03 set 2012

LA STORIA I privilegi svizzeri di Mister Ikea Referendum sul forfait fiscale


Kamprad ha una fortuna da 36 miliardi di franchi svizzeri, ma paga 150mila euro di tasse l'anno. I cantoni sono stufi dei "regali" ai miliardari: al voto il 23 settembre. Trema Gstaad dove risiedono anche Ernesto Bertarelli e Vittorio Emanuele

I privilegi svizzeri di Mister Ikea Referendum sul forfait fiscaleLUGANO - Ha una fortuna che, secondo la classifica di Bilanz, mensile economico elvetico, ammontava, nel 2011, a 36 miliardi di franchi ma, nella Confederazione, dove vive dal 1976, paga un'inezia di imposte. L'equivalente di 150mila euro all'anno, secondo un dato mai seriamente smentito. L'86enne Ingvar Kamprad, fondatore e tutt'ora padre padrone del colosso svedese dell'arredamento, Ikea, è stato baciato in fronte dalla politica fiscale svizzera, abile nel lusingare, con imposte irrisorie, i paperoni stranieri, attirandoli in quei cantoni che sono riusciti ad arricchirsi, diventando una sorta di riserva per milionari, in fuga dal fisco. Fatto sta che a Epalinges, nei pressi di Losanna, nel Canton Vaud, il comune in cui ha fissato la sua residenza, da quasi 40 anni, mister Ikea non figura, neppure, tra i 15 contribuenti più facoltosi.

L'amministrazione fiscale cantonale, dal canto suo, è abituata a non commentare i dati sulle tasse pagate da Kamprad. "Purtroppo, del caso in questione, non possiamo fornire alcun dettaglio", la cortese risposta che viene fornita, abitualmente, quando qualche cronista si avventura alla ricerca di indiscrezioni. È verosimile, dunque, che i 150mila euro di cui si è detto, siano una cifra attendibile. "In realtà, dall'82, il signor Kamprad non possiede più Ikea", tenta di spiegare Per Heggenes, portavoce del gruppo, secondo cui il tycoon avrebbe ceduto l'azienda a due fondazioni. Allora perché, tutt'ora, lo ritroviamo in cima alle classifiche dei più ricchi del pianeta? È uno dei tanti misteri che circondano il magnate svedese, fama di tirchio e di persona votata al più totale understatement, il quale  fa di tutto per evitare fughe di notizie. 

"In realtà è una persona con una marcata sensibilità sociale, che si fa un punto d'onore a vivere in modo semplice", la descrizione di Ingvar Kamprad, fatta dal sindaco socialista di Epalinges, Maurice Mischler, al quotidiano Le Temps, dopo che il fondatore di Ikea ha donato, al comune, 10 milioni di franchi, destinandoli alla realizzazione di appartamenti a pigione moderata. Una delle ragioni per cui i politici di sinistra, al potere ad Epalinges, non pensano assolutamente di abolire i forfait fiscali, contrariamente ai loro compagni di altri Cantoni. 

Socialisti e sindacati ci sono già riusciti a Zurigo, senza peraltro gravi conseguenze, sulle finanze locali, ora ci stanno provando nel Canton Berna. E un referendum in programma il 23 settembre sta facendo tremare la cittadina di Gstaad, dove vivono personaggi del calibro di Johnny Hallyday, Roman Polanski, Bernie Ecclestone, Vittorio Emanuele di Savoia ed Ernesto Bertarelli, in fugo da un fisco ritenuto troppo esoso. "Noi non abbiamo il Cervino come Zermatt, il forfait è uno dei nostri principali atout, che ci procura il 25 per cento degli introiti fiscali", dichiara preoccupato Jürg von Allmen, in prima fila tra gli oppositori della sua abolizione. Ma il sindacalista e deputato socialista, al Parlamento federale, Corrado Pardini, è convinto che, per gli emuli di Ingvar Kamprad, non ci debbano più essere privilegi. "Non c'è alcun motivo per cui questi miliardari paghino meno tasse. È profondamente ingiusto e la gente non lo capisce", tuona Pardini, consapevole di non avere più molti amici a Gstaad. Ne guadagnerà, sicuramente, a Bruxelles, considerata la crescente irritazione dell'Ue nei confronti della prassi svizzera di attirare ricchi contribuenti, con sontuosi sconti sulle tasse.

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