12 ago 2012

FLAVIO BRIATORE: «DECIDO IO CHI È IL MIGLIORE»


  • Flavio Briatore ci ha fatto tre rivelazioni. Primo: non è detta l'ultima parola sul Billionaire. Secondo: nella sua nuova avventura tv, chi ha talento trova lavoro («Lo assumerò con stipendio a sei cifre»). Terzo: puoi essere un manager, ma restare sempre un apprendista (qui però non parlava di business...)

    «No che non lo chiudo il Billionaire di Porto Cervo. Ho detto che questo può essere l'ultimo anno, se le cose non cambiano: in Italia, un imprenditore deve combattere contro troppa burocrazia». 
    Per Flavio Briatore non è stata ancora scritta la parola "fine" sul locale più chiacchierato e fotografato. 
    Quello che molti additano come il tempio del lusso "cafonal". E quello dove, la scorsa settimana, una tavolata da 20 persone è stata prenotata da Al Gore, Nobel per la pace e leader dell'ambientalismo liberal. 
    «Il campione di tennis Rafael Nadal ha passato solo tre giorni in Sardegna e tutte le notti è venuto a ballare da noi. E prima di lui, l'attaccante del Barcellona Fàbregas ha festeggiato la vittoria agli Europei della sua Spagna», dice Briatore, mentre arriva il caffè.

    Siamo alla fine di un pranzo-intervista in cui non ho mangiato quasi nulla, in compenso ho aggiunto parecchi dettagli al curriculum dell'imprenditore 62enne. 
    Tanto per cominciare, l'ex team manager di Benetton e Renault, vincitore di quattro mondiali in Formula 1, si definisce «un eterno apprendista in materia di donne». 
    In questo campo, nemmeno ex fidanzate del calibro di Naomi Campbell e Heidi Klum gli sono valse una promozione.

    Poi, evita i party. L'unica persona che gli fa scoprire cose nuove è il figlio Nathan Falco, che ha avuto nel 2010 dalla moglie Elisabetta Gregoraci. Si sente «un papà curioso» (ed è orgoglioso di dire che è entrato in sala parto con la macchina fotografica). 
    E ancora: non ha amici, non va mai in vacanza, licenzierebbe tutti i politici italiani, costruirebbe una pista di atterraggio per gli elicotteri a Pompei. E ora, la sua ultima scommessa è interpretare se stesso nel più famoso talent show sul mondo del business, The Apprentice (negli Stati Uniti il format è stato portato al successo dal magnate e immobiliarista Donald Trump), che vedremo da metà settembre sul canale Cielo. 
    «Questo programma è un lungo colloquio di lavoro. Su 40 mila persone che si sono presentate, abbiamo selezionato 16 concorrenti, uomini e donne: il più bravo o la più brava avrà un posto da manager in una delle mie aziende e stipendio a sei cifre. Non c'è voto popolare e non ci sono giudici. Decido io chi è il migliore», racconta Briatore, già nei panni del Boss, come viene chiamato il "capo" nella trasmissione. «Mi sono buttato in quest'avventura perché mi piace vedere come sono le nuove generazioni: i giovani li avevo un po' persi di vista».

    Quali sono le differenze rispetto a quando lei aveva vent'anni?
    «Questi ragazzi hanno la giacca giusta, l'iPad, lo smartphone... Si parla tanto della mancanza del posto fisso, ma, nonostante tutto, credo che per loro sia più facile affrontare il mondo. Ed è per questo che sono pretenziosi, non hanno voglia di accettare situazioni che non ritengono alla loro altezza. Cerchi l'occasione della vita? Magari prima ti tocca fare il cameriere. Noi eravamo così affamati che accettavamo qualunque lavoro: non avevamo paura di sporcarci le mani».

    Qual è la qualità che cerca in un manager?
    «Oltre alla preparazione, per me è fondamentale l'energia che una persona emana. Quando devi gestire una squadra e un budget, non può mancarti il carisma. E poi, mi affido al mio istinto nella scelta dei miei collaboratori. L'80 per cento delle volte ci azzecco».

    Se nell'ultima puntata sarà indeciso tra due concorrenti, li assumerà entrambi?
    «Quando elimino qualcuno è perché non lo vedo adatto alla mia organizzazione. Se ci sono più "sopravvissuti" che considero strategici, non avrò problemi a firmare più di un contratto di lavoro».

    Il suo "collega" americano Donald Trump ha scritto che spesso dai cattivi affari si scoprono buoni soci. A lei è mai successo?
    «Non sono d'accordo. Dietro ogni affare c'è una persona: chi ti propone un bad deal non sarà mai un buon socio».

