27 giu 2013

L'IMPRENDITORE OLAFUR SIGURVINSSON, 48 ANNI, HA PRESENTATO RICHIESTA DI ASILO PER L'INFORMATORE USA A REYKJAVIK «Aerei privati e una marea di soldi Dall'Islanda, il mio SOS per Snowden»

Il finanziatore di WikiLeaks che sta aiutando la talpa della Cia. Il
mio piccolo Paese sta subendo pressioni politiche

Edward Snowden (Epa)
L'operazione di Olafur Sigurvinsson è scattata circa una settimana fa.
L'imprenditore islandese di 48 anni, proprietario di tre compagnie di
software e web hosting, padre di 5 figli e patito di motocross, è un
sostenitore di Wikileaks che dal 2010 raccoglie fondi per
l'organizzazione. Quando ha letto l'intervista di Edward Snowden al
Guardian, in cui l'ex contractor incriminato per spionaggio per aver
svelato i segreti della National Security Agency americana diceva di
sperare di rifugiarsi proprio in Islanda perché il Paese difende le
libertà personali e di Internet, Sigurvinsson è passato all'azione.
Snowden era a Hong Kong. «Ho organizzato tre jet privati per lui in
tre diversi aeroporti cinesi, per portarlo in Islanda racconta al
telefono al Corriere -. I posti sui vari aerei di linea a suo nome
sono stati invece acquistati dall'organizzazione, e quando alla fine è
stata scelta Mosca come destinazione, allora ho annullato i jet».
Adesso che la «talpa» si trova a tempo indeterminato nell'aeroporto
moscovita di Sheremetyevo, e che per la domanda di asilo all'Ecuador
potrebbero volerci «settimane» (come ha sottolineato ieri un
funzionario) è stato previsto «un numero di opzioni diverse per gli
spostamenti, con mezzi pubblici e privati. Ma non è chiaro ancora come
e quando partirà», osserva laconico l'imprenditore islandese, che nega
di far parte dell'élite di Wikileaks (con Julian Assange, il portavoce
e giornalista Kristinn Hraffson e Sarah Harrison che ha volato con
Snowden) e si dichiara un modesto «sostenitore». «Aiuto i bambini
malati di cancro, ho adottato due minorenni in Africa attraverso
l'Unicef, e allo stesso modo sostengo Wikileaks perché combattono per
la libertà di espressione».


Da sostenitore, lui continua a mandare soldi: tanti soldi. Il volo
privato da Hong Kong all'Islanda aveva un costo stimato di 40 milioni
di corone islandesi, circa 250 mila euro. Ma i fondi da lui ricevuti
negli ultimi due mesi attraverso il sito Datacell.com (compagnia di
cui è stato dirigente) e trasferiti in un conto islandese di Wikileaks
sarebbero stati più che sufficienti. Il suo rapporto con
l'organizzazione è iniziato «nel 2010, quando gli Usa fecero pressione
su Paypal e Amazon perché sospendessero i rapporti con Wikileaks -
racconta -. Il mio vecchio amico Kristinn allora mi chiese aiuto. Sono
andato a Ginevra a incontrare Assange e Sarah, e ho deciso di offrire
loro un portale per ricevere finanziamenti su Internet. Ma dopo due
mesi di operazioni, le carte di credito hanno sospeso il servizio
senza avviso. Era la sera del 7 dicembre se ben ricordo, e l'ultimo
giorno avevamo raccolto 130 mila euro. Allora è iniziata una battaglia
legale che si è conclusa lo scorso aprile con la decisione della Corte
suprema islandese: ha costretto le carte di credito a riaprire i
servizi». Decisione che ha dato nuova linfa vitale a Wikileaks. «Che
io sappia ci sono altri tre o quattro siti che accettano fondi con
carte di credito per Wikileaks, e poi altre fonti di finanziamento
come la vendita di t-shirt, e ovviamente i bonifici diretti».


Più complesso dei soldi potrebbe essere però l'aspetto legale. Mentre
i tre jet per l'Islanda aspettavano Snowden, Wikileaks ha fatto
richiesta di asilo per lui nel Paese, nella speranza che arrivassero
delle garanzie del ministero dell'Interno, come «una conferma
dell'asilo e che non verrà estradato negli Stati Uniti, e
possibilmente anche la cittadinanza», spiega l'imprenditore. «Ci hanno
detto che la sua domanda sarebbe finita alla fine della lista dei
richiedenti, ci vorrebbero mesi. E poi ci sarebbero state pressioni
politiche». L'isola di 320 mila abitanti spesso visitata da Assange e
dove fuggì anche il campione di scacchi Bobby Fischer dopo aver
violato le sanzioni Usa contro la Jugoslavia (partecipando ad un
torneo) potrebbe insomma non essere ormai il rifugio più sicuro. Anche
se il Partito dei Pirati ha già promesso protezione a Snowden, il
governo - che ha virato a destra ad aprile - si è mosso con cautela,
facendo pensare che non sia pronto a inimicarsi Washington. Lo stesso
Snowden ha detto di temere che il governo americano possa «fare
pressione più duramente e velocemente» sul piccolo Paese. E dopotutto
lo stesso Assange è chiuso nell'ambasciata ecuadoregna di Londra
anziché godersi l'eterna luce dell'estate islandese. Mentre il
Venezuela fa sapere di essere disposto a valutare l'asilo, da
Reykjavík però almeno arrivano soldi. Utili per vitto e alloggio: in
aeroporto non costa poco .

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