24 set 2012

enzina, il mercato nero del pieno con lo sconto Aumentano furti e frodi. I trucchi dei trafficanti

ROMA - Tre settimane fa, le quattro del mattino. Troppo tardi per chi va a dormire tardi, troppo presto per chi si deve alzare presto. L'ora migliore per i furti. A Roma, in via della Pineta Sacchetti, due ragazzi trascinano una tanica e un tubo di plastica. Stanno succhiando la benzina dai serbatoi delle moto parcheggiate per rivenderla il giorno dopo al solito prezzo, un euro e 40 il litro. Sono veloci, si muovono in silenzio. Ma proprio quando la tanica è quasi piena arrivano i carabinieri, poi l'arresto, quindi il processo per direttissima. Pesci piccoli. Criminali fai da te in un mare dove stanno entrando gli squali della mafia e della criminalità internazionale, sempre alla caccia di settori in crescita e dal profitto facile. Come il mercato nero della benzina. Fuori legge, esentasse, con prezzi convenienti. E in espansione a un ritmo che nemmeno l'economia cinese.

Pesci grandi e piccoli
Tra gennaio e agosto di quest'anno la Guardia di Finanza ha accertato il «consumo in frodo» di 71 mila tonnellate di carburante. Più del doppio rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, con una crescita del 127%. Dall'oro nero al mercato nero. Un effetto collaterale dei continui aumenti del prezzo ufficiale, quei due euro al litro che ci assegnano il titolo di Paese con la benzina più costosa d'Europa. E un boom che arriva proprio mentre le vendite regolari, tra crisi e rincari, vanno giù in picchiata: - 9,3% rispetto all'anno scorso. «Il fenomeno c'è sempre stato - spiega il maggiore Marco Sebastiani, dell'ufficio tutela entrate del Comando generale della Guardia di Finanza - ma è chiaro che si espande quando il prezzo sul mercato legale è in aumento. Diventa più vantaggioso». Più vantaggioso, proprio per questo nella rete non finiscono solo i pesci piccoli con la tanica e il tubo di gomma. Anzi.

La rotta Atene-Madrid
Qualche settimana fa la Guardia di Finanza ha scoperto un caso di triangolazione internazionale. Due società greche compravano benzina da una raffineria di Atene e poi la trasportavano in Spagna, attraversando l'Italia. Almeno così dicevano i documenti di viaggio. In realtà, arrivato ad Ancona via nave da Igoumenitsa, il carico si fermava in Italia, veniva stoccato in un deposito clandestino e da lì girato a una serie di distributori che stavano al gioco. Dietro c'era un'organizzazione di 32 persone. Un sistema su larga scala che sta rimpiazzando i vecchi metodi artigianali, ancora utilizzati ma sempre meno centrali. Come il camionista che non svuota del tutto la cisterna al momento della consegna e ricicla un centinaio di litri per ogni viaggio. Come la cresta fatta sulle forniture ai grandi condomini, dove una parte del gasolio viene dirottata altrove, con portieri e amministratori truffati o truffatori. Come il vizio di tagliare il carburante con solventi chimici o altre sostanze. O come il vecchio trucco di manomettere i contatori del distributore, variazione sul tema del salumiere che tarocca la bilancia, con una truffa consumata in due tempi: prima ai danni dell'automobilista che mette nel serbatoio meno benzina di quella che paga; poi ai danni di tutti perché quei litri nascosti vengono venduti un'altra volta, spesso seguendo i canali del contrabbando.

Il telecomando nelle mentine
Pesci piccoli anche questi, certo. Ma che vanno moltiplicati per i risultati dei controlli a sorpresa fatti dalla Guardia di Finanza: sui 2.400 distributori ispezionati nelle prime due settimane di agosto sono state trovate irregolarità nel 15% dei casi. Un dato che ha suscitato le proteste della categoria. Ma se è vero che la stragrande maggioranza dei distributori sono corretti è anche vero che il mercato nero è sempre più affollato: tra gennaio e agosto le persone denunciate sono state 540, con un aumento del 14%.

E allora si tenta di tutto pur di far perdere le tracce. Il vecchio trucco sui contatori, ad esempio, conosce adesso una versione più raffinata. In un distributore siciliano sono stati trovati alcuni telecomandi nascosti nelle scatole delle mentine. I benzinai li tenevano in tasca e così rallentavano la corsa dei rulli che segnano la quantità di carburante venduto. In provincia di Sondrio sono stati fermati diversi camionisti che avevano a bordo taniche riempite a Livigno, porto franco dove la benzina costa quasi la metà. Senza Iva e accise, la benzina nera costa al litro 50-60 centesimi meno di quella regolare.

Il distributore fantasma
Altro che self-service o sconti nel weekend. Ma piano a farsi venire strane idee. I «trafficanti» possono essere condannati fino a sette anni di carcere se c'è di mezzo anche l'associazione a delinquere. E rischia pure chi compra: come le 11 persone denunciate per ricettazione perché avevano fatto il pieno al distributore fantasma di Carini, in Sicilia. Qui due pregiudicati avevano messo su una stazione di servizio completamente abusiva che in poche settimane aveva venduto 55 mila litri di gasolio. I finanzieri si erano insospettiti per le lunghe file di camion che si vedevano nella zona industriale della cittadina. Un episodio clamoroso che però è una rarità. In molti casi la benzina nera viaggia in parallelo a quella verde: il carburante di contrabbando viene usato nei depositi per rabboccare quello in regola, diluendo il corpo del reato. Ma c'è anche chi preferisce tener separati i due rami del business.

I milioni spariti
Poche settimane fa, a Roma, la Guardia di Finanza ha sequestrato una stazione di servizio che seguiva il doppio canale. Una pompa era in regola e infatti si poteva pagare anche con carta di credito, l'altra dava benzina in nero e il pagamento era consentito solo cash. «Di qua le carte, di là in contanti»: è stata proprio questa strana richiesta a insospettire prima alcuni clienti e poi le Fiamme Gialle.

Conti truccati, un problema anche per le casse dello Stato che sulla benzina fanno tanto affidamento fin dalla guerra d'Abissinia, con la prima accisa datata proprio 1935. Tra gennaio e agosto di quest'anno il fenomeno ha sottratto all'Erario 41 milioni di tributi. Rispetto all'anno scorso l'aumento sfiora il 40%. Un'altra prova che fra taniche, tubi di gomme e triangolazioni internazionali il mercato è sempre più nero.

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