26 set 2012

Monti a cena con Geithner ed il finanziere George Soros Il premier italiano al Le Cirque, famoso ristorante, con il segretario al Tesoro Usa. "Abbiamo parlato dell'eurozona. Incontro inaspettato con Jack Welsh ex ad di General Electric ora amico del

NEW YORK - Il locale, elegante, è uno dei ristoranti di riferimento della comunità italiana a New York. Al Le Cirque ci sono venuti tutti, da Robert De Niro a Nixon, da Reagan a Kissinger. Quando Monti, insieme alla moglie Elsa, entra per una cena blindatissima con il segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner e il finanziere George Soros, per un secondo indugia sulla soglia. Poi si allarga in un sorriso e richiama l'attenzione di un attempato signore seduto a un tavolo: "Hi Jack, is good to see you again!". Sembrano davvero due vecchi amici. L'altro si alza e, dopo aver ricambiato il saluto, accetta la richiesta del premier italiano di farsi fotografare a braccetto. Ridono. Vecchi amici. Dopo una pacca sulle spalle e uno stretta di mano ciascuno va per la sua strada.

A tarda sera, uscendo dal ristorante, sarà proprio Monti a svelare il mistero di quell'antica amicizia riscoperta per caso. "Quel signore lì - racconta divertito il premier ai giornalisti - è un certo Jack Welsh, un tempo amministratore delegato della società più importante d'America, la General Electrics". Ovvero il capo di quell'azienda che, per prima, andò a sbattere contro il muro eretto dall'allora commissario alla concorrenza Ue, Mario Monti. Undici anni fa fu proprio Monti a bloccare l'acquisizione di Honeywell da parte della General Electric per 43 miliardi di dollari. Trattative lunghe mesi e una serie infinita di offerte che General Electric e Honeywell avanzarono alla Commissione per renderle accettabile la fusione, fino a un massimo di 1,9 miliardi di dollari di cessioni di business. Ma Monti sempre a dire no: dovete mollare attività per almeno 5-6 miliardi di dollari. Niente da fare. In un successivo libro di memorie Welch raccontò così il suo primo approccio con il commissario antitrust: "Dopo il meeting, ebbi un pranzo privato di due ore e mezzo con il commissario Monti. Lo trovai gentile, intelligente ma in qualche modo formale e freddo. La nostra conversazione fu ampia ed io registrai una buona chimica tra noi. Ciò nonostante, insistette a chiamarmi Mister Welch. "Mister Monti, per favore mi chiami Jack", gli dissi. "La chiamerò Jack solo quando l'operazione sarà finita", replicò".

Riprende Monti sulla porta di Le Cirque: "Allora Welch fu il primo a "testare" la giovane Europa. Ma quando venne il turno di Bill Gates (la Commissione, sotto la regia di Monti, inflisse a Microsoft una multa da 500 milioni di euro Ndr) lui si regolò in base a quel precedente". Da allora si capisce che tra Monti e Welch è rimasta una stima reciproca, nonostante la colossale sconfitta che l'allora commissario causò agli americani in procinto di sbarcare in Europa. "In questi anni - rivela Monti con un sorriso - con Welch c'è stato uno scambio epistolare. Ci siamo chiariti". 

E' tardi, il premier torna in albergo per riposare prima del suo intervento all'assemblea generale delle Nazioni Unite. Piano piano, una dopo l'altra, sfilano davanti al ristorante le limousine degli altri commensali al tavolo di Monti: oltre a Geithner e Soros, il presidente della Fed di New York William Dudley, il capo economista di Moody's Amark Zandi, l'amministratore delegato di Bristol-Myers Squibb Lamberto Andreotti, l'amministratore delegato di Estè Lauder Fabrizio Freda, il numero uno di Neuberger Berman George Herbert Walker, Richard Clarida di Pimco (il maggiore fondo obbligazionario al mondo), Frank Bisignano di JPMorgan Chase, Zubaid Ahmad di Citigroup e Jane Mendillo di Harvard Management Company. "Con Geithner eravamo seduti vicini, abbiamo parlato soprattutto della situazione dell'eurozona".

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