istat il nostro paese investe in Ricerca e Sviluppo appena
l'1,25% del Pil, contro il 2,05% della media Ue e il 3% fissato da
Bruxelles come parametro ideale entro il 2020. Inversione di rotta in
vista? <<Non mi sembra ci siano alternative. Ci dovranno essere degli
investimenti. L'unica cosa che abbiamo in Italia sono i cervelli. Come
ci può essere la crescita in Italia se non investi in ricerca?>> si
chiede Boccaletti. L'esperienza negli States insegna. Sia nei
requisiti, sia negli assegni garantiti a chi lavora per l'università:
dagli stage a costo zero dell'Italia ai 50mila dollari di
finanziamento (minimo) per chi firma i primi contratti da ricercatore
negli Usa. <<A Princeton e nei grossi college, come dottorandi, si
prendeva dai 20mila ai 30mila dollari Come ricercatore, dai 50mila
agli 80mila dollari. Per gli assistenti e i ricercatori, poi, è in
crescita - spiega Boccaletti - Ci può essere le passione e il talento.
Ma come fai a cambiare il mondo se vieni pagato la fame?>>.

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