12 giu 2013

Datagate, lo scoop incompiuto. Il mistero delle slide mancanti

Mentre Edward Snowden fa perdere le proprie tracce Guardian e
Washington Post preparano, fra mille cautele e qualche timore, le
prossime rivelazioni. Solo cinque le diapositive diffuse finora su su
41, ecco cosa potrebbe saltare fuori dal resto del materialedi SIMONE
COSIMI



APPENA cinque diapositive diffuse da Guardian eWashington Post. E poi
rilanciate dai media di mezzo mondo. Una manciata di orribili slide (a
proposito, c'è anche qualche designer che si è divertito a
rinfrescarne la grafica) intorno alle quali ruota l'intero Datagate.
Diapositive, si sarebbe detto una volta, che in fondo non vanno oltre
il metodo. Illustrano cioè a grandi linee in cosa consisterebbe Prism,
il programma segreto con cui alcune agenzie federali statunitensi, in
particolare la National Security Agency, sorvegliano mezzo mondo. A
partire, ovviamente, dai propri cittadini. A ben vedere, però, manca
buona parte della sostanza: nei documenti consegnati dal fuggitivo
Edward Snowden, la talpa in forze nella sede hawaiana del contractor
privato Booz Allen Hamilton, dev'esserci davvero molto altro. Insomma:
lo scandalo potrebbe essere appena agli inizi.

Mentre Snowden sembra scomparso nel nulla dallo scorso 10 giugno -
diretto forse in Russia, dove gli avrebbero offerto asilo politico, o
forse in Sud America, come gli ha consigliato l'esperto di fughe
Julian Assange - mancano all'appello circa 36 slide. L'ex
informatico Cia ha infatti dichiarato di averne consegnate 41 al
quotidiano britannico e a quello statunitense. In un primo momento la
fonte regina avrebbe tentato
di ricevere, dai giornalisti a cui si è rivolto, garanzie affinché le
tavole di PowerPoint fossero diffuse tutte e subito. Magari a tranche,
ma nel giro di qualche giorno si sarebbe dovuto avere un quadro molto
più approfondito di Prism e del suo funzionamento. E invece, almeno
per il momento, il mistero è destinato a protrarsi. A quanto pare, le
testate coinvolte - che procedono con i piedi di piombo - esitano
e nell'immediato non hanno alcuna intenzione di distribuirle. Almeno
le più dettagliate. Una, in particolare, "non sarà pubblicata perché
contiene informazioni specifiche sulla Nsa", ha scritto Glenn
Greenwald, l'avvocato e blogger del giornale britannico che per primo
ha firmato la notizia, sul suo profilo Twitter. Gli ha fatto eco
Barton Gellman del Post: "Non divulgheremo le tecnologie usate
dall'Nsa". Salvo poi tornare in seguito sui propri passi.

La notizia, dunque, è che nelle rimanenti (anzi, nel cuore della "roba
che scotta", per dirla con le parole dello stesso Greenwald) possa
esserci il dettaglio. Cioè, la spiegazione dei canali, degli accordi e
delle tecnologie attraverso le quali Prism può aprire a piacimento una
backdoor sui server di alcune compagnie telefoniche e di nove big
company del web. Come dire: nelle prime cinque slide abbiamo
individuato il condominio, nelle rimanenti potrebbero esserci le
chiavi per aprire le porte di parecchi appartamenti. Lo scoop, pur
dirompente, rimane così sospeso a mezz'aria: "Snowden ci aveva chiesto
la garanzia che il testo integrale della presentazione sarebbe stato
pubblicato entro 72 ore dalla consegna - ha raccontato Gellman -
gli ho risposto che non gli avremmo potuto dare alcuna garanzia su
cosa avremmo pubblicato e su quando l'avremmo fatto". Da lì, la scelta
di pubblicare quattro diapositive, salvo poi aggiungerne una
successiva - la numero otto, sembra - per rinforzare la tesi
contestata da più parti. Da quel momento, tutto tace avvolto
nell'enigma.

"Nelle prossime settimane e mesi ci saranno nuove rivelazioni, e noi
le seguiremo passo per passo", ha detto Greenwald all'Associated Press
in un balletto d'intenzioni e valutazioni giornalistico-legali.
Aggiungendo poi alla Cnn: "Ci sono dei programmi di spionaggio
estremamente invasivi che il pubblico ancora non conosce. Stiamo
lavorando a degli articoli che riteniamo siano di grande valore per il
pubblico e che gettano ulteriore luce sulla Nsa". Difficile,
d'altronde, maneggiare materiale così esplosivo ed escludere del tutto
di poterlo divulgare. Magari centellinandolo. Intanto, come se non
bastasse l'onda di biasimo mondial, l'amministrazione Obama deve
vedersela con la prima causa. Ieri l'American Civil Liberties Union
(Aclu) - un'organizzazione non governativa che si occupa di diritti
civili - ha infatti citato la Nsa in un tribunale federale di New
York per quanto intercettato da Prism. Il punto vero, il segreto che
potrebbe essere contenuto nel resto del carico, è a questo punto
capire se le operazioni di spionaggio siano in qualche modo
automatiche oppure mediate da accordi espliciti con le singole
compagnie. L'accesso, insomma, è diretto oppure per ogni questione c'è
una richiesta delle autorità?

I giganti della Rete, dal canto loro, continuano a dipingersi
candidamente estranei a ogni coinvolgimento. E a cascare dalle nuvole.
A muoversi per prima è stata Google, a cui si sono accodate Facebook e
Microsoft. Più che tentare di tirarsene fuori, i superplayer della
Rete - che conservano nei loro server tutta la nostra vita online, e
anche qualche pezzo di quella offline - sembrano essere passati
all'attacco. Per la serie: non abbiamo nulla da nascondere, il Governo
confermi che collaboriamo poco e di certo non nella misura passata in
questi giorni di congetture sulle dimensioni del Datagate. BigG lo ha
fatto con una lettera al ministro della Giustizia degli Stati Uniti,
Eric Holder, Facebook si è tenuta sul generico, coinvolgendo Mark
Zuckerberg in prima persona, così come Microsoft. Il tono, più o meno,
è quello del colosso di Redmond: "Consentire una maggiore trasparenza
sulla portata e sul volume complessivo delle richieste di sicurezza
nazionale, tra cui le richieste Fisa - ha dichiarato alla Reuters -
potrebbe aiutare la comunità a capire e discutere questi problemi
importanti. Il nostro ultimo rapporto sulla trasparenza si è spinto
fin dove ci era consentito dalla legge. E il governo dovrebbe
intervenire al più presto per consentire alle aziende di fornire
maggiore trasparenza".

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