27 set 2012

Lebedev, il magnate anti-Putin che rischia sette anni per un pugno in tv È l'editore di «Novaya Gazeta», il giornale della Politkovskaja e di due quotidiani inglesi: accusato di «teppismo» come le Pussy Riot

MOSCA - Dopo le Pussy Riot, è il turno di Aleksandr Lebedev, oligarca che viene dal Kgb come Vladimir Putin ma che sembra essere troppo coinvolto con l'opposizione, come Mikhail Khodorkovskij che è in carcere dal 2003.

Anche Lebedev è stato incriminato per hooliganismo, con in più un'accusa di aggressione. Lui non ha ballato in chiesa, ma un anno fa, durante un talk show televisivo, è sceso a vie di fatto con un altro partecipante, gettandolo in terra e forse colpendolo con un pugno. Le accuse, che potrebbero costargli fino a 5 anni di carcere, sono state giudicate «assurdamente sproporzionate» dal figlio del magnate il quale, come il padre, non ha dubbi: «È finito nel mirino per la sua crociata contro la corruzione e per la democrazia». Insomma, saremmo di fronte a un ennesimo capitolo di quella politica di restrizione delle libertà civili e di attacco alle opposizioni che Putin avrebbe avviato dopo il suo ritorno al Cremlino.

Lebedev è un oligarca atipico, se non altro per aver lasciato i servizi segreti solo nel 1992 (col grado di tenente colonnello come Putin). Ha fatto i soldi con la National Reserve Bank, una delle più grandi del Paese, e ora è anche il primo azionista privato della compagnia aerea statale Aeroflot.

Negli ultimi tempi, però, ha preso iniziative che al Cremlino non sono piaciute, anche se lui giura di non aver violato «la regola numero uno e cioè che se hai soldi non devi interferire nella politica». Quella «regola» che ha portato in galera Khodorkovskij. Lebedev, che in Gran Bretagna ha acquistato i quotidiani The Independent e Evening Standard , ha anche il 49 per cento del giornale Novaya Gazeta assieme a Mikhail Gorbaciov. E Novaya ha il vizio di denunciare la corruzione e tutte le altre malefatte del potere. Non a caso quattro suoi giornalisti sono stati uccisi negli ultimi anni, compresa Anna Politkovskaja.

Da quando è nato il movimento degli indignati russi, Lebedev si è poi impegnato sempre di più; se non è politica, poco ci manca. L'oligarca è nell'elenco degli sponsor del blogger Aleksej Navalny, uno dei leader dell'opposizione. Ha anche fatto entrare lo stesso Navalny nel consiglio di amministrazione dell'Aeroflot, e questo non è certo piaciuto in alto. Poco tempo fa, inoltre, ha annunciato la creazione di una carta di credito per finanziare la fondazione anticorruzione del blogger.

Già la sua attività economica è in crisi (formalmente avrebbe un patrimonio superiore a un miliardo di dollari). La banca ha subito ispezioni di ogni tipo da parte delle autorità e qualsiasi tentativo di vendere i suoi asset russi si scontra con la paura che tutti hanno di andare contro il Cremlino. «Mi aspetto di finire come Navalny», aveva detto tempo fa. Il blogger è sotto inchiesta per un presunto furto di legname che sarebbe avvenuto anni fa e rischia dieci anni di carcere. Su Lebedev hanno trovato questa scazzottata in tv, un episodio che in altri Paesi assai difficilmente potrebbe essere inquadrato come hooliganismo a sfondo politico o etnico.

Forse non è un caso che in Russia chiunque dissenta si mette nei guai, visto che pochi giorni fa è stato anche cacciato dal Parlamento un deputato d'opposizione. E la Duma sta dibattendo un paio di leggi assai interessanti: la prima prevede che si possa accusare di alto tradimento chiunque passi informazioni ritenute segrete a qualsiasi organizzazione internazionale (anche i giornali?). La seconda trasforma in reato «l'insulto ai sentimenti religiosi». «E questo comprenderebbe anche il sostenere la teoria dell'evoluzione», ha commentato sarcastico l'ex dissidente sovietico Lev Ponomaryov.

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