13 mar 2013

La ex manager (pentita) alle donne «Non sprecate la vita a lavorare»

I rimpianti di Erin Callan in un'intervista al NY Times: ho
sacrificato troppo alla carriera

Erin Callan (Foto Bloomberg)
Le sue parole hanno fatto molto scalpore negli Stati Uniti perché non
arrivano da uno dei tanti guru della decrescita o da qualche
improvvisato politico new age, bensì da una ex top manager che fino a
qualche anno fa era considerata una delle donne più potenti del mondo.
Domenica scorsa sul New York Timesè comparso un articolo di Erin
Callan, ex direttrice finanziaria di Lehman Brothers, nel quale la
47enne invita le donne a non sprecare tutte le proprie energie per la
carriera lavorativa perchè non ne vale la pena e soprattutto non rende
la vita migliore.

EQUILIBRIO TRA LAVORO E AFFETTI - Pubblicato con il titolo
provocatorio "Is there life after Work?" (C'è una vita oltre il
lavoro?), l'articolo è tutto incentrato sul rammarico della Callan per
aver perso tanti anni della sua vita a lavorare senza sosta, mettendo
in secondo piano gli affetti personali e le piccole gioie quotidiane:
«Da quando ho lasciato il lavoro alla Lehman - scrive la donna sul New
York Times - ho avuto tutto il tempo per riflettere sulle decisioni
che ho preso di proporzionare il tempo dedicato al lavoro con il resto
della mia vita. A volte incontro giovani ragazze che dicono di
ammirarmi per quello che ho fatto. Ho lavorato duramente per 20 anni e
ora posso passare i prossimi 20 anni a fare altre cose. Ma questo non
è equilibrio. Non lo auguro a nessuno. Fino a poco tempo fa, pensavo
che focalizzarmi sulla carriera fosse la cosa più importante per avere
successo. Ma adesso sto cominciando a capire che ho sprecato il meglio
della mia vita. Avevo talento, ero intelligente e piena di energia.
Non avrei dovuto essere così estrema».

LA CARRIERA - Assunta nel 1995 da Lehman Brothers come consulente
fiscale, la Callan ha fatto una rapida carriera nella banca d'affari
grazie alla sua esperienza in materia di tassazione dei titoli
obbligazionari. L'importante carica di direttore finanziario, ottenuta
il 1 dicembre del 2007, è durata appena sei mesi, ma il licenziamento
ha permesso alla top manager di non partecipare in prima persona al
crollo della potente banca d'affari (i media, però, l'hanno più volte
accusata di essere complice della gestione poco trasparente della
Lehman Brothers). Dopo una successiva e breve esperienza a Credit
Suisse, la Callan ha deciso di tirare i remi in barca. Adesso vive in
Florida, si è risposata con un suo amico del liceo che fa il pompiere
e sta cercando di avere un figlio, nonostante l'età non sia più quella
di una ragazzina. A differenza del passato, ha scelto una vita da
reclusa tanto che i quotidiani l'hanno ribattezzata "La Greta Garbo
della crisi finanziaria del 2008": «La cosa più importante - continua
la Callan nell'articolo - è che ho perso l'occasione di avere un
figlio tutto mio. Oggi ho 47 anni e già sono parecchi anni che con mio
marito cerchiamo di aver un bambino con la fecondazione in vitro.
Stiamo ancora sperando». La Callan ricorda che per anni ha rinunciato
a weekend con gli amici e i propri cari, ha pranzato e cenato
tantissime volte davanti al computer e spesso ha passato i suoi
compleanni in ufficio. I pochi giorni liberi li trascorreva a dormire,
per ricaricare le batterie ed essere pronta per una nuova settimana di
lavoro senza sosta: «Come tutte le persone - scrive - avevo relazioni,
un marito, gli amici, i parenti, ma a causa del lavoro non ho dato a
nessuno il meglio di me. Si sono dovuti accontentare delle briciole».

ATTACCO - L'articolo è stato considerato dalla stampa statunitense un
chiaro attacco alle posizioni espresse recentemente da due delle donne
in carriera più famose del momento Sheryl Sandberg, oggi numero due di
Facebook e Marissa Mayer, Ceo di Yahoo. La prima ha pubblicato proprio
in questi giorni "Lean in, Women, Work and the Will to Lead" (in
italiano tradotto con il titolo "Facciamoci Avanti") in cui la top
manager spiega perché le donne non raggiungano sul lavoro gli stessi
traguardi degli uomini e incita i membri del gentil sesso a lavorare
di più e a combattere assieme per conquistare posizioni migliori nel
mercato del lavoro americano. La seconda, invece, ha conquistato di
recente le prime pagine dei giornali per aver deciso che dal prossimo
giugno i suoi dipendenti che beneficiava della possibilità di lavorare
da casa saranno costretti a tornare in ufficio. Una vera tragedia per
le donne che hanno figli piccoli e non sanno a chi lasciarli. Lo
scontro tra l'ex top manager più potente del mondo e le due odierne
donne in carriera sta appassionando i media americani. E gli analisti
già ci sono divisi tra gli apologeti del lavoro senza sosta e i
fautori di una vita dedicata anche ai piaceri quotidiani. In questa
interessante diatriba il commento più lucido sembra essere quello di
Sheelah Kolhatkar che sulle pagine di Business Week ha tagliato corto:
«Per molti secoli è sempre stato l'uomo a lavorare fino a morire.
Forse è un perverso trionfo del femminismo che le donne si sentano
libere facendo la stessa cosa».

Nessun commento: