10 apr 2013

"Cercate marito a Princeton". E le femministe insorgono


Il consiglio alle ragazze sul giornale di uno dei campus top d'America: "Non vi capiterà mai più di avere vicino così tante buone occasioni". Internet in tilt, siti invasi dagli insulti, media scatenatidal nostro inviato MASSIMO VINCENZI

NEW YORK - Lei ora sussurra: "Volevo solo dare a queste ragazze un piccolo consiglio, da madre a figlia. Sono mortificata, ma non sono pentita". Lei è Susan Patton, ex alunna di Princeton, laureata nel 1977, e il suo "piccolo consiglio" ha invaso i blog, le televisioni e i giornali rivaleggiando in popolarità con la crisi coreana. Il suo pensiero è semplice e lo affida ad una lettera pubblicata dal Daily Princetonian: "Voi siete qui, come lo ero io, a lottare per il vostro futuro, per avere un'ottima carriera. Ma c'è una cosa che nessuno vi dice: la cosa migliore che potete fare è sposarvi con uno dei vostri compagni di corso. Le donne devono trovare uomini intelligenti, non dovete accontentarvi o, peggio, fare come i vostri amici maschi che sono abbagliati dalla bellezza e accettano compagne non all'altezza. Per una vita felice vi serve un buon marito e in giro non ce ne sono molti, quei pochi sono qui, adesso, attorno a voi. Non vi capiterà più di avere vicino così tante occasioni". E poi, tanto per non fare altro rumore, aggiunge: "Soprattutto fatelo in fretta, perché più passano gli anni, più le opportunità diminuiscono: sposatevi qui e sposatevi subito prima della laurea".

Internet va in tilt. I siti sono invasi dagli insulti, che nessun filtro riesce a bloccare: "Mi sono fatta un mazzo così per venire a Princeton e adesso mi vedo riportata indietro in una soap opera Anni Cinquanta di basso livello. Io voglio ricevere un'istruzione di alta qualità per farmi strada nella vita. Non diciamo cazzate", scrive una ragazza che si firma "una che non è all'università per trovare marito". E poi ancora: "Meno male che la signora non ha figlie", "il femminismo è morto a Princeton". Sino alle accuse di paranazismo: "Lei vuole che le élite stiano con le élite in modo da creare una generazione di super eletti". 

La Cnn manda nel campus una sua inviata, che scrive in prima persona: "Io sono contenta di quello che sono: faccio la giornalista e non mi sono sposata con un mio compagno di classe. Forse, quando ha scritto la lettera, la Patton ricordava i suoi tempi. Ora la situazione è molto diversa: le donne sono numerose quasi quanto gli uomini, siamo libere di prendere le nostre decisioni. E certo non pensiamo che un buon marito sia la chiave per la nostra felicità".
E durante un confronto in tv con la Patton, un'opinionista dell'Huffington Post ribadisce il concetto: "Non è questo che dovremmo dire alle ragazze durante il college. È più importante che imparino ad essere autosufficienti, che scoprano chi sono e cosa vogliono, per diventare le donne che vogliono diventare".
Lei, la Patton, prova a uscire dall'angolo: "Ho incontrato un gruppo di studentesse dopo una conferenza, parlavamo del loro futuro e le ho trovate così incerte, così spaventate: allora ho detto loro come potevano aumentare le possibilità di essere felici", spiega in un'intervista al The Jewish Daily.

E poi aggiunge: "Io femminista? Non so cosa sia il femminismo, so di certo che non sono lo stereotipo che fa comodo rappresentare. I miei genitori sono sopravvissuti all'Olocausto, non avevano lauree prestigiose e per me sognavano che mi sposassi presto, magari con un macellaio, così avremmo avuto la carne in casa. Io mi sono ribellata, sono stata la prima donna della mia famiglia ad andare al college, me lo sono pagato io. Sono stata tra le prime ad entrare a Princeton e ho dovuto studiare e lottare in un modo maschilista. E poi non ho fatto la casalinga ho diretto la mia azienda. Per questo, per la mia storia personale posso dire alle giovani di oggi: pensare ad un matrimonio felice non è un tabù, avete il diritto di sognarlo".

Un sogno che lei, come confessa al The Daily Beast, non ha potuto coronare: visto che dopo 27 anni è arrivato un "divorzio molto doloroso", anche perché "lui non aveva un'istruzione come la mia e questo è stato spesso causa di tensione tra di noi". E il web ironizza senza pietà, tanto che impazza l'hashtag "who is the Susan Patton's husband?", chi è il marito? Alludendo alle ragioni dell'inconscio che l'hanno spinta a scrivere la "famigerata" lettera.

Più seria l'analisi del New York Times, che nella pagina dei commenti scrive: la attaccano con questa violenza non perché ha tradito il femminismo, ma perché ha commesso un crimine ancora peggiore, ha tradito la sua classe. A Princeton, come in tutte le università di élite, le relazioni, e dunque pure il matrimonio, sono il vero motore dell'ascesa sociale, contano molto di più del livello d'istruzione. Se sei già un privilegiato, quale tattica migliore per garantirsi il futuro se non raddoppiare il privilegio. Ecco "il segreto di Princeton" che non doveva essere rivelato ("Va fatto ma non detto, soprattutto se sei un liberal"), a provarlo anche studi economici che dimostrano come le donne e gli uomini tendano a sposarsi tra "uguali". 

Oppure, più banalmente, la Patton fa così discutere perché, come scrive una ragazza sul blog dell'Huffington, tocca l'irrisolto nodo tra amore e carriera: "Ho corso, studiato, pensato solo al lavoro e adesso mi trovo a 36 anni sola. Mi chiedo: ne è valsa la pena?". Fortunato chi trova risposta.

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