23 giu 2012

Il gelataio che tenta il Cavaliere: in tv funziono

Martinetti: Berlusconi simpatico, nel '94 l'ho votato. «Ma non sapevo di suoi sondaggi su di me»

Guido Martinetti (Foto Pigi Cipelli)Guido Martinetti (Foto Pigi Cipelli)
MILANO - «Il Gelataio», come lui stesso ama definirsi, proprio non se l'aspettava. D'altronde, nessuno sa se sia stata la sua arringa sui vantaggi del posto non fisso alle «Invasioni barbariche», o i dati Auditel dell'ultima partecipazione a «Matrix». Ma sembra proprio che Silvio Berlusconi sia stato folgorato da Guido Martinetti dopo le sue apparizioni in tv. Tanto da chiedere di «sondaggiarlo» assieme a un altro gruppo di imprenditori neofiti della politica. Figure spendibili, sembra, nelle prossime sfide elettorali dove il Cavaliere ha intenzione di rilanciare il Pdl.

Per Martinetti, però, sembra sia stata una totale sorpresa. Anzi, ad avvisarlo dell'articolo di Libero che ieri lo indicava nella rosa dei prescelti, è stata una sua amica: «Mi ha telefonato e mi ha detto preoccupata: ti prego, dimmi che non è vero». E lei che cosa ha risposto? «Che non capivo di cosa parlava. Sa, avessi incontrato Berlusconi almeno una volta, magari anche la sua segretaria... Avessi parlato al telefono con chiunque del Pdl... Invece nulla di nulla. Mai un dialogo, mai un contatto. Insomma, diciamo che sono stato "sondaggiato" a mia insaputa».

Sensazione strana, ammette il 37enne fondatore (assieme all'analista finanziario Federico Grom, con il quale ha scritto ora per Bompiani il libro «Grom. Storia di un'amicizia, qualche gelato e molti fiori») dell'azienda torinese da 400 dipendenti e 30 milioni di euro in nove anni, che con la sua catena di gelaterie sparse in tutto il mondo (tra l'altro tre a New York, una a Parigi, quattro a Tokyo, una ad Osaka e una a Malibu) è diventata un vero e proprio caso di imprenditoria illuminata. Sul suo rapporto con la politica, questo enologo «votato» ai gelati confessa: «Mi interessa, nel senso di quello che riguarda tutti i cittadini. E sono molto dispiaciuto che in questi anni siamo stati governati da una classe politica mediocre. I risultati, d'altronde, sono sotto gli occhi di tutti. Non abbiamo promosso la meritocrazia, diciamocelo chiaramente. Abbiamo eletto incapaci, e dunque non ci siamo voluti bene».

Per quanto riguarda lui, dice di aver votato «Berlusconi nel 1994. Avevo 20 anni... Errori di gioventù? Mah, a me è simpatico, lo trovo divertente. Purtroppo avendo delle responsabilità politiche uno deve accantonare il divertimento. Come primo ministro no, devo ammettere che non ha fatto un buon lavoro». Promuove, invece, l'ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino: «È stato bravissimo». Mentre su quello attuale, Piero Fassino, dice di avere qualche perplessità: «Non sa emozionare le persone. In questo senso Chiamparino aveva una marcia in più». Non riesce a indicare uno del Pdl che gli piace, ma promuove Mario Monti: «Sta lavorando bene».

Sul perché il suo nome sia stato sondato, spiega: «So che funziono bene in tv, me l'hanno detto. Sono uno diretto, dico sempre la verità. Non mi piace la piaggeria. Del sondaggio nessuno mi ha avvertito. Ma davvero finora non ci ho mai pensato, alla politica. Se mi candiderei? Non adesso. In un futuro, perché no? Un politico di professione può anche essere un manager, ma poi la differenza è che ci si deve dedicare davvero alla politica. Non come fanno i nostri parlamentari, che in Aula ci stanno 3 giorni alla settimana. A me poi adesso manca ancora una giusta cultura umanistica per fare un'esperienza del genere. Per il resto, sarebbe interessante, non lo nego». Magari come sindaco di Torino? «No, quel ruolo lì mi starebbe stretto. Ma per me la politica è servizio civile. E come programma, al primo posto metterei la lotta all'evasione. Strano per un imprenditore? No, se si comprende che in una comunità ogni azione ricade sugli altri. Io vivo così».

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