    E gli amici, esistono nel mondo degli affari?
    «Non lo so, più che altro perché io non ne ho. Le vere amicizie sono quelle tre o quattro che ti costruisci nell'arco di una vita, il resto sono conoscenti, come quelli che mi chiamano una volta l'anno prima del Gran Premio di Montecarlo per avere i biglietti. Il fatto è che a un amico ti devi dedicare, e io il poco tempo libero che ho preferisco usarlo con la mia famiglia».

    Che tipo di papà è Flavio Briatore?
    «Di quelli che imparano di nuovo a stupirsi. Ho assistito alla nascita di mio figlio: è stato pazzesco quando l'infermiera l'ha preso, l'ha lavato, gli ha tagliato il cordone ombelicale. "Stirava" mio figlio come se fosse di gomma. E ora che Falco ha due anni e quattro mesi mi piace vedere come inizia a capire le cose. Una sera abbiamo ordinato le pizze a domicilio e lui ha visto che è venuto il fattorino a portarle. Quattro giorni dopo, io ed Elisabetta dovevamo uscire a cena, il bimbo però insisteva perché rimanessimo a casa. La mamma per tranquillizzarlo ha detto: "Facciamo presto, mangiamo solo una pizza". Allora lui ha preso il telefono dal tavolo: "Non chiami il signore che ce le porta?"».

    Sua moglie Elisabetta Gregoraci ha dichiarato: «Flavio parla a nostro figlio come a un adulto, vuole che faccia le cose da solo, come se avesse fretta di farlo crescere». Suona come un'accusa...
    «Credo che un bambino debba fare le cose che fanno i piccoli, anche quelle che le mamme apprensive come Elisabetta non vogliono. Se Falco si vuole tuffare in piscina, io lo incoraggio, altrimenti avrà la paura di tuffarsi per tutta la vita. Se ha da poco imparato a nuotare sott'acqua e in piscina rimane in apnea per dieci secondi, non penso che stia affogando. Magari quando siamo in Kenya lo porto in moto con me, ma sto attento. Sono convinto che prima diventa autosufficiente e meglio è. Elisabetta, invece, non lo farebbe uscire dalla culla nemmeno a 18 anni».

    Ha chiesto consigli a sua moglie per come muoversi in tv?
    «Mica vado a fare il ballerino o il presentatore».

    Che cosa ha imparato sulle donne, visto che ne ha frequentate e ne frequenta di stratosferiche?
    «Più le conosco e meno le capisco. È un argomento in cui non si impara mai. In questo campo noi uomini siamo destinati a rimanere apprendisti a vita. Ma è il bello delle donne: il segreto, l'essere un oggetto misterioso. Con loro ti tocca ricominciare ogni volta daccapo».

    Avrà un metodo per sedurre...
    «L'approccio conta moltissimo. Alle donne piace chi le fa divertire, chi le fa sentire sicure e protette. E, comunque, non illudiamoci: sono loro che scelgono».

    La più bella? Non risponda: "Mia moglie".
    «Ci sono tante bellezze, non mi viene in mente un nome... Di sicuro non Rosy Bindi».

    Le sue ex fidanzate Naomi Campbell e Heidi Klum avranno avuto un difetto...
    «La prima è sempre in ritardo, la seconda troppo puntuale».

    Sua moglie non è gelosa delle sue ex?
    «Tutte le donne sono gelose del passato del proprio compagno: alcune lo fanno vedere di più, altre di meno. Elisabetta è a metà strada».

    Prima diceva che chiuderà il Billionaire di Porto Cervo solo se le cose non cambiano. Che significa?
    «Un imprenditore che lavora nel turismo del nostro Paese combatte contro la burocrazia, le tasse e il governo. Invece di spendere soldi per mantenere i privilegi della politica, dovremmo valorizzare il nostro patrimonio artistico e naturale. Se l'America avesse Pompei, avrebbe già costruito dieci alberghi e due eliporti, mentre noi abbiamo i cani randagi che pisciano sulle pietre. Vi sembra possibile che quando mi chiamano dagli Stati Uniti, mi chiedono quanto dista la Costa Smeralda dal Billionaire?».

    A proposito di turismo, le sue vacanze?
    «Non le faccio, io seguo i miei affari. E quando sono in Kenya, in Sardegna o a Bodrum, lavoro: evito party e mondanità. Non mi divertono più, ho già visto tutto».


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